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Recensione: “Arance d’inverno” di Marie Sexton

Care Fenici, oggi Ipanema ci parla del nuovo libro di una delle regine della letteratura m/m: “Arance d’inverno” di Marie Sexton

Ex baby star ed ex idolo delle ragazzine, Jason Walker è un ricalcitrante interprete di film di serie B, stanco di una carriera in declino. Così lascia Hollywood per l’Idaho settentrionale. Via dalla stampa, dai drammi di Los Angeles e dal migliore amico di cui è segretamente innamorato da anni. Nella sua nuova vita c’è un unico problema: uno strano giovane, che solo Jason riesce a vedere, infesta la sua dependance. Benjamin Ward però non è un fantasma. È un uomo sospeso fuori dal tempo, intrappolato fin dai tempi dalla Guerra Civile in una magica prigione dalla quale può soltanto osservare le vite di quelli che lo circondano. Inoltre è dolce, divertente, carino da morire e va matto per i dozzinali show anni ’80. Ed è elettrizzato dall’idea di avere finalmente qualcuno con cui parlare. Molto presto però, Jason scopre che passare tutto il proprio tempo con un uomo che nessun altro può vedere, né sentire presenta i suoi problemi: soprattutto quando i tabloid lo rintracciano e lo mettono in prima pagina. Lo sceriffo del posto pensa che Jason si droghi e il suo migliore amico che sia pazzo. Ma Jason sa di non avere perso la ragione. È una sfortuna che non possa dire lo stesso del proprio cuore.

Jason è un giovane ma già “vecchio” attore di film di serie B. Vecchio per gli standard di Hollywood, perché ha iniziato a recitare in sit-comedy da bambino, istigato alla professione dalla madre che vedeva in quell’attività la possibilità di riscatto e prestigio per se stessa. Per qualche tempo, infatti, Jason è stato anche in vetta alle classifiche delle attenzioni dei giovanissimi, ha avuto il suo “momento di gloria” che però è durato molto poco. Da anni, ormai, è costretto a recitare in filmetti horror di bassa levatura con registi scadenti e copioni ancor più desolanti. La cosa lo ha demoralizzato. Dopo un episodio drammatico che ne ha sconvolto in parte anche la reputazione, costringendolo a fare ammenda nei confronti dei media, ha sviluppato un’avversione verso i paparazzi e la falsa popolarità che ne deriva dalle loro attenzioni e si è deciso a comprare casa in una cittadina sperduta e solitaria dell’Idaho in cerca di privacy. E’ innamorato del suo migliore amico, Dylan, farfallone e casanova bisessuale che non sembra essersi accorto mai dei suoi sentimenti e che da anni gli sventola sotto il naso le varie conquiste, senza problemi.

Trasferitosi nella casa nuova, che ha comprato senza averla mai visitata prima, inizia ad accorgersi di una strana presenza, un giovane ragazzo vestito con abiti antiquati e che ben presto scopre essere un giovane intrappolato fin dai tempi della Guerra Civile in una bolla di neve, oggetto molto antico e abbandonato in quella casa da chissà quanti anni. Lentamente e con diffidenza, Jason e Ben imparano a comunicare e diventano amici e più passa il tempo e più ciò che li lega diventa sempre più intenso. Ma come liberare Ben dalla prigione in cui è stato rinchiuso dalla sorella più di centocinquant’anni prima?

Raccontata così, la storia di Ben e Jason sembrerebbe la solita favoletta natalizia che in genere si pubblica a ridosso delle vacanze di fine anno, ma stranamente non lo è. Soprattutto non è banale. Lo stile della Sexton è, come sempre, scorrevole e veloce, la trama originalissima e l’ambientazione descritta alla perfezione. In questo romanzo, l’autrice non è nuova a questo genere, ha voluto aggiungere un tocco di fantastico alla narrazione anche se in realtà, come del resto avviene in tutti i suoi romanzi, la parte migliore è l’analisi introspettiva dei personaggi. Jason è un uomo deluso, rassegnato a una vita mediocre, il mondo del cinema lo ha profondamente deluso, probabilmente non ha ancora lasciato quel tipo di professione solo perché non sa cosa altro fare nella vita. Non ha amici, tranne Dylan, di cui è da anni innamorato, non ha una famiglia da cui andare per il giorno del Ringraziamento, non ha praticamente nessuno con cui trascorrere i suoi interminabili pomeriggi di isolamento. Marie Sexton descrive il mondo del cinema dietro le quinte, il “making of” dei film di serie B, le dinamiche relazionali tra registi, attori e macchinisti con una lucidità (e forse anche un po’ di cinismo) impressionanti, rendendo l’ambiente in cui Jason ha vissuto e da cui sta scappando ora, davvero tridimensionale. Anche il carattere volutamente superficiale e scanzonato di Dylan, l’amico di cui è innamorato e che solo con il suo atteggiamento ferisce Jason a ogni occasione, è perfetto.

La scoperta dell’esistenza di Ben, della sua storia e lo sviluppo della loro amicizia, poi è gradevolissima. Attendibile, reale. Credibile.

Ogni passaggio nella storia che porta al finale a sorpresa è studiato e assemblato alla perfezione, come un montaggio cinematografico che renda la recitazione degli attori ancora più emozionante e perfetta. Il finale lieto è scontato ma la soluzione che la Sexton adotta non lo è affatto e la lettura di questo romanzo è piacevolissima. Consigliato a tutti, anche a chi non apprezza molto il fantasy/fantastico, e a chi abbia voglia di avvolgersi in una bolla di romanticismo e sorridere allo scendere di una cascata di neve di dolcezza, magari davanti a un bel caminetto acceso e una coperta di pile scozzese sulle gambe.

 

Kiki

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