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Recensione: “Città di cenere” di Cassanda Clare (Shadowhunter #2)

 

Clary Fray vorrebbe soltanto che qualcuno le restituisse la sua vecchia, normalissima, vita. Ma non c’è niente di normale nella sua vita, se può vedere licantropi, vampiri e altri Nascosti, se sua madre è in un coma magicamente indotto e lei scopre di essere uno Shadowhunter, un cacciatore di demoni. Se Clary si lasciasse il mondo dei Cacciatori alle spalle avrebbe più tempo per Simon (forse più di un amico, ormai). Ma è il mondo dei Cacciatori che non è disposto a lasciar andare lei e, soprattutto, non lo è Jace, il suo affascinante, permaloso fratello appena ritrovato. Per Clary l’unico modo per salvare la madre è inseguire Valentine, il cacciatore ribelle, che è probabilmente pazzo, sicuramente malvagio e anche, purtroppo, suo padre. A complicare le cose a New York si moltiplicano gli omicidi dei figli dei Nascosti. E la città diventa sempre più pericolosa, anche per uno Shadowhunter come Clary.

Eccomi, dopo la lettura del secondo capitolo della serie “Shadowhunters – The Mortal Instrument”, quindi di “Città di Cenere”.

Faccio un po’ fatica a riordinare pensieri ed emozioni, poiché questo libro è stato l’equivalente di un’altalena per me… nel senso che ci sono momenti in cui ero incredibilmente presa, ed altri in cui avrei voluto chiudere il libro.

Non so spiegare il perché, semplicemente alcuni passaggi non riuscivano a entrarmi dentro. Invece, in altre occasioni, ho assorbito in ogni cellula i messaggi che, sottilmente, Cassandra Clare ha nascosto in gesti e dialoghi.

Un esempio, fra gli altri, è il comportamento dei signori Lightwood, genitori biologici di Alec ed Isabelle, nonché adottivi per Jace.

Ebbene, dopo tutto ciò che è accaduto nel primo capitolo, dopo la rivelazione di Valentine in qualità di genitore di Jace e Clary, la posizione del ragazzo fra il bene e il male viene messa in discussione solo a causa del suo patrimonio genetico, causando in lui un moto di ribellione rabbiosa al limite dell’incoscienza più pericolosa. Ecco, qui mi ha colpita al cuore quello spirito di sacrificio per cui, pur di proteggere una persona che ami profondamente, ti ritrovi costretto a ferirla, ad allontanarla, pur soffrendo a tua volta, convinto che in questo modo sarà salva.

L’amore sembra essere un argomento molto caro alla Clare, e parliamo di amore in tutte le sue forme: famiglia, amicizia e verso chi desideriamo come compagno di vita, e l’autrice non dimentica mai di dirci quanto sia un sentimento che da tanto e toglie altrettanto, e quanto sia tortuoso il percorso che ci costringe a fare.

«Clary, ti sto dicendo che è stato lui a decidere. Quello di cui ti stai incolpando è di essere quello che sei. E questo non è colpa di nessuno e di nulla che tu possa cambiare. Gli hai detto la verità e lui si è comportato come meglio credeva. Tutti dobbiamo fare delle scelte e nessuno ha il diritto di negarcele, nemmeno per amore.» «Ma è proprio questo il punto» disse Clary. «Quando ami qualcuno, non hai scelta.»

Poi, ci ricorda anche che non possiamo cambiare gli altri (né noi stessi) in virtù di questo sentimento – a mio avviso, i cambiamenti a volte fanno semplicemente parte di noi, non possiamo forzarli in alcun modo: avviene ciò che deve, non ciò che vogliamo.

Erano sul ponte, ormai, e Clary guardò il fiume stringendo il suo caffè con aria pensierosa. Non si stancava mai di quella vista, lo stretto corso d’acqua nel canyon formato da Manhattan e Brooklyn. Scintillava al sole come un foglio di alluminio. Si chiese perché non avesse mai provato a disegnarlo. Si ricordò che una volta aveva chiesto a sua madre perché non l’avesse mai usata come modella, perché non avesse mai ritratto sua figlia. “Disegnare qualcosa è provare a catturarlo per sempre” aveva detto Jocelyn, seduta sul pavimento con un pennello da cui le colava del blu cadmio sui jeans. “Se ami davvero qualcosa, vedrai che non cercherai di mantenerlo per sempre così com’è. Devi lasciarlo libero di cambiare.”

Ora, io non voglio spoilerare e cercherò di non farlo, ma mi riferisco alla situazione fra Clary e Simon. Lei si ritrova a fare scelte, secondo me, troppo forzate e non sentite. Sembra cercare di imporsi di essere chi non è. Se da una parte posso cercare di capire le sue motivazioni nel non voler perdere le persone che per lei sono importanti, dall’altra non posso fare a meno di disapprovare un tale annientamento del proprio “io”.

Sacrificio, sacrificio, sacrificio. Questa è la parola chiave (sempre in nome dell’amore). Vogliamo parlare di cosa fa Magnus Bane? Lo A D O R O ! E ovviamente, non vi dirò nulla. Bocca cucita.

Volendo dare uno sguardo al Background, ci inoltriamo ancora di più nel modo parallelo creato dalla fervida mente dell’autrice. Conosciamo meglio il mondo delle Fate (completamente stravolto rispetto ai canoni classici), quello dei vampiri e della trasformazione in Nascosti, e nuovi –infiniti, potenti e raccapriccianti- demoni.

A proposito di questi ultimi… ecco… be’, lasciatemelo dire, la scena clou della lotta sulla nave di Valentine non mi ha convinta nemmeno lontanamente. Chissà, magari invece mi direte che è la vostra scena preferita! Semplicemente, ci sono alcuni dettagli che mi sono sembrati non verosimiglianti (che, seppure parliamo di fantasy e cose inesistenti, il loro fascino sta nel fatto che vengano descritti in modo da farli sembrare possibili). In ogni caso, ci saranno dettagli chiave che saranno fondamentali non solo per questo capitolo della saga, ma per tutto il quadro generale.

In conclusione, “Città di Cenere” ci riserverà molti nuovi colpi di scena (alcuni purtroppo già fin troppo spoilerati dalle rete), nello stile sbarazzino ed ironico dell’autrice che si riconferma anche qui e, anche se io l’ho apprezzato un po’ meno del primo capitolo, non posso che ammettere che questa storia continua ad avere notevole potenziale.

Altre citazioni.

Shadowhunters – Città di Cenere (Cassandra Clare)

Simon alzò gli occhi al cielo. «No, per favore, basta.» «No cosa?» domandò Clary. «Ogni volta che lo irrito, si ritira nella sua casetta sull’albero e mette fuori un cartello con scritto VIETATO L’INGRESSO AI MONDANI.» Simon puntò il dito su Jace. «Permettimi di ricordarti che l’ultima volta che volevi lasciarmi a casa ho salvato la vita a tutti voi.»

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Shadowhunters – Città di Cenere (Cassandra Clare)

«Non sempre il desiderio è diminuito dal disgusto. E neppure può essere elargito a chi più lo merita. E siccome le mie parole vincolano la mia magia, siate certi che, se non desidera il suo bacio, non sarà libera.»

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Shadowhunters – Città di Cenere (Cassandra Clare)

Clary si rammentò stranamente di quando aveva quattro anni ed era sulla spiaggia e s’era messa a piangere quando il vento si levò e fece volar via il castello di sabbia che aveva costruito. Sua madre le aveva detto che se ne aveva voglia poteva farne un altro, ma questo non l’aveva fatta smettere di piangere, perché ciò che aveva creduto eterno, dopotutto, non lo era: era solo fatto di sabbia che si dissolveva al tocco del vento o dell’acqua.

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Recensione: “Città di cenere” di Cassanda Clare (Shadowhunter #2)
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baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^
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