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Recensione: “In una parola” di Regina Pozzati

Trama

“Nella sua voce Tira aveva un potere raro e pericoloso. Quello di uccidere un uomo… e quello di salvarlo.” Una fiaba oscura, nascosta tra le pieghe del deserto, capace di legare insieme due anime diverse ed al contempo uguali. Là, dove le cupole d’oro si innalzano al cielo e le mura bianche dividono gli uomini dai pericoli che si annidano tra le dune, la principessa di C’zahr offre a uno schiavo la possibilità di realizzare qualsiasi suo desiderio, anche il più inconfessabile… Con una parola.

Recensione

Al centro del deserto, oltre il mare ed oltre il mondo degli uomini, esisteva una città chiamata C’zahr. Le sue mura bianche e le sue cupole d’oro si innalzavano tra le dune, in una terra capace al contempo di misteriose bellezze e spaventosi orrori. Tre erano i soli che bruciavano il cielo, così come tre soltanto erano le persone destinate a segnare il corso dell’esistenza di ciascuno. Nel bene. Nel male. E nel mistero.

Regina Pozzati apre così il sipario a un romanzo che affascina e rapisce… in una parola.
Un titolo che rappresenta un monito, ma soprattutto la chiave, e che diventa la speranza e l’unica via di salvezza.
In una cornice evocativa e meravigliosa, tra le affascinanti terre di Oriente, magia, vita e morte danzano insieme, diramando il loro potere e le loro invisibili catene, avvinghiando tutto in un destino troppo spesso indesiderato quanto insopportabile.
Tira, la principessa rinchiusa nel suo mondo incantato e imprigionata da catene invisibili che, tranciando di netto ogni possibile desiderio e qualunque spiraglio di vita, le spezzano cuore e anima.
Kirien, uno schiavo della cui vita non rimangono che un corpo martoriato alla mercé dei suoi padroni e un cuore nero, che non batte se non per punirlo ogni secondo, costringendolo a rimanere in vita.

Aveva guardato negli occhi quello schiavo dai capelli neri e aveva compreso che era esattamente come lei: non importava quanto pesanti fossero le catene che aveva ai polsi, né quante frustate avesse ricevuto in passato o di quante altre punizioni fosse stato minacciato. Se lo avesse voluto, avrebbe comunque continuato a guardarla.
Kirien era uno schiavo dell’arena da ben sette anni. Carne da macello. Svuotato del rispetto per se stesso, ridotto ad un involucro di mera carne, lo schiavo si era ritrovato ad obbedire a ciascuna delle richieste che gli erano state fatte con il capo chino, ma con il fuoco di un re negli occhi e la ruvidezza del guerriero che era diventato nelle mani. Di giorno guerriero, di notte amante. Catene di giorno, catene di notte.

Due personaggi la cui vita pare camminare in direzioni diametralmente opposte, i cui destini sono due rette parallele che sembrano destinate a non incontrarsi mai, ma che il senso di libertà, ciò a cui entrambi inconsapevolmente sono stati destinati, unirà per sempre. Uno sguardo aprirà le porte a nuovi scenari, alla scoperta che vivere si può. Vivere e non solo per sfuggire ogni secondo alla morte che, implacabile e silenziosa, sinuosamente si insidia nello sfarzo delle ricchezze e delle violenze dell’arena. Uno sguardo, una parola, che prepotentemente prenderanno il sopravvento e guideranno i cuori e le speranze di Tira e Kirien.

Erano entrambi schiavi, ed entrambi non avrebbero mai smesso di cercare un destino diverso, così come il vento non avrebbe mai smesso di scuotere la sabbia al sorgere dei tre soli e al calar della notte.

I due giovani non solo sfideranno l’ira del Raja, non solo dovranno spezzare le catene di una schiavitù che, mentre per Kirien è palese, fatta di catene e sottomissione, per Tira sembra celata, ma non meno minacciosa… Nel deserto, loro unica via di fuga, molti segreti verranno svelati, prepotenti e pericolosi, molto più delle catene da cui hanno cercato di liberarsi.
Regina Pozzati, forte di uno scenario fiabesco, intriso di magia e meraviglie, oscurato da morte e violenza, conduce con fermezza e dolcezza insieme, una trama che incalza a ritmi battenti, che non lascia tempo per respirare né riflettere, in cui il lettore, insieme ai protagonisti, percorre un viaggio verso la salvezza, tanto affascinante quanto subdolo e violento. E come in ogni favola che si rispetti l’amore, la passione e il senso di devozione preponderanti, si impossessano della trama e la trascinano in un tripudio di sentimenti.
Vi lascio però con una domanda in sospeso, ricordandovi che il deserto cela spesso insidie più velenose di qualsiasi catena, e che: “Tre erano i soli che bruciavano il cielo, così come tre soltanto erano le persone destinate a segnare il corso dell’esistenza di ciascuno…”

Fiamme Sensualità hot

Asce-voto-4

Recensione a cura di:

LadyLightmoon

Editing a cura di:

Aléthéia

Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

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