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Recensione: “Mezzanotte alla libreria delle grandi idee” di Matthew Sullivan

Care Fenici, il libro di cui Nivienne vi parla oggi è “Mezzanotte alla libreria delle grandi idee” di Matthew Sullivan

Lydia è una ragazza schiva e introversa. Ama nascondersi fra i suoi adorati libri e fra gli scaffali della Libreria delle Grandi Idee presso cui lavora, nel cuore di Denver, Colorado. Una libreria che, in particolare nelle ore di apertura serali, si popola di bizzarri bibliomani che fra i volumi passano lunghe ore. Una sera, poco dopo la chiusura, a Lydia tocca una sconcertante, terribile sorpresa. Uno degli abituali frequentatori, il giovane Joey, si è impiccato fra gli scaffali del piano superiore. Prestandogli i primi soccorsi, Lydia fa una scoperta che cambierà la sua esistenza: dalla tasca dei jeans di Joey spunta una foto. Una foto che ritrae lei da bambina. Perché Joey si è suicidato proprio in libreria? Per quale motivo teneva in tasca quella foto? E perché Lydia ha l’impressione che sia solo il primo di una serie di messaggi che Joey le ha lasciato prima di morire, affidandoli ai libri? Nel tentativo di scoprire la verità, Lydia rievoca immagini di una terribile notte della sua infanzia, dettagli sepolti da tempo nella memoria. E insieme ai ricordi riemergono presenze che pensava di aver lasciato ormai nel passato, come quella di suo padre. “Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee” è un thriller ambientato nel mondo degli amanti dei libri, fra personaggi che alla passione per la lettura e per il sapere hanno votato la propria vita, fino alle conseguenze più estreme…Mezzanotte alla libreria delle grandi idee è un romanzo di Matthew J. Sullivan, una storia in cui thriller e suspense si mescolano nel raccontare la vita della libraia Lydia. Un romanzo ambientato a Denver, Colorado, dove l’autore è effettivamente cresciuto e grazie a questo riesce a riportare molto bene le descrizioni di strade, luoghi e paesaggi. Sposato con una libraia, che sia stata lei a dargli l’idea per questo libro?

A fare di lei una buona libraia era la capacità di ascoltare. Certo, essere una bibliofila senza speranza aiutava, così come le modeste necessità economiche, ma era stata la propensione a rimanere educatamente intrappolata nei discorsi altrui a determinare il suo destino professionale. Dalle fermate dell’autobus alle presentazioni ai vari piani della Grandi Idee, Lydia incarnava l’archetipo dell’Ascoltatrice Perfetta: una cassa di risonanza di cui chiunque poteva servirsi. Stranieri, conoscenti e ogni tanto qualche amico le rovesciavano addosso la propria vita ogni ora – oppure, se erano ubriachi, ogni cinque minuti – e i principali contributi di Lydia al dialogo erano Già, Mmmhh, Ottimo, Caspita, Peccato, Porca miseria e Pazzesco.

Il volume si apre subito sul fatto principale (mi sento libera di parlarne in quanto è riportato anche nella sinossi): Lydia lavora alla Grandi Idee ed è messa immediatamente dinanzi al ritrovamento del corpo di Joey, uno dei ragazzi che abitualmente frequenta la Libreria, che si è impiccato fra gli scaffali del piano superiore. Prestandogli i primi soccorsi troverà nella sua tasca una foto che ritrae lei dinanzi a una torta di compleanno: ricordo di un tempo in cui era stata una bambina felice. Come faceva lui ad averla? Molte saranno le domande che Lydia si porrà e grazie a queste potremo progredire nella storia.

Addentrandoci sempre di più nella vicenda scopriremo come Lydia è stata manovrata, ma conosceremo anche il suo vissuto, i suoi cognomi (e del perché ne abbia cambiato uno), e ciò che ha passato. L’animo e la mente di chi assiste a un suicidio, o a un omicidio, possono guarire con il passare degli anni?

Molti i personaggi con cui il passato, e il presente, di Lydia si sono intrecciati, ma può davvero fidarsi di loro? Cosa saranno per lei? Un aiuto, delle comparse, oppure qualcosa di più? Cosa si nasconde dietro l’immagine del padre?

Si tratta di un romanzo corposo, che tratta gran parte della vita della protagonista con vari personaggi che, scomparsi, ricompaiono all’occorrenza. Un volume pieno di intrighi e misteri, con una narrazione temporale notevole, anche se a volte avrei preferito che l’autore avesse specificato quale arco temporale della vita di Lydia stesse raccontando. Ho trovato la storia interessante, ma anche molto tormentata, e quasi incredula del fatto che la polizia non avesse indagato più a fondo per scoprire chi fosse l’assassino. Bello stile e scrittura pulita, peccato per alcune informazioni sulla vita della protagonista che sono mancate all’appello (come è diventata quella che è?) e per il fatto che abbia capito chi fosse l’assassino prima della fine del libro. Avrei preferito uno scoop migliore! Ottima l’inventiva.

Voi lo avete letto? Vi è piaciuto? Sicuramente leggerei altro di questo autore.

Kiki

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