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Recensione Film: Un altro mondo

Lingua originale: Italiano

Paese di produzione: Italia, Gran Bretagna

Anno: 2010

Durata: 103 minuti

Genere: drammatico

Regia: Silvio Muccino

Sceneggiatura: Silvio Muccino, Carla Vangelista (romanzo)

Produttore: Marco Chimenz, Giovanni Stabilini, Riccardo Tozzi

Produttore esecutivo: Francesca Longardi, Fabio Massimo Cacciatori

Casa di produzione: Cattleya

Distribuzione (Italia): Universal Pictures Italia

Fotografia: Marcello Montarsi

Montaggio: Cecilia Zanuso

Musiche: Stefano Arnaldi

Scenografia: Andrea Rosso

Costumi: Maurizio Millenotti

Andrea è giovane, ricco e mantenuto dagli assegni in bianco di una madre algida e schiava delle buone apparenze. La sua vita attraversa continue notti mondane in compagnia della bella fidanzata Livia, ballerina con problemi di bulimia, e del migliore amico Tommaso, organizzatore di grandi feste a sorpresa e di festini alcolici. Alla vigilia del suo ventottesimo compleanno, riceve una lettera da parte del padre, che gli annuncia di essere prossimo alla morte in un letto d’ospedale a Nairobi. Più per noia e curiosità che per reale affetto verso una figura scomparsa nel nulla venti anni prima, Andrea decide così di partire per il Kenya, dove trova ad accoglierlo una volontaria italiana pronta a fargli sapere che suo padre ha avuto un figlio con una donna locale e che, dopo la morte di lui, ne diventerà l’unico parente responsabile.

Mi sono imbattuta in questo film per caso, durante un sabato pomeriggio di relax, tra un turno di lavoro e l’altro e, nonostante le critiche contro Muccino e il flop ai botteghini, a me questo film è piaciuto molto.

La tematica è bella tosta, inutile negarlo, e spesso ci si aspetta un film di un certo livello affinché il messaggio arrivi nella mente degli spettatori. Ma deve per forza essere sempre così?

Ammetto che non sono fan di Muccino, come attore lo trovo piuttosto piatto, e privo di qualsiasi inflessione nella recitazione: che pianga, che sia arrabbiato, triste o allegro… sempre la solita faccia e “vivacità” dell’emozione. Ma nonostante ciò, ho guardato oltre questo aspetto, e ho visto il film.

È un turbine di emozioni, di lotte interiori e di crescite personali, un mix di pensieri, decisioni su cosa è giusto e cosa è sbagliato, per noi stessi e per gli altri.

Se già la pellicola è questo, e ti scombussola così tanto, non oso immaginare cosa possa trasmettere il libro, dove siamo noi a creare il nostro film… ma provvederò!

Le prime scene del film, che sia voluto o meno, non fanno intendere molto su come si svilupperà, o (più facilmente), mi devo essere persa qualche minuto d’inizio.

Fatto sta che Andrea vola a Nairobi, in Kenya, dopo aver ricevuto una lettera dal padre. Ma è lì che inizierà la sua vera avventura: al suo arrivo in Africa, scoprirà di essere tutore legale di un bambino di 8 anni, suo fratellastro.

L’incontro tra i due, fin da subito, non è di quelli proprio idilliaci: Andrea non accetta il fatto che il padre l’abbia abbandonato quando era in tenera età per rifarsi una nuova vita in Kenya, e addirittura abbia avuto un altro figlio, un figlio che avrebbe visto crescere, se non fosse morto. L’antipatia, il rancore per questo bambino è subito palese: non lo vuole con sé, non vuole essere il suo tutore, non vuole avere nulla a che fare con lui, ed è disposto ad attraversare il Kenya e raggiungere un villaggio sperduto, per lasciare il bambino con il nonno materno. Durante il viaggio il rapporto tra i due non migliora: Charlie è un bambino logorroico, e alterna le parole a pianti di disperazione per la mancanza del padre. Ma nonostante tutto, ci sono momenti d’empatia tra i due, come se i dissapori tra loro non esistessero.

E questa empatia verrà poi fuori nei momenti cardine delle scelte di Andrea: in un primo momento, quando il nonno del bambino lo rifiuta nel peggior modo possibile; e poi in un secondo momento, quando Andrea non riesce a lasciare il bambino in un orfanotrofio. Ed è così che inizia la loro avventura in Italia, un avventura che si evolve veloce.

Ma anche qui, a Roma, le cose non andranno molto bene. L’arrivo di Charlie porta alla luce molti problemi, tra cui qualche scena di razzismo, soprattutto nell’ambiente scolastico frequentato dal bambino, dove riceve l’appellativo di “Cacca nera”, e viene snobbato dai compagni di classe.

Oltre a questo, il non-rapporto con Andrea e Livia, lo stare con loro, ma allo stesso tempo sentirsi solo. E, strano ma vero, in un’epoca dove le cose vanno alla deriva, sarà la scuola stessa a dare l’input affinché qualcosa cambi tra loro: la convocazione da parte della maestra, la lettura del tema del bambino, porterà sia Livia che Andrea a maturare, a rimettersi in gioco in un altro modo, non solo con Charlie, ma anche con loro stessi.

Ci vorrà ancora un po’, ma giorno dopo giorno le cose miglioreranno, tanto da raggiungere lo status di famiglia, ed avere così il lieto fine come nelle favole.

Come ho detto prima, non sono fan di Muccino, il film non ha ottenuto successo all’epoca, ma è di sicuro un film che va visto, perché la pellicola ha quella giusta dose di leggerezza e serietà. Non contiene nessun linguaggio volgare, e quindi è adatto anche ai vostri figli (casomai in vostra compagnia), non ha scene violente di nessun tipo, ma scorre bene e rapido. E forse, alla fine di tutto, è questo che ci si aspetta anche in un film: che sia semplice, ma non frivolo. Che abbia la giusta dose di morale, ma senza ritrovarsi un mattone addosso. E poi non si può essere perfetti, dopotutto possiamo sorvolare sulla monotonia della recitazione di Muccino.

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Lingua originale: Italiano Paese di produzione: Italia, Gran Bretagna Anno: 2010 Durata: 103 minuti Genere: drammatico Regia: Silvio Muccino Sceneggiatura: Silvio Muccino, Carla Vangelista (romanzo) Produttore: Marco Chimenz, Giovanni Stabilini, Riccardo Tozzi Produttore esecutivo: Francesca Longardi, Fabio Massimo Cacciatori Casa di produzione: Cattleya Distribuzione (Italia): Universal Pictures Italia Fotografia: Marcello Montarsi Montaggio: Cecilia Zanuso Musiche: Stefano Arnaldi Scenografia: Andrea Rosso Costumi: Maurizio Millenotti Andrea è giovane, ricco e mantenuto dagli assegni in bianco di una madre algida e schiava delle buone apparenze. La sua vita attraversa continue notti mondane in compagnia della bella fidanzata Livia, ballerina con problemi di bulimia,…

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