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Recensione: “La Forchetta, la Strega e il Drago” di Christopher Paolini

Care Fenici, oggi TessV ci parla di “La Forchetta, la Strega e il Drago” di Christopher e Angela Paolini 

È passato un anno da quando Eragon ha lasciato Alagaësia in cerca del luogo perfetto in cui addestrare una nuova generazione di Cavalieri dei Draghi.
È alle prese con una lista lunghissima di compiti e doveri: costruire una fortezza a misura di drago, discutere con i fornitori, vegliare le uova dei futuri draghi e tenere a bada i belligeranti Urgali e gli altezzosi Elfi.
Poi una visione degli Eldunarí, una visita inaspettata e un’appassionante leggenda degli Urgali gli offrono la distrazione di cui ha tanto bisogno e gli mostrano le cose sotto un’altra prospettiva.

Tre storie inedite ambientate ad Alagaësia, un assaggio della nuova vita di Eragon e un estratto dalle memorie di Angela l’erborista, di cui è autrice Angela Paolini, che ha ispirato il personaggio della strega, per tornare a immergersi nell’affascinante e antico mondo del Ciclo dell’Eredità.

Salve mie cari fan di Eragon.

Per comprendere a pieno il ritorno del mondo di Alagaësia è bene ricordare, storia a parte, la profezia che Angela Erborista del capitolo “L’indovina e il gatto mannaro” del libro Eragon, legge all’omonimo protagonista.

Una profezia che ci dice molto di più, rispetto alla fine propria del libro: la prospettiva di lasciare per sempre Alagaësia è, per noi fan, un destino peggiore della morte. Concordate?

Da …Comunque sia, sta sicuro che ti aspettano ancora moltissimi anni…”

al …Il tortuoso cammino rappresenta le molteplici scelte che dovrai affrontare in futuro…

e ancora … È impossibile sbagliarsi. Il tuo destino sarà quello di lasciare questa terra per sempre. Dove finirai non lo so, ma non vivrai più in Alagaësia. È inevitabile. Accadrà anche se cercherai di evitarlo…

tutti noi sapevamo che prima o poi dovevamo fare i conti con questa realtà.

In effetti, se ci ripenso, Christopher Paolini aveva tutto ben chiaro già dalla pubblicazione del libro di Eragon. Se ricordate, verso la centoventesima pagina, ho controllato, c’è una scena in cui Eragon sogna la parte finale di Inheritance, quando lui e Arya salgono sulla nave, mentre due figure volano nel cielo: Saphira e il futuro drago verde di Arya, Fìrnen.

Insomma, il libro conclusivo del ciclo, Inheritance, Christopher Paolini ha lasciato mezzo mondo con l’amaro in bocca, e me in lacrime che verso regolarmente quando rileggo i libri; ma ormai non importa più perché dopo ben sette lunghi anni, il mondo di Eragon ritorna.

La sentite quella gioia enorme di una bambina, adesso adulta, che pian piano si sgonfia per scivolare verso la delusione?

Ebbene si, cari lettori. Per quanto mi abbia entusiasmato il ritorno della serie, che a mio parere non ha avuto il successo meritato, “La Forchetta, La strega e il Drago”, mi ha lasciato con un certo senso di frustrazione.

Che sia o meno l’inizio di un nuovo ciclo di libri poco importa, nonostante continui a sperare in un miracolo e pregare il Dio Gûntera. A farmi storcere il naso non è stata la consapevolezza di avere davanti un libro di solo 288 pagine in confronto alle quasi 800 per ogni libro del ciclo, ma l’idea che dopo sette anni io sia ancora qui a chiedermi cosa succederà, senza una risposta certa.

Ovviamente, tra i vari racconti, che non sono poi così memorabili, ritroviamo il Cavaliere dei Draghi, che al posto della spada deve combattere con le scartoffie; Murthag, che ancora cerca la pace; Alagaësia che attende ancora la nascita di un nuovo cavaliere dopo Arya; e, infine, il mistero di Angela l’Erborista non ancora svelato.

Effettivamente, confesso che nonostante abbia amato ogni singolo momento del ritorno nella terra di Alagaësia, non posso non provare anche un minimo di delusione. Chiamatela nostalgia o amore cieco e incondizionato verso un mondo che mi ha segnato tanto fin dall’infanzia; e mi scuso se tutto questo vi risulterà ambiguo, ma sto affrontando una vera e propria guerra interiore.

 

 

 

Kiki

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