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Recensione: ”Dragonero: La maledizione di Thule” di Stefano Vietti

Trama

Ombre spettrali si sono risvegliate nel cuore delle montagne sopra il villaggio di Thule. E nel fondo di un’oscurità inviolabile una creatura dilaniata dall’odio sta per risalire in superficie: Caen il Reietto, frutto di una mutazione operata dalla confraternita dei malvagi cenobiti Jikima allo scopo di creare schiavi dalle sovrumane capacità fisiche e mentali. Solo un uomo può aiutare il mago Alben nel suo viaggio attraverso le insidiose terre di Erondar: Ian, il guerriero dal sangue di Drago, conosciuto come Dragonero. In compagnia dell’Elfa Silvana Sera e dell’Orco Gmor, Dragonero e Alben partono alla ricerca di una misteriosa creatura che potrebbe custodire la chiave per impedire che il destino fatale dell’Impero si compia.

Recensione

Questo libro è una grandissima rivelazione. Contiene tutti gli elementi di un fantasy classico. È avvolto dalla magia, ma anche da battaglie epiche con guerrieri fortissimi, caratterizzato dalla presenza di pochi personaggi, di razze diverse quali elfi, orchi, maghi.

«Mille anni fa il nostro mondo era prossimo alla distruzione. Dal ventre della Terra era risalita un’orda di esseri conosciuti con il nome di Abominii. Demoni che si nutrivano di odio, paura e violenza e che non avevano altro scopo se non quello di distruggere ogni forma di vita.»
«Nacque allora una improbabile alleanza, tra Umani, Elfi e Draghi senzienti, che affrontò quei mostri e li ricacciò da dov’erano venuti. In quella occasione molti Draghi si immolarono per chiudere il varco da cui gli Abominii erano giunti e con il loro sacrificio donarono a questo mondo un futuro.»
«In quei giorni» continuò il Luresindo «esisteva un Ordine di maghi chiamato “Confraternita degli Incanti” che non mancò di fare la sua parte nella guerra contro gli Abominii, ma che poi si spaccò in due correnti di pensiero e di azione, dando origine ai Luresindi e ai Tecnocrati. I primi, votati alla pura magia, i secondi alla tecnica e alla scienza. E, come sapete, entrambi gli ordini esistono ancora oggi.»
«Sono in pochi, però, a sapere che un terzo Ordine ebbe origine da quella scissione: i cenobiti Jikima, che prendevano il nome dal loro fondatore, Nije Jikima, un potente alchimista nato nelle terre dell’Est.»

Una maledizione incombe sul villaggio di Thule. Una maledizione che rischia di distruggere il mondo. Il risveglio di Loenia è vicino, ma chi è questa ragazza così bella?

Il suo aspetto era quello di una ninfa dalla pelle d’avorio. Il corpo esile e flessuoso aveva la grazia di una danzatrice e i capelli lisci e lunghissimi come fili di seta amaranto le accarezzavano le spalle e la schiena. Le labbra carnose chiedevano solo di essere morse, ma gli occhi color del sole infuocato al tramonto, stretti a fessura, emanavano una tale forza d’animo che nessuno aveva mai osato avvicinarsi più di quanto lei non volesse concedere. No. Non era una ninfa. In realtà nessuno, sano di mente, avrebbe voluto sapere cosa Loenia fosse veramente.

Cosa sono queste creature che compaiono all’improvviso?

«Hai capito male! Ho voluto raccontarti come sono andate le cose affinché tu sappia che sono bene informato sulla vostra maledizione. Ve la siete cercata, questo è certo. Ma non ve la meritate.»

Alben rivolse lo sguardo al cielo e provò un brivido. Il cielo non esisteva più. Al suo posto, una cappa di fuliggine lattiginosa vorticava tra i rami più alti degli alberi. Alben concentrò lo sguardo e il sangue gli si gelò nelle vene. La fuliggine era viva! In essa si muovevano indistinte figure spettrali, corpi dalle sembianze umane che si contorcevano in continui, sibilanti abbracci, scivolando tra gli alberi gli uni dentro gli altri. Uno fissò lo sguardo in quello del Luresindo. I suoi occhi erano nere pietre lucenti dentro orbite enormi che trasmettevano un folle, insostenibile carico di disperazione. Alben distolse lo sguardo

Chi sono i Reietti e i cenobiti Jikima? Solo leggenda come si racconta? Di chi sono le urla che Ian sente nella sua testa?

Sprofondato nel baratro c’era un essere la cui mente emanava un tale dolore da soffocare il mondo. Dentro quel dolore, con infinita cura e pazienza, la mente nutriva da secoli l’essenza più pura dell’odio.

Lei e i suoi fratelli, esseri generati dalle manipolazioni degli oscuri cenobiti Jikima, avevano servito fedelmente i loro creatori, fino al giorno in cui si erano ritrovati braccati come bestie selvagge. La loro difesa, seppur tenace, non era servita contro un nemico che li sopravanzava in numero di cento a uno. Nessuno dei suoi fratelli, che lei ricordasse, era sopravvissuto.

Creature immonde popolano questo romanzo e il male non ha mai fine.

Tre bestie umanoidi delle dimensioni di un Orco avanzavano guardinghe. Le posture ingobbite, le carni putride solcate, lungo tutto il corpo, da scaglie ossee affilate come uncini da macellaio, le narici aperte allo spasmo per annusare attorno, gli occhi porcini a scrutare nel buio.
Esploratori di tenebra, così li catalogava il libro dei Luresindi: esseri inferiori inviati dai loro signori in cerca di passaggi aperti verso il mondo di superficie. Non per questo meno pericolosi. Con loro non esisteva alcuna possibilità di comunicare. Erano schiavi della loro stessa ferocia, succubi della loro smania di cacciare, fare a pezzi e divorare qualunque forma di vita scovassero lungo il loro procedere. Una volta aperta la via, sarebbero tornati in seno al loro clan per riferire e condurre il loro signore e la sua orda attraverso il percorso che avevano trovato.

Chi è Ian, il guerriero a cui Alben si affida per cercare di salvare il mondo?

Il sangue di Drago scorre anche nelle mie vene. Lentamente mi sta cambiando in un modo che ancora non so capire, e come me anche la mia spada sta cambiando. Sembra dotata di vita propria. Non è più necessario affilarla, brandirla non mi affatica, il suo taglio è terrificante e mi è sempre più difficile tenere a bada la sua brama di morte.»

L’impugnatura di Sævhasectha, come si chiamava la sua spada in lingua antica, che in lingua comune significava “Tagliatrice Crudele”, trasmetteva il suo mistico calore alla mano di Ian facendogli sentire la sua rassicurante presenza. La lama brunita non emanava alcun riflesso, ma al suo interno scorreva una energia arcana che la rendeva viva, potente e letale come solo una spada così particolare poteva essere, forgiata con lo scopo primario di uccidere Draghi.

Sono un amante dei fantasy epico, e in questo libro le battaglie vengono descritte egregiamente e permettono di immaginarmi all’interno di esse. I personaggi sono molto ben caratterizzati. L’unica pecca è che all’inizio si fatica un po’ a entrare nella storia, ma questa peculiarità fa parte di quasi ogni romanzo fantasy. Mi piace molto il personaggio di Ian che è decisamente coraggioso e non si tira indietro di fronte a nulla. Inoltre, pur essendo un guerriero che ormai è abituato a uccidere, conserva ancora la sua umanità. I personaggi sono descritti molto dettagliatamente e ciò permette di immaginarli senza problemi. Per quanto concerne alcuni elementi della trama, posso paragonare questo autore a Terry Brooks. Un elemento che amo nei fantasy sono i draghi e qui se ne ha un breve accenno. Spero di incontrare queste fantastiche creature nelle seguenti avventure di Dragonero.

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Asce-voto-3

Recensione a cura di:

Azrael

Editing a cura di:

Tayla

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Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

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