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Recensione: L’albero di Anne di Irène Cohen-Janca, Maurizio A. Quarello

 

Un vecchio ippocastano, nel cortile di una casa alle spalle di uno dei tanti canali di Amsterdam. “Ho più di cento anni, e sotto la corteccia migliaia di ricordi. Ma è di una ragazzina – Anne il suo nome – il ricordo più vivo. Aveva tredici anni, ma non scendeva mai in cortile a giocare. La intravedevo appena, dietro il lucernario della soffitta del palazzo di fronte. Curva a scrivere fitto fitto, quando alzava gli occhi il suo sguardo spaziava l’orizzonte. A volte però si fermava sui miei rami, scintillanti di pioggia in autunno, rigogliosi di foglie e fiori in primavera. E vedevo il suo sorriso. Luminoso come uno squarcio di luce e speranza in quegli anni tetri e bui della guerra. Fino a quando, un giorno d’estate, un gruppo di soldati – grandi elmetti e mitra in pugno – la portò via. Per sempre. Dicono che sotto la mia corteccia, insieme con i ricordi, si siano intrufolati funghi e parassiti. E che forse non ce la farò. Sì, sono preoccupato per le mie foglie, per il mio tronco, per le mie radici. Ma i parassiti più pericolosi sono i tarli, i tarli della memoria. Quelli che vorrebbero intaccare, fino a negarlo, il ricordo di Anne Frank”.

Il libro è di una bellezza straordinaria!

Già dalla prima pagina, leggere le parole che descrivono la città e l’imminente annuncio della primavera, ha un sapore antico. E poi, eccola lì, la prima sorpresa: il narratore si presenta! “Sono un ippocastano!”

Narra la storia di un periodo molto triste per l’intero mondo, quando uscire di casa per andare in piscina, possedere una bicicletta, andare al cinema, non era più consentito se eri di religione ebraica. Parola dopo parola si arriva a quell’indirizzo che è rimasto impresso nella memoria di tutti noi: il numero 263 di Canal de l’Empereur, Amsterdam.

A quell’indirizzo viveva la ragazzina che ha commosso il cuore di tutti noi che l’abbiamo letta, Anna Frank, l’autrice del diario più straziante e commovente della storia degli anni ’40.

Come racconta l’albero, viveva come un uccellino in gabbia Anna, confinata in quell’appartamento da cui non poteva uscire perché il mondo fuori l’aveva condannata per un delitto che non aveva mai commesso. Fino al giorno in cui, sotto una pioggia battente, lascia quella casa per non tornarci mai più.

Questo testo, che sembra raccontare una storia semplice da parte di un albero, è stato il modo più bello per poter leggere a dei bambini quello che è accaduto nel momento più cruento della storia dell’umanità, per approcciarci a una tragedia così immensa come l’Olocausto, per far sì di non dimenticare quel momento.

Le figure e la grafica tenue, le foglie disegnate come su alberi fatati, poche frasi e tanta nostalgia, fanno di questo piccolo libro, un capolavoro.

Buona lettura!

Lettura consigliata a partire da: 9 anni

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Recensione: L’albero di Anne di Irène Cohen-Janca, Maurizio A. Quarello
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