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Recensione: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un'erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c'è però Ead Duryan: non appartiene all'ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l'adepta di una società segreta e, grazie…

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voto di Angie Willard

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La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un’erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c’è però Ead Duryan: non appartiene all’ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l’adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell’Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

“Il priorato dell’albero delle arance” è un romanzo di Samantha Shannon, autrice inglese e giovanissima (28 anni) che ha già all’attivo una trilogia “La stagione della Falce”, di cui in Italia è stato pubblicato da Salani solo il primo volume “La Sognatrice errante”, e altri due romanzi inediti da noi, ma ottimamente recensiti all’estero.
“Il priorato dell’albero delle arance” è un libro che è stato definito sia “epic fantasy” sia “high fantasy”, ma che per quanto possa spaventare, lo ritengo leggibile anche da chi si avvicina a questo genere per la prima volta. Ciò che più potrebbe intimorire è la mole di pagine: circa 800. Infatti, nonostante non mi sia mai annoiata, durante la lettura ho avuto l’impressione che la storia fosse stata pensata come una duologia, o addirittura una trilogia con qualche aggiunta sul finale. In generale, tendo a preferire i volumi unici perché si riduce il “rischio” di non vedere la traduzione dei seguiti (purtroppo molte case editrici hanno poco rispetto del lettore), ma in questo caso per comodità e per rispettare i tempi giusti della storia, ovvero un cliffhanger a metà del libro, avrei preferito una duologia.
Per quanto riguarda la storia, è sicuramente ben costruita con un ottimo worldbulding a sostenerla: abbiamo contrapposti un Oriente che somiglia alla Cina Imperiale, un Occidente che ricorda molto la Spagna seicentesca e un Meridione che ha dei vaghi tratti della Persia e dell’Arabia dei Sultani.
Anche il tratto fantasy della storia attinge in qualche modo alle tradizioni antiche mitologiche di questi luoghi. Per esempio, la contrapposizione di acqua e fuoco con i draghi di tali elementi, ricorda il dualismo del taoismo e le leggende folkoristiche cinesi. Ancora gli alberi magici, da cui il titolo, che ritroviamo durante tutta la storia, fanno comunque parte della cultura presente in Cina. Anche il bigottismo religioso dei personaggi è in qualche modo un tratto preso in eredità dalla nostra realtà storica, dove l’estremismo del cattolicesimo spagnolo dei tempi dell’Inquisizione è tragicamente famoso. Per quanto riguarda il Meridione, ho più difficoltà a collocarne miti, leggende e anche tratti caratteristici, se non per la descrizione fisica dei personaggi. Probabilmente è il luogo dove l’autrice ha effettivamente messo più originalità e ha costruito la propria mitologia.
La narrazione si divide per luogo principalmente (Occidente, Oriente e Meridione) e per personaggi che abitano questi, per poi diventare corale durante la conclusione.
In alcuni momenti vi sembrerà quasi di star leggendo tre o quattro libri diversi, perché le vicende si svolgono contemporaneamente nel tempo, ma completamente separate nei luoghi e nei personaggi le une dalle altre. Nel finale troverete insieme tutti i protagonisti che dovranno sconfiggere il nemico comune: il Senza Nome, un immenso drago di fuoco che vuole distruggere il mondo.
I personaggi sono quasi tutti ben costruiti: tra i miei preferiti ci sono sicuramente Sabran, Tanè e Loth.
Sabran è la Regina di Inys, isola-regno dell’Occidente, che inizialmente avevo creduto un’antagonista ma che alla fine si è rivelato il personaggio più complesso e umano, pieno di sfaccettature: una donna su cui gravano folli aspettative, cresciuta in mezzo alla falsità dei suoi cortigiani.
Tanè, invece l’ho amata fin dalle prime pagine. Cavaliere dei draghi orientali, combatte da tutta la vita per il suo sogno senza mai sprecarsi. E farà di tutto perché possa avere onore e riscatto sociale. Sempre tra i miei preferiti c’è anche Lord Arteloth, Loth, uno dei personaggi maschili più potenti che ho letto negli ultimi tempi, non perché ha poteri magici ma perché è un uomo vero, rispettoso, paritario delle donne, gentile, coraggioso e che si dimostra uno dei più intelligenti nell’accettare la verità sulla propria religione.
Per quanto riguarda gli altri protagonisti, abbiamo Ead, spia del Priorato, mandata a proteggere la Regina Sabran. Lei non mi ha conquistato come avrebbe dovuto. È un personaggio indubbiamente forte, ma l’ho trovata a tratti stereotipata e forse “troppo” forte. Un personaggio che non mi è piaciuto è stato Niclays, il medico anatomista di mezz’età, che viene esiliato in Oriente da Sabran. L’ho trovato poco interessante, gestito male e arronzato in alcuni punti. Eppure poteva essere interessante anche per i tratti LGBTQ che permeano tutta la società di questo mondo.
Oltre questo personaggio che non ho apprezzato, ho trovato altre due pecche:
– l’inizio troppo lento, quasi 200 pagine per entrare nella storia, per cominciare a ricordare i personaggi, la mitologia e la cultura dei vari luoghi; sicuramente non aiutato dalla struttura stessa del romanzo, che rimbalza da un luogo all’altro a ogni capitolo.
– la fine troppo veloce rispetto al resto della storia. Troppo breve e troppo immediata. Avrei preferito qualcosa di più complesso vista la strada fatta per arrivarci.

In conclusione è sicuramente un buon fantasy, con una trama interessante, dei bei personaggi e scritto in modo chiaro e lineare, senza troppe arzigogolature che possono stancare su una mole di 800 pagine. Può essere un romanzo da leggere per avvicinarsi al genere se non vi spaventano le letture lunghe.
Plus da non sottovalutare? L’edizione meravigliosa che vi farà innamorare. Se vi ho incuriosito e deciderete di leggerlo prendete il cartaceo perché vale assolutamente tutti i soldi che spenderete.

 

ladykira

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