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Recensione: La lettera mancante di Carola Bueti

Titolo: La Lettera Mancante
Autrice: Carola Bueti
Editore: Self Publishing
Formato: Ebook (successivamente cartaceo)
Prezzo: 2,99 ebook
Genere: Romance

Data di uscita: 20 marzo 2020

Cosa succede quando scopri un segreto sulla tua defunta madre che potrebbe cambiare totalmente l’idea che ti eri fatta su di lei? Alice svolge una vita tranquilla e quasi felice quando all’improvviso scopre che una delle lettere che sua mamma le ha scritto prima di morire manca dalla sua collezione privata e chiede alla fidata nonna che l’ha cresciuta aiuto per trovarla. Grazie a quella lettera scopre un segreto inimmaginabile: Sua mamma aveva avuto un’avventura durante il suo viaggio a New York e lei era il frutto di quell’errore. Da quel momento per Alice inizia un viaggio dentro se stessa che la porta nella città dove è stata concepita per trovare il suo vero padre. Con la cornice caotica, ma affascinante della Grande Mela, un nuovo amore che il destino ha deciso di farle incontrare e la conoscenza dell’uomo che le aveva donato metà dei suoi geni, questo romanzo racconta una rinascita introspettiva e un viaggio sia fisico che mentale alla scoperta del vero essere.

Alice è una ragazza normale, tranquilla, quasi felice.
La sua vita è segnata dall’assenza della madre venuta a mancare troppo presto ma, grazie alle lettere che le vengono recapitate in occasioni speciali dalla nonna, riesce a sentirla ancora accanto a sé. La quinta lettera però, quella mancante, le rivela cose inaspettate, ciò che crede di sapere sulla madre crolla come un castello di carte. Sarà in quel momento che Alice si troverà costretta ad affrontare un viaggio dentro di sé… oltreoceano, nella New York dei nostri giorni, dove non solo cercherà di ricomporre i pezzi del suo cuore sulle tracce del vero padre, ma forse troverà anche il vero amore.

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi Cesare Pavese (Tratto dal libro).

Leggendo la trama di questo romanzo mi ha attirato subito il trio tutto al femminile – mamma, nonna e figlia, una triade perfetta – nonché il loro legame, ma in particolar modo il viaggio interiore che la protagonista avrebbe dovuto percorrere.
Penso che in effetti ne ricorderò ogni singolo attimo speso a leggerlo e, ahimè, non in modo positivo.
Partiamo dalla protagonista Alice, venticinque anni e giornalista, orfana di madre con un padre assente che ha preferito lasciare ai nonni l’onere di crescerla, una ragazza piena di contraddizioni che vengono sottolineate in maniera disarmante e costante, dove si dice che è timida prima, per essere smentita poi, non è espansiva ma diffidente quasi, nonostante il suo comportamento “ambiguo” tenda a dimostrare il contrario.
Non è un personaggio che mi ha colpito particolarmente, se non per i suoi repentini cambi d’umore e per l’arroganza (a parer mio) di come si rivolge agli altri, a sua nonna (santa donna) che l’ha cresciuta dopo essersi vista scivolare via dalle mani sua figlia (la madre di Alice) a causa di un male incurabile; a suo padre (non biologico) che prima detesta perché non le è stato vicino e che poi ringrazia per esserle stato accanto. Insomma caotica da far girar la testa.
Per non parlare delle soluzioni troppo semplici per risolvere qualsiasi problema. Hai difficoltà nel rintracciare tuo padre (quello biologico) a New York? Nessun problema la migliore amica ha un contatto lì in sede che ti può aiutare. Ti serve un investigatore privato? Fatto, il fidanzato della ivi menzionata migliore amica ne conosce uno ed è così per tutto il libro.
Ha la classica migliore amica di tutti i libri, con una vita avviata, pronta in qualunque istante a farti felice persino nel giorno del proprio matrimonio col ragazzo perfetto che lei non ha.
David il futuro ragazzo di Alice irriverente seppur bravo, che incontra per caso in un bar, per poi rivederlo casualmente il giorno dopo (a New York?).
Margherita, Leo, Luca e Filippo, come anche Sofia, la perfetta madre di Alice, sono personaggi che meritavano una visibilità maggiore o comunque una storia personale degna di essere raccontata per bene e non liquidata in poco tempo tramite brevi flashback, ed è un vero peccato perché la storia se fosse stata sviluppata e revisionata sarebbe potuta essere coinvolgente.
Ho constatato diversi errori grammaticali che hanno reso la mia lettura ostica, forse con un editing più accurato…
Ma se da una parte c’è stato il disastro dall’altra però ringrazio per aver conosciuto il personaggio che, secondo me, merita un vero applauso nonna Lucia. Questa donna è un highlander per me, ha subito di tutto, lutti, separazioni, umori da premestruo della nipote eppure rimane l’unico porto sicuro al quale fare ritorno se tutto va storto, o quando si ha solo bisogno di un abbraccio. Con lei sono riuscita a trovare l’autenticità che mi era mancato nella lettura ed è stata l’unica che alla fine del libro ho lasciato con rammarico.
Vorrei dare importanza però al messaggio degno di nota espresso, a mio avviso, in questo romanzo ovvero che il destino non è una strada definita, non necessariamente è destinato a ripetersi, ma ognuno di noi può scegliere di essere e fare qualunque cosa voglia.
Non posso considerarlo come un esordio fortunato dell’autrice, ma ha avuto un’idea buona che meritava solo di essere sviluppata e editata al meglio. Mi auguro di rileggere in futuro qualche altra storia ben curata e ricredermi.
Considerando che le nonne salveranno il mondo, la fenice in più va a lei.

 

ladykira

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