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Recensione “La signora dello zoo di Varsavia” di Diane Ackerman

Varsavia, 1939. Le truppe naziste bombardano la città. Lo storico zoo viene ridotto a poco più di un mucchio di macerie. Per Jan e Antonina, i due custodi, è una ferita lacerante. Si dedicano a curare e salvare gli animali sopravvissuti, ma ben presto la follia nazista si scatena contro gli ebrei del ghetto e ne fa “uomini in via d’estinzione”: i due protagonisti trasformeranno così il loro zoo in un rifugio per gli ebrei perseguitati, salvandone più di 300 dalla deportazione e dalla morte. Una storia vera, costruita come un grande kolossal, in cui l’amore per la natura e gli animali si intreccia con la tragica vicenda della Shoah.

Ho iniziato a leggere questo libro incuriosita dal film, uscito agli inizi del mese di Novembre. Sapendo che si basava su una storia vera, mi aspettavo il consueto romanzo, intessuto di realtà e fantasia ispirato in parte alla realtà, ma invece mi sono ricreduta e sono rimasta sorpresa in modo molto positivo. Le pagine di questo libro, rigoroso e pertinente come un testo di storia contemporanea, sono intessute di una commovente umanità e di amore verso il prossimo che colpisce in più di un passaggio.

Certamente, in questo romanzo, edito nel 2009, trova piena attuazione la massima : la vita reale è molto più originale ed appassionante di un qualsiasi racconto fantastico.

Attraverso i diari di Antonina Zabinski, moglie del direttore dello zoo di Varsavia, l’autrice racconta come una coppia di persone, miti e dedite alla cura degli animali, divennero membri della resistenza Polacca ed ideò un sistema infallibile per nascondere gli ebrei nelle gabbie e nei sotterranei dello zoo stesso.

La vicenda percorre, con un ritmo lento ma incalzante, l’approssimarsi dell’invasione nazista e la successiva occupazione, vista con gli occhi di una giovane donna dedita alla casa e alla famiglia, appassionata di musica e amante degli animali che segue fin dalla più tenera età, non esitando ad ospitarli in casa se particolarmente bisognosi di cure. Si assiste all’incredibile trasformazione di questa eroina moderna, che, insieme al marito, scienziato ed intellettuale, “riconvertono” abilmente la loro casa in un perfetto nascondiglio per gli ebrei, fuggitivi e oppositori politici, sfruttandone cunicoli ed anfratti.

Questa vicenda appare ancora più sorprendente per la precisione con cui l’autrice cita il racconto di Antonina, ricco di azione come nella migliore tradizione dei racconti di guerra e di umanità. Ci presenta tanti personaggi veri, che incrociarono la strada dei coniugi Zabinski: scienziati, medici, uomini e donne comuni, vittime della furia sterminatrice. Ad ognuno di essi viene dedicato un pensiero, un ricordo, come cari amici scomparsi e se ne raccontano in breve le vicende, con cura certosina, regalando ad ognuno di essi una parte importante nella storia.

Il testo è molto accurato, dal punto di vista bellico, vengono analizzate le battaglie e le vicende relative alla costruzione del ghetto e alla persecuzione ebraica. Nella parte finale vengono citati molti testimoni che raccontarono come i coniugi Zabinsky salvarono tanti ebrei. Il passaggio che maggiormente mi ha colpito è ciò che ha raccontato di Antonina proprio il marito Jan:

Aveva un’educazione cattolica molto tradizionale e questo non la dissuadeva. Al contrario, fortificava la sua determinazione a essere fedele nei confronti di sé stessa, a seguire il proprio cuore, anche se questo significava mettere in conto un grande sacrificio di sé.

Io ritengo che in questo pensiero sia racchiusa l’essenza di questa vicenda di eroi comuni, che seppero sacrificare se stessi per salvare l’ultimo degli uomini.

Recensione a cura di

Varsavia, 1939. Le truppe naziste bombardano la città. Lo storico zoo viene ridotto a poco più di un mucchio di macerie. Per Jan e Antonina, i due custodi, è una ferita lacerante. Si dedicano a curare e salvare gli animali sopravvissuti, ma ben presto la follia nazista si scatena contro gli ebrei del ghetto e ne fa "uomini in via d'estinzione": i due protagonisti trasformeranno così il loro zoo in un rifugio per gli ebrei perseguitati, salvandone più di 300 dalla deportazione e dalla morte. Una storia vera, costruita come un grande kolossal, in cui l'amore per la natura e…

Score

Voto di Pippi Calzelunghe 5

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Kiki

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