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Recensione: “Innaturale” di Anya M. Silver

 

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Non pensavo di essere preparata ad affrontare ciò che la vita aveva in serbo per me.

Non ero pronta ad ammettere quello che sentivo crescere in me.

Ho provato a resistere, ho lottato contro la mia debolezza, ma non è servito a niente.

Alla fine, ho ceduto.

Ho combattuto con le unghie e con i denti contro qualcosa di innaturale, un sentimento profondo, tossico, che mi ha fatta sua, contro la mia volontà.

Forse una vittima, preda di un terribile incantesimo, prova le stesse cose che ho provato io per tutta la mia vita.

Forse la magia è reale.

Forse questi sentimenti sono davvero il frutto di un micidiale incantesimo.

Oppure di una terribile maledizione.

Perché mi sento maledetta, non incantata.

L’amore tormentato e viscerale ha annebbiato la mia mente e fatto prigioniero il mio cuore, che ha sanguinato per lui, per così tanto tempo.

Iago Cesar Vinci.

Il mio nome è Sveva Luisa Vinci e Iago è mio fratello.

 

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Mai avrei immaginato di poter apprezzare un libro che parla di un argomento immorale come l’incesto. Mai. Figuriamoci pensare di poterlo amare.

Ma le cose stanno così, perché ai miei occhi, questa storia, il suo stile e i suoi protagonisti sono apparsi deliziosamente, ingiustamente e perversamente accattivanti.

Nel bene e nel male.

«Cosa voglio da te? Semplice: amarti come meriti e scoparti come desideri.»

Questa, ragazze, è la frase che un giovane dall’anima nera e burrascosa rivolge a sua sorella. Avete capito bene? SORELLA. Perché Iago Cesar Vinci e Sveva Luisa Vinci sono consanguinei destinati a consumarsi tra le fiamme di un amore indecente e impossibile.

Un sentimento che inizia come un’attrazione intensa e inappropriata quando sono ancora adolescenti, un legame ossessivo che viene poi alimentato da una lontananza di sei anni in cui Iago spezza ogni contatto con la sua famiglia, suscitando rabbia e delusione da parte di sua sorella. Per sfociare infine in un desiderio ardente e in un atroce bisogno di possesso da cui Sveva non può scappare perché un uomo come Iago non glielo permetterà mai.

«…eri mia, sei sempre stata mia…

Sarai sempre mia, fino alla fine dei miei giorni.»

Mi è bastata una frase, QUESTA frase, per amare e allo stesso tempo odiare Iago in un modo potente e quasi viscerale.

Perché ogni parola, ogni azione, ogni atteggiamento che scaturisce da quest’uomo la maggior parte delle volte è deplorevole. Perché Iago è un criminale e si circonda di criminali della peggior specie, a partire dal suo infimo e indecifrabile braccio destro, Roberto Serrano, un avanzo di galera che sembra fatto della sua stessa pasta. Perché Iago martella le barriere erette da sua sorella fino a sfondarle con le buone o con le cattive, obbligandola a riconoscere l’insana passione che li tormenta e li divora. E le armi che utilizza sono l’indifferenza, la crudeltà, ricatti fin troppo meschini e squallide macchinazioni.

Ma usa anche un erotismo così spinto e indecente da farti venire i brividi.

Brividi di disapprovazione e di lussuria.

Fino a far diventare sua sorella dipendente e ossessionata da lui proprio come lui lo è da Sveva, riducendo in briciole la sua assurda e inutile lotta interiore, nonostante le azioni deprecabili di quest’uomo sembrino aumentare a dismisura. Comportamenti che scatenano nel cuore di Sveva un’immensa ansia che si mescola a puro terrore, a un odio potente e infine a mille atroci dubbi. Gli stessi che obiettivamente sono venuti anche a me.

Ma forse questo amore malato può arrivare a sconfiggere persino i demoni interiori di un ragazzo disturbato e ormai perso nella sua anima nera, donandogli un appiglio nel cammino verso la redenzione e facendolo sentire più umano e un po’ meno “mostro”.

Forse. O forse no. Perché in un’anima come la sua, le macchie di oscurità non si cancellano con un colpo di spugna.

In questo romanzo, perversione e disperazione si rincorrono tra loro come nemici mortali e quando si trovano, si assaltano e si sbranano a vicenda nel modo più estremo che conoscono, trivellano le pagine del libro fino quasi a bucarle da parte a parte.

Perché questo è ciò che fa il romanzo di Anya M. Silver: divora.

Divora la pace interiore di due ragazzi straziati da un incessante e osceno bisogno.

Divora la sanità mentale di due fratelli imprigionati in un legame ingordo e soffocante.

Divora il cervello e i sensi di una povera lettrice come me che non è riuscita a restare in disparte e si è lasciata travolgere dalla loro ossessione malsana, arrivando quasi a desiderarne ancora, come se non fosse mai abbastanza. E non me ne vergogno affatto. Perché, nonostante tutto ciò che accade sia osceno e immorale, la scrittrice lo carica di un’intensità erotica indescrivibile.

In una Spagna consumata dal peccato e all’interno di una famiglia frantumata da torbidi segreti, due fratelli si lasciano consumare da un amore ingiustamente tossico e dolcemente malato, regalandoci un finale che non è un finale ma piuttosto un doloroso e ingiusto pugno nello stomaco. Un boccone amaro che spero con tutta me stessa non sia un punto di arrivo ma un semplice preludio per un seguito altrettanto tormentato e devastante.

Lo spero vivamente.

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Violenza-Media

 

Recensione a cura di:

Nikky

Editing a cura di:

Gioggi

 

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  Non pensavo di essere preparata ad affrontare ciò che la vita aveva in serbo per me. Non ero pronta ad ammettere quello che sentivo crescere in me. Ho provato a resistere, ho lottato contro la mia debolezza, ma non è servito a niente. Alla fine, ho ceduto. Ho combattuto con le unghie e con i denti contro qualcosa di innaturale, un sentimento profondo, tossico, che mi ha fatta sua, contro la mia volontà. Forse una vittima, preda di un terribile incantesimo, prova le stesse cose che ho provato io per tutta la mia vita. Forse la magia è reale.…

Score

Voto Nikky 4,5

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Romanticamente Fantasy

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