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Recensione in anteprima: “American History 1” di JD Hurt (Dark Necessities Series Vol. 3)

Sono stato un violento, un picchiatore, un adolescente perso. Poi lei è entrata nella mia vita come un bel sogno, come un incanto e mi ha cambiato. Marcia per me è stato questo: rinascita in un’esistenza sbagliata. Io sono Ryan Carroll e questa è la mia storia americana.
Sono un violento, un delinquente, un uomo perduto. Lei è entrata nella mia vita come un incubo, pronta a riportare a galla demoni antichi seppelliti sotto strati di fango. Marcia è questo per me: morte, distruzione, qualcosa che devo estirpare se voglio stare al sicuro. Io sono Stephan Carroll e questa è la mia storia americana. Sono una bugiarda, una vigliacca; un passato che non ho mai accettato mi ha cambiata per sempre. I fratelli Carroll mi hanno cambiata per sempre. Seppure uno di loro è affetto, tenerezza, l’altro è solo morte, disperazione, buio. Io sono Marcia Horowitz e questa è la mia storia americana.

Ryan, Stephan, Marcia: quando l’amore diventa oscurità. 

American History 1 è il primo di una duologia che si intreccia a Stolen, altra duologia pubblicata l’anno scorso dalla stessa autrice. La storia è incentrata su Marcia, Stephen e Ryan spiegando alcuni comportamenti che già avevamo visto in Stolen, e approfondendone i risvolti psicologici.

American History è un richiamo poco velato a un film del 1998 che parla di nazisti negli Stati Uniti,  ed è proprio da questo tema che tutto parte.

Marcia è una ragazza ebrea, Stephen e Ryan sono due fratelli soggiogati da un padre che è a capo di un gruppo neonazista, il Potere Bianco. Senza il sostegno di una madre, ai due bambini è stato fatto il lavaggio del cervello e crescono con i valori più distorti, sbagliati e violenti che possiamo immaginare.

Nel momento in cui la storia inizia, Stephen sta per uscire di prigione: ha scontato tre anni per aver ucciso un ladruncolo ebreo. Per il padre lui è un eroe, “ha scontato il suo Vietnam”. Per Ryan lui è un esempio, una persona da cui cercare approvazione, e non importa se non ricorda niente di quella notte, perché lui adora suo fratello e questo basta.

Il preside della scuola di Ryan vuole fare la differenza: vede il buono in quel ragazzo forse recuperabile e tenta di fargli aprire gli occhi, in tutti i modi possibili. Alla fine, decide di fargli scrivere un tema sulla notte dell’omicidio, obbligandolo a ricordare, così che possa rendersi conto di cosa significano, all’estremo, il razzismo e la violenza. Per questo compito, fa in modo che sia affiancato da Marcia, una ragazza ebrea che prende a morsi la vita. Lei è gioia, è ribellione, lei è rock, è colore. Da subito Ryan la paragona a un tulipano giallo, e bastano un paio di incontri perché se ne innamori, di un sentimento spontaneo, tenero, in grado di sovrastare e ammorbidire tutte le convinzioni che il padre ha cercato di inculcargli per anni.

Ma dal momento in cui il fratello grande, l’assassino, Stephen esce di prigione, tutto questo verrà interrotto. Stephen è un sadico, ha perso la sua capacità di provare emozioni. La prigione gli ha tolto tutto, gli ha rubato l’anima, e ora lui è semplicemente niente. Non vede i colori, non prova sentimenti, non ha più scrupoli né morale. L’unica cosa per cui vive è togliere Ryan dalle grinfie del padre. E poi c’è Marcia. Lei è viva, è colorata, è gioia, lei lo fa sentire caldo e vibrante, risveglia qualcosa in lui, ma è qualcosa di torbido, di sbagliato, e non solo perché lei ama ed è amata da suo fratello. È sbagliato perché lui non può più amare, tanto meno potrà amare una donna che sia Marcia Horowitz.

Il tema che fa da sfondo a tutta la vicenda è quello della memoria, così tanto cara agli ebrei e così odiata da Stephen per motivi molto più personali del negazionismo. La memoria, il ricordo di quella notte distruggerà la vita di tutti, ma Marcia e Ryan non possono sospettarlo. Stephen farà di tutto per evitare che il fratello ricordi, ma non riuscirà nel suo intento, e tutta la piramide di carte crollerà sulle loro teste (lasciandoci in attesa spasmodica del sequel).

Non voglio svelare troppo della trama successiva, vi basti sapere che ci sono segreti, tradimenti e  misteri da svelare. Ci sono cattivi che toccano livelli impensabili, ma dei quali scopriamo anche bricioli di umanità. Ci sono buoni che non lo sono mai fino in fondo, e c’è dannazione. Nessuno è totalmente innocente, il male contamina prima o poi tutti i personaggi, portandoci giù, sempre più giù nell’inferno delle anime corrotte.

E come nei migliori dark romance, il sesso è torbido, perverso, sbagliato, ma anche desiderato e selvatico. Odio e amore, vita e morte, colore e grigio che si cercano e combattono. Anime che si appartengono, che devono uccidersi a vicenda per poter sopravvivere.

American History è forte, crudele, intenso.

È molto introspettivo.

Se devo fare un appunto (e sono certa che sia solo questione di gusti, ma devo segnalarlo), lo stile è un po’ sovrabbondante di pensieri, come se la storia fosse vissuta nella testa dei personaggi, più che con la loro fisicità. È uno stile che in certi punti mi è sembrato ridondante, tuttavia forse è il modo migliore per ottenere il risultato cercato, cioè quello di intrappolarci in un turbine di negatività, dal quale difficilmente riusciamo a scappare.

È un libro per un pubblico adulto, che ama il genere dark e non teme le scene di violenza di nessun tipo.

“Lei ha sorriso dagli spalti.

Lo ha fatto in quella sua maniera ironica. Quel modo particolare in cui ti fa sentire un po’ coglione e un po’ importante; mi sono sciolto.

Appunto: come un coglione. E sono fuggito. Sempre come un coglione.

Non ho bisogno di casini grossi come Marcia Horowitz nella mia vita. Mi basta  un fratello che sta per uscire dal carcere e non sono mai andato a trovare e un padre che si vergogna di me; mi reputa un cagasotto.”

……….

“Non voglio renderti  come me, non voglio che tu diventi un ramo secco. Voglio cibarmi di te, voglio nutrirmi del tuo spirito. Voglio mangiare la tua vitalità.”

……….

“Le mani risalgono da sole sul suo ventre contratto, non le sento neppure mentre si aggrappano alle costole e scavano con le unghie oltre il vestito. Lacerano la stoffa, raggiungono la cute e toccano, graffiano, sfogano la profonda ingiustizia dell’essere me.

Dell’essere noi. Così nemici, oscuri, sbagliati. Così vicini, ma sempre e solo lontani.”

……….

“Ho molta più paura di imparare a vivere tra le tue braccia che di morire.”

A cura di:

Sono stato un violento, un picchiatore, un adolescente perso. Poi lei è entrata nella mia vita come un bel sogno, come un incanto e mi ha cambiato. Marcia per me è stato questo: rinascita in un'esistenza sbagliata. Io sono Ryan Carroll e questa è la mia storia americana. Sono un violento, un delinquente, un uomo perduto. Lei è entrata nella mia vita come un incubo, pronta a riportare a galla demoni antichi seppelliti sotto strati di fango. Marcia è questo per me: morte, distruzione, qualcosa che devo estirpare se voglio stare al sicuro. Io sono Stephan Carroll e questa è…

Score

Voto Nayeli 4

Voto Utenti : 4.55 ( 1 voti)

baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^
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