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Recensione “I cowboy non lo dicono” di Tara Lain (Serie I cowboy non… #1)

Rand McIntyre ha deciso di accontentarsi nella vita. Ama il suo piccolo ranch in California e allevare cavalli, e adora insegnare a cavalcare ai bambini, ma per averne di suoi e avere accanto qualcuno da amare dovrebbe ammettere di essere gay, mettendo a repentaglio tutto quello che ha costruito. Poi, un giorno, nonostante la fobia degli aerei, va in vacanza con i genitori a Hana, nelle Hawaii, e conosce l’affascinante e misterioso Kai Kealoha, un autentico cowboy hawaiano. Rand si affeziona al fratellino e alla sorellina di Kai tanto quanto si infatua di lui, ma Kai sembra avere più aculei di un porcospino e più segreti dell’esotica terra da cui proviene.

Kai ha sempre mantenuto la sua riservatezza e vive per proteggere i suoi “bambini”. Per il bene di tutti dovrebbe starsene alla larga da quel bellissimo cowboy, ma visto che si tratta solo di un haole che sta facendo una breve vacanza, che potrebbe mai succedere? Quando le più terribili paure di Kai e gli incubi peggiori di Rand si avverano nello stesso momento, non c’è molta speranza per due cowboy che non possono, o non vogliono, dire di essere gay.


Rand è un ragazzo che ci viene presentato come insicuro, con una paura simile a quella di cadere dall’alto, giustificata da un trauma infantile.
È un ragazzo molto dolce, coraggioso, positivo, aperto, solare, il tipico cowboy della California. Ha voglia di vivere una storia vera, non è gay dichiarato, ma ha paura di farlo perché nell’ambiente cowboy non si deve sapere. Inoltre neanche i suoi genitori lo sanno, e lui continua a mentire fingendo di interessarsi alle donne.

Smetti di lottare, Kai. Ci sono io

Kai è hawaiano, un cowboy che discende da una genealogia di paniolos, e sembra il tipico duro e inavvicinabile, che non concede confidenze. Ma il suo atteggiamento non è legato tanto alla presunzione o all’arroganza, quanto al suo nascondere delle verità scomode e importanti. Dichiara un’età diversa dalla sua, e ha delle responsabilità di famiglia ben al di sopra di ciò che dovrebbe avere un ragazzo della sua età. Questo fa sì che Kai sia costantemente portato a proteggere gli altri e non si aspetti nulla per sé. Per questo motivo, ottenere qualcosa solo per lui, come un ragazzo da amare, lo spaventa a morte.

Kai era affettuoso quanto una lucertola cornuta.

Rand adora i bambini ed è bravissimo con loro. Il fatto che lui non si sia dichiarato né al ranch né con i genitori, lo rende vulnerabile agli “attacchi” della madre, che non perde occasione per ricordargli che non ha ancora una ragazza al suo fianco. Rand fa casualmente amicizia con i fratelli di Kai e instaura con loro un bellissimo rapporto al punto che entrambi, in breve tempo, arrivano ad adorarlo. In ogni occasione lui incarna un ruolo perfetto, a metà tra l’amico e la figura autorevole in grado di guidare un ragazzino durante la crescita. È comprensivo, tenero, capace di ascoltare, di guidare e sa interagire con loro divertendosi.

«Avrei dovuto saperlo che ti saresti innamorato solo di un supereroe»

È il caso di dire che Rand conquista Kai anche tramite il rapporto che ha con i suoi fratelli; ma questo rapporto, che diventa sempre più stretto, per altri aspetti allontana il paniolos, che tenta di essere razionale e di non legarsi a qualcuno che sta per terminare la propria vacanza e che lascerà il cuore spezzato a lui e ai suoi ragazzini.

«Non è stata colpa tua, e hai rischiato davvero molto per salvarmi»
«Allora non dovresti baciarmi invece di trattarmi come se ti avessi ammazzato il cane?»

Il desiderio tra i due scatta in modo feroce, ed è molto bello come viene esplicitato; una passione dialogata tutt’altro che classica.

«Avevi qualcosa di preciso in mente, cowboy?» Sentiva il sangue pulsare nell’inguine, incoraggiandolo a togliersi quei pantaloni.
«Qualche lezione di equitazione?»
«Sei tu l’insegnante»
«No no, io sono il cavallo quarter»
Non mi pare vero. «Vuoi stare sotto?»
«Sì.»
«Porca miseria.»

Molto bella la concentrazione di figure collaterali, sia quelle dei bambini, ben caratterizzati, sia quella della signora O. Forse in alcuni punti i personaggi secondari sembrano un po’ forzati nelle riflessioni, che spingono un po’ troppo la trama verso la direzione che ha pianificato l’autrice in precedenza.
Stilisticamente parlando, ho riscontrato uno strano cambio di punto di vista da un momento all’altro dopo i primi capitoli, dove mi sono ritrovata inaspettatamente nella testa di un altro personaggio. Da quel momento, a tratti si fatica a capire chi è che sta pensando.
Non sono una persona sensibile all’ironia, tuttavia questo libro è riuscito a strapparmi dei sorrisi, per cui posso affermare che la lettura è indubbiamente divertente e piacevole.

Julie avrebbe anche potuto essere un pezzo di arredo, poiché tutto quello che Rand vedeva o percepiva era l’uomo dai jeans attillati.

I personaggi sono ben caratterizzati, la trama segue sviluppi non comuni e piacevoli colpi di scena. C’è però qualche elemento, soprattutto nel finale, o in un paio di forzature legate ai personaggi secondari, che non ho gradito. Per questo ho assegnato solo quattro stelle.

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Rand McIntyre ha deciso di accontentarsi nella vita. Ama il suo piccolo ranch in California e allevare cavalli, e adora insegnare a cavalcare ai bambini, ma per averne di suoi e avere accanto qualcuno da amare dovrebbe ammettere di essere gay, mettendo a repentaglio tutto quello che ha costruito. Poi, un giorno, nonostante la fobia degli aerei, va in vacanza con i genitori a Hana, nelle Hawaii, e conosce l’affascinante e misterioso Kai Kealoha, un autentico cowboy hawaiano. Rand si affeziona al fratellino e alla sorellina di Kai tanto quanto si infatua di lui, ma Kai sembra avere più aculei…

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