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Recensione Film: Schindler’s List di Steven Spielberg

Sono trascorsi 70 anni da quel 27 gennaio 1945, giorno della liberazione di Auschwitz, che segnò una svolta nella seconda guerra mondiale, la pagina più nera della storia europea.

Si possono dire tante cose: noi siamo qui e, in ricordo, abbiamo deciso di Onorare quel giorno come sappiamo fare meglio, rendendo Onore a un capolavoro del cinema, a un’opera molto difficile da guardare e commentare. Vogliamo rendere Onore alla vittime come sappiamo fare meglio, scrivendo.
So che sarà dura, e non ci si può nascondere dietro alla frase “è solo un film”, perché all’origine di questo film, tratto dal libro omonimo, c’è una storia VERA.

SCHEDA FILM

GENERE: Drammatico, Guerra,
ANNO: 1993
REGIA: Steven Spielberg
SCENEGGIATURA: Steven Zaillian
ATTORI: Liam Neeson, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Caroline Goodall, Jonathan Sagall, Embeth Davidtz, Malgoscha Gebel, Shmuel Levy, Mark Ivanir, Béatrice Macola, Andrzej Seweryn, Friedrich von Thun, Krzysztof Luft, Harry Nehring, Norbert Weisser, Adi Nitzan, Michael Schneider, Miri Fabian, Anna Mucha, Alebrt Misak, Michael Gordon (III), Aldona Grochal, Jacek Wójcicki, Beata Paluch, Piotr Polk, Ezra Dagan, Beata Nowak, Rami Heuberger, Uri Avrahami, Adam Siemion, Magdalena Dandourian, Pawel Delag, Shabtai Konorti, Henryk Bista, Tadeusz Bradecki, Oliwia Dabrowska
FOTOGRAFIA: Janusz Kaminski
MONTAGGIO: Michael Kahn
MUSICHE: John Williams
PRODUZIONE: UNIVERSAL PICTURES, AMBLIN ENTERTAINMENT
DISTRIBUZIONE: UIP – CIC VIDEO
PAESE: USA
DURATA: 195 Min
FORMATO: 35 MM, PANORAMICA, DE LUXE

Trama

Cracovia, 1939. L’industriale tedesco Oskar Schindler, bella presenza e temperamento avventuroso, manovrando i vertici nazisti tenta di rilevare un fabbrica per produrre pignatte e marmitte. Già reclusi nel ghetto di Podgorze, ed impossibilitati a commerciare, alcuni ebrei vengono convinti da Schindler a fornire il denaro per rilevare l’edificio: li ripagherà impiegandoli nella fabbrica, pagandoli con utensili da scambiare e sottraendoli al campo di lavoro comandato dal sadico criminale tedesco Amon Goeth. Dopo aver ricevuto la breve visita di Emilie, la moglie che subito torna in Moravia vista la vita di libertino impenitente del marito, Schindler, sempre più nelle grazie dell’alto comando nazista e di Goeth, costruisce un campo per i suoi operai, dove le milizie non possono entrare senza la sua autorizzazione. Infine, scatenatosi lo sterminio, decide di attivare, dando fondo a tutte le sue risorse finanziarie, una fabbrica di granate nella natia Brinnlitz.

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Con l’aiuto dell’inseparabile Itzhak Stern, il contabile ebreo, compila una lista di 1100 persone ebree perché vengano a lui affidate come operai. Mentre gli uomini arrivano a destinazione, le donne vengono per errore tradotte ad Auschwitz, e solo con grande rischio ed impiegando a fondo risorse e conoscenze, Schindler riesce a strapparle alla morte. Per sette mesi la fabbrica produce appositamente granate difettose, finché l’armistizio non trova l’industriale senza denaro.

Recensione

È molto difficile restare neutrale in questo momento.
Questo è forse il più grande documentario storico mai fatto, concedetemi la parola documentario, ma, trattandosi di una storia vera nella quale sono state fatte solo poche modifiche, penso che questo film rientri a pieno nella categoria. Calde lacrime si versano con questo film, sono lacrime di rabbia, dolore e impotenza davanti a ciò che è realmente accaduto.
Schindler non è un uomo come tanti, ha carisma da vendere, tant’è che questa dote lo porta ad avere amici molto potenti tra le alte sfere delle SS di stanza in Polonia
Oskar è un libertino, è un cinico e, diciamolo, subdolo in certi casi.
A lungo andare si arricchisce, ma è un uomo e come tale ha dei sentimenti, o meglio ha una coscienza, e prontamente questa bussa alla porta del cuore dell’uomo.

10924724_10204634406893401_1353765987761615712_n Si affeziona ai “suoi Ebrei” e fa di tutto per salvarli, mantenendo sempre le sue amicizie. Quando la coscienza si sveglia e Oskar “vede” davvero quello che sta per accadere, fa l’impensabile e arriva anche a comprarli. Sì, perché a quei tempi, se appartenevi alla “razza” sbagliata, non eri una persona, non eri nemmeno una cosa, non eri un animale: eri niente!
Quando fu girato questo film, Liam Neeson non era un nome noto, ma con questo personaggio è entrato di diritto nell’olimpo degli attori migliori al mondo.

 

Dall’altra parte della barricata c’è l’untersturmführer Amon Göth, ufficiale nazista, crudele, glaciale e pazzo.
Per lui l’apice del divertimento è sparare alle persone dal suo balcone, così, solo per il gusto di sentirsi un dio, che toglie la vita quando e come vuole, senza motivo, solo perché è un sadico con manie di onnipotenza.

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Ralph Fiennes, così come Liam Neeson, non era un volto noto, ma anche lui si è fenomenale: lo sguardo glaciale, le espressioni del viso, il cambio repentino di umore ed espressione lo rendono perfetto nel ruolo, forse la sua interpretazione migliore ancora oggi.

 

Come posso parlare delle scene di un film, quando penso che tutto quello che vedo è successo realmente?
La liquidazione del ghetto di Cracovia, la “pulizia” notturna a ritmo di Bach e il massacro delle persone che si erano nascoste.
La bambina col cappottino rosso che vaga sola per il ghetto e, dopo diverso tempo, si rivede, quando riesumano tutti i cadaveri dalle fosse comuni… È uno dei pochissimi punti di colore del film, diverge dalla storia, ma è ispirato a un romanzo, “La bambina col cappottino rosso”, storia vera di Roma Ligocka, cugina del grande Roman Polansky.

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Il vecchio lavoratore senza un braccio che viene freddato perché è un “ebreo con un braccio solo, doppiamente inutile”, le esecuzioni sommarie, fatte per il gusto di farle.
Le adunate per dividere i sani dai malati, per far posto ai nuovi arrivi, e si sa dove vanno a finire i malati.
La lista, l’incessante battere a macchina di Stern.

“La lista è un bene assoluto. La lista è vita. Tutt’intorno, ai suoi margini, c’è l’abisso.”

L’ingresso delle donne al loro rientro da Auschwitz con Oskar in mezzo a loro.

10933830_10204634403053305_3788965372798821916_n La scena nella quale gli operai preparano un anello ricordo, la solennità con cui Oskar si infila l’anello, guardando la sua gente, o quella nella quale piange, pensando a quanti ne avrebbe salvati se avesse venduto la spilla oppure l’automobile, l’abbraccio finale…

 

Questo è un film che parla di eroi e carnefici, della crudeltà umana, della vita di molti in mano a un solo uomo: è facile cadere nei cliché, recensendo un film del genere, ma non so come evitarlo.
Sono stata in Polonia quasi due mesi e ho visitato Cracovia, città simbolo di questa follia chiamata seconda guerra mondiale: è una città multietnica, ricca di storia, fede e orgoglio. Ho visto la fabbrica di Schindler, che adesso è un museo: un luogo di libertà per molti, perché lì non erano in prigione ma erano liberi, di nuovo delle persone.
Ho visto Auschwitz, sono passata dal cancello, sotto quella scritta “ Arbeitmachtfrei“ (il lavoro rende liberi) e sì, mi è mancato il battito: sei avvolto dal silenzio dentro quel campo, un silenzio che urla rabbia, che urla giustizia, un silenzio assordante, un silenzio che fa male alle orecchie, nonostante siano passati 70 anni. La storia, la verità e il dolore: è un silenzio che fa male, ti entra nelle viscere, si insinua sotto la pelle e non ti abbandona mai. Ti rendi conto che i libri di storia non ti preparano all’orrore, le testimonianze non ti preparano alla verità. Vederla con i proprio occhi, respirarla con il proprio naso, sentirla con le proprie orecchie e viverla con gli altri sensi è tutta un’altra cosa: ti sconvolge dentro, ti muta, ti fa vedere tutto sotto un’altra prospettiva, ti fa vedere non con gli occhi ma con il cuore, con la mente e con l’anima.

10868146_10204634399573218_8964692066903985675_n Vedere questo film, dopo aver “toccato” la verità, lo mette sotto una luce diversa.
Un film verità, una verità che fa male, un film vero, crudele nella sua realtà e, per quanto possa non piacerci, non possiamo fare gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia: la verità è questa ed è anche peggio.
Le musiche che accompagnano questa opera sono talmente azzeccate da farti percepire il malessere, la paura e la tristezza: attraverso le note senti il dolore.
Laddove un gruppo di uomini si crogiola dietro il potere, uno fa la differenza.

10945042_10204634406173383_8337152784766912937_n La fine è veramente commuovente, si vedono tutte le persone salvate da Oskar che omaggiano la sua tomba. Sono le vere persone, accompagnate dagli attori, ma non solo: la fila è lunga, lunghissima, ci sono gli eredi di coloro che non ci sono più perché la natura ha voluto così, non il fucile di un militare.
Chi dice che una persona sola non può fare la differenza si sbaglia, il problema vero è che sono troppo pochi quelli che ci riescono.

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Oskar aveva il “potere” per farlo, ma nulla sarebbe successo senza l’impavido, altruista, generoso, BUONO Stern: lui è l’eroe silenzioso, a lui devono la vita tutte quelle persone che fanno la fila per omaggiare Oskar Schindler.

1100 persone sono sopravvissute all’olocausto grazie a Schindler e Stern, generazioni su generazioni esistono grazie a persone come Oskar Schindler e Itzhak Stern.

 

 

Chiunque salva una vita, salva il mondo intero.

 

CITAZIONI

“Sono bambine necessarie.”
“Stern, se in questa fabbrica si producessero granate veramente funzionanti ne sarei molto infelice.”
“La resa incondizionata della Germania è stata appena annunciata. A mezzanotte la guerra finirà ufficialmente. Domani inizierete a cercare notizie dei sopravvissuti delle vostre famiglie. Nella maggior parte dei casi… non li troverete. Dopo sei lunghi anni di omicidi, le vittime avranno il cordoglio di tutto il mondo. Noi siamo vivi. Molti di voi sono venuti da me a ringraziarmi. Ringraziate voi stessi. Ringraziate l’impavido Stern, e alcuni altri che preoccupati per voi hanno affrontato la morte ogni istante. Io sono un membro del partito nazista. Sono un fabbricante di munizioni varie. Sfruttatore del lavoro di schiavi. Io sono… un criminale. A mezzanotte voi sarete liberi e io braccato. Rimarrò con voi fino a cinque minuti dopo la mezzanotte, allo scadere dei quali – e spero che mi perdonerete – dovrò fuggire. So che avete ricevuto ordini dal nostro comandante, che a sua volta li ha ricevuti dai suoi superiori, di eliminare la popolazione di questo campo. Questo è il momento di farlo. Eccoli; sono tutti qui. È la vostra opportunità. Oppure, potete andarvene dalle vostre famiglie da uomini e non da assassini.”

Itzhak Stern: “Ci saranno altre generazioni per quello che lei ha fatto.”
Oskar Schindler: “Non ho fatto abbastanza.”
Itzhak Stern: “Ha fatto tanto, invece.”

CURIOSITÁ E INFORMAZIONI

OsKar Schindler: il vero Oskar Schindler morì per morte naturale in un piccolo paese della Germania, nel 1974; per suo stesso volere la sua salma fu subito traslata, e riposa tutt’oggi laddove vengono girate le ultime scene del film, cioè nel piccolo cimitero sul monte Sion, nella parte vecchia di Gerusalemme.
AmonGoth: fu giustiziato per impiccagione il 13 settembre 1946 a Cracovia, vicino al campo di Płaszów. Il boia dovette ripetere l’esecuzione per tre volte in quanto nei primi due tentativi la corda si ruppe. Il suo corpo fu quindi cremato.

10413342_10204634410373488_7081950832127652524_n In omaggio alla nota storia della deportata Anna Frank, nel film si intravede una foto della suddetta, in cima al mucchio di foto di ebrei, nella scena della stazione dove Schindler cerca Stern durante la partenza del treno.

Spielberg si intravede in un suo breve cameo, in mezzo agli ebrei che attraversano i campi alla fine del film.
Il titolo originale del film ha un curioso doppio significato: in inglese infatti “Schindler’s list” significa “La lista di Schindler”, mentre in lingua yiddish (la lingua ebraica parlata dalle comunità ebraiche dell’est Europa) i termini “Schindler’s list” si traducono in “Il trucco di Schindler”. La lingua tedesca, notoriamente simile allo yiddish, conferma questa interpretazione: “Liste” sta per “lista”, “elenco”, mentre “List” per “astuzia”, “furbizia”, da cui l’aggettivo “listig”, “scaltro”, “astuto”.
In una intervista del 2002 , il regista Roman Polanski, ex deportato polacco, affermò di esser stato chiamato per la regia di questo film, ma di aver rifiutato per un coinvolgimento “troppo personale”,
Le riprese del film furono eseguite interamente a Cracovia e dintorni. Inoltre, inizialmente, si vollero girare le scene al Campo di concentramento di Auschwitz. Tuttavia pare che, appena iniziate le riprese sul vero luogo di Auschwitz, si ruppe una cinepresa e questo fu interpretato da Spielberg come un “segno”. Inoltre, la comunità ebraica si oppose nel continuare a usare indiscriminatamente Auschwitz come un set per i film sull’Olocausto. Fu infine scelto il campo di concentramento di Kraków-Plaszów, sebbene sia stato ricostruito su un finto set cinematografico, utilizzando le piantine originali del campo dell’epoca..

Recensione a cura di LadyHollywood
Editing a cura di Firma Rubina

Recensione Film: Schindler’s List di Steven Spielberg
5 su 6 voti

baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^

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