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Recensione Inedito: “The Heart’s invisible furies” di John Boyne

Care Fenici, ecco Ipanema che ci parla di un nuovo libro in inglese che speriamo venga presto tradotto: “The Heart’s invisible furies” di John Boyne

Cyril Avery non è un “vero” Avery, o perlomeno questo è ciò che i suoi genitori adottivi gli dicono. E mai lo sarà. Ma se non è un vero Avery, allora chi è?

Nato fuori dal matrimonio, figlio di un’adolescente cacciata dalla comunità rurale irlandese, da cui proveniva, e adottato da una coppia di Dublino, tanto benestante quanto eccentrica, grazie all’intervento di una monaca redentorista ingobbita, Cyril va alla deriva nel mondo. Il suo unico, seppur tenue, ancoraggio è l’amicizia sincera verso l’infinitamente più affascinante e pericoloso Julian Woodbead.

In balìa del destino e delle coincidenze, Cyril trascorrerà una vita intera alla ricerca di se stesso cercando di scoprire da dove proviene, e per più di un lustro lotterà per affermare la propria identità, trovare un focolare, un Paese e molto altro ancora.

In questa opera di Boyne, la più trascendentale fino a ora, ci viene mostrata la storia dell’Irlanda dagli anni ’40 a oggi attraverso gli occhi di un uomo qualunque. Le furie invisibili del cuore è un romanzo che farà ridere e piangere mostrando a tutti il potere redentore dello spirito umano.

John Boyne, scrittore irlandese, ha studiato presso il Trinity College e ha pubblicato più di dieci romanzi, sia per adulti che per bambini, che sono stati tradotti in più di cinquanta paesi nel mondo. Il suo “Il bambino con il pigiama a righe” è stato un bestseller internazionale, ha venduto più di sette milioni di copie nel mondo e il film che ne è stato tratto è spesso proiettato nelle scuole di tutto il mondo durante il giorno della memoria: 27 gennaio. Le furie invisibili del cuore è stato invece nominato agli Lambda Award for Gay Fiction  tra gli altri premi che ha ricevuto tra il 2017 e il 2018.

Quasi seicento pagine senza mai sentire la fatica o provare il desiderio di appoggiare il tomo sul comodino, chiudere gli occhi ed elaborare un po’ quanto letto, di una lettura non sempre facile… non capita spesso. In genere si tende a saltare velocemente le pagine più noiose, quelle dove le descrizioni la fanno da padrona o le infodump sulla storia di un’epoca che, in qualche modo, fanno sbadigliare per il tedio. In Le furie invisibili del cuore non succede perché non c’è noia tra le righe di questo romanzo. Le descrizioni, che pur ci sono, e molto accurate, sono intessute nel contesto e parte integrante della storia, i cenni sulla politica e lo status sociale dell’Irlanda tra il ‘40 del primo Novecento fino ai giorni nostri sono parte fondamentale e ben calibrata all’interno della narrazione e quasi non si avverte l’indottrinamento.

Cyril Avery è il figlio nato da un rapporto extra-coniugale tra un uomo dell’entroterra irlandese e una giovane adolescente, poco più che sedicenne, successivamente scacciata con grande infamia e umiliazione dal parroco della cittadina come un abominio per la società rurale del tempo. Catherine darà in adozione il bambino a una coppia di giovani benestanti di Dublino, un banchiere e una scrittrice, che per tutta la vita non faranno che ripetere al ragazzo di “non essere un vero Avery”. Chiederanno a Cyril di non esser chiamati “mamma” e “papà”, ma per nome e non daranno mai al ragazzo, in nessuna occasione, né un gesto di affetto né un abbraccio familiare. Cyril crescerà in un ambiente totalmente anafettivo, senza guida e senza amore, e dovrà fare i conti con l’inesperienza e l’ingenuità che coltiverà fino a maturità inoltrata, e che saranno causa delle sue scelte assurdamente sbagliate.

Cyril a poco a poco prenderà coscienza della propria omosessualità in un’epoca e in un Paese, l’Irlanda, fortemente bigotto e cattolico e per anni dovrà convivere con la paura di essere scoperto e quindi condannato alla prigione e disprezzato da tutti. Timido e silenzioso, schivo e poco avvezzo perché non abituato a manifestazioni pubbliche di affetto, avrà come sola figura familiare di riferimento l’amico del cuore, Julian Woodbead, di cui per anni sarà segretamente innamorato.

Lo stile di Boyne è lieve, ricalca esattamente il carattere del protagonista, Cyril, che sembra sempre ignaro di cosa gli stia accadendo attorno. L’alternanza tra momenti di grande intensità e pathos, con quelli più leggeri e ilari trascina il lettore in un vortice di sentimenti e sensazioni molto contrastanti. Se da una parte Cyril sembra essere ingenuo fino a rasentare la stupidità, e inconsapevole delle relazioni umane e sentimentali, dall’altra viene descritto con grande intensità e dotato di profondità d’animo e cuore. Le scelte assurde e irresponsabili che compirà, e che lo porteranno a dover abbandonare tutto ogni volta, si succederanno con una sorta di naturale ineluttabilità.

Boyne descrive la società irlandese nell’arco di una sessantina d’anni circa, il suo sviluppo, le sue ipocrisie e la chiusura al resto del mondo, attraverso la vita di Cyril e dei personaggi che gli gravitano attorno. Tutti a fuoco, tutti tridimensionalmente descritti in un contesto che pochi conoscono: un’Irlanda bigotta e intransigente, feroce e inclemente che sarà molto dura da elaborare, ma assolutamente illuminante.

Seicento pagine di storia di Cyril, di Julian, di Alice e di Catherine tra gli altri. Storie a volte sopra le righe, momenti d’amore dolcissimi e dolorosi che appassioneranno chiunque si avvicini a queste righe scritte magistralmente. Si riderà per i dialoghi surreali, si piangerà per il dolore che certi distacchi comporteranno, si arriverà alla fine senza accorgersene e si vorrà poter leggere ancora anche se tutto è già stato detto, descritto, raccontato.

Premi vinti:

Lambda Literary Award Nominee for Gay Fiction (2018),

Andrew Carnegie Medal Nominee for Fiction (2018),

Goodreads Choice Award Nominee for Historical Fiction (2017),

Book of the Month Book of the Year Award (2017)

 

 

Romanticamente Fantasy

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