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Recensione: “Bottoni e Colpa” di Penelope Sky (serie Bottoni #5)

Care Fenici, oggi Nayeli ci parla di “Bottoni e Colpa” di Penelope Sky (serie Bottoni #5)

Per rispettare l’accordo dovrei riportarla da Tristan.

Ma ora temo il giorno in cui dovrò separarmene.

Ci riuscirò davvero?

Non dovrebbe importarmi di questa donna. Non dovrebbe fregarmene niente di nessuno, a dire il vero.

Invece ci tengo a Bellissima.

I protagonisti continuano a essere quattro, e buona parte del racconto riguarda infatti i personaggi della prima trilogia, Crow e Pearl, che a tutti gli effetti risultano essere più carismatici e decisionali. Crow è fortemente caratterizzato come possessivo, protettivo, molto dominante e con tendenze all’eccesso di controllo tipico del maschio preistorico. A causa dei comportamenti stupidi di Pearl, quello che accade è che questi atteggiamenti ossessivi e maniacali sembrano giustificati e auspicabili, così come il calpestare e archiviare le libertà individuali femminili e l’autodeterminazione di Pearl.

“Tu non ascolti mai. Ti metti continuamente in pericolo. Come farai a imparare? Sei come una bambina che dev’essere sculacciata. Ma dato che farti sculacciare ti piace, Crow ha dovuto trovare qualcos’altro”.

Per quanto riguarda la vicenda tra Conway e Adelina, attenderemo fino alle ultime pagine per vedere degli sviluppi significativi, dato che per buonissima parte del romanzo i due non faranno altro che aspettare l’inevitabile fine del periodo di prestito. Nessuno si inventa niente di straordinario, nessuno si preoccupa di trovare soluzioni e tutti si accontentano di non poter fare niente.

“Intendi davvero riconsegnarla? domandò Pearl, incredula. “Hai appena detto che è una donna eccezionale”.

“Un sacco di donne eccezionali muoiono ogni giorno”.

La caratterizzazione di Conway (per non parlare di quella di Adelina) non mi ha convinta. Nonostante il suo essere un malavitoso di successo, Conway prende le decisioni tardi e male, mostra molta incertezza nel capire cosa vuole e perché, si fa manipolare da Adelina, da Crow e soprattutto da Pearl. In questo episodio mostra la freddezza con cui nasconde a se stesso e agli altri qualsiasi emozione, e successivamente la fatica con cui cerca di annullare la sofferenza per il distacco da Adelina. Tuttavia non vi sono scene drammatiche, né passionali, né di particolare intensità, perché lo stile è asciutto, freddo e spesse volte ridondante.

La maggior parte delle guerre a questo mondo era scoppiata in nome di una bella donna.

Non avevo intenzione di essere uno di quegli uomini stupidi.

Dovevo lasciarla andare.

Dovevo lasciarla soffrire.

E lasciarla morire.

Per quanto i due fratelli siano perfettamente in linea con un atteggiamento che considera la donna come un oggetto, è abbastanza scabrosa la dicotomia tra l’opinione sulle “donne in generale” e quella sulle donne “della famiglia”. Nel momento in cui Crow capisce che Adelina potrebbe diventare una cognata, cambia totalmente il suo modo di percepire la questione della sua liberazione.

Crow sospirò. “Possiamo trovarti un’altra donna, Conway. Possiamo trovartene una altrettanto bella e altrettanto grintosa. Praticamente ogni schiava ucciderebbe per essere salvata da noi. Potremmo andare al mercato nero e sceglierne una”.

“Vaffanculo, Crow”.

“Sono serio”.

“Non voglio nessun’altra donna. Perdere Adelina non è difficile perché sono solo e arrapato. È difficile perché… io la amo”.

Le scene di sesso non mostrano abusi, ma ce ne sono alcune che evidenziano una certa violenza psicologica piuttosto disturbante, in particolare perché le si vuole far passare per scene “rispettose” della donna, quando rappresentano l’esatto opposto. Crude e sbagliate, confondono la riconoscenza con l’amore, il male minore con l’affetto.

Avevo sacrificato così tanto per quella donna.

E ancora lei non ricambiava i miei sentimenti.

Adelina, anche se non costretta fisicamente, utilizza il corpo come metodo di pagamento per la gentilezza che Conway le riserva, e non viene nascosto che lei si senta in dovere di ricompensarlo perché sa che “lui si aspetta” il sesso. E far passare il messaggio che questo tipo di violenza psicologica non sia “violenza” è un’ambiguità che trovo di cattivo gusto; un dark romance dovrebbe avere, per me, dei paletti più marcati sui valori e sul rispetto delle donne.

“Non sto dicendo che Conway sia un santo. Ma non mi ha mai costretta a fare niente che io non volessi. Non mi fa del male. Parla con me. Dice che mi libererebbe se potesse… È il modo migliore di essere prigioniera”.

Esattamente lo stesso tipo di abuso viene mostrato, squallidamente, nei confronti di Pearl, che rappresenta il legame “positivo e sano” della trilogia.

“Sono passati tre giorni”.

“Un sacco di coppie non fanno sesso per tre giorni”.

“Non noi”. Sfregai il naso contro il suo. “So che sei turbata al momento, ma tagliarmi fuori non risolverà nulla. Dovremmo godere l’uno dell’altra il più possibile. Sono tuo marito e ho dei bisogni. E non fingiamo che le tue esigenze non siano le stesse che ho io”.

#1  Bottoni e Pizzo

#2  Bottoni e Odio

#3  Bottoni e Dolore

#4  Bottoni e Vergogna

#5  Bottoni e Colpa

#6  Bottoni e Grazia

 

 

 

Kiki

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