Home / M//M / Recensione: “Se” di Alexandra Steel

Recensione: “Se” di Alexandra Steel

 

Acquistabile qui ♦

Trama azzurro

 

Quanti Se nella vita di Erik si sono susseguiti senza ottenere la giusta risposta, quella attesa, sperata, agognata e quanti Ma lo hanno frenato rendendolo privo di coraggio, immobilizzandolo nella paura, rendendo la sua vita irta di ostacoli.
Erik è gay dichiarato e da quel momento ha deciso di non rinunciare mai più a se stesso. Eppure, nonostante tutte le avversità, il lavoro di fotografo lo ha portato ad affermarsi fino al punto di essere considerato uno dei migliori nel suo campo.
Un giorno, dopo un periodo difficile della sua esistenza dovuto alla rottura del rapporto col suo compagno da più di quattro anni, viene ingaggiato per un insolito servizio fotografico. Giunto sul posto dovrà fare i conti col proprio passato, un passato che ancora lo perseguita rendendolo fragile.
Un ricordo indelebile dell’adolescenza, si materializzerà davanti a lui in un volto e in un corpo mai dimenticato, disarmandolo completamente.
Sarà l’inizio di un percorso insolito ed affascinante che lo spingerà nuovamente a chiedersi:
e Se

Recensione azzurro

A mio avviso in questo romanzo ci sono troppi “se”, ma vi spiegherò meglio alla fine cosa intendo.

Partiamo dalla storia. La prefazione inizia con la voce del protagonista e ha il sapore di un discorso pseudo-moralistico che ti lascia un po’ confuso e disorientato, con la convinzione che un’incredibile rivelazione abbia il colpito il nostro personaggio sulla via per Damasco. Nel primo capitolo ritroviamo questo protagonista, Erik, alle prese con una crisi personale (la fine di una storia d’amore) proprio nel momento in cui gli viene commissionato un importante servizio fotografico. Così, benché in preda ai propri tormenti interiori, Erik ci porta con sé all’incontro con lo chef stellato che lo ha ingaggiato, e qui sussultiamo con lui nel riconoscere, nell’affascinante Niko, l’amico d’infanzia Nicola.

A questo punto parte il flashback, dove un narratore onnisciente (lasciatemi dire che la storia ci guadagna molto con il cambio di pov dalla prima alla terza persona) ci racconta di come Erik, dieci anni prima, sia finito a passare un’estate in campagna lontano da Milano, a casa della nonna materna Teresa, una vecchia strampalata che vive sulla soglia della povertà. Scopriamo tante cose di Teresa, di come ormai settantenne si sia “lasciata andare” schivando i contatti umani e sopravvivendo solo grazie alla sua forte tempra; della sua vita al limite dell’indigenza e del suo orgoglio che l’ha portata a non chiedere aiuto alla figlia trasferitasi a Milano.

Erik viene mandato da lei perché è diventato obeso, arrivando a pesare 100 kg. Saranno i modi bruschi, ma fermi della nonna, e a volte un po’ matti, a tirarlo fuori dall’apparente apatia in cui si è rinchiuso; insieme alla forma fisica recupererà anche la sicurezza in se stesso.

In questi luoghi così diversi dalla grande città in cui è cresciuto incontrerà Nicola, suo coetaneo, che vive con una visione della vita molto “bucolicamente reazionaria” (non trovo altro termine per definirla), schifando tutto ciò che è tecnologico e dedicando il suo tempo libero alla pittura. E sempre qui troverà il coraggio di confessare che la propria ossessione per il cibo altro non è che una maschera dietro cui nascondere la propria natura “diversa”.
Con Nicola scoprirà il sapore dei primi baci e il calore del contatto umano, mentre grazie a Teresa capirà che non c’è nulla di sbagliato nel suo modo di amare.

«Nonna, ti dispiace che io sia… gay?» Lei lo guardò. «Sei il mio Erik e io ti voglio bene, perché devo essere dispiaciuta se ti senti te stesso, sarò anche una povera ex-analfabeta, ma credimi non sono mai stata ottusa né tantomeno ho mai giudicato qualcuno per le proprie diversità, pensa a Edo, lui sì poverino che non aveva scampo, ma tu sei sano, sei un bravo figliolo e ti piacciono i maschi, e allora? Basta che tu sia felice, per me è questo quello che conta». Era sincera e anche schietta.

Purtroppo l’estate finisce e la vita inghiottirà nuovamente i due ragazzi, portandoli lungo strade diverse.

Quindi, con mio grande rammarico, ritorniamo al presente, nei pensieri di Erik, e scopriamo cosa è successo a Nicola, ora Niko, ma anche che i sentimenti che li avevano travolti quell’estate di dieci anni prima sono ancora lì, che covano sotto la pelle.

Detto questo mi permetto alcune considerazioni personali. La storia non è per niente male in sé, ha dei buoni spunti di riflessione, dal cibo spazzatura all’alienazione della tecnologia usati come scudo delle proprie fragilità; da una società che non ci accetta perché diversi (non solo in riferimento alla sessualità), al fallimento come genitori perché ci si ritrova a sacrificare la propria famiglia in nome del benessere e del lavoro, e molti altri. Purtroppo, però, tutto si perde in una ridondanza di concetti e discorsi a volte eccessivamente semplicistici, a volte troppo demagogici; le parole di Nicola risultano spesso pedanti, sentenze buttate lì dall’alto di una “presuntuosa e pretestuosa” saggezza. Nelle parti riguardanti il presente non c’è concretezza, tutto rimane un po’ nebuloso e poco coinvolgente, nonché troppo veloce nelle tempistiche del suo svolgimento (si rivedono dopo dieci anni e basta un discorso pseudo-esistenziale di Nicola perché Erik si faccia sbattere sul divano di quest’ultimo la sera stessa!).
La  parte che riguarda il passato invece merita una considerazione a se stante. Ho adorato Teresa e il suo modo di essere: il suo personaggio apparentemente così fuori dalle righe è, per me, quello più concreto e vitale di tutto il romanzo.

Niente è condizionato, niente è importante, basta avere un tetto sulla testa, del cibo nello stomaco e la salute per camminare, il resto sono solo stronzate. Del resto chi non possiede nulla non ha niente da perdere.

In conclusione penso proprio che: se ci fosse un buon editing, se ci fossero tagli e arrangiamenti, se ci fosse un uso più moderato dei sinonimi all’interno di ogni frase, si potrebbe tirare fuori un bel romanzo, magari molto più incentrato sulla figura di Teresa. Così com’è rimane solo una storia da leggere se proprio non si ha nient’altro tra le mani.

Fiamme-Sensualità-Medio NUOVA

Recensione a cura di ChibiTora

 

Editing a cura di: Gioggi

baby.ladykira

Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

x

Check Also

Recensione in Anteprima: “Cenere” di Paola Velo (serie La Convergenza #1)

Care Fenici, oggi Lucia ci parla di “Cenere” di Paola Velo (serie La ...