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Recensione Libro e Film a confronto: “Non so chi sei, ma io sono qui” di Becky Albertalli e “Love, Simon”

Care Fenici, oggi Ipanema ci parla di “Non so chi sei, ma io sono qui” di Becky Albertalli e “Love, Simon”

Lauren Blakely

Non so chi sei, ma io sono qui. (Simon vs. the Homo Sapiens Agenda) Becky Albertalli

Simon ha diciassette anni e un amore segreto per Blu, un ragazzo conosciuto on line con cui intrattiene un’intensa, tenera corrispondenza. Il loro rapporto è al sicuro finchè un email finisce in mani sbagliate: quelle di Martin, il bullo della scuola, che ora minaccia di rivelare a tutti lo scoop dell’anno… a meno che Simon non l’aiuti a conquistare Abby, la ragazza di cui è innamorato ma che non lo degna di uno sguardo. Per proteggere il suo amore, Simon dovrà affrontare per la prima volta la paura di uscire dal guscio che ha costruito intorno a sé, trovando il coraggio di rinunciare alle proprie sicurezze per fare spazio alla bellezza e alla libertà di essere se stessi. Email dopo email, il sentimento per Blu cresce, e così la voglia di conoscersi e far conoscere agli altri chi è davvero.  Da questo libro di Becky Albertalli, è tratto il film, Love, Simon, in Italia dal 31 maggio 2018.

 

Da qualche mese su YouTube circolava il trailer di un film, Love, Simon, che si diceva essere stato tratto da un libro di grande successo, dal titolo “Non so chi sei, ma io sono qui” di Becky Albertalli. Incuriosita ho prima letto il libro e ieri, 31 maggio 2018, giorno di uscita del film, sono andata a vedere la trasposizione sullo schermo.

Simon Spier è un ragazzino al terzo anno di liceo, ha amici fidati – Nick e Leah che conosce dall’infanzia e Abby che invece si è unita al gruppo da qualche mese – e una famiglia numerosa e ben assortita. Non è un nerd, non è goffo, non è emarginato o preso d’assalto dai bulli della scuola. La vita di Simon è normale, tranquilla, serena. Se non fosse per un piccolo particolare, un’ansia che si porta dentro da qualche anno: è gay. E non lo ha mai detto a nessuno.

Inizia una corrispondenza segreta con uno sconosciuto, che si fa chiamare Blu e che si è professato gay su Tumblr – social network molto amato dai giovanissimi – e dallo scambio di email, i due ragazzi, pur non conoscendosi, riescono a prendere maggior consapevolezza della loro identità come persone e a cambiare. Entrambi, proprio in virtù dello scambio che avviene tra loro, prendono coraggio e fanno coming out, Simon con un’amica, Blu con i genitori. Questa corrispondenza, per caso, passa nelle mani di Marty Anderson, (che nel blurb italiano viene erroneamente definito “bullo della scuola”), un compagno un po’ spocchioso e goffo da sempre innamorato di Abby, una delle migliori amiche di Simon. E che, facendosi forza di quel segreto, sollecita il ragazzo a fargli conoscere meglio l’amica permettendogli così di corteggiarla, cosa che Simon percepisce subito come un ricatto, al quale sulle prime si sottomette. Quando Simon viene smascherato sul web come gay proprio a opera di Marty deluso per essere stato rifiutato da Abby, Simon è costretto a fare coming-out anche in famiglia e davanti a tutta la scuola. E Blu, il suo amico segreto di cui si è nel frattempo innamorato, scompare, dopo avergli detto di non voler più continuare a scrivergli.

Il romanzo praticamente racconta la normalità della vita di un adolescente medio-borghese senza particolari difficoltà familiari o scolastiche e senza le classiche tragedie che possiamo trovare in molti libri LGBT. La narrazione, rivolta a un pubblico giovane e minorenne, è semplice e senza turpiloquio tranne qualche piccola eccezione, i dialoghi sono aderenti a quelli di un giovane studente di diciassette anni. Vita scolastica di tutti giorni, scandita tra lezioni di matematica, prove di una recita studentesca e pranzi al sacco nel cortile della scuola o in caffetteria. Niente scosse, niente bande di bulli o raid nei bagni di nascosto dalla vigilanza scolastica; qualche reazione omofoba dopo la scoperta dell’omosessualità di Simon, ma nulla di più grave di qualche presa in giro e un paio di striscioni offensivi, subito placcati dall’insegnante di turno. Niente solitudine dell’adolescente o autodistruzione. Problemi normali di ragazzi normali in una società americana che si sforza di essere inclusiva con le minoranze e assolutamente intollerante nei confronti dei razzisti. Nel libro, molta attenzione viene posta all’educazione familiare, con genitori pronti a sequestrare per punizione cellulari e laptop, dare il coprifuoco ai figli se tornano a casa un po’ brilli, attenti a che non guidino in preda all’alcol e che si allaccino le cinture di sicurezza quando sono alla guida. Genitori preoccupati e intolleranti verso un linguaggio sboccato, ma affettuosi e pronti a essere complici dei propri figli su ogni aspetto positivo e affettivo della vita, pur con varie difficoltà.

Il film è sostanzialmente fedele alla trama narrata nel libro. Alcuni cambiamenti tattici che sono stati fatti, hanno da un lato la giustificazione del contenere i costi di produzione (nel libro Simon ha due sorelle, una che vive fuori casa perché all’università, l’altra invece che vive ancora in famiglia) e altri, invece per necessità di copione: Marty viene mostrato un po’ troppo sopra le righe, probabilmente per caratterizzarlo in maniera più marcata e spettacolare, le incomprensioni tra gli amici di Simon sono state completamente cambiate, la ricerca di Simon tra i possibili Blu nella vita reale è stata resa più spettacolare come il “giro di giostra” finale – e sono cambiamenti che si giustificano nella necessità di dare impulso maggiore alla narrazione filmica e rivolgersi a un pubblico più vasto che non abbia letto il libro in precedenza. Ho molto apprezzato l’aggiunta del compagno, che nel libro non è contemplato, primo a dichiararsi gay e vittima di costanti prese in giro da parte di alcuni sportivi della scuola e il dialogo, alla fine, nel quale viene comunque mostrata la difficoltà costante di vivere la propria omosessualità sia a scuola che in famiglia e la bontà del messaggio educativo contenuto in esso.

Il tutto in un raccontare molto casto e pulito, senza scene di particolare violenza o raccapriccio.

Sostanzialmente sia il libro che il film mi sono piaciuti. Non hanno mai promesso nulla che non fosse ciò che si legge o si vede, lo scopo – probabilmente – dell’autore non era quello di sconvolgere o scuotere le coscienze, ma di parlare ai ragazzi in un modo del tutto naturale, mostrare la semplicità e la naturalezza delle cose (o di come le cose potrebbero essere semplici e naturali se, per esempio, ci si comportasse come i genitori di Simon).

La presenza dei giovanissimi attori Katherine Langford e Milez Heizer, la prima famosa per aver dato il volto ad Hannah Baker, il secondo ad Alex Standall nella discussa serie televisiva Tredici (Thirteen reasons why) non può non far pensare alla grande differenza che intercorre tra la narrazione che caratterizza la serie, non parca di scene grafiche violente ed esplicite e che descrive un mondo scolastico e adolescenziale diametralmente opposto a quanto invece viene mostrato in Love, Simon. Laddove la serie Tredici (specialmente nella seconda stagione) vuole mostrare l’incubo della vita degli adolescenti in età liceale, costretti a difendersi dall’emarginazione, dallo slut shaming, cyberbullismo, omofobia e bullismo all’ennesima potenza sotto l’occhio indifferente quando non impotente dei genitori e degli operatori scolastici e senza sconti o edulcorazioni, in Love, Simon invece il contesto è normale e rassicurante se non idilliaco; l’unica assoluzione possibile al libro di Becky Albertalli e al film di Greg Berlanti è che in quest’opera non si aspira a denunciare la discriminazione e la violenza, ma a mostrare la normalità e la semplicità dell’essere.

In ogni caso, e per le ragioni di cui sopra, quattro stelline a entrambi, film e libro.

Kiki

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