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Recensione: “L’età più bella” di Barbara Bolzan

Trama

Caterina è una sedicenne come tante: studia, esce con il suo ragazzo Maurizio, partecipa alle feste degli amici. La sua vita cambia improvvisamente quando, dopo un’interrogazione, sviene e cade battendo la testa. Quello è solo il primo di una lunga serie di episodi simili: il cuore che batte più forte, il calore nel viso, la caduta. Inizia così, per Caterina, un inferno fatto di ospedali, esami invasivi, infermiere pettegole, dolore e, soprattutto, incertezza. Emarginata dai compagni, amata ossessivamente da Maurizio, Caterina dovrà affrontare la diffidenza dei medici e la malizia di chi crede che ogni suo malessere sia pura finzione. Con una prosa piena, intensa e ricca di preziose citazioni letterarie, Barbara Bolzan traccia il profilo di un’adolescenza vissuta nell’incertezza e nella paura, sulla quale troneggia una malattia poco conosciuta e ancor meno compresa: l’epilessia.

Recensione

Quando leggo un romanzo di Barbara Bolzan non posso che stupirmi del suo talento. Questa scrittrice ha molta abilità e questo dipende senza dubbio dalla sensibilità con cui riesce a scrivere, una sensibilità umana profonda che si riflette anche nei suoi scritti.
Avevo paura di approcciarmi a questo romanzo, L’età più bella, perché, quando si tratta di temi importanti e soprattutto che riguardano l’essere umano da vicino, io mi tiro spesso indietro. Confrontarmi con un libro di questa portata non è stato facile. Non sono una lettrice codarda, ma come persona non amo vedere la sofferenza, e leggerla mi fa lo stesso effetto: fa male.
So che alcuni romanzi vanno letti proprio per la loro forza con cui ci fanno capire che la persona va tutelata e protetta nelle sue sofferenze, ma io sono particolarmente sensibile e non riesco a leggere un romanzo che mi fa soffrire fino alla fine.
Quando ho cominciato a leggere L’età più bella avevo paura di non riuscire a terminarlo. Invece mi sono ricreduta, non è un romanzo pesante, tutt’altro, tratta tematiche importanti con una certa “leggerezza”. La protagonista di questa storia è un’adolescente, Caterina, una ragazza come tante che vive la sua vita: va a scuola, ha amicizie, perfino una sorta di ragazzo che la ama, ma che non riesce a ricambiare come vorrebbe.
Solo che lei vive un’esperienza diversa e incomprensibile: è preda di attacchi che la portano a perdere coscienza di sé e non può neanche controllare i suoi movimenti quando succede. Che cos’è? Perché le capita? Nessuno riesce a capire o a dare un nome a quello che le accade. Vivrete anche voi lettori l’ansia di Caterina, il suo inferno personale che coinvolge la sua intera esistenza e i suoi rapporti con gli altri: i compagni di classe, il suo ragazzo, i suoi genitori.
Non dovete pensare che questa storia vi annoierà, tutt’altro, è molto profonda e mostra con chiarezza la debolezza umana, ma anche la forza dell’essere umano quando cerca di uscire fuori da una realtà che cerca di schiacciarlo. Caterina è una ragazza che vuole capire, non si accontenta di rimanere all’oscuro, ma allo stesso tempo ha paura e, questa paura, la porta a un’apatia profonda che le fa perdere il contatto con il reale.
A volte succede anche a noi, quando non riusciamo a prendere in mano la nostra vita, ci lasciamo semplicemente andare. Caterina è tentata, vorrebbe far scorrere tutto, ma non riesce. Inevitabilmente sfoga questo suo bisogno di capire se è ancora viva attraverso ciò che più la fa stare bene con se stessa: la lettura.
La protagonista di questa storia ha una cultura fuori dal normale. Ho apprezzato i riferimenti letterari che l’autrice inserisce all’interno del testo. Arricchiscono la trama e ci fanno vivere il romanzo non solo attraverso gli occhi di Caterina, ma anche attraverso i riferimenti letterari che lei riporta e con cui si sente a stretto contatto. Fa sentire noi lettori partecipi della sua immensa cultura.
Vi sentirete impotenti. Questo ho sentito io. La realtà che circonda Caterina è un immensa rete di esseri umani che non la capisce. L’ho percepita così. E non solo, anche se cerca di andarle incontro e comprenderla, non può farlo. L’assenza di esseri umani in grado di entrare nello spazio intimo di questa ragazza ha una risonanza incredibile all’interno della storia. Il fatto che lei sia sola, nonostante le persone che la circondano, rimbomba dentro il testo, in ogni riga. Quasi sembrano vivere più i libri che legge o le sensazioni che ha e che prova Caterina, piuttosto che le persone.

L’inferno è un luogo dal quale non si esce mai. Una volta che vi hai messo piede, non ti lascerà mai andare via. […] “Attendere e sperare” esortava nella lettera fatta pervenire a Massimiliano e Valentina, proprio all’ultima pagina. “Attendere e sperare. Qui risiede tutta l’umana saggezza.” Io avevo smesso da un pezzo di farlo.

Un romanzo fatto di luci e ombre quello di Barbara Bolzan, anche nello stile. A volte si accende l’interruttore dell’anima e sembra farsi improvvisamente luce, ma poi ci si rende conto che non è così e la nostra comprensione torna al buio. Ci si sente vicini a Caterina, ma si prova la stessa identica sensazione di una persona che gira attorno all’universo della ragazza, senza poterlo realmente afferrare. Un continuo andirivieni verso questa protagonista e un allontanamento successivo, che non ci fa capire cosa realmente pensi, nonostante noi stessi siamo e viviamo dentro di lei. Lo stile della scrittrice è incalzante e scava nelle profondità dell’animo umano, anche con semplici parole e lapidarie che mettono il lettore di fronte alla cruda realtà. Eppure sembra quasi che le scelte lessicali creino una danza dove è il senso a fare da padrone, ciò che suscita la frase che si conclude con un punto e non può che far altro che destabilizzare la persona che in quel momento sta leggendo. Ma come? Cosa significa? Che c’è realmente dietro a queste parole? Un romanzo su cui riflettere, alla scoperta di una malattia che fa ancora paura. Vi invito sul serio a leggerlo.

Poi, voltai le spalle. Uscii dal reparto. Entrai nell’ascensore. Do-Fa. L’intervallo di quarta. L’attacco della Marcia Trionfale. In un certo senso ero libera. In un certo senso.

Fiamme Sensualità Nullo

Recensione a cura di:

Malia-firma

Editing a cura di:

Tayla

Recensione: “L’età più bella” di Barbara Bolzan
5 su 1 voti

Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

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