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Recensione: “La mia gara con te” di Sonia Gimor (Serie Crystal n.1)

Luca, trent’anni, dopo aver vinto le olimpiadi invernali decide di ritirarsi dalla sua brillante carriera di pattinatore artistico. Poco dopo, incontra una giovane promessa del pattinaggio, Giulia, con la quale inizierà la sua esperienza di allenatore. 
La ragazza però non è un’atleta qualsiasi e Luca se ne renderà conto molto presto. 
I due protagonisti si troveranno coinvolti in una relazione molto intensa, un rapporto che farà venire a galla un passato inconfessabile che entrambi pensavano di aver sepolto per sempre.  

«… so di non esserti indifferente. Lo vedo da come mi guardi, sai?» sussurra, e il suo respiro caldo mi accarezza il viso.
«Perché, come ti guardo?» riesco a chiedergli, mentre il cuore rimbalza inesorabile all’interno della cassa toracica e non c’è modo di calmarlo. Nessuno mi aveva mai detto delle cose simili, e che il primo a farlo sia stato proprio Luca, rende questo momento il più eccitante e speciale della mia vita.
Lui sorride e si avvicina ulteriormente, come sempre perfettamente padrone della situazione, e il suo naso mi sfiora. Se avanzasse ancora di un centimetro, le nostre bocche si incontrerebbero: «Con desiderio. Il tuo è un interesse adulto, da donna, non certo da bambina. Dio, ma davvero non senti la tensione che c’è tra noi? Sono sicuro che la percepisci anche tu. Ora però vai a dormire prima che questa conversazione diventi pericolosa. Domani ti aspetta una lunga giornata di allenamento»

Un ex campione olimpionico si ritira all’apice della carriera dopo aver raggiunto trent’anni di età, e decide di allenare una diciannovenne molto promettente. Dalla prima volta che la vede prova una forte, inspiegabile, attrazione per lei. Nonostante questo, o forse proprio per questo, non rinuncia al suo proposito di essere il suo preparatore atletico.

Gli elementi per una storia piena di tensione, di conflitti interiori, morali, di suspense, ci sono tutti. Purtroppo, però, la lettura non ha mantenuto tutte queste promesse.

Era stato chiaro sul fatto che non saremo riusciti a dividere la nostra vita privata dal lavoro, e ciò che è accaduto oggi ne è la prova lampante: Giulia ha litigato con il suo allenatore, ma nei fatti è stato il suo ragazzo a essere lasciato fuori dalla stanza… e sarà sempre così.

L’autrice fa un grande sforzo per annullare ogni possibile fonte di mistero e tensione: le possibili incomprensioni tra loro vengono chiarite nel giro di una pagina a causa della lingua tagliente di lei, che non riesce a tenere niente dentro di sé; le possibili gelosie vengono placate immediatamente e poi dimenticate; perfino il conflitto professionale viene menzionato nei primi capitoli e poi decisamente liquidato. Per quanto riguarda ostacoli più forti, legati al passato di lei o di lui, ce ne dimentichiamo fino al momento in cui tornano fuori. Di fatto, quello che ho letto, è un romanzo privo di suspense, molto pacato, lineare e tutto al positivo, nel quale la trama è perfettamente prevedibile già dalle prime righe, in ogni suo punto di svolta.

Non ho intenzione di baciarla. Lo vorrei disperatamente, ma non prima di averle parlato, non prima di averle detto tutto ciò che provo e tutte le conseguenze a cui una nostra relazione potrebbe portare. I miei occhi però si posano impotenti sulle sue labbra, morbide e umide, e ormai conosco bene la sensazione di sentirle a contatto con le mie, così è inutile resistere all’impulso che sento, ormai ha vinto lui. Solo un bacio, uno soltanto, e poi parleremo.

Il conflitto interiore dell’allenatore nasce e muore nello stesso giro di frasi. Dura sì e no un capitolo e la capacità di autocontrollo è pari a zero, infatti si impone di essere professionale, e per festeggiare il fatto che lei lo abbia accettato come preparatore la abbraccia spalmandosela addosso.

Comunque questo piccolo conflitto nato già morto è solo nei primi capitoli, quando Luca deve decidere se allenare una ragazzina di 11 anni più giovane di lui, la quale gli provoca un’erezione ogni volta che solleva una gamba per fare una trottola.

“Senti le scapole? Devono quasi toccarsi. Quando dico che voglio le spalle dritte, intendo questo. Inoltre…» continuo, infilandole una mano sotto la coscia per sollevarla all’altezza della mia vita. Cerco di concentrarmi, ma per un attimo perdo il filo del discorso: non avevo calcolato la reazione che mi avrebbe provocato il contatto delle dita con la sua pelle calda. La sento fremere sotto al mio tocco e mi eccito, tanto che devo fare attenzione a non avvicinarmi troppo per evitare che se ne accorga anche lei. Dov’ero rimasto? Ah, sì, la gamba: «…quando ti dico di sollevare la gamba per lanciare il triplo axel, intendo così»

Poi, invece, quando si mettono ufficialmente insieme, cioè da subito, decide di andarci piano, infatti vanno praticamente a convivere, dormono sotto le stesse lenzuola, ma la relazione rimane sui toni del petting. A quel punto il conflitto centrale della storia diventa il desiderio insoddisfatto, che ho trovato davvero poco credibile: lei che vorrebbe, lui che si trattiene per rispettare i suoi tempi.

Riesco a prestare attenzione solo a lei, alle sue mani, alla sua bocca… ai suoi sospiri che mi eccitano più di qualsiasi droga esistente. Dio se la voglio. La desidero dal primo momento in cui i miei occhi si sono posati su di lei e finalmente è arrivato il nostro momento.
La guardo per un secondo, indugiando sui suoi occhi nella tacita ricerca dei suoi veri desideri. Nelle sue iridi lucide riesco a scorgere passione, eccitazione, lussuria, smania… desideri che si rispecchiano alla perfezione con i miei e trovo la conferma che stavo cercando. Lo vuole davvero. Lo vuole come non l’ha mai voluto.

Ho trovato strano, per non dire poco credibile, l’atteggiamento della protagonista. Tanto decisa e altezzosa con il nuovo allenatore quanto remissiva e insicura con l’ex fidanzato. Non conosco molte donne che siano state succubi di uomini violenti, ma quelle che conosco hanno un atteggiamento molto diverso da quello di Giulia. Una volta che si impara a compiacere e a svalutarsi, anche se in seguito si intraprende un percorso con lo psicologo, trovo davvero strano che si arrivi a essere così sfrontate da rispondere a tono e in modo passivo-aggressivo. Posso ovviamente sbagliare, ma questo fatto mi ha lasciata perplessa e mi ha reso difficile vedere la personalità della protagonista come il risultato del passato che le è stato cucito addosso.

Non riesco a trattenermi: «Certo signor allenatore, immagino che non veda l’ora di sbarazzarsi di me per continuare quello che ha lasciato in sospeso. A letto presto, eh? Questo vedo che non vale per tutte le pattinatrici». Mi sorprendo io stessa dell’acidità che sprigiono con la mia voce, mentre i miei occhi si sono assottigliati in due fessure. Luca rimane un attimo immobile, come se si trovasse davanti a un animale feroce e imprevedibile. Apre la bocca per rispondermi, ma lo anticipo, decisa a non voler ascoltare le sue giustificazioni: «Buona serata Luca, salutami Anna… sarà già nuda che ti aspetta. Ci vediamo domani» e, senza aspettare una risposta, mi avvio verso gli spogliatoi.

A parte questi aspetti, che in un romance destinato a un pubblico giovane (visto il basso tasso di erotismo) potrebbero pure essere considerati poco rilevanti, quello che ha ucciso il mio giudizio sul romanzo è stata una pessima prima persona abusata. La storia, infatti, è narrata con il punto di vista alternato dei due protagonisti: ciò significa che si entra nella loro testa, e si sente udire tutto ciò che passa: i pro, i contro, le paure, le paranoie, i dubbi e dubbi sui dubbi. Io le chiamo seghe mentali, e non ho mai capito perché gli autori moderni sentano il dovere di metterci al corrente di tutta questa ridondanza di pensieri che si ripete e si contraddice di pagina in pagina.

“(…) ma quando penso che sia andato tutto per il meglio, le parole del mio nuovo allenatore mi gelano il sangue, come se mi avessero appena buttato addosso una secchiata d’acqua fredd: “Andremo agli europei e punteremo dritti al podio” afferma Luca convinto.

È forse diventato matto? Certo, detto così, sembra non esserci nulla di male, ma si è posto il problema di cosa voglio io? Ci siamo mai confrontati sui nostri obiettivi? Cosa sono, il suo caso umano da aiutare? La ragazza sfigata che brillerà grazie alla luce del potente Zori? La sfida impossibile? Che stupida sono stata… e io che pensavo credesse davvero in me. (…)

La seconda cosa, e questo so essere un mio gusto difficile da accontentare, sono i dialoghi lunghi, irrealistici, pieni di vocativi e troppo esplicativi.

“Cosa ne diresti Michele, se tu e io questa sera cenassimo insieme?” gli domando, cercando di non far trapelare la nota di speranza nella mia voce. “Scusa Luca, non è per essere scortese, ma non sei esattamente il mio tipo ideale” mi fa notare, tentando di rimanere serio.

Gli rivolgo una risata sincera prima di rispondere: “Senza offesa Michele, neanche tu sei il mio genere. Preferisco un’anatomia… come dire, diversa. In ogni caso, non intendevo invitarti in modo galante, e lungi da me il desiderio di portarti a letto, quindi direi che puoi stare tranquillo. Semplicemente avrei un’idea riguardo a Giulia. (…)”

Inoltre, quello che poteva essere un elemento caratterizzante, cioè il tema sportivo, non lo è stato. Il fatto che Giulia sia una pattinatrice è del tutto irrilevante ai fini della storia. Potrebbe essere una studentessa e Luca il suo insegnante, o una dipendente in relazione con il proprio capo, senza che sia necessario modificare la trama. Un’occasione persa direi.

Concludendo, questo libro è stato una brutta sorpresa. Probabilmente la seconda parte è migliore della prima, perché man mano che la storia diventa più rosa ho trovato la narrazione più credibile rispetto alle premesse iniziali, anche se rimangono molti cliché e uno stile comunque piuttosto acerbo.

«So che questo per te comporterà un rischio: essere fidanzata con il tuo allenatore avrà più contro che pro. Questo sarà l’anno più importante della tua carriera, non voglio essere per te un ostacolo. Mi rendo conto di essere egoista, ma la realtà è che ti voglio nella mia vita non solo come pattinatrice… ti voglio mia. In tutti i modi che ti vengono in mente».

Essendo edito da una casa editrice, poi, non posso evitare di segnalare la presenza di ripetizioni, avverbi in -mente a raffica, e refusi di varia natura (il “bichini”, o il “cerco di risquotermi”).

Michele, vecchio mio! È tua quindi quella ragazza laggiù. Per quale motivo non sta facendo la prova pista assieme alle altre?” mi informo, certo di non infastidirlo con il mio interesse. Michele è un mio vecchio amico, oltre che (…)

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Recensione: “La mia gara con te” di Sonia Gimor (Serie Crystal n.1)
5 su 1 voti

Luca, trent’anni, dopo aver vinto le olimpiadi invernali decide di ritirarsi dalla sua brillante carriera di pattinatore artistico. Poco dopo, incontra una giovane promessa del pattinaggio, Giulia, con la quale inizierà la sua esperienza di allenatore.  La ragazza però non è un’atleta qualsiasi e Luca se ne renderà conto molto presto.  I due protagonisti si troveranno coinvolti in una relazione molto intensa, un rapporto che farà venire a galla un passato inconfessabile che entrambi pensavano di aver sepolto per sempre.   «… so di non esserti indifferente. Lo vedo da come mi guardi, sai?» sussurra, e il suo respiro caldo mi…

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Voto Nayeli 2

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