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Recensione: “Il canto di Oestend” di Marie Sexton (Serie Oestend vol. 1)

I simboli hanno potere…

Aren Montrell ha sentito parlare degli spettri di Oestend: misteriose creature che sbucano di notte e uccidono chiunque si trovi all’aperto. Non ha mai avuto ragione di credere alle storie, ma dopo aver accettato un posto come contabile al BarChi, un polveroso ranch nella remota prateria di Oestend, Aren impara presto quanto gli spettri siano reali. Di colpo, si ritrova a vivere in una presunta casa infestata, sigilli e generatori sono le sue uniche protezioni contro le creature invisibili della notte. Come se non bastasse, deve fare i conti con una burbera, vecchia signora cieca, “mucche” mai viste prima, oltre al fatto di essere apparentemente diventato lo scapolo più desiderato dei dintorni.

Aren diventa anche l’unico confidente di Deacon, il nerboruto capomastro del BarChi. Deacon dirige il ranch con il pugno di ferro, ed è felice di avere finalmente qualcuno con cui parlare. Mentre la loro relazione si fa sempre più stretta, Aren scopre che c’è molto di più in Deacon e nel BarChi di quanto osasse sospettare. Deacon sembra determinato a negare sia le sue origini sia ogni diritto sul BarChi, ma se Aren vuole sopravvivere ai pericoli di Oestend, dovrà convincere il cowboy a smettere di fuggire dal suo passato e a reclamare finalmente ciò che gli spetta.

Best Gay Fantasy 2011 – Rainbow Awards.

I libri di Marie Sexton sono sempre particolari, mai ordinari e mai semplici storie d’amore. A volte sono leggeri e romantici, altre forti e difficili. Ho quindi iniziato a leggere Il Canto di Oestend con grande curiosità, e le mie aspettative non sono state disilluse. La Signora Sexton sa scrivere bene.

Pur non essendo specificato alcun periodo storico, la suggestiva ambientazione ricorda molto la conquista del Far West dell’Ottocento. Per impadronirsi delle ricchezze del luogo, Lanstead, il Vecchio Mondo, ha colonizzato Oestend, il Nuovo Mondo, sterminando la popolazione nativa, gli Ainuai o Vecchio Popolo. Ma, in questa aspra terra di frontiera, scarsamente popolata e caratterizzata da miglia e miglia di prateria, miniere, ranch e bestiame, la vita è dura e difficile. Ogni ranch è una piccola comunità a sé stante con rigide regole sociali. Le giornate sono scandite dalle molteplici attività legate alla vita del ranch. I “vicini di casa” possono trovarsi anche a giorni di distanza. E la reale presenza degli spettri fa sì che vivere a Oestend sia anche pericoloso. Chiunque di notte sia tanto sconsiderato da non chiudersi in casa sbarrando porte e finestre, rischia di farsi rubare il fiato da uno spettro. Soltanto i sigilli protettivi, di cui ogni edificio è dotato, e i generatori, che ben pochi sanno manutenere, ma che devono essere sempre funzionanti, riescono a tenere lontano gli spettri. E se non ti prende uno spettro, rischi comunque di essere ucciso da un toro, da un altro uomo o dalla mancanza di medicine.

Aren è in fuga. Accetta di andare a lavorare presso lo sperduto BarChi per scappare dalla sua relazione con un professore universitario e da una vita fatta di umiliazioni e abusi. Di corporatura minuta, insicuro e con l’anima sensibile dell’artista, di fronte a una terra così ostile, Aren si sente inadeguato e quasi sopraffatto. La sua relazione con Deacon gli farà scoprire cose di sé che non avrebbe mai immaginato.

Deacon è l’opposto di Aren. È alto e muscoloso, aspro come la sua terra, temprato dal lavoro del ranch e dalle responsabilità. È il capomastro del BarChi, ma, in realtà, è la vera forza vitale del ranch. In qualsiasi momento sa dove sono ubicati gli uomini, sa dove trovare il bestiame, conosce i cavalli e il terreno. È anche colui che esige obbedienza e rispetto, prende decisioni molto difficili e tiene tutti al sicuro garantendo il buon funzionamento dei generatori.

Aren e Deacon diventano prima amici e poi amanti, ma la loro non è una storia d’amore convenzionale. In stanza da letto i ruoli si capovolgono, il dominante diventa sottomesso e il sottomesso diventa dominante. Ed è solo in camera che Deacon abbandona ogni responsabilità, si lascia completamente andare e permette ad Aren di prendersi cura di lui.

E qui vi consiglio di munirvi di ventaglio. Le scene di sesso, ce n’é anche una a tre, sono tante, mai ripetitive, ma molto hot e sensuali.

Tra i personaggi secondari, Olsa, la vecchia cuoca cieca, Ainuai pura, mi ha letteralmente conquistato. Con il suo caratteraccio, la sua saggezza e i suoi canti sa farsi voler bene.

In conclusione, questo è un libro particolare, una storia d’amore ad alto tasso erotico, condita con un po’ di elementi fantasy, paranormal e western. Assegnargli un genere preciso è davvero difficile, ma, tutto sommato, non ha importanza perché a me è piaciuto tanto. Leggetelo.

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Recensione: “Il canto di Oestend” di Marie Sexton (Serie Oestend vol. 1)
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I simboli hanno potere… Aren Montrell ha sentito parlare degli spettri di Oestend: misteriose creature che sbucano di notte e uccidono chiunque si trovi all’aperto. Non ha mai avuto ragione di credere alle storie, ma dopo aver accettato un posto come contabile al BarChi, un polveroso ranch nella remota prateria di Oestend, Aren impara presto quanto gli spettri siano reali. Di colpo, si ritrova a vivere in una presunta casa infestata, sigilli e generatori sono le sue uniche protezioni contro le creature invisibili della notte. Come se non bastasse, deve fare i conti con una burbera, vecchia signora cieca, “mucche”…

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katrin

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