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Recensione: La stanza dei kimono di Yuka Murayama

 

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Da tre generazioni, a Tokyo, la famiglia della giovane Asako gestisce un raffinato negozio di kimono. Quella del kimono è un’arte: ogni colore, ogni materiale, modello o fantasia ha un suo significato, che solo pochi sono in grado di decifrare. E quando Asako riceve in dono da sua nonna la splendida collezione privata della famiglia – una collezione di kimono antichi, preziosissimi, in cui ogni pezzo è unico e ha la sua storia – capisce che è il momento di lasciare il suo lavoro di organizzatrice di matrimoni e cominciare una nuova vita.

D’altra parte, suo marito Seiji sembra essersi allontanato da lei, preda dell’infelicità e in cerca di qualcosa che forse Asako non riesce più a dargli. È tramite il negozio di kimono che Asako incontra Masataka, un affascinante sconosciuto di Kyoto che ha dei kimono speciali da proporle in vendita. Masataka è sposato con Chisa, una ragazza misteriosa con un passato pieno di ferite. Ferite che incidono con il suo senso di inadeguatezza e di paura, ma anche di fatale attrazione, nei confronti degli uomini e del sesso. Asako, Masataka, Chisa, Seiji: quattro persone le cui storie sono destinate a intrecciarsi, e che presto si scopriranno legate a doppio filo dal richiamo della passione, dell’eros, della perversione e del piacere che a volte a essa si accompagna.

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È d’obbligo una breve premessa sull’autrice.

Yuka Murayama, classe 1964, è una tra le più acclamate scrittrici giapponesi contemporanee. Le storie che scrive sono quasi sempre incentrate su personaggi femminili e sul loro rapporto con l’amore e il sesso.

Hanayoi (La stanza dei kimono) è il suo più recente lavoro, e in assoluto è il primo romanzo tradotto e pubblicato in Italia.

Come già preannunciato la protagonista del libro è una giovane donna di Tokyo, Asako, la quale, per un’improvvisa malattia del padre, lascia la sua promettente carriera nell’azienda in cui lavora come organizzatrice di matrimoni, e inizia a gestire il negozio di kimono che appartiene alla sua famiglia da tre generazione.

Inizialmente questa scelta lavorativa la vive più come un dovere verso la famiglia che come una sua vera passione, però, quando riceve in eredità dal defunto nonno una collezione di preziosi kimono antichi, decide di imbarcarsi in una nuova avventura commerciale aprendo un negozio tutto suo.

Seppur l’eredità consista in centinaia di kimono antichi, Asako si rende conto che, per rendere duratura la sua nuova attività, deve ricercare continuamente nuovi modelli antichi (scusate il giro di parole!) da proporre alla sua esclusiva clientela.

Ed è proprio grazie a questa sua continua ricerca di kimono antichi che incontrerà Masataka e sua moglie Chisa. E a sua volta, per uno strano incrocio del destino (che non vi racconterò per non togliervi il gusto delle lettura) il marito di Asako, Seiji , incontrerà Chisa e i due si “riconosceranno” come opposti e complementari nella ricerca del piacere.

Le due coppie di sposi non hanno apparentemente niente in comune , però ognuno di loro soffre per un’unione non basata sull’amore e la passione, ma su sentimenti come la riconoscenza e l’affetto, o come nel caso di Masataka, di mero opportunismo.

“Lo dicono tutti, vero? Che le persone incontrano solo quelli che devono incontrare.

Immagino sia davvero così, ma forse, chissà, gli dei a volte sbagliano…”

Asako alzò un po’ lo sguardo.

“Cosa? L’assortimento?”

Con un sorriso Tokie rispose: ” No. L’ordine.”

Sebbene il personaggio di Tokie, la nonna paterna di Asako, sia secondario rispetto ai quattro personaggi sopra citati, per me rappresenta “la chiave di volta” per comprendere inequivocabilmente ciò che la scrittrice racconta: i dubbi, le paure, il desiderio e le scelte di Asako “passano” tutte attraverso i racconti e le confidenze di sua nonna.

La stanza dei kimono viene definito un romanzo erotico, però a mio parere non è l’eros al centro della storia ma piuttosto sono le attitudini sessuali represse dei personaggi, che attraverso l’infedeltà coniugale, le possono vedere finalmente realizzate e appagate.

Non mi fraintendete. Scene di sesso esplicito ce ne sono molte e ben descritte, e rappresentano i momenti in cui non solo i corpi ma anche la vera natura dei personaggi viene messa a nudo.

Lo stile narrativo dell’autrice è impeccabile, molto descrittivo soprattutto nello spiegare al lettore i nomi dei tessuti, i disegni, le stoffe e i componenti dei vari tipi di kimono.

Per aiutare il lettore in fondo al libro c’è un glossario dedicato ai kimono e uno più generico che spiega il significato delle parole giapponesi usate nel testo.

Vi consiglio di andare a consultarli ogni volta che troverete una parola in giapponese. Anche se inizialmente può disturbare la fluidità del racconto, vi permetterà di capire al meglio gli usi e i costumi del Giappone e di conseguenza anche la vita stessa dei personaggi.

Ed eccoci alla fine del libro.

La prima impressione che ho avuto è stata di un finale brusco, repentino, quasi incompiuto, con una miriade di domande ancora senza risposta.

Ripensandoci a mente fredda però devo ammettere che invece un senso ce l’ha, ma che per ovvie ragioni non vi posso svelare.

In ultimo mi pongo io stessa una domanda: “La stanza dei Kimono” ti è piaciuto tanto da consigliarne la lettura?

Sì, mi è piaciuto e lo consiglio perché è un romanzo veramente ben scritto, con una storia che non giudica e non vuole essere giudicata ed un finale… se lo leggerete mi piacerebbe conoscere i vostri pareri, ci conto!

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Recensione a cura di:

LadyArya

 

Editing a cura di:

Miky

Romanticamente Fantasy

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