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Recensione Miniserie TV: “I Know This Much Is True” -episodio 1-

 

I Know this much is true

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Recensione con spoiler

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

È con grande piacere che mi appresto a parlarvi di I know this much is true, una serie tratta dall’omonimo romanzo di Wally Lamb, pubblicato anche in edizione italiana nel 2002 col titolo La notte e il giorno. Protagonisti della storia sono Thomas e Dominick Birdsey, gemelli omozigoti nati tra gli ultimi minuti del 1949 e i primi del 1950 e per questo noti come i gemelli di Capodanno.

I due fratelli sono identici nell’aspetto ma opposti per carattere e personalità, come il giorno e la notte. Thomas è fragile, pauroso e succube del violento patrigno Ray; Dominick è forte e dotato di una grande forza di volontà che l’ha aiutato a sviluppare uno spiccato istinto di sopravvivenza. Il divario caratteriale tra i due diventa più evidente nel momento in cui a Thomas è diagnosticato un disturbo schizofrenico paranoide.

Ciò che mi ha convinto a seguire questa serie è stata la scelta di Mark Ruffalo per il ruolo principale, perché è uno dei miei attori preferiti. Credo da sempre – e quanto ho visto già in questa prima puntata mi ha solo convinto ulteriormente della mia tesi – che il suo talento sia sprecato per un personaggio come Hulk. Nulla da togliere ai film della serie Marvel, ma io ho imparato ad apprezzare tale attore grazie a film come Zodiac, Shutter island e il caso Spotlight.

Mark si “sdoppia”, mostrando una splendida versatilità e questa è la prima certezza di questo prodotto. Il secondo punto fermo è l’alto tasso di drammaticità della storia. Ogni scena, ogni parola, ogni personaggio, è un pugno nello stomaco, di quelli che arrivano all’improvviso e ti mozzano il respiro.

La scena iniziale si svolge presso la biblioteca di Three Rivers: Thomas legge ad alta voce versetti dalla Bibbia per poi amputarsi una mano come sacrificio a Dio. L’insano e crudo gesto rappresenta il culmine di un crollo nervoso iniziato con la morte della madre, avvenuta alcuni anni prima. Trasportato in ospedale, l’uomo rifiuta di farsi riattaccare la mano e i medici convocano il fratello Dominick da cui sperano di avere il nulla osta per l’intervento, ma l’uomo non firma la liberatoria.

Dopo questa parte se iniziate a sentirvi male, fatevene una ragione perché andrà sempre peggio.

Tramite un lungo flashback apprendiamo informazioni sull’infanzia dei fratelli  – scopriamo per esempio che la madre ha sempre rifiutato di raccontare loro chi fosse il vero padre – e una volta adulti sul loro modo antitetico di vivere la malattia della donna.

Un giorno  Dominick trova un vecchio manoscritto in lingua italiana appartenente al nonno materno e decide di farlo tradurre. Nella scena in cui madre e figlio parlano di tale scritto, il modo in cui la donna svicola per l’ennesima volta dalle domande riguardanti il vero padre dei suoi figli, mi ha provocato un preoccupante senso di nausea.

S’inserisce nella trama Nedra Frank, una studiosa presso l’Università locale, cui è affidato il manoscritto per la traduzione. Se vi capiterà di nutrire dubbi sulla sanità mentale della donna, non vi state sbagliando… ed è pure un po’ ninfomane e ossessiva.

La stretta alla bocca dello stomaco aumenta via via che scorrono le immagini sullo schermo, fino al ritorno al presente in cui ritroviamo Dominick in attesa che il fratello sia riportato alla casa-famiglia in cui alloggia.

Purtroppo le cose non andranno come previsto…

Quanto mi ha fatto soffrire questo primo episodio! Ancora adesso, mentre scrivo queste righe, faccio fatica a riprendermi dalla pena che ho provato per i fratelli Birdsey.

E sono solo all’inizio…

La drammaticità degli eventi lascia senza respiro ed è impossibile per lo spettatore non provare empatia, a costo però di restare senza forze, con un terribile amaro in bocca e senza alcuna speranza di vedere una seppur flebile luce in fondo al tunnel.

Se siete pronti a farvi trascinare dal fiume delle emozioni e apprezzate le interpretazioni forti, non potete perdere questa storia.

Buona visione.

Fulvia Elia

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