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Recensione in Anteprima: “Nadir” di Paola Gianinetto (Principi Azzurro Sangue Saga #5)+Intervista all’autrice

 

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Nadir Azrel Ikdayen è un distillato di odio e vendetta. Vampiro membro del Consiglio degli Antichi, è un killer freddo e spietato che da secoli dispensa morte in silenzio, un’ombra tra le ombre dell’effimera esistenza umana. L’unica donna con cui danza è la signora con la falce; le uniche emozioni che conosce sono il desiderio e il possesso, perché nella sua oscura esistenza non c’è posto per l’amore. Quando incontra Rayane, ballerina brasiliana che si esibisce in un locale di striptease, Nadir rivede in lei la bambina che secoli prima aveva perso la vita per causa sua, la piccola umana che aveva restituito un cuore al Capitano Nero per poi portarglielo via morendo. Quella per cui aveva giurato di essere un dio. La passione per la vita di Rayane, il suo coraggio e la sua determinazione non hanno alcuna speranza di far breccia nell’animo di un essere votato alla violenza, capace soltanto di annientare, dominare, sottomettere. A meno che il potere dell’amore, così grande da spingerla all’estremo sacrificio, non sia abbastanza forte da regalare un nuovo cuore a chi ha perduto il suo per sempre.

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Signore e signori, ecco a voi – finalmente – il quinto protagonista della serie “Principi Azzurro Sangue” della Gianinetto. Molti di noi lo stavano aspettando e io ho avuto l’innegabile piacere di leggerlo in anteprima.

Vi lascio qualche secondo per gioire dell’imminente uscita e per provare la giusta invidia nei confronti della sottoscritta.

Fatto?

Bene, procediamo.

Nadir - Paola Gianinetto - principi azzurro sangue - 1Innanzitutto, partiamo con la trama. Alla fine del precedente libro abbiamo lasciato una situazione spinosa: gli esseri più potenti del mondo, gli indiscussi signori dei vampiri, nonché membri del Consiglio degli Antichi, sono sotto la minaccia di un nemico misterioso e pericoloso, che ha realizzato un’arma in grado di metterli in svantaggio. Per la prima volta nella loro storia, qualcuno osa sfidarli e, come è immaginabile, questo fatto non li rende per niente felici, anzi. Al fine di capire chi hanno di fronte, Nadir, il gigante di colore che abbiamo apprezzato negli altri libri, si espone in prima persona per tentare di arrivare al colpevole.

Tuttavia, la sua missione è “disturbata” dal dover tenere fede a un’antica promessa che lo obbliga a proteggere e prendersi cura di Rayane, una danzatrice/spogliarellista che, per ragioni che non posso rivelarvi, è legata indissolubilmente a Nadir.

«Tu sei un dio?»

La vocina era così sottile che avrebbe potuto essere scambiata per uno dei gemiti emessi dal vento che sfiorava le vele come le mani di un amante. Ma lui la sentì e finalmente aprì gli occhi. La luce della luna era ancora più abbagliante.

«No» rispose senza curarsi di rendere la sua voce meno profonda, meno roca. Meno terrificante. «Non lo sono.»

«Peccato.»

Solo a quel punto, il gigante voltò la testa e inquadrò il mucchietto d’ossa arrampicato accanto a lui sul cassero. Dagli stracci consunti spuntavano due occhi grandi e scuri, che lo fissavano con un misto di paura, soggezione e caparbia speranza. Da un piccolo rigonfiamento sulla schiena della creatura proveniva il battito del secondo cuore, altro odore di sporcizia e innocenza. Ma questa volta nessuna paura.

«Era questo che facevi ogni notte?» chiese l’uomo, abbassando le palpebre per combattere la luna. «Pregavi me?»

Attratto dalla giovane umana, il principe dovrà fare i conti con un doloroso passato, con un insospettabile presente e con un inevitabile futuro.

In parallelo, in questo libro continua la liason tra Penelope, la dottoressa vampira che abbiamo già incontrato più volte, e Xavier, il mercenario appartenente alla misteriosa Fratellanza di Aracne. Tra i due continua lo strano rapporto fatto di attrazione, sfida e sesso che sono sicura saprà darci molte soddisfazioni.

Nel libro ritroviamo tutti, o quasi, gli amati protagonisti dei precedenti volumi che, in un intrico sempre più fitto, faranno da cornice a questa nuova, bellissima storia d’amore.

Arriviamo ai protagonisti.

Nadir è oramai completamente indifferente a ciò che gli capita attorno. Trascina la sua vita nei secoli e trae le sue uniche soddisfazioni dall’amicizia con Gabriel, altro Antico, e dalle azioni che porta a termine per riscattare vecchi sbagli del suo passato.

Non si aspetta più niente Nadir, per questo resta spiazzato e impreparato di fronte alle emozioni che la bellissima Rayane riesce a suscitare in lui. Rabbia, certo, ma anche qualcosa che non riesce, o non vuole, identificare. Ce la mette tutta Nadir per allontanare da sé Rayane, ma, persino quelli che si credono dèi, devono sottostare ai fili che le Parche hanno intrecciato per loro.

«Di’ qualcosa, per favore» mormorò, senza lasciare i suoi occhi, temendo che se avesse spezzato quel legame lui le sarebbe balzato addosso come il predatore che era. «Stai per minacciare di farmi delle cose orribili, giusto?» si azzardò a chiedere, a voce bassissima.

Lui non ebbe alcuna reazione, ma se possibile gli occhi divennero ancora più neri e disumani. Rayane fece un altro passo indietro.

«Stai per farmi delle cose orribili?» sussurrò spaventata.

Lui si mosse rapido e in due ampie falcate le fu addosso. Rayane crollò in ginocchio, nascose la faccia tra le gambe e alzò le braccia per proteggersi la testa, certa che lui l’avrebbe colpita. Passarono alcuni secondi, scanditi dal ritmo impazzito del suo cuore, poi sentì le grandi mani di Nadir infilarsi sotto le sue braccia e sollevarla da terra finché i loro occhi furono alla stessa altezza.

«Non hai ancora capito, vero?» le chiese con voce roca, sofferente, come se parlare gli costasse fatica.

Nadir - Paola Gianinetto - principi azzurro sangue - 2Rayane, dal canto suo, è una giovane donna oramai disillusa che conduce una vita non facile. La sua unica famiglia è composta dalla sua migliore amica Karina e dal di lei figlio Miguel. Proprio per il bene di questo bimbo, Rayane è costretta a prendere delle decisioni che la metteranno in pericolo e la esporranno alla minaccia dei nemici di colui che ha giurato di tenerla al sicuro. Quando incontra Nadir, lei crede di poterlo manipolare come fa con tutti gli uomini, ma capisce ben presto che cosa lui sia in realtà e quanto sia pericoloso. Ma Rayane è una donna combattiva e, pur nei limiti della sua umanità, riesce a raggiungere Nadir, tentando di riportarlo indietro da quella dimensione di oscurità nella quale è da tempo caduto.

Nadir gli voltò le spalle con noncuranza e si girò verso il letto, passando in rassegna ogni centimetro di lei. Rayane indietreggiò contro la testiera e si fece piccola sotto quello sguardo di un’intensità sconvolgente. Negli occhi di lui, però, non c’era alcun desiderio carnale: la stava semplicemente sottoponendo a un esame, a una specie di inventario, come se si aspettasse di scoprire che le mancava un braccio, o qualche dito.

Quando fu soddisfatto, si avvicinò al letto e prima che Rayane potesse anche solo pensare di fuggire la sollevò e la strinse a sé. Di nuovo, non c’era nulla di sessuale nell’abbraccio da orso in cui la stava stritolando: era un gesto istintivo, quasi disperato, con il quale Nadir sembrava volersi confondere con lei.

«Puoi picchiarmi quanto vuoi» mormorò tra i suoi capelli, «puoi urlarmi contro, insultarmi, pregarmi fino a perdere la voce, ma finché questa storia non sarà finita non lascerò più che ti allontani da me.»

Da qui si dipana un lento cambiamento nei due personaggi che li porterà dove nessuno dei due credeva di arrivare mai.

Ultima nota, doverosa. In questo libro viene presentato un nuovo personaggio, qualcuno che non avevamo mai visto e che fa un’entrata molto teatrale. Il suo nome è Freyr ed è anche l’unica cosa che vi dirò su di lui perché sono notoriamente sadica.

La scrittura della Gianinetto ti trasporta di nuovo in un mondo di uomini potenti e donne forti, in un testo che affronta moltissime tematiche, pur all’interno della narrativa magica del fantasy. L’amore, l’amicizia, l’onore, la famiglia e gli affetti che, infine, sono la cosa che conta di più contro qualunque avversità.

La scrittura è come sempre ricercata ed evocativa, le ambientazioni sono descritte in modo da portarti direttamente al centro della storia, in una trama che si dipana in numerosi colpi di scena.

La Gianinetto è una certezza. In un panorama che si impoverisce sempre di più di nuove penne (o dovrei dire, oramai, tastiere), autrici professionali e colte come lei sono una rarità.

Consigliato senza remora alcuna.

Fiamme-Sensualità-Medio NUOVA

Recensione a cura di:

LadyOwl

Editing a cura di:

Aléthéia

Scritte-Nuove-sito intervista esclusiva

Ciao Paola, grazie per averci concesso del tempo.

Accomodiamoci nel salotto virtuale di RFS e diamo il via alla nostra chiacchierata.

Ciao a tutti e grazie per avermi invitata! È come passare a trovare un vecchio amico: con voi mi sento a casa.

Parliamo un po’ della tua serie “Principi Azzurro Sangue”: come è nata? Chi ti ha ispirato? Quale dei tuoi aitanti “Principi” è il tuo preferito e perché?

Quando ho cominciato a scrivere, i vampiri erano già nella mia testa e nel mio cuore. Mi affascinano da sempre, da molto prima che dal mondo dell’orrore sbarcassero in quello del romance. Poi è arrivato Twilight, i vampiri hanno cominciato a far battere i cuori per amore, oltre che per la paura, e io mi sono resa conto che quella era la mia strada: raccontare di esseri immortali, bellissimi e spaventosamente potenti, che vanno contro la loro stessa natura scegliendo di amare e proteggere le loro vittime, anche da se stessi. Il mio primo libro è stato “Qui per te”, un romance contemporaneo, ma già mentre lo scrivevo pensavo a Kyler, il primo romanzo dei “Principi Azzurro Sangue”: la storia era dentro di me, pretendeva che la raccontassi.

Dirti quale sia il mio Principe preferito è impossibile e non solo perché, da brava mamma, amo nello stesso modo tutte le mie creature. Non posso scegliere perché, anche se sono molto diversi tra loro, io li percepisco come un unico uomo: l’uomo perfetto per me, quello che vive nei miei sogni.

Come mai “Azzurro Sangue”?

Il titolo della serie mi è venuto in mente mentre ero a mollo in una piscina termale e pensavo al mondo che stavo iniziando a creare. Sono passati più di cinque anni, ma me lo ricordo come se fosse ieri. Cercavo qualcosa di incisivo ed efficace, che contenesse entrambe le nature dei miei protagonisti: quella oscura e crudele e quella capace di amare per sempre. Poi, la folgorazione: Principi Azzurri di colore rosso sangue. Principi Azzurro Sangue. Il problema si porrà quando deciderò di tradurre la serie per il mercato estero, perché il giochino semantico che unisce i due concetti regge solo in italiano… ma è una questione che affronterò quando sarà il momento 

La scena (non necessariamente di questa serie) che ti ha fatto più penare per scriverla?

In generale, la parte che fatico di più a scrivere è la sottotrama “suspense”, che come è giusto che sia si sta complicando sempre di più. Bisogna stare attenti a ogni particolare, suggerire gli indizi al momento giusto, incuriosire senza svelare troppo. E, naturalmente, non smentire qualcosa che è stato detto in passato… vi garantisco che, quando arrivi al quinto libro, non è affatto semplice.

Per quanto riguarda, invece, l’interazione tra i protagonisti, la più difficile è stata quella tra Liam e Beth. Un po’ in tutto il romanzo, ma in particolare nella scena in cima alla torre quando lui, ossessionato dal proprio passato, la punisce per averlo profanato. Non è stato facile rimanere in bilico sulla linea sottile che separa la crudeltà da cui ci si può redimere da quella senza speranza: non scivolare dall’altra parte è una cosa che considero molto importante e alla fine credo di avercela fatta.

La scena (non necessariamente di questa serie) che ami di più?

Ogni libro contiene una scena che amo particolarmente, in realtà più d’una. Quelle scene magiche che mi escono dalla penna (anzi, dalla tastiera) talmente fluide e perfette che dopo non devo cambiare neanche una virgola. Ma se proprio devo, scelgo la prima volta che Kyler e Nia fanno l’amore. Ogni volta che rileggo quella scena rivivo l’emozione che ho provato nel raccontare l’incontro di un’umana con un immortale, la profonda unione di corpi, cuori e anime. La cosa più bella in quella scena è che, per quanto Nia all’inizio sia spaventata, alla fine è Kyler ad avere paura. Tra i due, lei diventa la più forte.

Le tue protagoniste sono tutte donne molto diverse tra loro, che cosa le accomuna secondo te?

La maggior parte delle mie protagoniste, anche se non tutte, hanno in comune un segreto che si svelerà nell’ultima parte del primo libro. Non anticipo nulla per chi non ha ancora letto la serie ma, pur essendo umane, sono donne molto speciali che vivono tra due realtà, incapaci di realizzare se stesse in un’esistenza che non sentono come interamente loro. Affacciarsi al mondo degli immortali le costringe ad affrontare l’orrore, ma è anche, in qualche modo, il raggiungimento di quello che stavano inconsapevolmente cercando.

Credo che quello che davvero le accomuna siano il coraggio e la convinzione che l’amore sia più forte di tutto. Tanto da renderle abbastanza forti e ostinate da rischiare la propria vita per donare la pace a delle anime dannate e conquistare il loro personale, eterno lieto fine.

Cosa legge Paola Gianinetto quando non scrive? Hai uno scrittore o una scrittrice che ami particolarmente?

A differenza di quanto mi succedeva “prima”, da quando scrivo, riservo una considerevole parte del tempo dedicato alla lettura a romanzi di genere: romance e paranormal romance. Il tempo è quello che è, e credo che sia fondamentale per una scrittrice conoscere a fondo il panorama all’interno del quale si situano i suoi romanzi. In più, devo dire che ho scoperto un intero mondo che prima avevo soltanto sfiorato, un mondo che mi ha conquistata. Penso che all’interno del genere ci siano alcune ottime scrittrici, italiane e straniere, ma quelle di cui attendo con ansia ogni uscita, e che ogni singola volta riescono a travolgermi come se avessi quindici anni e a farmi tornare a credere nelle favole, sono sostanzialmente due: J.R. Ward e Marion Seals.

Tu sei edita da una casa editrice, la Emma Books, ti butteresti mai nel self-publishing, fenomeno che sta crescendo a vista d’occhio? E cosa ne pensi di questo fenomeno?

Come non mi stancherò mai di ripetere, sono pienamente soddisfatta del rapporto con la mia casa editrice. E mi considero molto fortunata per questo, perché il confronto con le mie colleghe mi ha purtroppo insegnato che non è un sentimento così diffuso. Emma Books, a mio parere, è una piccola realtà di eccellenza, destinata a crescere sempre di più, una specie di isola felice in un panorama editoriale spesso deludente per noi scrittori. Detto ciò, non escludo affatto di tentare in futuro la parallela strada del self-publishing. E ribadisco, non perché la mia casa editrice non mi dia quello che voglio, ma perché ritengo che variare faccia parte della natura dell’essere umano e contenga in sé possibilità che altrimenti non sarebbe possibile sfruttare. Negli Stati Uniti il fenomeno dell’autore “ibrido” è una realtà da un sacco di tempo, molti autori – e soprattutto molte autrici, proprio di romance – pubblicano regolarmente in self parallelamente alle loro collaborazioni con grandi case editrici. Noi arriviamo con un po’ di ritardo, ma sempre più autori, anche in Italia, scelgono di autopubblicarsi.

Il self-publishing è una grande opportunità. Come è logico, insieme a una lunga serie di pregi ha anche dei difetti. Per esempio l’enorme disponibilità di titoli, che costringono i lettori a stare particolarmente attenti per non imbattersi in prodotti di bassa qualità e gli autori ad affrontare una sterminata concorrenza, al punto che a volte i gioielli finiscono soffocati dal ciarpame. Ma è anche vero che, in passato, quegli stessi gioielli magari non sarebbero nemmeno stati pubblicati.

Riassumendo, il mondo del self mi incuriosisce molto. Provare cosa significhi essere responsabile del proprio libro dall’inizio alla fine, dall’idea alla scrittura, dall’editing alla cover, dalla pubblicazione alla promozione, è un’esperienza che mi tenta parecchio ed è possibile che in futuro decida di buttarmici. Ma se e quando accadrà, sarà in parallelo alla mia collaborazione con Emma Books e in totale accordo con essa.

Sei scrittrice a tempo pieno o hai un’altra professione?

Magari. La prima, intendo. 

No, non sono scrittrice a tempo pieno, anche se mi piacerebbe tanto poter dedicare ogni momento alle mie storie. Devo dire, però, che il lavoro che faccio da vent’anni mi piace e mi dà parecchie soddisfazioni. Sono un’adattatrice-dialoghista e cioè traduco e adatto in italiano i dialoghi di prodotti televisivi stranieri quali serie e film tv, soap-opera e cartoni animati. “Adattare”, per chi non lo sapesse, significa riscrivere le battute del copione traducendole dalla lingua di provenienza a quella di destinazione, rispettando il labiale e le caratteristiche specifiche della lingua stessa. Insomma, per farla breve, fare in modo che quelli che voi vedete sullo schermo sembrino parlare italiano, quando in realtà si esprimono in un’altra lingua. Alla fine si tratta sempre di scrivere, anche se storie non mie, e il mio lavoro mi è stato molto utile quando ho iniziato la mia attività di autrice di romanzi. Specialmente per la mia radicata abitudine a scrivere dialoghi, che sono la bestia nera di moltissimi scrittori.

Da qui a 10 anni, cosa vorresti aver scritto?

Altri dieci libri della saga “Principi Azzurro Sangue”. 

A parte gli scherzi (ma non stavo scherzando), vorrei anche aver scritto un libro che parli d’amore al di fuori dei canoni del genere romance. Intendiamoci, non certo perché consideri un certo genere migliore o peggiore di un altro. Come ripeto sempre, per me esistono solo due tipi di libri: quelli scritti bene e quelli scritti male. E nemmeno perché senta l’esigenza di cambiare, anzi: scrivere quello che scrivo mi piace al punto che, mentre lo faccio, mi dimentico totalmente che esiste anche una realtà “reale” nella quale prima o poi dovrei tornare.

Si tratta più che altro di una sfida con me stessa, un po’ come se mi dicessi: “Allora, ne sei capace o no?”.

L’ultima volta che mi sono fatta questa domanda è stato circa sette anni fa, quando mi sono seduta al computer per iniziare a scrivere il mio primo libro: quella volta ho cominciato e non ho più smesso fino alla parola “fine”. Vedremo come andrà questa volta, se mai deciderò davvero di provarci.

Un genere che vorresti provare a scrivere, un genere che sai già che non scriverai mai. Perché sì e perché no?

I generi che vorrei provare a scrivere sono due: romance storico e giallo.

Il primo perché il passato è lo scenario migliore dove ambientare un certo tipo di storia che adoro leggere e raccontare. Quella “classica classica” nella quale lei è ingenua e innocente senza essere costretta a spiegare alla lettrice perché cavolo è vergine a vent’anni, nell’epoca dell’assoluta libertà sessuale, e lui è un maschio alfa superdominante, giustificato dai costumi del suo tempo, che non deve scontrarsi con la realtà moderna in cui i suddetti maschi sono praticamente estinti, o perlomeno altamente anacronistici.

Il secondo, il giallo, è molto più lontano da quello che scrivo al momento. Un’altra sfida con me stessa che prima o poi mi piacerebbe affrontare e, possibilmente, vincere.

Un genere che non scriverei mai e poi mai, neanche sotto tortura, è quello comico-grottesco. Perché proprio non posso sopportarlo.

Hai un libro nel cassetto?

Già scritto, intendi? Perché nel cassetto della mente ne ho almeno dieci. Ma ne ho anche uno salvato tra i file del pc, iniziato e non finito. Per ora posso solo dirti che appartiene a uno dei generi di cui ti ho parlato nella risposta precedente.

Qualche succulenta anticipazione per il futuro?

Nel sesto libro, Nia si sveglierà nella nicchia del Tiresia dopo l’aggressione subita da Richard e scoprirà che lui l’ha uccisa e che tutto il resto non è mai accaduto, come in una famosissima serie televisiva dello scorso decennio. Eheheh, scusate, non ho resistito.

Già in Nadir c’è una bella anticipazione, sotto forma di un nuovo personaggio che avrà in futuro un ruolo mooolto importante. Ma questo state per scoprirlo, quando arriverete alla fine del libro.

Per il resto, posso dirvi che il prossimo Principe sarà un vampiro che già conoscete e che molte di voi attendono da un po’. E poi… so cosa molte mi chiederanno: Xavier e Penelope. Per ora l’idea è di far continuare la loro storia all’interno dei romanzi, in parallelo a quella dei protagonisti, ma non è detto che non cambi idea e decida, in futuro, di dedicare loro un libro. Posso dirvi di sicuro che non sarà il sesto e neppure il settimo, perché quelli li ho già scritti in testa. E, se non dovesse succedere mai, consolatevi: almeno la loro storia non si esaurirà in un singolo romanzo, ma continuerà per molto più tempo .

Intervista a cura di:

Aléthéia

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