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Recensione “Hard love” di Nora Flite (The Body Rock Series #1)

Conoscere Drezden Halifax avrebbe dovuto essere un sogno. Ma nei sogni vivono i principi dall’aria dolce e i modi delicati, non degli orrendi mostri con le dita nodose e una voce così potente da farti attorcigliare lo stomaco. Diventare la chitarrista dei Four and a Half Headstones è ciò che ho sempre desiderato. Purtroppo, però, il cantante della band sta facendo tutto il possibile per distruggermi. Come se questo potesse aiutarlo a risolvere i suoi problemi.

Lola Cooper, maledizione. Accidenti a lei. Doveva essere la chitarrista perfetta, la persona in grado di salvare la band. Invece… Nessuno ha il diritto di farmi sentire in questo modo. Mi basta uno sguardo, il semplice profumo dei suoi capelli, per scatenare in me il desiderio di averla. Mi fa un effetto che non so controllare. Voglio solo sentirla gemere: di passione o di paura, a questo punto non fa differenza. Sono un mostro. E non mi importa.La mia passione per la musica, si è sempre sposata alla lettura, soprattutto in libri del genere che coniugano queste due splendide arti creative.

Il primo impatto con il libro è stato buono: una narrazione scorrevole, fluida, con un linguaggio morbido e descrittivo. Anche l’incontro con i personaggi mi ha ben disposta alla lettura, facendomi terminare il libro in poco tempo, lasciandomi però sensazioni a volte contrastanti.

La storia è ben strutturata: c’è la presentazione della band ‘I Four and a Half Headstones’, nome di evocazione rock con sfumature cupe e dark.

Il personaggio principale, Drezden, appare subito in tutto il suo impatto carismatico, seppur condito da un passato oscuro e da un carattere difficile. Già nel primo capitolo sprizza tutta la sua energia, affrontando un membro della sua stessa band, facendoci a pugni e cacciandolo a malo modo dal gruppo.

Ciò che emerge è un miscuglio di energia e durezza che ce lo rende affascinante e molto intrigante.

Gli altri componenti, Colt e Porter, sono simpatici e per nulla di contorno, visto le gag che riescono a produrre e la complicità, nonché il buonumore che riescono a riportare quando al nostro Drez sfugge il lume del controllo. Sembra che questo episodio possa far sfumare la tanto conquistata fama, ma Brenda, la loro manager, una rossa brillante e molto intraprendente, predispone subito un’audizione per trovare un sostituto.

E qui entra in campo Lola Cooper, chitarrista dotata di una splendida Stratocaster viola (e questo mi ha già conquistata!) che parte con una brillante esibizione, convincendo i nostri musicisti che sia quel talento che hanno sempre aspettato.

Ma ciò che colpisce molto, è la tramontana che investe il ‘caro’ Drez, mostro di egoismo ed edonismo, che sembra subito travolto dagli splendidi occhi azzurri della ragazza, nonché dal suo modo di suonare. Ciò che fa breccia in lui, creando un splendido feeling che lo manda letteralmente in paranoia, è la genuinità della ragazza, cosa a cui non è abituato.

Cazzo, quanto avrei voluto baciarla. Mi portai le dita alle labbra. Se non fosse comparso Porter, se non avessi avuto paura di farmi beccare, non penso che mi sarei fermato. Mi sarei arreso, avrei abbattuto il muro e dato un bel morso a Lola Cooper.

C’è da dire che rimane un attimo shockato quando scopre che è la sorella di un chitarrista che ha rifiutato tempo prima e di cui ricorda amaramente l’audizione.

Sean infatti ha avuto un alterco abbastanza plateale con il frontman, ma sembra superato visto che con la sua band, i ‘Barbed Fire’ apre ogni concerto della tournée del gruppo.

Aria elettrica, tensioni mozzafiato e scene intricate e molto hot di sesso tra la giovane promessa e Drez, che scopriamo essere stato la sua valvola di sfogo quando da adolescente ha subito episodi di bullismo. Devo dire che la struttura narrante è valida, gli intrecci fatti bene, ma ciò che mi lascia perplessa è l’intercalare (voluto o enfatizzato) dove alcuni epiteti, a volte scontati, a volte superflui, vengono a condire l’esposizione.

«Drezden!», sbottò Porter. «Che cazzo, amico. Datti una calmata, sai bene che ce la può fare».

«Io non so un cazzo». È una bugia. Ce la può fare benissimo se non canto rivolgendomi dritto alle sue cellule. La sto facendo inciampare deliberatamente. Cazzo cazzo cazzo. Ce l’ho così duro per questo. Mi chinai a raccogliere un’altra bottiglietta d’acqua, aggiustandomi di nascosto l’erezione. «Di nuovo, rifacciamola».

Non so se l’autrice sia convinta che ogni rocker che si rispetti debba ripetere parolacce a ogni intercalare, perché alcuni rafforzativi ci stanno bene, anzi, a volte danno un tocco di colore, ma introdurre tali epiteti ogni due righe, a volte fa perdere tono alla storia e la rende anche un po’ monotona.

Tolto questo, è un episodio autoconclusivo, con un bel finale e con tante spiegazioni su alcuni punti che hanno riempito un po’ di vuoti iniziali. Bello anche lo ‘spin off’ su Brenda, che è stata un po’ sacrificata durante il racconto, ma che ci viene rivalutata in tutto il suo splendore.

Insomma, un libro da leggere e continuare se vi piace il genere e se vi va di sognare sulle corde vocali di Drez e sui magnifici assoli di un grande talento musicale.

Buona lettura!

Kiki

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