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Recensione: “Figlia di nessuno” di Amneris Di Cesare

 

 

Mi chiamo Nivea Maria Gonçalves Mello Branco. Tanti cognomi, per indicarne uno solo, vero e stampato a fuoco sulla mia carne: figlia di nessuno.
Mia madre era una mulatta della favela più grande del Sud America: la Rocinha. Una città vera e propria, costruita su una collina di fronte all’oceano: non c’è vista panoramica migliore in tutta Rio.
Sognava un uomo che la portasse lontano, magari in America, che le desse una casa dove vivere felici insieme. Perché sonhar não custa nada, sognare è gratis. Ed è un errore che io non ho mai commesso.
Ho conosciuto tanti uomini ma non ho mai permesso a nessuno di umiliarmi. Sono stata amata ed ho amato anche io, una volta sola. Amare è l’unico lusso che mi sono concessa.
Questa è la mia storia.

 

Questa è una  novella moderna che racconta la vita di  Nivea Maria Gonçalves Mello Branco; cresciuta nella più grande  favela di Rio de Janeiro conosce e vive sulla propria pelle la miseria, il degrado e la delinquenza di questa baraccopoli, la Rocinha,  costruita con legno marcio, eternit, o addirittura cartone e dove ogni giorno rischia la vita per una pallottola vagante o per le malattie derivanti dalle pessime  condizioni igienico-sanitarie.

Nivea è bella: ha gli occhi scuri,  lunghe ciglia,  labbra carnose, un corpo sodo, e capelli così neri che spiccano sulla sua pelle chiara; dono di un  padre biologico che non ha mai conosciuto.
Complice la sua avvenenza fisica e le sua innata sensualità come ballerina di samba,  Nivea cercherà  caparbiamente di  risollevarsi dal fango in cui è nata, consapevole dell’unica lezione importante nella vita:

“…niente sogni. Non ho mai sognato e mai avrò un sogno in vita mia. I sogni sono per i ricchi. Per quelli che hanno un futuro, una prospettiva. Io ho sempre avuto soltanto il dovere di sopravvivere. E di cambiare strada quando vedevo la morte camminarmi davanti. “

Questo breve racconto parla di sopravvivenza nella cruda realtà delle favelas, di riscatto sociale e dei compromessi che si è disposti ad accettare per ottenerlo, ma parla anche di amore materno e passione, perchè in fondo è proprio questo che si può imparare da questa storia, e cioè che i sogni ed i desideri sono il motore della nostra esistenza, anche per chi, come la protagonista, non può permettersi di sognare.

Mi ha colpito molto il contrasto tra l’implacabilità della vita della protagonista ed il ritmo narrativo dolce e suadente dell’autrice, attraverso il quale si viene completamente immersi nella saudade del popolo brasiliano.

Il libro è composto dalla novella principale di Nivea, da altri stralci di racconti e romanzi con parti dedicate al Brasile, paese natio di Amneris Di Cesare, e dal racconto “A senhora” premiato al Premio Pietro Conti 2006.

Figlia di nessuno è una lettura che mi sento di consigliare, perchè la struggente quanto intensa storia di Nivea merita di essere conosciuta.

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Recensione: “Figlia di nessuno” di Amneris Di Cesare
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    Mi chiamo Nivea Maria Gonçalves Mello Branco. Tanti cognomi, per indicarne uno solo, vero e stampato a fuoco sulla mia carne: figlia di nessuno. Mia madre era una mulatta della favela più grande del Sud America: la Rocinha. Una città vera e propria, costruita su una collina di fronte all’oceano: non c’è vista panoramica migliore in tutta Rio. Sognava un uomo che la portasse lontano, magari in America, che le desse una casa dove vivere felici insieme. Perché sonhar não custa nada, sognare è gratis. Ed è un errore che io non ho mai commesso. Ho conosciuto tanti…

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