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Recensione in Anteprima: “Relazioni intime” di Anna Zaires (serie Le Cronache dei Krinar #1)

Nel futuro prossimo, i Krinar governeranno la Terra. Questa razza avanzata proveniente da un’altra galassia è ancora un mistero per noi – e siamo completamente alla loro mercé.

Timida e innocente, Mia Stalis è una studentessa universitaria di New York, che ha condotto una vita normale. Come la maggior parte delle persone, non ha mai interagito con gli invasori – finché un fatidico giorno nel parco non cambia tutto. Avendo attirato l’attenzione di Korum, ora deve fare i conti con un Krinar potente e pericolosamente seducente che vuole possederla e non si fermerà davanti a niente pur di farla sua.

Fino a che punto ti spingeresti per riconquistare la libertà? Quanto sacrificheresti per aiutare la tua gente? Che scelta farai, quando inizierai a innamorarti del tuo nemico?

Orgoglio & Pregiudizio, e dire che ‘mamma Jane’ mi aveva preparata sin dall’infanzia, eppure…

Il romanzo di cui vi parlo oggi è di un’autrice che conoscevo già e che, francamente, non avevo molto apprezzato. Ho provato una certa apprensione nell’approcciarmi a questo scritto, pur sapendo che si trattava di una serie completamente nuova e anche di un genere differente. Infatti, mi aspettavo che spuntassero fuori, da un momento all’altro, violenze, stupri, rapimenti e scene cruenti, descritte sino al limite della legalità, sui tanti modi in cui un delinquente multimilionario possa impossessarsi di una giovane donna e farla sua. Disapprovo questa tendenza, non è una dichiarazione nuova per me, e ci tengo a ribadire che, qualsiasi siano i tormentati vissuti infantili di una persona, la violenza e lo stupro sono e restano atti criminali. Disapprovo il fatto che si scelga di inserirli nei romanzi a portata di tutti, magari dando visibilità anche al fenomeno, altrettanto disgraziato, della malavita,  che resta anch’esso uno stile di vita perseguibile per legge e non dovrebbe essere messo su un piedistallo. Non me la prendo solo con Anna, ma con tutti gli autori che scelgono di romanzare vicende drammatiche, che cambiano per sempre la vita delle vittime e sono oggettivamente eventi nefasti, molto più dolorosi da vivere che da leggere. Spesso le vittime non si riprendono, a volte restano segnate per sempre, altre scelgono di non vivere più: dov’è il romance in tutto ciò?

Fatta questa doverosa premessa, torno umilmente alla mia recensione, che inizia appositamente con il titolo di uno dei miei romanzi preferiti: “Orgoglio e Pregiudizio”. Per ricordarmi che anche il pregiudizio è errato: pone il soggetto in una posizione di analisi del contesto già deviata dai pensieri pregressi, e non va bene. E allora cosa fare? Io ho letto tutto il libro, come ho detto, aspettandomi a ogni virgola l’avvento della violenza sadica e immorale. Poi l’ho finito, così ho potuto capire il mio errore di giudizio, e l’ho ricominciato. Sì, l’ho ricominciato dall’inizio, così adesso posso garantirvi una recensione più obiettiva e dare alla Zaires, e ai suoi Krinar, il giusto spazio di riflessione. Godetevelo, il lavoro è stato doppio, forse, ma in certi casi vale la pena tornare sui propri passi e vedere le cose da altri punti di vista. Questa serie, contrariamente alle mie aspettative, è interessante e se non le concedo il punteggio pieno, sappiate sin da ora, è solo perché si tratta del primo libro della serie e voglio vedere come si evolve.

Anna Zaires ha una scrittura incisiva, diretta e senza fronzoli; il suo stile permea tutto il romanzo e ne definisce i tratti al punto che potrebbe anche non firmarlo e sono certa che si potrebbe riconoscerla comunque. Tende a utilizzare termini molto forti, soprattutto nelle scene di sesso, cosa che non ammiro particolarmente, e in questo primo romanzo ho notato diversi errori, minori che non alterano il senso delle frasi, ma che si notano e temo siano da imputare alla traduzione… peccato. Doveroso ammettere che lo stile della Zaires così fluente, diretto, pregno di momenti di tensione, angoscia, disperazione, passione e amore, rendono molto facile la lettura, perché si entra nel meccanismo mentale di voler voltare pagina e vedere come si conclude questa o l’altra situazione e ci si ritrova, quasi senza accorgersene, con il cuore in gola e il libro finito.

“Relazioni intime” è il primo libro della serie “Le Cronache Dei Krinar”; poco tempo fa è uscito: “La prigioniera dei Krinar”, con Emily e Zaron come protagonisti, con un’ambientazione differente e collocata temporalmente prima dell’invasione. Ma è con “Relazioni intime” che inizia ufficialmente la serie, di cui il secondo titolo è già in pre-ordine, e uscirà il 15 maggio 2018 con il titolo: “Ossessioni intime”.

In questo libro troviamo la storia tra la timida e bellissima Mia, studentessa ventenne che vive a New York, dove frequenta l’università per laurearsi in psicologia, e Korum, l’imponente e carismatico Krinar. La vicenda è narrata dal punto di vista di Mia ed è ambientata cinque anni dopo il K-Day, ovvero l’invasione aliena che ha stravolto il mondo così come lo conosciamo noi. Ma una volta completata l’invasione, con relative vittime di guerra, il mondo ne è uscito anche migliorato e qui si nota una particolare dichiarazione ambientalista dell’autrice, che elenca le molteplici criticità del mondo odierno, dall’inquinamento all’alimentazione scorretta, cosa che non ho potuto che ammirare. I Krinar, scopriremo, hanno in qualche maniera manipolato la vita sulla Terra sin dall’alba dei tempi e solo recentemente hanno deciso di stabilirvisi in via definitiva. Essi prevedono la fine, molto lontana nel tempo, del loro pianeta d’origine ed essendo molto più evoluti di noi, hanno creato nuove tecnologie per viaggiare oltre il tempo, alla velocità della luce e giungere fino a noi. La loro è un’occupazione a tutti gli effetti ma, K-Day a parte, questi alieni si sono stabiliti in zone precise del pianeta e convivono con la popolazione senza minacciarla. Ovviamente non è tutto qui, c’è ben altro, come le motivazioni intrinseche alla loro permanenza, oppure i legami che stringono con i vari governi. Su quest’ultimi, fondamentalmente, hanno il dominio, così da poter ottenere una sorta di apparente convivenza pacifica o l’opposizione alla loro invasione. Ma penso sia corretto lasciare a voi il piacere di leggere ed esplorare questo nuovo mondo, con gli alieni che lo popolano, quindi non dirò altro in merito: vi rovinerei l’attesa e la rivelazione.

Torniamo invece ai nostri protagonisti: Mia convive con un’amica in un appartamento e vive la vita di una qualunque studentessa, basse spese, tanto studio e, nel suo caso, anche pochissime interazioni con l’altro sesso. È molto bella, esile, con la pelle chiarissima, gli occhi blu e i capelli ricci scurissimi, ma trascura molto il suo abbigliamento, più interessata alla comodità che all’apparenza. La sua famiglia vive in Florida e hanno con lei un legame molto stretto, pur non essendo ricchi, si amano molto e sono davvero uniti. Per Mia completare gli studi, e realizzare il suo sogno, è anche un modo di manifestare gratitudine verso gli sforzi dei suoi genitori. La ragazza inoltre è molto determinata, ha un progetto di vita che vuole perseguire a ogni costo, che le dà la grinta per affrontare la Grande Mela e gli studi impegnativi del terzo anno, ma soprattutto: non vuole avere nulla a che fare con i Krinar.

Incontra Korum per puro caso, ma da quel momento la sua vita non sarà mai più la stessa.

Lui è un Krinar: potente e bellissimo, dotato di un corpo statuario e scolpito, colorito bronzeo, scuro di capelli, ha degli occhi magnetici che cambiano colore quando le emozioni lo sopraffanno.

Appena vede Mia ne resta incantato e desidera immediatamente averla. La sua tenacia gli farà raggiungere la sospirata meta, ma per la ragazza, che convive con il timore di questo popolo sconosciuto e di tutte le dicerie sulle loro preferenze in molti campi, non sarà semplice accettare quella che, oggettivamente, appare solo la corte paziente e tenace dell’alieno. Anche la sua compagna di camera ne è intimorita. In questa New York futuristica, i Krinar dominano, ma sono temuti, ed è una vergogna accompagnarsi a loro: nessuna persona ‘per bene’ lo farebbe. Eppure Mia si sente inspiegabilmente attratta da Korum e si lascia avvicinare, seppur incerta e combattuta. Impagabile la dichiarazione di lui in risposta ai suoi timori:

«Perché stai facendo tutto questo?» Agitò la mano, indicando la limousine e tutto quello che aveva fatto finora.

La fissò, con lo sguardo quasi ipnotizzante per l’intensità. «Perché voglio scoparti, Mia. È questo che avevi paura di sentirti dire? È per questo che sembri sempre così spaventata?» Senza concederle la possibilità di riprendere fiato, continuò con lo stesso tono derisorio. «Beh, è vero. Le cose stanno così. Non so perché, ma hai attirato la mia attenzione ieri, seduta lì su quella panchina con i capelli ricci e gli occhioni azzurri, così terrorizzata quando ho incrociato il tuo sguardo. Non sei affatto il mio tipo. Di solito non mi piacciono le ragazzine spaventate, soprattutto quelle umane, ma tu» allungò la mano destra per accarezzarle delicatamente la guancia, «mi hai fatto venir voglia di spogliarti proprio lì in mezzo a quel parco, per vedere cosa si nascondesse sotto quei brutti abiti…

Ma non sono uno stupratore. E questo è esattamente quello che sarebbe ora, uno stupro, perché sei così spaventata da me e dalla tua sessualità.» Avvicinandosi, mormorò dolcemente: «So che mi vuoi, Mia. Vedo l’eccitazione sulle tue graziose guance rosse, e la sento dal profumo della tua biancheria intima. So che i tuoi piccoli capezzoli sono duri adesso, e che sei bagnata mentre parliamo, con il corpo che si lubrifica nell’attesa della mia penetrazione. Se ti prendessi in questo momento, ti piacerebbe, dopo aver superato la paura e il dolore per la perdita della verginità, sì, so anche questo, ma aspetterò che ti abitui all’idea di essere mia. Non farmi aspettare troppo però, mi è rimasta poca pazienza.»

In realtà quest’uomo di pazienza ne ha tanta e dimostrerà di averne ancora al momento opportuno. Ogni suo gesto, decisione o silenzio nei riguardi di Mia trasmettono il bisogno di proteggerla, viziarla, renderla felice. Certo, chiaramente è un personaggio della Zaires, ed è un alieno di duemila anni, giorno più, giorno meno, quindi è possessivo con lei ma anche teneramente geloso. Cucina per lei piatti deliziosi nella sua casa newyorkese, che ha arredato ‘alla maniera degli umani’, perché è curioso e vuole capirli meglio.

Tutto ciò dovrebbe portare a una presa di coscienza da parte della giovane umana dell’immensità dei sentimenti che il Krinar prova per lei. E leggendo mi sono chiesta più volte che dubbi potesse avere, Korum è fantastico: micidiale e potente, ma anche tenerissimo e affidabile. Invece l’inceppo c’è, ed è grande, sarebbe stato troppo facile altrimenti, non trovate? Ora, non vi svelerò come e perché, ma i sospetti e i timori di Mia nei confronti di Korum, per il quale comunque inizia a provare un certo trasporto, vengono fomentati da John e da altri membri di un gruppo di rivoluzionari che, oltre a mettere Korum in cattiva luce con Mia, chiedono a quest’ultima il sacrificio estremo in nome della grande liberazione. E allora chi mente e chi no? Chi è davvero Korum? E Mia? Come farà a gestire i suoi sentimenti sempre più forti per Korum, se nel contempo è combattuta tra altre scelte pericolose e potenzialmente determinanti per il loro futuro?

Non ve lo svelo perché sono passi del romanzo che dovete godervi, come ho fatto io. Sappiate solo che la Zaires non ha perso un colpo, non troverete nessun inceppo nella sua complessa trama fatta di gerarchie, popoli, invasioni e amore. Mi è piaciuto moltissimo il legame tra Mia e Korum, a volte ho pensato che riuscissimo a comprenderlo solo io e lui, ma questo perché, a mio parere, l’autrice vuole evidenziare il divario d’età e, soprattutto, maturità tra i due amanti, oltre alle comprensibili differenze culturali.

«Mia» disse piano. «Sei importante per me, ok? Voglio che tu sia felice con me, e farò il possibile per far sì che sia così.»

Ogni sua parola sembrava trafiggerla con un coltello, finché non riuscì più a trattenersi. Seppellendo il viso nel cuscino, si allontanò da lui e scoppiò a piangere, con tutto il corpo scosso dalla potenza dei singhiozzi.

«Mia?» La sua voce sembrò incerta per la prima volta da quando l’aveva conosciuto. «Che cosa… Perché piangi?»

Pianse ancora di più. Non poteva dirgli la verità, e il senso di colpa era come l’acido nel petto, che la consumava dall’interno.

Toccandole la schiena, la accarezzò con fare rilassante, mormorandole parole di affetto. Vedendo che non sembravano aiutare, la tirò tra le sue braccia, lasciando che seppellisse il viso nella cavità del suo collo, lasciandola piangere mentre le accarezzava i capelli.

Così, Mia pianse. Pianse per se stessa, per lui e per la relazione che non avrebbe mai potuto esistere…”

Chiaramente la storia si interrompe e ci lascia in sospeso, vedremo se il seguito sarà all’altezza di questo primo libro: io lo leggerò senz’altro.

Questa coppia mi è piaciuta, Korum mi è piaciuto. Lui, con tutte le sue contraddizioni e le false credenze, resta un uomo solido che ama Mia, secondo me, molto più di quanto sia emerso sino a ora. Vedremo se ho ragione o meno, e se l’evoluzione di Mia, la comprensione dei suoi sentimenti e le sfide che, nonostante i timori e i tormenti interiori, sceglierà di portare a termine, la renderanno più consapevole e interessante.

Questa storia è un caleidoscopio di misteri, suspense, sesso sfrenato e amore in uno scenario futuristico interessante e ben delineato.

Bene, molto bene.

 

Kiki

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