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Recensione “Le brave ragazze sognano l’abito bianco (ma indossano la giarrettiera)” di Victoria Dahl (serie Donovan Brother Brewery #2)

Secondo appuntamento con la trilogia dedicata ai fratelli Donovan: dopo le avventure amorose della “sorellina” minore, è Jamie Donovan a incontrare l’amore. Una brava ragazza che di uno sciupa femmine come lui non vuol sentir parlare. Riuscirà a convincerla?

 

Come preannunciato, dopo aver letto il primo capitolo della serie, proseguo la lettura con il secondo volume della trilogia firmata Victoria Dahl: “Le brave ragazze sognano l’abito bianco (ma indossano la giarrettiera).

Un titolo azzeccato e accattivante. Brillante? Forse. Malizioso? Certamente! Divertentissimo? Uhm: non c’è nulla di divertente in questo romanzo. Anzi.

Mi porto avanti con le impressioni “a caldo”; quando scrivo una recensione, è solo a lettura ultimata, per condividerla a mente lucida con voi, i dettagli essenziali ben vividi e presenti, così da avere un buon quadro d’insieme.

Parto dal fatto che la pubblicazione avviene sempre nel 2013 e vi dico che il secondo volume della storia dei “Donovan Brothers Brewery” è dedicato a Jamie, il fratello “di mezzo”, ribelle per antonomasia, che della sua avvenenza (come del suo famoso kilt), fa un biglietto da visita.

La cosa gli facilita il lavoro dietro al bancone del birrificio di famiglia, nella stessa misura in cui glielo complica. La mole di pubblicità di cui è fatto oggetto da parte della mitica Tessa, la terribile sorellina di cui abbiamo letto nel capitolo precedente, è incommentabile.

 Lei lo usa, appunto, come un pass attira – donne: una birra e una sbirciatina a muscoli possenti? Una birra accompagnata da un sorriso sexy?

«Ascolta, non dirlo a nessuno, ma non sono davvero io a occuparmi della roba promozionale. Cioè, c’è il mio nome, ma è mia sorella che scrive sul blog, su Twitter e Facebook e tutto il resto. La metà delle volte non so neanche che cosa c’è in ballo finché le donne non cominciano ad arrivare e a sporcarmi di rossetto e chiedere pinte a metà prezzo.»

Ma Jamie, dietro una spessa corazza da sciupa femmine, cela un sogno. Uno grande. Uno magnifico, di cui nessuno in famiglia sa nulla. Nonostante l’aspetto rampante, stima poco se stesso. E il suo sogno progredisce a rilento.

No. Non è ancora disposto a condividerlo. L’insicurezza gioca un ruolo fondamentale: teme l’opinione del fratello maggiore, Eric. Essere giudicato una pecora nera e un perditempo, non va troppo d’accordo con l’iniziativa grandiosa di ampliare la birreria di famiglia e annetterci una pizzeria.

La sua è paura di essere deriso, oppure peggio: essere malamente “bocciato”, insieme all’intero progetto. Del resto, chi prenderebbe sul serio uno incasinato come lui?

Forse Olivia. Forse solo lei.

“ Olivia non era il genere di donna con cui lui usciva di solito. Tessa gliel’aveva fatto notare subito, ma Jamie l’aveva ignorata. Non usciva con una donna da più di un anno, quindi non aveva più un genere.  Aveva premuto il tasto di reset.”

La Dahl riconferma lo stile scorrevole, anzi, con il secondo volume (primi capitoli a parte, in cui il ritmo era ancora abbozzato), ha innalzato la qualità stilistica.

La cosa che ho apprezzato di più in questo secondo “capitolo” è stata la cura e il lavoro svolto sulla psicologia dei personaggi. Un romanzo rosa, volendo mantenersi sul “leggero”, è costretto a restare più in superficie. Ed ecco una dote interessante: pur conservando il giusto target, la storia d’amore tra Olivia e Jamie ha una connotazione in più.

La mentalità matura di Olivia, donna molto più grande di Jamie, poco più che ventenne, è evidente. Il divario di pensiero tra loro s’intravede, senza essere troppo marcato.

Facile immedesimarsi nei pensieri di Olivia. Semplice accogliere quelli di Jamie.

Olivia è una donna timida e tranquilla. Sta divorziando da un marito pavone e traditore, e non ha avuto altre esperienza fisiche oltre allo stupido ex. Incontra Jamie al birrificio, dove si trova con amiche nel malaugurato tentativo di divertirsi e alleggerire il dramma della sua esistenza. Jamie è bellissimo. Si piacciono; s’intendono: tra loro scocca una scintilla che divampa e vorrebbe essere quietata. Ma Jamie, per un fortuito caso, diventa anche allievo di Olivia; ed è un ragazzo pieno di vita e di donne. Come Victor. Ora: c’è una componente di ripicca nel fatto che Olivia si senta attratta da un uomo tanto più piccolo di lei? Victor, il marito traditore, non è solito accompagnarsi a ragazzine formose che hanno la metà dei suoi anni? Non l’ha forse tradita molte volte con una di loro?

Al lettore la sentenza. Ovviamente, io ho tratto la mia conclusione.

«Una donna della tua età, che dà la caccia a un giovane stallone. È patetico.»

Patetico. Dopo tutto quello che aveva fatto lui. In quel momento, Olivia lo odiò. E desiderò ferirlo come lui aveva ferito lei.

«Patetico?» sogghignò. «Non era patetico mezz’ora fa, quando mi ha scopata contro la testiera del letto.»

Qui mi è di nuovo chiaro: rivedo la scrittura moderna, la scioltezza del linguaggio, la maestria nello svolgere ad arte l’intreccio amoroso dipanandolo intorno alla storia di base, cioè quella che appartiene ai Donovan.

Questa volta gli ingredienti sono prettamente attinenti all’animo umano, alla psicologia del personaggio. Al dolore della perdita. Alla lite tra fratelli.

Al sesso. Così Olivia scopre una passione per gli specchi e Jamie una donna alla quale donare esperienze mai vissute

“ Era buio, ma si trovavano comunque in un luogo pubblico e Olivia non aveva bevuto abbastanza vino per arrivare a tanto.

Quando distolse la testa, la bocca di Jamie le scivolò sul collo e contemporaneamente lui le fece scorrere le dita sul capezzolo.

«No» mugolò lei, ma lo attirò a sé. Fece risalire un ginocchio contro la sua gamba e Jamie mosse la coscia contro di lei fino a strapparle un gemito.

«Non possiamo farlo» sussurrò Olivia.”

A conclusione di questa recensione (e non vi svelo altro per non guastarvi la lettura), il mio parere personale è che la trama, seppur gestita bene, torna a essere poco originale. La nitidezza di scrittura se da una parte rende facile il procedere della lettura, fa del lettore uno spettatore passivo. Elementi dosati, nessuna sbavatura… credo siano le componenti per un romanzo ben scritto che, tuttavia, parla in modo esiguo al cuore.

In questo volume l’autrice ha dato di più, abbozzando elementi emotivi che si sono scoperti più verso la fine del romanzo. Un appunto: ho trovato snervante l’eccessivo ripetersi dei nomi dei personaggi. Credo che il nome “Olivia” sia stato scritto almeno mille volte. Le scene hot? Sono migliorate. Quindi passerò alla terza parte. Magari mi sorprende davvero!

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Voto di Dory 4

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