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Recensione “A Silent Voice”

Categoria: film d’animazione
Episodi: 1
Durata: 130 minuti
Regista: Naoko Yamada
Scrittore originale: Yoshitori Oima
Sceneggiatura: Reiko Yoshida
Casa Produzione: Kyoto Animation
Genere: animazione, drammatico, sentimentale, psicologico
Trasmissione: 17 settembre 2016 (Giappone)
Lingua: Giapponese, Italiano, Inglese
Diritti: Nexo Digital e Dynit

 

Shoya Ishida è un bambino di 11 anni come gli altri: va alle scuole elementari, ha molti amici e una famiglia. Un giorno, nella sua classe arriva una nuova compagna, Shoko Nishimiya, una bambina sorda di 11 anni che comunica solamente scrivendo su un quaderno. Inizialmente, Shoko sembra venire accettata dai compagni, ma giorno dopo giorno, comincia a essere vittima di bullismo, soprattutto da parte di Shoya, che le rompe ripetutamente i costosi apparecchi acustici, ma anche da altri compagni, nell’indifferenza della classe. Shoko soffre, pur non ribellandosi, ma alla fine sua madre scopre gli atti di bullismo cui sua figlia è stata sottoposta e le fa cambiare scuola, mentre Shoya viene indicato dai compagni come l’unico responsabile di quegli eventi. Da quel momento, la vita di Shoya cambia: inizia a essere isolato e maltrattato a sua volta da quelli che erano i suoi amici, ed essere preso di mira lo porta a chiudersi in se stesso. Questa sua fama lo accompagnerà fino alle superiori, spingendolo quasi al suicidio. Profondamente pentito di quel che fece a Shoko, decide finalmente di andare a trovarla nella sua scuola superiore per chiederle perdono, con la volontà di iniziare il suo percorso di redenzione per gli errori del passato.

Presentazione protagonisti principali:

 

Shoko Nishimiya

È la protagonista femminile del film.

Sorda fin da piccola, può comunicare a gesti, scrivendo su un quaderno o parlando (sebbene non articoli molto bene le parole). La sua malattia la porta a perdere sempre di più l’udito, tanto che gli stessi apparecchi acustici alla fine non possono più aiutarla.

Da piccola rimane vittima di bullismo e si porta dietro le cicatrici di quello che è successo attribuendosene colpa, quando non riesce più a sopportarne il peso tenta il suicidio.

 

Shoya Ishida

È il protagonista maschile del film. (noi seguiamo tutte le vicende dal suo punto di vista)

Inizialmente bullo, se la prende con Shoko per la sua diversità; accusato da tutti come unico responsabile delle angherie da lui subite, viene allontanato da tutti e da carnefice diventa vittima.

La sua fama lo segue fino alle superiori, isolandolo da tutti;

arriva a pensare al suicidio, ma decide di continuare a vivere, per re-incontrare Shoko e farle riallacciare e i legami persi a causa sua; inizierà in questo modo il suo percorso di redenzione che lo porterà a riabbracciare pienamente la vita.

 

Yuzuru Nishimiya

È la sorellina di Shoko.

La malattia della sorella l’ha portata a reprimere il suo vero carattere (il suo vero io), per poterla aiutare al meglio ed esserle di sostegno.

Ha come hobby quello della fotografia.

Inizialmente scambiata per ragazzo e fidanzato di Shoko, tenterà di proteggere la sorella dagli approcci di Ishida, per evitarle un nuovo dolore.

 

Naoka Ueno

Compagna di classe di Shoko alle elementari.

Inizialmente tenta di comprendere la ragazza ed aiutarla, ma ben presto inizia a considerarla un peso.

Inizia a prenderla in giro con le altre ragazze ed ad isolarla; incoraggia gli atti di Ishida verso di lei, ma mai attuandoli in prima persona.

Tenterà un nuovo approccio a Shoko insieme agli altri, ma non riesce a farsela andare a genio, perché la considera l’artefice della rottura della loro felice infanzia e di quello successo dopo ad Ishida, sebbene pian piano inizi ad accettarla.

 

Miki Kawai

Compagna di classe di Shoko alle elementari.

Non prende mai attivamente parte alle derisioni od angherie verso la ragazza, ma ride di esse e non fa nulla per fermarle.

Inizialmente convinta di non aver fatto nessuna azione colpevole verso Shoko, attaccherà gli altri; comprenderà poi che il suo non fare nulla, è forse peggio del colpire in prima persona e si riavvicinerà a Shoko per esserle amica.

 

Miyoko Sahara

Compagna di classe di Shoko alle elementari,.

È la prima che decide di imparare il linguaggio dei segni di sua iniziativa, per poter parlare con Shoko, senza dover usare quaderni.

A causa di questa decisione, viene isolata dai compagni, che iniziano a prenderla in giro; cambierà scuola senza dare spiegazioni.

Viene riavvicinata da Shoko ed Ishida, per chiederle scusa per quello che è successo, e si riavvicinerà al gruppo.

 

Tomohiro Nagatsuka

Compagno di classe di Ishida alle superiori.

Viene aiutato da Ishida contro un bullo e per questo diventeranno amici, non conosce bene la situazione che si è creata alle elementari, ma aiuta il ragazzo nel suo viaggio di redenzione, entrando a far parte del gruppo.

 

 

Curiosità:

  • Il manga A Silent Voice ha debuttato come One-Shot a febbraio 2011 sulla rivista Bessatsu Shonen Magazine, ma per arrivare alla vera e propria serializzazione, l’autrice ha dovuto combattere fino ad arrivare in tribunale. Il tema troppo forte dell’opera aveva spinto l’editore a non volerla pubblicare, ma la mangaka, grazie anche al supporto della Federazione Nipponica dei Sordi, l’ha spuntata.
  • Il film, sebbene sia un capolavoro del suo genere, è conosciuto poco a causa del periodo di uscita, che coincideva con quello di un altro capolavoro: Your Name.

 

Prima di iniziare la recensione vera e propria volevo fare un appunto sui temi trattati nel film: bullismo e suicidio. Sono temi molto forti, a mio parere adatti solo ad un pubblico emotivamente maturo, quindi consiglio la visione del film ad un pubblico che va dagli adolescenti in su, che possono comprendere in maniera più approfondita le tematiche e ragionarvici sopra. Non dico che il tema possa essere assorbito appieno, anche perché se uno non ha passato in prima persona lo stesso tipo di eventi, non può avvicinarsi ad essi in maniera esaustiva, ma può essere un buono inizio.

Se volete far vedere il film a bambini più piccoli della fascia adolescenziale, è necessario che trattiate prima le tematiche del film, cercando di spiegargli a grandi linee il tema.

Se per quanto riguarda il bullismo c’è poco da dire, in quanto come concetto è lo stesso in tutto il mondo, sebbene ci sia ancora parecchia strada da fare per combatterlo appieno, dobbiamo invece considerare che in Giappone il suicidio è visto in maniera differente che nella società occidentale, infatti loro sono Shintoisti (per lo più) e l’atto di togliersi la vita è visto in maniera positiva, è considerato la risposta a tutti i problemi, un modo per non pesare sulla società e le persone che hai intorno, tanto che esistono pure associazioni che creano eventi di suicidio di gruppo. Questo va tenuto in considerazione mentre si guarda il film, perché altrimenti si potrebbe non comprenderlo appieno.

Ma arriviamo alla storia vera e propria, di cosa parla? Ci viene raccontato un percorso di redenzione, quello di Shoya Ishida, colui che prima era carnefice e poi diventa vittima.

Tutta la storia è principalmente mostrata dal suo punto di vista, sebbene ci siano piccoli scorci di situazioni viste anche dalla prospettiva di Shoko Nishimiya.

Il film parte in maniera molto forte, mostrandoci un Ishida che raggiunto il suo “obbiettivo” a breve termine, ha perso le speranze della vita e ha deciso di finirla; sono immagini molto toccanti, segnate da una lettera di scuse alla madre, ma soprattutto dal conteggio dei giorni sul calendario, il quale è stato rotto in prossimità del giorno decisivo, proprio per indicare la rottura dalla vita ed il passaggio alla morte.

Ma perché arrivare ad un gesto tanto disperato? Ci viene tutto rivelato con un lungo flash back, che riporta i nostri protagonisti alle elementari, dove la loro tranquilla routine è interrotta dall’arrivo di una nuova compagna di classe.

 

Piacere di conoscervi io sono Shoko Nishimiya

voglio diventare vostra amica grazie a questo quaderno

per favore usate questo quaderno per parlare con me

io non posso sentire”

 

La normale vita scolastica di Ishida e dei suoi amici è rivoluzionata da Shoko, la quale per comunicare usa un quaderno e si porta dietro tutta una serie di problematiche legate alla sua disabilità. Ci viene mostrato come la curiosità iniziale lasci il posto al fastidio ed alla poca comprensione verso la situazione della bambina e di come tutti i suoi compagni inizino piano piano a prenderla in giro e vederla come un peso. È qui che inizia il bullismo vero e proprio ed è qui che si legge una vera e propria accusa verso la società.

I bambini non vengono preparati alla disabilità della compagna, non viene spiegato loro cosa comporti o come comportarsi di fronte ad essa, è come se una pecorella venisse buttata dentro un branco di lupi pronti a sbranarla.

Shoko è vista come un peso da tutto l’ambiente che la circonda, compresi i professori, e viene velocemente presa di mira, soprattutto da Ishida, che semplicemente è il meno furbo, in quanto attua le sevizie in maniera spudorata, ma che alla fine viene preso di mira lui stesso dall’ipocrisia dei suoi compagni, in quanto il sistema ha bisogno di un capro espiatorio da etichettare come “cattivo”, per lavarsene le mani e togliersi responsabilità.

È a questo punto che si ritrova ad essere vittima del branco, della rabbia e del disprezzo di coloro che prima gli erano amici e da lupo diventa agnello.

“Non c’è bisogno di un motivo per innamorarsi di una persona. Ma ce n’è sempre uno per cominciare ad odiare qualcuno”

Inizia a questo punto il percorso buio di Ishida, succube delle angherie quotidiane da parte della società, che ormai lo ha etichettato. Gli anni passano ed il bambino, diventato un ragazzo emarginato dalla società, è cresciuto, ma sente di meritarsi tutto quello che gli è successo, lo vede come una forma di espiazione verso le cattiverie commesse, sebbene non consideri l’espiazione del tutto completa. È proprio ripensando alla sua infanzia con questo flash back che Ishida decide di ritrovare Nishimiya, non per avere il suo perdono, ma per farle sperimentare le emozioni perse nella sua gioventù. Inizia quindi il suo percorso catartico verso la redenzione, dove sarà accompagnato da vari personaggi che si uniscono al suo viaggio.

 

“<<Qual è la definizione di ‘amici’?

Diventare amico di qualcuno è come ottenere una sorta di certificato?>>

<<Dammi la mano…questo è essere amici! Sai io credo che l’amicizia vada oltre le parole e la logica…certificato? Non ce n’è bisogno!>>”

 

Ho trovato molto interessante la resa che l’autore ha voluto dare alla sociopatia di Ishida, la sua chiusura verso la società e la paura verso gli altri, ci sono mostrate attraverso una grossa X che occupa la faccia delle persone. Solo le persone per cui prova affetto, come sua madre o sua nipote, sono esenti da essa; il suo percorso di redenzione lo porterà a riaprirsi verso il mondo ed a far sparire il blocco psicologico che si porta dietro. Ho trovato particolare anche la scelta di non rivelare mai la faccia della sorella, se ne parla spesso e viene pure mostrata, ma la sua faccia ci resta sempre nascosta.

Altro punto a favore va sull’esposizione dei differenti metodi di comunicazione, con Shoko che deve riuscire a farsi comprendere e gli altri che devono parlarle. Scrivere su un quaderno per esprimersi non solo limita la varietà di termini che uno può usare per rendere un concetto, ma sfavorisce anche le sfaccettature delle emozioni umane. Sarcasmo, ironia, tristezza, rabbia sono tutte emozioni che attraverso i suoni e le espressioni facciali vengono recepite dall’interlocutore in un certo modo, se scritte su un pezzo di carta, perdono tanto del sentimento che uno vuole trasmettere. Ma non solo, non è detto che chi riporta parti di conversazioni, metta tutto per iscritto, mentire sull’argomento o tralasciare è facile, così come fraintendere.

In questo senso, anche il linguaggio dei segni, che dovrebbe aiutare, diventa un ostacolo; la sua poca conoscenza, porta all’incomprensione del messaggio che vorrebbe essere trasmesso, creando un’incomunicabilità tra le parti.

Molto belle anche le musiche che accompagnano tutti i momenti felici e tristi del film, per questo faccio un grosso plauso al compositore Kensuke Ushio, che ha saputo usare quel tocco magico, per poter trasmettere ancora meglio i messaggi che l’opera tratta.

Sebbene però, sia un progetto molto ben riuscito, ha comunque dei punti a sfavore.

Partiamo dalla pratica della sorella minore di Shoko, Yuzuru, di fotografare animali morti; in realtà come ci viene spiegato quasi a conclusione del film, c’è una sua logica dietro questo bizzarro hobby, ed è un modo per aiutare la sorella nella sua fragilità emotiva. Tuttavia durante la visione, vedere come la camera di Shoko sia tappezzata con foto di così cattivo auspicio, non è rallegrante, o almeno a me ha trasmesso l’impressione completamente opposta a quella dovuta, quindi secondo me è una grossa pecca.

Altro grosso problema è la psicologia dei personaggi secondari, se togliamo Ishida che è la voce portante del film, con tutte le sue paranoie, spesso anche eccessive, gli altri personaggi non sono stati resi completamente. Shoko stessa, che dovrebbe avere una caratterizzazione molto complessa, è trattata superficialmente ed i suoi traumi non vengono approfonditi in maniera adeguata, tanto è vero che quando arriverà a compiere il suo gesto disperato, te stai li a fissare lo schermo come un pesce lesso a chiederti, ma perché? Non ci sono avvisaglie, dubbi che possano farti pensare ad un simile atto.

 

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Ho trovato questo film molto esaustivo, la grande e difficile tematica che tratta viene espressa in maniera molto forte, questo è vero, ma serve per farla entrare meglio. Certo ci sono alcuni particolari che potevano essere descritti e approfonditi meglio, ma nel suo complesso è un’opera eccezionale. Non deve essere stato facile per l’autrice creare quest’opera, ma sono contenta che sia riuscita a darla alla luce. Servirebbero veramente più progetti che trattano in maniera così semplice e toccante temi così difficili e di comprensione complessa come questo, in modo che il pubblico a cui arrivano sia amplio e possa rifletterci sopra.

Non perdetevi assolutamente questo capolavoro e se volete consigliatelo a più non posso.

A cura di

 

 

Francesca

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