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Recensione in Anteprima: “ISHTAR La Sacerdotessa” di Maria e Lina Giudetti (Serie La rosa del deserto #1)

 

 

 

Lei è Ishtar, la somma sacerdotessa di Uruk e lui è Dungir, il re della Sumeria.

Bella e orgogliosa, con i capelli rosso fuoco e gli occhi verde smeraldo, lei cattura da subito l’attenzione di lui. Figlia e unica erede di un potente re barbaro, Ishtar è ancora in fasce quando l’aspra guerra tra i due popoli che vede vittoriosi i Sumeri, muta per sempre il suo destino rendendola una schiava. Schiava di una razza che non le appartiene e schiava d’amore del re sumero che la sceglie come concubina quando lei è ancora giovanissima.

Nonostante il sangue barbaro che scorre nelle sue vene le urli che sottomettersi non sia il suo destino, Ishtar cede agli ordini del suo sovrano. Lui può tutto, anche decidere della sua vita, mentre lei non può nulla. A legarla a lui tuttavia, non è il comando di un’indiscutibile autorità reale ma è il richiamo del suo cuore.

Dal primo sguardo, un sentimento forte e passionale li soggioga fino a renderli dipendenti l’uno dall’altra. Dungir è affascinante, sensuale e caparbio ma alterna con lei dolcezza a crudeltà, ricordandole il suo ruolo di schiava. Lei rappresenta per lui l’appagamento di una semplice lussuria finché una serie di eventi, cambierà tutto. Potrà mai scoprire anche lui di amarla e di volere solo lei al suo fianco? E se quando questo accadesse fosse già troppo tardi?

Questo libro è il primo di una trilogia intitolata “La rosa del deserto”, ed uscirà il prossimo 12 settembre. Devo dire che la trama mi aveva in un certo modo affascinata poiché sono sempre stata abbastanza attratta dai romanzi storici; tra l’altro l’ambientazione non comune in quella terra che un tempo era chiamata Sumeria mi ha oltremodo incuriosita ed intrigata.

Sfortunatamente però le mie attese sono state disilluse: fin dalle prime pagine ho riscontrato una serie innumerevole di errori grammaticali che purtroppo non possono essere imputati a delle sviste o errori di battitura (il congiuntivo, questo sconosciuto!); l’utilizzo smodato delle virgole al posto del resto della punteggiatura, inoltre, rende a volte difficile la comprensione del testo.

La storia avrebbe anche potuto essere intrigante di per sé, ma di sicuro non l’avrei sviluppata in tre volumi: in questo modo le autrici si dilungano molto su dettagli insignificanti perdendo di vista una cosa fondamentale; ovvero caratterizzare meglio i personaggi protagonisti della storia. Ishtar, secondo la storia, ha sangue barbaro nelle vene, caratteristica, questa, che dovrebbe portarla a ribellarsi con molto più vigore di quanto in realtà non faccia, dando l’impressione di essere semplicemente una di quelle damigelle svenevoli che non fanno altro che piagnucolare e farsi venire le gambe molli non appena il loro uomo le guarda. Ovviamente Dungir essendo il re detiene potere di vita e di morte sui suoi schiavi, ma mi sarei comunque aspettata un pochino più di carattere da parte di una donna che dovrebbe essere focosa, ribelle e con un carattere che non si piega agli ordini. Invece lei non fa altro che piangere e cedere alle avances del suo re non appena si ritrova in una stanza sola con lui o lui la prende tra le braccia.

Lo stesso re Dungir non ha un carattere ben delineato, non ha una personalità carismatica e forte come ci si aspetterebbe da un sovrano, non riesce a prendere una decisione con la propria testa neanche quando è in gioco il suo amore per la sacerdotessa; cosa che invece mi sarei aspettata da un sovrano che spesso veniva considerato quasi un Dio. Ho dovuto aspettare fino a pagina 180 per riuscire a leggere qualcosa che avesse la parvenza di un po’ di azione; fermo restando che lei ha continuato a frignare fino a pagina 263, ovvero fino alla fine del libro.

Anche le scene di sesso le ho trovate un filino noiose e ripetitive; è vero che non necessariamente bisogna descrivere l’atto sessuale per filo e per segno, ma sono del parere che a questo punto sarebbe stato meglio non descriverlo affatto: a volte lasciare all’immaginazione del lettore quello che può succedere in un momento di passione ardente è molto meglio che descriverlo a metà e sempre nello stesso modo, rischiando quindi di diventare – ancora – noiosi.

Probabilmente leggerò gli altri due libri della saga semplicemente per cercare di capire come andrà a finire la storia; ma continuo a pensare che, tagliando tutte le parti noiose, sarebbe bastato un solo libro per raccontare la storia di Ishtar e Dungir.

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