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Recensione: “Godzilla: City on the edge of battle” (Gojira: Kessen Kidō Zōshoku Toshi)

Categoria: Film d’animazione

Episodi: Secondo di una Trilogia

Durata: 100 min

Registi: Kobun Shizuno e Hiroyuki Seshita

Sceneggiatura: Gen Urobuchi

Casa produzione: Toho con la collaborazione della Polygon Pictures

Genere: animazione, fantascienza, azione, drammatico

Trasmissione: 18 Maggio 2018 (Giappone), 18 Luglio 2018 (Italia)

Lingua: Giapponese, Italiano, Inglese

Diritti: Netflix

Risalendo dalle profondità del pianeta si erge “Godzilla”. Evolutosi per 20.000 anni, la creatura si erge per 300 metri in altezza, pesa oltre 100.000 tonnellate e possiede un potere così distruttivo che Haruo e la sua squadra non hanno altra scelta che cercare di scappare via per salvarsi la vita. In soccorso di Haruo, giunge Miana, membro di una tribù aborigena chiamata “Hotua”, dalle fattezze umanoidi. Potrebbero discendere dagli umani? Nel frattempo, il comandante della razza dei Bilusaludo, Galu-gu, è entusiasta di scoprire che le punte di freccia della tribù Hotua sono fatte di un nano-metallo, lo stesso con il quale era stato costruito il Mecha-Godzilla. Sarà ancora vivo dopo tutto questo tempo? Riusciranno a uccidere Godzilla o la razza umana sarà costretta a lasciare la Terra dopo la sconfitta?

Personaggi:

(essendo un secondo episodio, vado a presentare solo i personaggi che non erano presenti nel primo o che non avevano un ruolo dominante in esso, ma che hanno avuto maggior spazio in questo capitolo)

Maina e Miana

Gemelle del popolo degli Iotua, sembra siano un catalizzatore tra l’uovo del loro Dio e tutto il resto del popolo. Più di una volta salvano la vita al capitano Haruo e aiutano gli spaziali a trovare la città Mecha-Godzilla.

Mulu-Elu Galu-gu

Esponente dei Bilusaludo di maggior spicco, rappresenta il capo tra quelli che sono sulla Terra (probabilmente a causa del grado), spesso coinvolto nelle scelte e decisioni insieme ad Haruo, consiglia e si confronta col capitano nelle eventuali decisioni da prendere.

 

 

 

Martin Biologo dell’esercito

Unico scienziato sulla Terra, si prodiga per riuscire a capire l’evoluzione delle nuove specie animali e vegetali, oltre che comprendere meglio gli Iotua, è grazie alle notizie che riesce a scoprire, che riusciamo a comprendere meglio questo popolo.

È difficile fare la recensione di questo episodio, sia perché essendo un film di mezzo non solo mette tanta “carne” al fuoco, ma perché lascia più interrogativi che risposte.

Come il precedente capitolo, anche questo è rivolto più a un pubblico fan del merchandising, che a chi prende visione del mostro da novizio, e questo è possibile notarlo dai vari easter egg e riferimenti presenti durante tutto il film, che possono essere colti solo da un occhio consapevole di tutta la filmografia di Godzilla. Come riportato dalla stessa Toho (casa produttrice) questa trilogia è stata prodotta per non togliere dai riflettori Godzilla mentre si aspetta il secondo film live action in uscita nel 2019. A mio avviso non avrebbe senso snocciolare i riferimenti come un elenco telefonico perché non si capirebbe nulla, preferisco farli notare alla fine di quelle che sono le mie solite considerazioni filosofiche, sperando che questo non crei troppa confusione.

Partiamo quindi dalla conclusione del primo capitolo di questa saga.

Avevamo lasciato i nostri protagonisti disperati e sconvolti nello scoprire che il Godzilla ucciso, non era altro che un mostro in miniatura e che il vero “Kaiju” non solo era vivo e vegeto, ma anche molto più potente di come lo avevano lasciato abbandonando la Terra. L’attacco che il vero Godzilla sferra è micidiale e non lascia scampo, tanto che le truppe “spaziali” vengono disperse sulla superficie nel tentativo di scappare e forse ferite e uccise. Troviamo quindi Haruo che incosciente viene curato da una nativa.

Dalla conclusione del film potevamo prevedere che una parte del nuovo film riguardasse il popolo nativo; infatti così è stato. Sono loro i protagonisti della prima parte dell’episodio; questo popolo che si identifica con il nome Iotua, viene analizzato e studiato dallo Scienziato che ne è attratto, soprattutto dal punto di vista evolutivo sono un’incognita da scoprire. Dotati di fattezze umanoidi i nostri personaggi si interrogano se possono essere definiti tali secondo il normale standard umano ed evolutivo. Se fossero i nostri discendenti, l’umanità avrebbe subito un’involuzione per sottostare al regno assoluto di Godzilla, mentre se fossero una nuova razza, il loro livello tecnologico sarebbe molto limitato per il periodo storico passato comparato alla storia dell’umanità. La loro abilità comunicativa si basa sulle onde psichiche, che ognuno comprende nella sua lingua d’origine, sono molto intelligenti, riescono a sopportare l’atmosfera esterna e per loro il nano-metallo è veleno. La questione che pone più domande è il DNA. Possiedono il fattore mostro che permette loro di sopravvivere nell’atmosfera e che gli ha permesso di evolversi… dagli insetti.

A questo punto sorgono domande spontanee, l’evoluzione sarebbe veramente così ballerina? Degli insetti potrebbero veramente mutare così tanto da assumere forma umanoide? Tutto ricorda Terra Formars sebbene questi nativi non abbiamo indole sanguinaria verso gli uomini, come le blatte dell’opera. In ogni caso ho preferito lasciare i miei dubbi a tacere, conscia che sarei andata a dissertare su un’evoluzione di base fantascientifica o meglio sperando che nell’ultimo episodio della trilogia questo sia uno dei dubbi che vengono risolti, anche se con tutti i nodi da sbrigliare ho delle remore.

Tra la loro popolazione nativa, spiccano due gemelle, che sembrano fungere da tramite tra l’uovo che il Dio che venerano ha lasciato, e tutti gli altri; anche qui non vengono date informazioni aggiuntive su questo fantomatico uovo, tuttavia… è proprio qui che possiamo trovare il primo riferimento a un easter egg. L’uovo potrebbe appartenere a Mothra, un Kaiju che viene rappresentato come bruco o falena, e che viene tipicamente raffigurato come eroe in contrapposizione a Godzilla. Viene normalmente accompagnato da due minuscole figure umanoidi le Shobijin o Cosmos (fate gemelle) le quali lo possono invocare e comunicare con Mothra. Tutto ciò viene riferito sia nei film su Mothra che nel libro “Godzilla monster apocalypse”, che purtroppo per alcune parti è ancora inedito in inglese e che non solo tratta tutti gli avvenimenti precedenti a questa trilogia, ma che espone anche tutti i vari Kaiju tratti nella filmografia di Godzilla.

Può far riflettere l’accenno al “fattore mostro” presente non solo nei nativi, ma in tutto l’ecosistema del pianeta. Le piante e gli animali che lo presentavano si sono potute evolvere e prosperare sotto Godzilla, mentre quelle che non lo avevano, hanno mutato DNA per potersi assoggettare a lui, in pratica è come se la Terra e il suo Habitat abbiamo riconosciuto nel Kaiju il Dio a cui sottomettersi. Il pianeta è cambiato talmente tanto a livello biologico, che riportarlo indietro è impossibile. Quello che fa riflettere del film è che se confrontiamo in maniera teorica gli anni di esistenza dell’uomo sulla Terra e successivamente quelli di Godzilla, vediamo che più o meno sono gli stessi, solo con due evoluzioni differenti. L’uomo durante il suo regno ha assoggettato il pianeta a se stesso, ma esso non si è adattato molto a lui, anzi lo ha contrastato, fino a creare quelli che sono i mostri, che ci hanno messo in ginocchio, mentre durante il regno del Kaiju, il pianeta si è adattato a lui, in pratica ha preferito scegliere un mostro che poteva distruggere il pianeta e raderlo al suolo quasi istantaneamente, piuttosto che l’uomo. Questo è un grande spunto di riflessione, anche molto attuale se vogliamo.

Ma andiamo a parlare dell’altra razza che era presente sulla nave e che nel primo film non viene praticamente menzionata, tanto che nonostante le possibili incongruenze, non si nota neanche: i Bilosaludo. Purtroppo anche da questo secondo film non è che si capisca fino in fondo chi siano e da dove provengano, le informazioni sul loro conto sono date col contagocce e devi estrarle dal contesto. È una razza che si basa principalmente sulla logica, tanto che il loro Dio è il Calcolo Devatron, una specie di equazione matematica per intenderci. Sono coloro che hanno portato il nano-metallo sulla Terra per la creazione del Mecha-Godzilla, visto che lo avevano inventato nel loro mondo e che sono gli unici che riescono a controllarlo; quindi diciamocelo, la loro importanza non è che fosse così misera da dover scansare le presentazioni nel primo film, è vero che anche degli Elif non sappiamo praticamente nulla, ma almeno sono stati menzionati.

Voi direte, ma a noi che ci interessa di loro? Tanto, perché non solo, sono i protagonisti della seconda parte del film, ma grazie a loro possiamo dire che il tema trattato è l’umanità, non semplicemente nell’indicare l’uomo come figura, ma nell’identificare l’identità dell’uomo con tutti i sentimenti che ne derivano.

I Bilosaludo affidandosi alla pura logica vedono come passo successivo all’evoluzione l’inglobazione nel nano-metallo, una struttura viva dove una volta lasciato indietro il corpo effimero e materiale, la mente può godere in eterno della compagnia di tutti gli altri, racchiusi in una grande rete globale, in continuo sviluppo logico, senza dare spazio a emozioni, perdendo tutti i sentimenti ritenuti superflui e devianti, diventando asettici. Ma è proprio questo voler diventare “mostri logici” che li pone in contrasto con gli uomini. L’uomo ha bisogno dei sentimenti e della propria individualità per evolversi, ma anche per potersi confrontare con gli altri e superare le difficoltà, ha bisogno della sua umanità per sopravvivere e si rifiuta di perderla, anche se ciò potrebbe portarlo alla vittoria; preferisce percorrere un’altra strada, magari più difficile.

Grazie alla presenza dei Bilosaludo anche il nano-metallo e il Mecha-Godzilla diventano una parte importante in questa battaglia della guerra contro il re dei Kaiju. Il Mecha-Godzilla era stato formato interamente dal nano-metallo, una sostanza che si è fusa a livello molecolare con l’ambiente circostante e che negli ultimi 20000 anni ha continuato a evolversi creando una costruzione simile a una città che continua ancora a combattere contro le creature che presentano il fattore mostro; grazie a una parte ancora integra dei controlli i nostri protagonisti riescono a controllare la città e prepararsi per lo scontro.

Troviamo qui vari riferimenti a vecchie produzioni del franchising. È probabile che la città Mecha-Godzilla faccia riferimento alla città di Gunhed; Gunhed fu una storia base per un film di Godzilla che partecipò a una competizione della Toho, in questa sceneggiatura il Kaiju avrebbe dovuto combattere contro una città fortificata, tuttavia lo screen arrivò secondo a favore del più quotato Godzilla vs Biollante (film del 1989 e 17° della serie).

La città in realtà rimembrava lo stabilimento industriale nel film Godzilla vs Mecha-Godzilla del 1974 (14° della serie). Quindi come dire, alla fine hanno collegato tutto, forse per dare un tributo a tutti i vecchi film.

Ultimo, ma non meno importante riferimento cinematografico, lo possiamo trovare sul level up che Godzilla fa in questo film, aumentando la sua temperatura per sovvertire il sovraccarico elettrico, inizia a emettere una luce rosso-arancione come nel finale del film Godzilla vs Destroyer del 1995 (22° della serie).

Sul re dei Kaiju hanno lavorato molto bene in questo film, i primi piani che vengono fatti del mostro sono focalizzati sui suoi occhi, come a far vedere che è senziente e che prova emozioni, l’espressività che gli hanno dato è molto sconcertante. È inoltre possibile notare come ci sia l’effetto terremoto sullo schermo quando ruggisce Godzilla, come se volessero far rilevare l’enormità della potenza del suono che emette il mostro, cosa che altrimenti non sarebbe possibile solo con il normale rumore emesso dallo schermo.

Per quanto riguarda la caratterizzazione e l’individualità dei personaggi, purtroppo però non ci siamo. Rispetto alla trama e agli avvenimenti presentati, sembrano delle formiche che ballano intorno a un fuoco, tutti uguali e senza spessore, anche i protagonisti della storia non ne hanno, se escludiamo Haruo, la cui crescita si nota tra i due film, tutti gli altri sono sterili e stilizzati, probabilmente se non avessero quei minuti di presenza in più grazie ai dialoghi, potremmo tranquillamente dire che non ci sono protagonisti, il film viene portato avanti da una massa di individui e non ci importa molto quali, tanto renderebbe lo stesso.

La parte tecnica delle inquadrature e dei disegni invece c’è e personalmente mi continua a piacere, possiamo apprezzare lo sviluppo della Poligon, infatti rispetto al primo film, i personaggi e l’animazione in 3D sono resi meglio, si nota meno l’effetto robot quando la figura umana si muove, così come per le movenze dei Kaiju e delle parti robotiche. È una scelta azzeccatissima quella di proporre questi film su questo sviluppo tecnico e spero non smettano di migliorarsi.

L’unica pecca che ho trovato è la velocità del film, la prima parte risulta molto lenta, quasi noiosa nello sviluppo della trama, i dialoghi sono quasi dei monologhi, molto difficili dal punto di vista tecnico e veloci nell’esecuzione, se uno non ci sta dietro perde il filo e non comprende nulla, ma risulta quasi una costrizione. Sembra tu debba stare per forza concentrata sulla trama per capirci qualcosa e non è bello. D’altronde la seconda parte del film è molto veloce nella trama a discapito dei dialoghi, che diventano non meno tecnici, ma più corti e meno veloci, qui puoi tranquillamente goderti il film, se non fosse per la quantità di azioni che ci sono rifilate. Quindi insomma, potevano bilanciare meglio, anche perché sembra che la prima parte del film, escluda completamente la seconda e viceversa, ossia una volta trovata la città Mecha, degli indigeni e del pianeta zero, non sono più menzionati, come se fossero dimenticati.

Per non parlare delle molte spiegazioni da dare, che vengono lasciate al terzo e ultimo capitolo della saga, spero che facciamo un buon lavoro e che non lascino indietro nulla.

Ovviamente come nel primo capitolo, fermatevi a visionare gli ultimi 5 minuti che seguono i titoli di coda, sveleranno uno dei dubbi lasciati in sospeso a circa metà del film, e potrebbero aprire il terzo capitolo della saga.

Conclusione:

Che dire, questo film mi è piaciuto molto nell’insieme, e nonostante sia un film di mezzo ritengo sia un ottimo film. Aveva il compito di preparare allo scontro finale, cosa che ha fatto in maniera egregia, spero quindi che l’ultimo capitolo non deluda, ma che anzi tutta la carne messa al fuoco abbia un riscontro. Ma per questo bisogna aspettarne l’uscita e non vedo l’ora. Per ora la saga mi sta lasciando un feedback molto positivo, sta riuscendo molto bene, spero che non mi deluda con il finale.

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Categoria: Film d’animazione Episodi: Secondo di una Trilogia Durata: 100 min Registi: Kobun Shizuno e Hiroyuki Seshita Sceneggiatura: Gen Urobuchi Casa produzione: Toho con la collaborazione della Polygon Pictures Genere: animazione, fantascienza, azione, drammatico Trasmissione: 18 Maggio 2018 (Giappone), 18 Luglio 2018 (Italia) Lingua: Giapponese, Italiano, Inglese Diritti: Netflix Risalendo dalle profondità del pianeta si erge “Godzilla”. Evolutosi per 20.000 anni, la creatura si erge per 300 metri in altezza, pesa oltre 100.000 tonnellate e possiede un potere così distruttivo che Haruo e la sua squadra non hanno altra scelta che cercare di scappare via per salvarsi la vita. In…

Score

Voto Raechel 4

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Romanticamente Fantasy

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