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Recensione: Gioco, creo e imparo di Valeria Santi

Quante volte abbiamo pensato, con una certa preoccupazione, che i nostri figli hanno troppi giocattoli? E quante volte ci siamo chiesti se quei giochi sono davvero ciò di cui hanno bisogno? Questo libro nasce dall’esigenza e dall’esperienza di un’insegnante d’asilo nido, di dare non solo una risposta a questi interrogativi, ma anche di fornire alternative più costruttive, stimolanti e perché no, anche economiche, sfruttando materiali da riciclo, oggetti comuni e tanta fantasia. Questo testo presenta 30 giochi differenti da costruire in casa e da proporre ai bambini da 0 a 36 mesi, il tutto accompagnato da un’esauriente spiegazione sull’utilità del gioco proposto e sulle capacità del bimbo che va a influenzare.

 

Ho sfogliato con curiosità questo manuale di creatività, e devo dire che mi sono molto divertita nel comprendere quanto si possa fare solo con la forza di volontà e i tanti materiali presenti in casa di cui non conosciamo le potenzialità.
In effetti, come fa notare l’autrice, molti sono gli oggetti che circondano i nostri bambini, alcuni dei quali sono molto colorati e coreografici, ma che o non interessano ai nostri piccoli o, addirittura, li spaventano. Molto bella è l’impaginazione grafica, colorata, con simpatiche mollettine da bucato e gomitoli, che fanno da cornice a un indice molto dettagliato che divide le lavorazioni in base alla fascia d’età dei nostri cuccioli.
Si nota, inoltre, la preparazione dell’autrice, il suo studio sul bambino e sulle sue esigenze, sulla capacità di relazionarsi con il mondo esterno e con il suo IO personale. Il libro offre tutta una serie di consigli pratici sul mondo del piccolo, e sul come approcciarsi alla realtà esterna, nel modo più naturale possibile. La prima sezione, che riguarda il primo anno di vita, ci introduce a un mondo di crescita, dove il piccolo manifesta tutta la sua curiosità e fa progressi che sono rilevabili già da un giorno all’altro. In questa fase si consiglia l’osservazione e di limitare gli interventi dell’adulto, per assecondare la reale natura del bambino. I giochi sono centrati soprattutto sul tattile e sul visivo, per stimolare la curiosità e il percorso di crescita.

Nel secondo anno ci si ritrova in una fase di ‘prova’, ossia di testare il piccolo e le sue competenze acquisite, e quindi ci si sbizzarrisce con forme, colori e incastri fino alla modellazione per i nostri piccoli geni in crescita.

Il terzo anno è quello delle esperienze, interne ed esterne, del riconoscere i bisogni fondamentali, dell’appropriarsi di funzioni per le quali comincia a fare a meno dell’adulto. Quindi la creatività prende il posto della curiosità, e la sperimentazione lo porta a comprendere quale sia la soddisfazione di aver creato qualcosa con le proprie mani. Via
libera ai colori, alle attività con la pittura, all’utilizzo di oggetti che acuiscono i sensi e che permettono di ‘fare’.

Io, che sono una patita di cucina e adoro avere le ‘mani in pasta’, ho provato a realizzare la ‘sabbia cinetica’. Con la mia nipotina ci siamo procurate un mix di farine, delle teglie e delle formine per la sabbia. A parte realizzare delle bellissime sculture, ne ho approfittato per tenere in allenamento le mie mani sempre doloranti e usufruire di questo esercizio fisico che, insieme a tante risate, mi ha fatto trascorrere un bellissimo pomeriggio come non facevo da tempo.

Ah, tornare bambini: che stupenda esperienza!

Buona scoperta!

 

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bettybuchet

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