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Recensione libro: “L’allieva” di Alessia Gazzola serie l’Allieva #1

 

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Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale.

Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere.
Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più).

Fino all’omicidio.

Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano.

Ma non questa volta.

Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri.

Perché stavolta conosce la vittima.

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Sulla scia delle ben più famose patologhe o antropologhe forensi delle autrici statunitensi, qualche anno fa in Italia viene pubblicato il primo libro di una giovane autrice italiana: Alessia Gazzola, che vede come protagonista una giovanissima Alice Allevi.

Al contrario della perfetta, e forse un po’ rigida, dottoressa Kay Scarpetta (protagonista dei libri di Patricia Cornwell) o della altrettanto mitica, ma con una vita privata che la rende assai più umana, Temperance Brennan (personaggio di Kathy Reichs), Alice Allevi è intanto giovanissima e tutt’altro che infallibile.

Sono stufa di queste figure di merda che colleziono quotidianamente, ma non faccio nulla, al contempo, per arrestarne il susseguirsi.

Attraverso i suoi occhi conosciamo il mondo della medicina legale come una realtà lavorativa come ce ne sono infinite, con le sue primedonne, le amicizie e le inimicizie. Una realtà poco avventurosa, fatta di studio, procedure e di relazioni da scrivere.

In quest’ambiente competitivo Alice è la pecora nera. Nonostante sia intelligente e ami il suo lavoro, è maldestra, distratta, spesso in ritardo e si ritrova sotto il giudizio inflessibile della famigerata assistente del Boss, la Wally (Valeria Boschi) che le vuole fare ripetere l’anno.

Convive con Lara, la sua collega amica, e combatte con Ambra, la migliore delle specializzande.

Poi c’è LUI: Claudio Conforti, il miglior docente dell’Istituto di Medicina Legale e anche l’uomo più ambito.


Claudio Conforti. Classe 1975, segno zodiacale leone, stato civile celibe. Bello come James Franco nella pubblicità del profumo Gucci by Gucci. Stronzo – sicuramente l’uomo più stronzo che io conosca e, probabilmente, il più stronzo di tutto l’universo.

Pur prendendo il via da un delitto da risolvere e mantenendo comunque come parte importante l’investigazione, la particolarità del romanzo L’Allieva sono i toni ironici e romantici che permeano la narrazione.

Oltre al suo ambiente lavorativo, già presentato con sapienti pennellate cariche d’ironia, Alice ha una complicata vita sentimentale: infatuata di Claudio, s’innamora niente di meno anche del figlio del Boss dell’Istituto, il giornalista free lance Arthur Malcomess.

La voce, piuttosto profonda, un po’ roca e molto conturbante, con una lievissima inflessione anglosassone, appartiene a un alto e tonico esemplare di sesso maschile sulla trentina somigliante alla mia personale iconografia dell’uomo che ha trascorso una lunga giornata in barca a vela in zone assolate e ventose.

Arthur però non è capace di restare a lungo nello stesso posto e la relazione con Alice diventa presto fonte per la ragazza sia di gioie sia di dolori.

Odora di sapone di pessima qualità, ma per me è un profumo irresistibile. La sua barba incolta irrita appena il mio collo nudo. Nonostante il disagio e l’incertezza, poterlo abbracciare è una sensazione di benessere assoluto.

In più, Alice comincia a collaborare con l’ispettore Calligaris che segue il caso, dimostrando inaspettate doti d’intuito e un non proprio perfetto rispetto delle regole, a favore della ricerca della verità.

In un mix divertente di poliziesco, medical thriller e storia d’amore, l’autrice ci conduce pagina per pagina tra ironia, suspense e sentimenti attraverso un romanzo che si rivolge sia alle lettrici più romantiche, che tiferanno per Claudio o per Arthur, che a quelle che amano le ambientazioni thriller.

Ogni personaggio è colorato e unico, anche quelli che sembrano poco importanti, come Yukino, la coinquilina di Alice, con il suo italiano impreciso e il suo entusiasmo contagioso.

Mi sento assolutamente di consigliarlo perché Alice è un personaggio vero, imperfetto nel quale ci si può facilmente immedesimare: è idealista, passionale, impulsiva, sbaglia scelte, adora fare shopping ed è una giovane donna piena di vita.

«Malcomess?» chiedo corrugando la fronte. «Ma dai! Come quello stronzo del mio capo.» Non è stato elegante dirlo, lo so, ma ho esagerato con i mojito e ora mi sento lievemente disinibita.

Lui inarca le sopracciglia. «Paul Malcomess?»

«Sì» mormoro flebilmente. Sul volto di Arthur Malcomess si dipinge un sorriso malizioso.

«È mio padre» risponde amabilmente, con tono nient’affatto offeso.

I romanzi di Alessia Gazzola che vedono protagonista Alice Allevi sono

  • L’allieva (2012)

  • Un segreto non è per sempre (2012)

  • Sindrome da cuore in sospeso (2012 ma collocato temporalmente prima de L’allieva)

  • Le ossa della principessa (2014)

  • Una lunga estate crudele (2015)

 

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Recensione a cura di:

Lucrezia

Editing a cura di:

MagaMagò

 

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