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Recensione: “Darkness within” di Laura Pellegrini

Jonathan Maier è il cantante di una band di successo, i Dead Strippers. Andrea Anderson, una regista della BBC, rappresenta invece il suo incubo peggiore. Egoisti, arroganti e cinici entrambi, saranno costretti a vivere l’uno la vita dell’altra a causa di un programma televisivo che entrambi non hanno la benché minima intenzione di portare a termine, condividendo così una gabbia fatta di imposizioni, sfottò, sesso e arroganza, odiandosi, disprezzandosi, pur volendosi irrimediabilmente.
Ma si può rimanere stoici e fermi malgrado il cuore che si sente battere nel petto? 

C’è stato un tempo in cui ho creduto che tutto ciò di cui avevo bisogno fosse solo sesso, alcol, depravazione e musica. C’è stato un tempo, neppure tanto lontano, in cui mi bastava salire su un palco, suonare la mia chitarra e ubriacarmi delle urla del mio pubblico per sentirmi un dio onnipotente e sedare i miei demoni. C’è stato un tempo in cui la perdizione, la decadenza morale, hanno rappresentato l’unico baluardo da raggiungere. 
E quel fondo, il baratro, l’ho toccato con mano, sbattendo in faccia al mondo il mio sorriso più dannato.
Distruggersi per non sentire, scopare per riuscire a vivere.
Quel tempo è esistito, ma quel tempo è anche terminato e la svolta, la luce che mi ha colpito gli occhi, porta solo un nome: Andrea...

WOW … onestamente non so se iniziare una recensione così sia possibile, ma stavolta concedetemelo perché dopo aver terminato il nuovo libro di Laura Pellegrini, tutti gli aggettivi che mi vengono in mente sono così usuali e scontati, che non riescono assolutamente a identificare la storia tra Jonathan e Andrea, quindi diciamo pure che in questo frangente, me ne frego del protocollo e ripeto WOW…WOW…WOW!!!!

Parlare di Darkness Within, senza svelarne troppo il contenuto non è proprio semplicissimo, non perché la trama sia troppo complicata o intricata, no, è difficile perché per concedere una chance a quest’Amore, dovrete buttarvi in questa lettura senza riserve, con tutte voi stesse, cuore, anima, cervello, ormoni, scarpe, vestiti, borse, insomma dovrete proprio mettere in gioco tutte le vostre convinzioni per vedere, oltre il buio silente, la luce vera che caratterizza i sentimenti belli.

Sin dalle prime pagine è evidente che non ci troviamo davanti a una storiella di quelle stereotipate in cui il protagonista maschile è bello come un Dio greco, tutto tatuato, con una di quelle voci da cardiopalma che ti fanno sciogliere, che conquista la bellina di turno, tutta Converse e occhi a cuoricino, in questo libro niente sarebbe più falso.

Jonathan è oggettivamente bello, innegabilmente tatuato, assolutamente tormentato, e dannatamente sexy, ma Jonathan oltre ad essere emotivamente, e a primo impatto anche fisicamente, devastato, è uno di quegli Stronzi adorabili, ma che Stronzo resta, il più delle volte con la S maiuscola.

“Raccatto gli ultimi brandelli di forza e carico il mio peso sulle gambe. Scivolo con le mani, barcollo sulle ginocchia. Cedere, voglio cedere, ma i diavoli non fuggono. I diavoli non perdono terreno. I diavoli combattono ad ali spiegate, con le corna a infilzare sogni e virtù.

Sono un diavolo. Sono maledetto. Sono il buio.

Rafforzo le gambe, rafforzo l’idea che ho di me e le voci spariscono. Il buio inghiotte. Il buio mastica e strazia, uccide e smembra, nasconde e nutre. Mi aggrappo al muro, finisco di alzarmi mentre l’acqua ghiacciata continua a scivolarmi addosso.

Rinasco dal tormento, mi fortifico nel dolore. Trovo luce nella devastazione, brandendo a due mani l’orrore.”

Arrivate fino a qui, sono certa che qualche piccola curiosità nelle vostre testoline l’avrò anche scatenata, ma credetemi non è abbastanza, perché l’ago della bilancia che secondo me vi farà correre, anche solo simbolicamente, a comprare questo libro pende proprio, e direi stranamente, a favore della protagonista femminile, Andrea.

Andrea è una regista, una donna con la propria autonomia, con un carattere di quelli che ti scombussolano la mente, capace di tenere testa anche e soprattutto a un tipo come Jonathan; Andrea è perspicace, dedita al lavoro, bella a tal punto da non essere del tutto consapevole del suo fascino, bella con due occhi di un colore indefinito che al primo sguardo cattureranno per sempre l’attenzione del nostro cantante, che si sentirà sin dal primo momento calamitato verso la sua “paparazza” preferita.

“E fisse sono le sue iridi nelle mie, prati infiniti, oceani sconfinati, cieli tersi e tramonti abbacinanti. Possono due occhi portare in sé tutto questo? Possono due iridi racchiudere l’essenza stessa del bello supremo?

Ed è la fine, la fine.

Non ho mai visto albe né tramonti, distese di acqua o nuvole o erba o montagne o ghiacciai più belli delle perle cangianti con cui lei mi guarda. E ne voglio di più. Voglio scoprirne il colore primario, voglio catturarne la cromia, riportarla nella mia testa, tatuarla sulle dita.”

Andrea non è mai scontata, anzi è imprevedibile, ma la cosa più importante è che Andrea è una di quelle tipe toste, “cazzute”, che non si lasciano intimorire e ammaliare da troppi convenevoli, lei sa ciò che vuole e nonostante si maledica per questo, lei vuole Jonathan sin dal primo inconsapevole istante in cui i loro occhi si incontrano.

Se dopo questa descrizione non vi ho ancora convinto, allora concedetemi di continuare a incuriosirvi, certa che alla fine vi farò capitolare. La storia di Jonathan e Andrea non sarà di certo uno di quegli amori nati con un mazzo di fiori in mano, in una notte di luna piena o illuminati dalla luce fioca di una candela, la loro storia sarà un connubio tra battibecchi più o meno importanti e a volte anche piuttosto velenosi, tra momenti di passione, di bollenti spiriti, di sesso, quello viscerale, quello che ti manda in pappa il cervello e tanti cari saluti a ogni più piccolo raziocinio.

“Ho lasciato che dormisse, che si sentisse al sicuro, qui, con me. Con me. Le ho sfiorato i capelli con due dita, e Dio solo sa quanto avrei voluto strapparle dalla bocca quel bacio mancato, quell’alito di vita che ancora mi nega. Dio solo sa quanto anche ora vorrei alzarmi da questo letto e farla mia. Mia…

Mi rigiro tra le lenzuola e le parole di Shakespeare mi tornano in mente.

No, non sono in grado di rinunciare. Non sono in grado di rinunciare.

Sii tu il mio blu profondo,

la salvezza,

l’aggancio.

Sii tu la diversità,

l’unicità,

l’incoerenza.

Il loro amore sarà caratterizzato da tantissimi dubbi, mille volte vi troverete a fare un passo avanti e dieci indietro nella strada verso la felicità, il tutto reso ancora più esplicito dalla voce interiore che caratterizza il modo in cui questo libro è stato scritto; leggerete di Andrea e Jonathan che non solo combattono tra loro due a suon di parole taglienti e affilate, ma anche, il più delle volte, la guerra più brutale che sarà quella interiore, quella vocina che viene dal cuore, che urla a squarciagola quello che la mente proprio si rifiuta anche solo di considerare, perché spesso gli ostacoli che si frappongono a una storia d’amore così sono dettati proprio dalla paura di amare, di lasciarsi trasportare dai sentimenti, di accettare che una persona si interessi a noi in maniera del tutto gratuita e incondizionata, e saranno proprio questi i problemi più grandi per Jonathan e Andrea, ovvero accettare di aver trovato nella persona lontana anni luce dal loro mondo, quel tassello prezioso che li completa vicendevolmente.

“Andrea Anderson è la mia pietra miliare, lo spartiacque tra la vita e la morte, la differenza che fa del sesso non solo un atto finalizzato a intorpidire i sensi, ma qualcosa di più. Andrea Anderson è il completamento.”

“Libera, ho sempre voluto essere libera, di crescere e di cadere, di sbagliare e di imparare, ma non di amare. L’amore è quella cosa che fa di te qualcuno da condividere e io non ho mai voluto essere condivisa da nessuno, se non da me stessa.

Ma in tutti i percorsi belli o brutti che siano, della vita di ognuno, arriva sempre quel punto, il fatidico momento in cui sembra che il castello costruito a fatica, si sgretoli come d’incanto.

E quel punto, quel momento, per me porta un nome: Jonathan Maier.”

Adesso non starò qui a dirvi che filerà tutto liscio come l’olio, sarei pazza, perché sin dai loro primi incontri capirete da sole che niente andrà come nelle favole, all’inizio farete fatica ad accettare Jonathan e le sue innumerevoli sfaccettature, mi sembra già di sentire la vostra mente che esclama“Beh se l’avesse fatto a me!!! Col Cavolo!!!”con decine di faccine furiose a sottolineare il tutto, ma credetemi, date al nostro cantante il tempo di maturare, di conquistarvi attraverso quegli sms che si scambia a notte fonda con Andrea, dove al sicuro dietro la tastiera di un cellulare vi farà decisamente innamorare di lui.

“Io la voglio, non solo nella carne. La voglio anche nella mente e… nel cuore.

Pazzo, solo un pazzo potrebbe pensare questo, ma chi è mai rimasto savio nel donarsi a qualcuno? Chi?”

Date a Jonathan l’occasione di svelarsi ai vostri occhi, e allora sì che vi ritroverete ad amarlo anche quando farà la stupidaggine più grande che possa essergli concessa, perché alla fine posso assicurarvi che la farà, e sarà proprio qui, in questo preciso istante che Jonathan Maier vi manderà a fuoco il cervello, ridurrà il vostro cuoricino colmo di aspettative in una vera e propria poltiglia, non riuscirete ad accettare un’ evoluzione della storia così, vi sentirete in balia di una storia che naufraga senza possibilità di salvarsi, e  proprio come Andrea vorrete fuggirete il più lontano possibile da un uomo così contorto, ma non riuscirete ad allontanarvi, senza avergli concesso almeno l’attimo di una spiegazione, perché oramai questa storia vi ha scombussolato la mente,  vi ha irrimediabilmente conquistato pezzo dopo pezzo, messaggio dopo messaggio, canzone dopo canzone, bacio dopo bacio, e quindi starete in attesa a sperare che non finisca tutto così, che la strenua lotta per amare ed essere amati davvero non  sia una sconfitta su tutti i fronti.

“Che sia tua la lama che mi attraverserà il cuore, Jonathan. Che sia tuo il dolore che soffocherà questa pazzia. Che sia tu a dare nuova vita a quest’organo che ho nel petto che fino ad ora è rimasto inerme.

«Non hai rinunciato, Andrea, così come io non ho rinunciato» sussurra al mio orecchio, piano, pianissimo eppure pare quasi urli.

«Non ho rinunciato, tanto quanto tu non lo hai fatto. E non lo farò. Non lo farò, Jonathan.»

«Dovresti.»

Protendo una mano verso di lui, afferro la cintola dei suoi pantaloni, tiro.

«Non ti darò questo privilegio. Brucerai esattamente quanto brucerò io» lo sfido e i suoi occhi si sgranano appena.

«All’inferno» asserisce.

«No, peggio, nel mio cuore» dico e un sibilo è la mia voce, una promessa, una minaccia.”

Non vi dirò come finirà, se mai Jonathan riuscirà a riconquistare Andrea, e se lei accetterà di amarlo sconfiggendo i mostri che da sempre lo incatenano, vi lascerò libere di assaporare il finale da sole, con la sola convinzione che, per quello che mi riguarda, io a oggi sono incondizionatamente innamorata di Jonathan e Andrea, del loro essere l’uno il giusto completamento dell’altra.

Vi saluto con un P.S. per l’autrice, cara Laura Pellegrini, non so che intenzioni tu abbia in futuro, ma so cosa voglio io, dopo aver letto Darkness Whitin desidero essere emotivamente travolta, catturata, disintegrata e conquistata ancora dai Dead Strippers, e sono più che sicura  che dopo l’uscita del tuo libro non sarò di certo la sola a sperare che tu scriva ancora di loro!!!!

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Recensione: “Darkness within” di Laura Pellegrini
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Jonathan Maier è il cantante di una band di successo, i Dead Strippers. Andrea Anderson, una regista della BBC, rappresenta invece il suo incubo peggiore. Egoisti, arroganti e cinici entrambi, saranno costretti a vivere l’uno la vita dell’altra a causa di un programma televisivo che entrambi non hanno la benché minima intenzione di portare a termine, condividendo così una gabbia fatta di imposizioni, sfottò, sesso e arroganza, odiandosi, disprezzandosi, pur volendosi irrimediabilmente. Ma si può rimanere stoici e fermi malgrado il cuore che si sente battere nel petto?  C’è stato un tempo in cui ho creduto che tutto ciò di…

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katrin

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