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Recensione: “Giada, un amore colpevole” di Anna Chillon (serie Pietre Preziose #1)

Care Fenici, oggi Dharma ci parla di “Giada, un amore colpevole” di Anna Chillon (serie Pietre Preziose #1)

Giada all’apparenza è una normalissima diciottenne romana, con amici normali, una cotta per Simon, il bello e dannato di turno e due genitori che sono in procinto di iniziare un nuovo ed entusiasmante progetto lavorativo. Nell’anno della maturità, Giada scoprirà che la vita non è così lineare come la immaginava, desideri oscuri si agitano dentro di lei, e nella metamorfosi da bruco a splendente farfalla sarà costretta ad accettare aspetti della sua personalità che non sospettava esistessero. Vincent, l’amico di papà, sarà l’unico in grado di comprendere sino in fondo le emozioni che la agitano e tra di loro nascerà un legame fortissimo, indissolubile di passioni e d’amore, il loro sarà una amore colpevole ma sarà sufficiente a salvare entrambi?

Per quanto controverso sia il tema centrale, oggettivamente, questo libro è scritto benissimo. I personaggi sono molto ben caratterizzati, anche quelli secondari, e la scrittura di Anna è come al solito fantasmagorica. L’argomento che ha scelto di trattare, mi rendo conto, è spinoso e si presta a parecchie critiche. In questa recensione cercherò, quindi, di essere il più neutra e oggettiva possibile.

Questa storia d’amore nasce tra due persone che si conoscono da sempre, e non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che i due protagonisti potrebbero benissimo essere padre e figlia. Nulla di anche solo lontanamente paragonabile alla storia di Lolita, ma capisco che possa far storcere il naso a molti il fatto che Vincent sia l’amico del padre di Giada, che l’abbia praticamente vista nascere, e poi crescere, che abbia frequentato settimanalmente la sua casa e che a un certo punto la bambina, cui lui era affezionato, si sia trasformata nella ninfa di cui poi si è innamorato. Di certo nel libro non troverete nulla di morboso, nessuna ninfetta provocante che seduce il povero maschio di turno. Il dilemma di Vincent è chiaro e descritto con crudezza, è lui stesso che si descrive come un mostro e, pur comportandosi con strafottente noncuranza, dalle sue parole lascia trasparire lo straziante tormento interiore che lo lacera. La sua attrazione per Giada lo priverà del suo amico più caro, ne è consapevole, ma è anche consapevole che quell’amore così apparentemente sbagliato è in realtà salvifico per loro. Giada e Vincent sono due spiriti affini che hanno saputo riconoscersi e che si sono uniti a dispetto di tutto. Semplicemente lui è stato il primo a capirlo.

Immagina di essere attratta dal fuoco al punto di non potervi restare distante. Un giorno cedi e lo afferri con la tua mano. Hai finalmente preso il fuoco, avvertito il suo calore, goduto della sua fiamma viva, ma la tua mano è ustionata, non la potrai mai più usare, l’hai distrutta. Eppure la guardi e fingi che non sia mai accaduto, fingi di non averla mai tradita, continui a dirle che sei con lei, che faresti qualsiasi cosa per lei. Intanto ancora non se ne rende conto, ma tu sai già che è spacciata, che un giorno la dovrai amputare. E tu sei già monco dentro.

Vincent è, a mio parere, il personaggio meglio riuscito del libro, se Giada si trova giovane e indifesa ad affrontare i primi turbamenti dell’età adulta, lui è uomo fatto e finito, dalla forte tempra morale, che sceglie di cedere alla tentazione, ma che è perfettamente consapevole di quello che gli costerà ed è disposto a pagare il prezzo della propria dannazione. Il suo conflitto interiore traspare in più punti e sono mille le citazioni che potrei portarvi come esempio. Non è stato facile scegliere.

«Non è l’impeto del momento a rendermi mostruoso.»

Lei di passi ne fece uno in dietro. «E allora cos’è?»

«Accettare d’esserlo. Intravedere una possibilità e decidere di coglierla gettando tutto il resto alle ortiche: lei non ha mai avuto una possibilità simile? Dover scegliere tra il rimpianto e il rimorso? Se non ha mai dovuto farlo si consideri fortunata, significa che non ha mai conosciuto il vero tormento.»

In contrapposizione a un personaggio dalle tinte così marcate, Giada rischia di essere un pochino scialba. Mi rendo perfettamente conto che in parte questa è stata una cosa voluta dall’autrice, dopotutto Giada ha appena compiuto diciotto anni, la sua inesperienza e la sua immaturità sono parte integrante del personaggio, anche se a volte mi ha fatto storcere il naso. Nel corso della vicenda la vedremo cambiare e se le sue reazioni nella prima parte del libro sono decisamente infantili, la presa di coscienza e una nuova consapevolezza di sé, dei propri desideri e del suo essere una donna, la renderanno decisamente più amabile ai nostri occhi, dopo. A lei spetta il non facile compito di scegliere se perseguire la strada più facile, ma anche meno soddisfacente, oppure se iniziare una pericolosissima scalata verso una felicità appagante, ma assai rischiosa. Il tutto a soli diciotto anni. Diciamo che a conti fatti questa ragazzina si dimostra essere una vera amazzone, dotata di attributi assai robusti. Io alla sua età mi sono messa a fumare semplicemente perché lo facevano tutti, mentre lei ha avuto il coraggio di perseguire la propria felicità, anche facendo scelte assai poco popolari.

La mia esile figura quasi svaniva sopraffatta dalla sua. Ne fui spaventata perché scorsi esattamente quello che avrebbe potuto vedere la gente: l’orco e la fanciulla, due mondi differenti che si incontravano in un modo perverso. Dovevo sbrigarmi a crescere così che la differenza tra di noi non fosse tanto evidente.

Tra i personaggi secondari una menzione particolare va a Niccolò Aragona, che sarà poi il protagonista del volume successivo, Ambra, e sin da subito ha conquistato un posto d’onore nel mio personalissimo pantheon degli uomini più desiderabili. Se Vincent è un uomo che spicca più per la sua forte personalità che per il suo aspetto, Niccolò è bello da togliere il fiato, ma si dimostra sin dalle prime battute una validissima spalla per Vincent. È da subito evidente come dietro la sua bellezza si nasconda una mente fine e arguta, un’eccezionale capacità di leggere nell’animo umano: è la sua più peculiare caratteristica, nonché la sua poco segreta perversione.

Un accenno veloce anche a Simon, il bello e dannato, per il quale Giada perde la testa all’inizio del libro. Bello, giovane e dal fascino fosco, è la proiezione costante di quello che avrebbe potuto essere se solo Giada avesse fatto la scelta più tradizionale. Una sorta di memento di come sarebbero potute andare le cose, che mette ancora più in evidenza i sacrifici e le difficoltà cui la ragazza va lucidamente incontro. Insipido come possibile amore, che sa, però, rivelarsi un grande amico. Pur rimanendo relegato nel ruolo della comparsa, trovo che abbia saputo conquistarsi il suo posticino al sole.

Sono i dialoghi brillanti, più che le scene di passione, a impreziosire questo libro, certo non immaginatevi una storia per educande. Di scene hot ne troverete, ma pur essendo a tinte forti, la penna di Anna Chillon non perde mai la sua raffinatezza, riesce a non involgarirsi mai. Anche nei momenti più crudi, è sempre in grado di tenere alto il livello della tensione sessuale senza perdere quel velo di romanticismo che pervade la sua scrittura. Con lei anche un semplice bacio rubato ti fa venire i brividi.

Venne avanti mettendomi al muro. Mi tenne per la coda di cavallo piegandomi il collo indietro mentre la sua bocca scendeva sulla mia e il suo corpo mi sospingeva contro la parete. Fu un bacio assetato, con uno sfregare e invadere che non bastò a placare l’arsura di nessuno dei due. E anche se in fondo fu soltanto un bacio, un’orgia non mi sarebbe parsa più trasgressiva di quel contatto fugace e clandestino, sotto lo stesso tetto dei miei genitori.

Ora veniamo alle dolenti note, io ormai sono vecchiarella, ho smesso di fumare e sono mamma di una bambina, quindi mio malgrado su alcune cose ho un punto di vista “da grande”. Il tema principale di questo libro, beh, non esito a dirvelo: mi ha letteralmente spiazzato. Infatti l’argomento è veramente molto delicato, una così grande differenza di età e, soprattutto, di esperienze rischiano di squilibrare eccessivamente il gioco delle parti. La bravura dell’autrice si è vista nel far sì che questo non accadesse, nel riuscire, da un lato, a far percepire al lettore il potere che ha Giada nel compiere sempre e comunque le sue scelte in modo consapevole: è sempre lei che attivamente insegue e combatte per ottenere quello che desidera. E, dall’altro, si mette in luce il dilemma morale che strazia l’animo di Vincent, il quale non è semplicemente un marpione che seduce una ragazzina, bensì un uomo consapevole della propria debolezza messo alle strette da un destino beffardo, che gli ha fatto trovare la donna perfetta nel peggior posto possibile. Questa assenza di giustificazioni mi ha permesso di apprezzare anche un personaggio controverso come Vincent, un solo accenno al fatto che fosse stata lei a indurlo in tentazione e probabilmente lo avrei cestinato. Ma probabilmente sono troppo suscettibile io sull’argomento.

Giada, un amore colpevole è una lettura consigliatissima, i libri partoriti da Anna sono sempre capaci di incantarmi, di farmi riflettere, non sono mai scontati, riescono ad affrontare temi spinosi e controversi con uno stile semplice, ma al contempo senza assolutamente mai banalizzare o essere superficiali. Anna ogni volta riesce a donare una tridimensionalità alle tematiche che affronta in un modo che, anche in una questione controversa come questa, il lettore è in grado di calarsi nei panni di un personaggio come Vincent, di vivere la storia come se la stesse affrontando in prima persona, scoprendo degli aspetti che prima non era in grado di percepire. Ecco perché questo libro andrebbe letto da tutti, non è la solita storia d’amore, in cui basta essere bravi e buoni e le cose magicamente si aggiustano. Qui tutto costa lacrime e sangue, anche diventare grandi, proprio come nella vita, e quanto più ci si è messi in gioco, tanto più si vince. Vi svelo un piccolo segreto, ho comperato questo libro sulla fiducia, perché avevo letto “Alakim” e lo avevo adorato. Poi anche perché la protagonista si chiama come me, per cui, contrariamente alle mie abitudini, ho preso il volume a scatola chiusa senza sapere di che cosa parlasse. Probabilmente se avessi letto la sinossi non lo avrei preso, le storia alla Lolita non mi piacciono, mi spaventa il messaggio che possono trasmettere ai lettori più giovani. Ebbene, questo libro, se non lo avessi letto, sarebbe stato una grave perdita. Perché ha saputo affrontare un argomento assai spinoso rendendo giustizia al sentimento puro, in barba ai pregiudizi e ai preconcetti.

 

Kiki

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