Da non perdere
Home / RFS' bloopers / Racconto made in RFS “LE AVVENTURE DI CALIPPOMAN”

Racconto made in RFS “LE AVVENTURE DI CALIPPOMAN”

Questo libro è un’opera di fantasia.

I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi descritti sono frutto

dell’ immaginazione delle autrici oppure sono usati in modo fittizio.

Qualsiasi somiglianza con persone, viventi o defunte, luoghi o fatti reali è puramente casuale

 

 

Eravamo una decina: tutti in fila per ricevere quelli che ci promisero essere dei poteri soprannaturali; poteri che avremmo dovuto usare per proteggere il mondo e diventare così dei giustizieri.

«Da oggi il tuo nome da supereroe sarà Batman. Proteggerai Gotham City dai criminali incalliti…».

Ancora due e poi tocca a me! Non vedo l’ora”, pensai eccitato all’idea.

«Tu sarai Spiderman e veglierai su Forest Hill aiutando le persone in difficoltà e affrontando le minacce dei super criminali».

Il tizio ricevette una tuta rossa e blu e lasciò il posto al ragazzo bruno davanti a me a cui fu dato un mantello rosso; prese il nome di Superman con il compito di proteggere Metropolis.

Fu il mio turno, finalmente. A passo deciso raggiunsi l’uomo in giacca e cravatta che distribuiva i poteri come se fossero caramelle.

Mi passai una mano tra i corti capelli castani e feci un gran respiro. 

Basta con la vita da banchiere!

Sarei diventato un supereroe; un uomo potente e rispettato. Un uomo da temere, un uomo…

«E tu, invece, caro ragazzo, diventerai un gran giustiziere; avrai poteri che nessun supereroe prima di te ha mai avuto. Le tue gesta saranno ricordate fra centinaia di anni e il tuo nome riecheggerà nello spazio e nel tempo. Tu sarai Calippoman».

CALIPPO COSA???

«E quindi cosa dovrei aspettarmi?!», chiedo perplesso. «Cioè, le altre cose le posso anche capire ma questo? Che nome sarebbe? E in cosa consistono i miei nuovi superpoteri?».

Continuo a fissare l’uomo in giacca e cravatta con sguardo dubbioso.

Lui mi sorride porgendomi un vassoietto d argento su cui svettano due compresse azzurre di forma vagamente fallica. Dire che non capisco un cazzo è un eufemismo.

«Ragazzo, scegli una di queste pasticche».

«Su cosa mi dovrei basare? Sono identiche».

Lui alza le spalle. «Perché lo sono. Il concetto di SCELTA è molto relativo», sospira e si guarda le unghie come se fosse annoiato o gli stessi facendo perdere un sacco di tempo.

«Caso accadrà? In cosa consistono i miei nuovi poteri? E perché gli altri non hanno ricevuto alcuna pasticca?».

Alza gli occhi al cielo. «Devi capire che non tutte le cose si risolvono con un mantello o una tutina colorata. Per sviluppare il tuo potere è necessario un piccolo aiuto chimico ma ti assicuro che gli effetti saranno duraturi e ti lasceranno, come dire…molto soddisfatto. Enormemente soddisfatto».

Ridacchia come se fosse al corrente di qualcosa di molto divertente che io invece ignoro.

Boh, comunque sia, ho scelto io di venire qui e a questo punto non mi resta che provare. Del resto non sarà mica una cosa negativa, no? I superpoteri dovrebbero servire ad aiutare la gente, a renderla più felice.

Senza ulteriori indugi afferro entrambe le compresse, me le fiocco in bocca e le ingoio. Per deglutirle faccio un gozzo come un tacchino ma con due colpi sul petto riesco a non strozzarmi. Certo, un bicchiere d’acqua sarebbe stato utile.

L’uomo in giacca e cravatta mi guarda con occhi allucinati. «UNA. Ne dovevi prendere UNA!», precisa.

«Quindi ora che succederà?».

Pensavo che per fare bene una cosa bisognasse esagerare ma ora non ne sono più molto convinto.

L’uomo sospira. «A questo punto non puoi fare altro che dormirci sopra. Domattina al tuo risveglio credo avrai una grossa, grossissima sorpresa».

Fu solo la mattina dopo che mi resi conto di cosa intendesse per “grossissima” sorpresa.
Praticamente non riuscivo a girarmi nel letto. Quando avevo dieci, dodici anni, dopo aver messo per la prima volta le mani su un pornaz… ehm, un giornalino per adulti, mi ero ritrovato a desiderare che un preciso particolare anatomico somigliasse a quello degli attori lì fotografati.

Invano.

Quella mattina, però, il mio desiderio trovò compimento. Doppio.

«Ecco spiegato il perché dei sogni erotici di questa notte: è stato tutto un susseguirsi di tette e culi…e ora questo. che meravigliosa sorpresa! sei lì che dormi e senti un gradevole formicolio là sotto e non ti svegli come al solito, con la torre di Pisa dormiente, ma con il pirellone gonfio e pulsante. Dormire nudi ha indubbiamente i suoi vantaggi, anche se ora non so come farò a entrare nelle mutande».

Appena sceso dal letto, entro in bagno camminando a gambe larghe come se al posto dell’uccello tenessi il cannone di un carro armato. Mi chiudo la porta alle spalle, mi giro sovrappensiero e CRASH! 

Merda. Ho appena buttato giù tutti i trucchi di mia sorella in un colpo solo. Ma non è colpa mia, non sono abituato a manovrare un transatlantico senza avere adeguatamente studiato per ottenere la patente nautica.

«Roby, che cazzo combini? Non avrai fatto cadere qualcosa di mio, spero!» è mia sorella che urla con la sua vocina stridula dalla cameretta.

Ha diciassette anni e si trucca più di una battona alla periferia del Bronx. Un giorno o l’altro troveremo la fila fuori della porta. E mi toccherà farle da pappone.

«Tranquilla, Susy, non si è rotto niente!» mentre sparo la bugia del secolo, perché il fard ha appena colorato tutte le mattonelle di rosa, il rossetto si è aperto a metà e il profumo si è rotto in mille pezzi sul pavimento, tento di fare la mia prima vera pisciata mattutina. 

E inondo tutta la parete bianca con uno schizzo che manco lo spumante a capodanno dopo averlo agitato per mezz’ora di seguito.

Merda. Come si piega sto coso? E’ più rigido del bastone di nonna Sandra quando zoppica per l’artrosi all’anca. 

Dopo aver innaffiato il muro come fa mio padre col tubo dell’acqua in giardino, cerco di manovrare il transatlantico per riportarlo nelle mutande. Ma è tutto inutile. Perché il bastardo non ci torna più.

Perciò prendo le forbicine che mamma adopera per tagliarsi le unghie dei piedi, le uso per farci un buco grosso quando la mia spalla, e ci infilo dentro il transatlantico.

Adesso con questa roba enorme devo anche tornarmene in camera…peccato che quella ficcanaso è già pronta dietro alla porta per controllare cos’è successo!!
“L’accappatoio, l’accappatoio! “. Sperando di non dare troppo nell’occhio me lo infilo in un lampo, solo dopo mi guardo allo specchio. “Cazzo, sembro uno di quei pervertiti dei film!”

Dopo tre ore di bagnoli con l’acqua ghiacciata, finalmente il mio membro riacquista una parvenza di normalità. Perciò mi vesto tutto contento ed esco di casa per fare una passeggiata.

Mentre cammino sul marciapiede, all’improvviso sento una voce femminile che grida: «Nooo! Lasciami, pervertito!»

Corro subito a vedere cosa succede e, in mezzo al parco, proprio davanti alle altalene, noto un vecchietto pelato, coi baffetti bianchi, la camicia hawaiana e le bermuda rosse, tutto intento a palpare il culo a una bella ragazza bionda. 

«Ehi, tu, nonno! Fermati subito!» gli intimo dall’alto della mia voce autoritaria. Ma lui non mi caga nemmeno di striscio. 

Com’è che funzionava il mio superpotere? Merda, quel cretino con la cravatta non mi ha lasciato il libretto delle istruzioni! Allora penso: ALLUNGATI! E lui non si allunga. Allora penso: INDURISCITI! E lui non si indurisce. Faccio un ultimo tentativo e penso: ESTENDITI! Ma niente da fare.

Come cavolo si usa sto coso? Nel mentre però, le mani del vecchio bavoso si insinuano sotto la gonna della ragazza, scoprendole le mutandine bianche coi maialini rosa. 

Mio Dio. Mai visto niente di più sexy e arrapante in tutta la mia vita. Perciò mi eccito come un mandrillo.

Ed ecco che all’improvviso il mio membro si allunga di scatto, rapido e letale come la katana di un samurai giapponese. E colpisce il vecchio dritto in testa, provocandogli un trauma cranico commotivo con tanto di coma irreversibile. 

E mentre il nonnino giace sull’erba, combattendo tra la vita e la morte, la ragazza mi osserva sconvolta. 

«Sei un eroe… sei il mio eroe!» dopo di che, mi corre incontro gettandomi le braccia al collo. «Chi sei, come ti chiami? Come potrò mai ringraziarti?», chiede la ragazza senza scollarmisi di dosso, anzi, premendo con foga le sue protuberanze anteriori contro il mio petto.

«Sono Calippoman!» Borbotto, in parte orgoglioso di ciò che sono riuscito a fare, in parte imbarazzato per questo nome d’arte del – lasciatemelo dire – cazzo, in parte ansioso perché, con tutta la fatica fatta per far tornare il suddetto a dimensioni consone, ora mi ritrovo un’altra volta con un cannone da carro armato che protrude dal bacino e di sicuro non posso andare in giro conciato a questa maniera.

«Calippoman?» ansima lei, come in estasi «Grazie, grazie Calippoman.»

Si dimena come un’anguilla, continuando a strusciarsi, e inevitabilmente una mano finisce per cozzare contro Calippo Jr. 

Le dita sfiorano, toccano con maggiore insistenza. Cercano di stringersi intorno alla circonferenza del mio pene, invano.

Odo un sospiro stridulo, quasi incredulo, prima che la ragazza cerchi di circondarmi con entrambe le mani, che comunque non si toccano tra di loro.

«Che eroe, che eroe!» Sussurra, trasognata.

«Senti un po’, bionda, come ti chiami?» le chiedo io staccandomela un istante di dosso.

«Fanny» mi sorride lei estasiata, mentre si lecca le labbra con aria sensuale.

Fanny? Ma in inglese non significa…? Cristo santo. Se questo non è un segno del destino, non saprei in che altro modo definirlo.

«Ascolta, Fanny, che ne dici di premiare il tuo eroe come si deve?» 

«Ooohhh! Con grande piacere!» mi afferra la mano e mi trascina dentro la casetta colorata per bambini del parco giochi.

«Aspetta un attimo, se qui dentro ci entra una povera creatura candida e immacolata e ci scopre a fare le cosacce, quale balla inventiamo?»

«Gli diciamo che stiamo giocando a fare Re Artù» ammicca con fare malizioso.

«Re Artù?» 

«Sì, mi esercito a tirare fuori la spada nella roccia, solo che lo faccio succhiando» così dicendo, abbraccia il mio coso mostruoso e se lo avvicina alle labbra.  «Madonna santa, la bocca non mi basta nemmeno se mi slogo la mandibola e la appoggio per mezz’ora sul pavimento…» ci riflette un attimo e poi sembra cambiare idea. «Facciamo così, ti cavalco io e non ne parliamo più.» 

E in pochi secondi, si mette a cavalcioni su di me. Ma non riesce a infilarlo dentro nemmeno così. Perché la lunghezza è talmente esagerata da rischiare di perforarle tutto il colon, l’intestino tenue, lo stomaco e tre quarti dell’esofago.

E io maledico il tizio che mi ha donato il superpotere. In dodici lingue. Comprese quelle dimenticate da Dio.

Mentre continuo a imprecare, nella tredicesima lingua che non solo nemmeno Dio si ricorda, ma neanche io stesso, la bionda Fanny dalla fanny troppo stretta esamina la situazione.

«Dunque. In bocca non ci sta, è appurato. E nella mia povera fannuccia neanche. Il sedere… Beh perdonami ma preferisco non provare. Cosa rimane, mio baldo Calippoman? …ci sono! Il tuo nome mi ha dato un’idea.»

Detto questo, si mette comoda all’ombra della mia prode asta, tira fuori la lingua e inizia a leccare dal basso. Ci vuole un quarto d’ora prima che arrivi in punta, ma che quarto d’ora!

Il Super Calippo freme, vibra, scuote la povera casetta dei bambini, gocciola liquido preseminale come una fontana, ma lei, l’indomita Fanny dalla lingua lunga continua nel suo meraviglioso lavoro. Mi lappa tutto e, credetemi, ce n’è da lappare!

Infine si concentra sulla punta, così gonfia e arrossata da essere paragonabile a un satellite di Giove. Infila la sua linguetta nella fessura e io impazzisco.

O meglio, Mr Calippo impazzisce. Senza preavviso, inizia a eruttare che neanche il Vesuvio, colpendo in piena faccia la povera Fanny che si schianta sulla parete di fronte e poi continuando con la potenza di un idratante, colpendo perfino le foglie degli alberi. E continua, continua mentre cado in ginocchio per la fatica, disidratato dall’immane perdita di liquidi. Continua, finché non ho completamente scartavetrato i pannelli della casetta dei giochi dei bambini. Solo allora il telescopio su ritira, lasciandomi a terra, esangue e prosciugato.

Mi riprendo dopo qualche attimo e guardo la poveretta stesa poco più in la. 

Fanny è ricoperta di liquido appiccicoso ovunque, le cola addirittura dai capelli!!!

Seriamente preoccupato mi avvicino a lei per verificare le sue condizioni di salute, la fisso attonito qualche secondo…

Il mio sperma ha creato un film su di lei bloccandole gli arti!!!!

“O-MIO-DIO!!!”

Che questo sia un nuovo super potere????

Dopo aver districato Fanny, tagliando con una motosega il mio sperma ormai solidificato peggio della colla a presa rapida, le sorrido tutto esaltato per la scoperta di questo mio nuovo potere strettamente connesso al primo. 

«Non è giusto!» protesta lei mentre tenta di strapparsi di dosso l’ultima striscia di seme che la sta strangolando come un collare d’acciaio. «Voglio anch’io un superpotere!»

E così inizia a fare i capricci e a tartassarmi i maroni finché, mosso da immensa pietà, decido di accompagnarla dal tizio in giacca e cravatta responsabile del mio inquietante dono sovrumano.

Rifacciamo la fila insieme ad altra gente che aspetta il suo turno per ricevere il suo superpotere e finalmente tocca a Fanny.

L’aspetto fuori della porta per circa mezz’ora, dopo di che la vedo uscire tutta pimpante ed euforica.

«Allora? Com’è andata? Che potere hai ricevuto?» le domando curioso.

«Una figata! Ho ricevuto l’SPMP!!!!!» saltella tutta contenta.

«Che roba è?» 

«È la Sindrome PreMestruale Permanente. In pratica ho gli sbalzi d’umore pre-ciclo 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno!»

«Scusa, Fanny, non per fare il guastafeste, ma a che ti serve un potere del genere?»

«Scherzi? È fantastico! Divento allegra, triste, solare, depressa, arrabbiata, radiosa, malinconica, esaltata, distrutta e infine di nuovo incazzata nell’arco di soli 5 minuti» sghignazza felice. «Il nemico resta spiazzato, va in confusione e si disorienta. E quello è il momento in cui posso colpirlo a tradimento.»

Mmm… non sono molto convinto della sua utilità. Ma decido comunque saggiamente di tacere.

«Che figata il mio potere».

10 minuti dopo

«Che potere di Merda, potrei morire e nessuno piangerebbe per me».

10 minuti dopo

«Stronzo del piffero di un dispensa potere dei miei maroni, lo strangolo con le mie mani a costo di spezzarmi un’unghia e rifare il gel!».

1 secondo dopo

«Che carino quell’uccellino, mi ricorda il mio cane! Troppo dolce! Ricordo come si rotolava felice al sole».

Sorriso ebete. 

Pianto a dirotto.

«Mi mancaaaa».

«È morto?», chiedo.

«No è uscito dalla tolettatura. Mi manca il suo vecchio taglio. Hai della cioccolata? Non ti pare il momento di farmi conoscere la tua famiglia?» mi chiede Fanny con tono di sfida.

«Oddio, non è un po’ presto?» mi gratto la testa confuso.

«Bene. Benissimo… anzi, ottimo.» Mentre la sua voce sputa veleno, Fanny si gira dall’altra parte.

«Adesso che cos’hai?»

«Niente.»

«Ah, allora se non hai niente è tutto ok…»

«Certo, che è tutto ok, tu non noti mai niente» altra risposta acida come il latte scaduto l’anno scorso.

«Ma hai qualcosa oppure no?» non ci sto capendo un cazzo.

«Dovresti saperlo ormai, o no?» 

«Dovrei sapere cosa, esattamente?»

Perché non ho ricevuto il potere di leggere nel pensiero anziché il dono inutile di un’erezione in formato Godzilla?

«Dovresti sapere come la penso, mi conosci, no?» ribatte tagliente.

«Veramente, ci conosciamo da meno di un’ora» ci rifletto un attimo. «Senti, dimmi cosa vuoi, che facciamo prima.»

«Ecco, di me non ti importa niente…» scoppia in lacrime. 

Madonna santa, se il suo potere è essere schizofrenica, non abbiamo fatto un grosso affare.

«Non è vero, mi importa…» mi gratto di nuovo la testa confuso.

«Allora fammi conoscere la tua famiglia» torna a sorridermi tutta felice e pimpante.

«Mi spieghi perché vuoi conoscere la mia famiglia?».

«Semplice! Voglio conoscere i miei futuri suoceri! Dirgli che mi sposerai, che faremo tanti figli e che saremo molto felici insieme».

Mentre lo dice ha uno strano luccichio da pazza psicopatica negli occhi, ma non potevo lasciarla al vecchio bavoso e farmi i cazzi miei?

«Se mi porterai dai tuoi dopo ti ricompenserò adeguatamente», dice sfiorando il mio viso con la mano e premendo le sue grosse tette sul mio petto. Solo quei pochi gesti fanno risvegliare Callipo jr. Stupido Cazzo traditore!

«Uhhhm, direi che il tuo amico là sotto, quello più alto di te, mi ha appena detto di sì».

«Ma come cazzo mi posso presentare da mia madre con questo coso eretto in mezzo alle gambe? Già questa mattina mi sono dovuto calare dalla finestra per non farmi vedere!».

«Come hai fatto a calarti dalla finestra?».

Ho la decenza di arrossire prima di rispondere. «E…come ho fatto…l’ho usato come bastone per scendere, ecco come ho fatto!».

«Ok, dobbiamo rimediare dunque… ma stavolta prenderemo delle precauzioni, già con questo SPMP ho dei capelli di Merda, non ho intenzione di peggiorare le cose con il tuo super sperma attacca tutto!», e così tira mette le mani in borsa, ravana un pochettino, ci infila la testa dentro, e poi tira fuori un enorme sacco nero della spazzatura. 

«Ma che cazzo ci fai con quel coso nella borsa?».

«Non sai mai cosa ti può servire, idiota!».

Mi prende per mano e mi porta in un vicolo, ma prima si ferma in un negozio di scarpe, uno di borse e uno di caramelle. Sceglie con cura ogni fottutto accessorio e quando credo che sia finita, torna indietro a cambiare tutto, tranne le caramelle.

Solo le sue tette che si gonfiano di minuto in minuto mi impediscono di sfancularla come Dio comanda.

Scassina un garage e mi spinge dentro a forza. 

«Su sbrigati, non vedo l’ora di conoscere tua madre!». E detto questo si fionda con la lingua sul mio Calippo pulsante!  «Avvertimi quando stai per eruttare!» e, cinque vergognosi minuti dopo, mi ritrovo a versare super potere in un sacco della spazzatura

Dopo aver avvisato i miei genitori all’ultimo minuto, io e Fanny ci ritroviamo seduti a tavola con mamma, papà e mia sorella Susy “la battona”.

Mentre mia madre ci versa la minestra nei piatti e papà rimprovera mia sorella per essersi beccata una sospensione a scuola, per aver fatto sesso col bidello sotto il banco durante la ricreazione, Fanny si fa audace e mi appoggia la mano su una coscia.

«Fanny, no, non mi sembra il caso…» la avviso civilmente.  Ma lei mi ignora e la sua mano si sposta sempre più su, fino ad arrivare all’inguine.  «Fanny, ti supplico, non adesso…» inizio a sudare freddo.

Ma lei non ascolta di nuovo e le sue dita afferrano la patta dei miei pantaloni, stringendo con forza il mio membro. Che freme. Freme ancora. Ancora un po’. Un altro po’… Ed ecco che mi eccito. 

E succede la tragedia. Perché il Calippo cresce a dismisura in meno di un secondo, allungandosi come un bastone di quindici metri.

«Cristo!» mio padre impreca urlando, poco prima di piegarsi in due e cadere con la faccia dentro il piatto della minestra. Schizzando brodo e tortellini sui capelli di Susy-la battona. Che a sua volta urla disgustata: «Mamma! Papà mi ha sporcato il lucidalabbra nuovo della Debby!»

Mia madre intanto si lancia in soccorso di papà, che gorgoglia con la bocca dentro il piatto della minestra. Mentre il mio Calippo ancora gli preme sullo stomaco, dopo avergli sfondato sei costole, metà dello sterno e tutta la parete addominale.

«Fanny, santo Dio! Ti avevo detto di stare ferma!» sbraito arrabbiato, mentre tento di far calare l’eccitazione. Ma inutilmente.

«Dio onnipotente, cos’è questa roba?» mia madre guarda prima il Calippo, poi me, poi di nuovo il Calippo, sgranando gli occhi con aria allibita.

Un battito di palpebre e torno in me. Guardo Fanny che sta ancora aspettando risposta.

«Capisci perché non posso portarti dai miei? Succederebbe questo», mi metto in spalla il sacco dell’immondizia e mi avvio verso il cassonetto mentre il liquido all’interno sciaborda in modo preoccupante. Se si rompe ora mi si versano cinque litri di sperma sui piedi.

Fanny mi segue. «E se ti prometto ti tenere le mani a posto?».

«Sappiamo entrambi che non ci riuscirai».

«Sì, invece! Pezzo di merda che non sei altro! Credi che non voglia altro che il tuo uccello?!».

«Non lo so…ci conosciamo da due pompini e una sega».

«La sega non te l ho fatta», precisa lei.

Alzo le spalle. «Ti ho aspettato parecchio mentre eri a prendere il tuo potere, qualcosa dovevo pur fare…».

Cerco di pensare a un modo per neutralizzare la richiesta di Fanny la schizzofrenica …

Mumble Mumble…

Forse un mega pillolone di Buscofen la neutralizzerebbe per un po’. Ma ecco che mentre sono assorto in quei pensieri si ode un grido “Aiuto! Aiutooooo! ” la richiesta attira subito la mia attenzione ma soprattutto quella del mio Calippone che lestamente si rizza e inizia a tirare in direzione della vittima che neanche un cane da trifola. Inizio a correre assecondando Calippo jr e trascinando con me anche il saccone di sperma letale.

Il Calippone mi tira verso un altro vicolo, dove una povera vecchietta sta per essere rapinata da due ceffi dall’aria ben poco raccomandabile.

C’è tutto il corollario: abiti malmessi, capelli unticci, cicatrici rappezzate male e tatuaggi da galera. Per non contare i coltelli che hanno in mano.

Che fare?

Calippo Jr risolve il problema per me: la scena lo fa imbizzarrire al punto che si estende ulteriormente, colpendo uno dei due malviventi in pieno tra le scapole, di punta, e facendolo schiantare contro la parete di fronte (peraltro mancando per un soffio la povera nonnina).

Il suo collega, sbalordito, si volta verso di me, ed è in quel momento che i miei neuroni finalmente connettono e gli lancio il saccone dello sperma. Lui commette l’errore fatale di alzare le mani per ripararsi e il coltello squarcia la plastica, cosicché tutto il liquido seminale gli piove addosso, addensandosi di botto e congelandolo nella posizione precisa in cui stava. La vecchietta viene presa solo di striscio e non rimane imbalsamata.

«Grazie, giovanotto, grazie!» 

La povera donna trema mentre si avvicina a me con passo malfermo, appoggiandosi a un bastone. Io sto già gongolando, ma abbiamo fatto i conti senza l’oste: il primo criminale si alza, un po’ ammaccato ma deciso a dare battaglia.

Che fare? È Fanny a risolvere la situazione. Mi ha seguito in preda alla fase rabbiosa della sua PMS costante, ma ora è passata a quella arrapata, quindi si inginocchia davanti a me e tira fuori la lingua, tenendosi ben lontana dalla fessura sulla mia cappella onde evitare una ripetizione del dramma precedente.

Calippo Jr, eccitato da tutta la situazione, non esita a reagire, schizzando verso il malvivente come un estintore.

La vecchietta guarda prima me poi Calippo Jr e infine Fanny. 

«Ma cosa state facendo?! Questo è scandaloso!».

Anche la nonnina pudica mi doveva capitare.

«Oh ma stia zitta! Invece di criticarci sia riconoscente e se ne vada».

«Ma come ti permetti ragazzina! Porta rispetto alle persone più anziane di te».

E mentre le due donne litigano io mi domando … chi cavolo me l’ha fatto fare di alzarmi questa mattina?

Dopo aver preso Fanny per un braccio, la trascino via dal vicolo per non sentirla più litigare con la vecchia e risparmiare ai miei timpani tutto quel chiasso assurdo. Tuttavia non faccio in tempo ad attraversare la strada, che sento un allarme suonare e, appena sollevo lo sguardo in direzione della casa da cui proviene, noto due individui vestiti di nero che si stanno calando dalla finestra con una corda, mentre tengono in spalla un sacco pieno di oggetti che sferragliano.

Io e Fanny corriamo subito in direzione dei presunti ladri.

«Ehi voi! Fermi dove siete! Lasciate la refurtiva e andatevene!» intimo con voce sicura.
Uno dei due mi guarda e poi scoppia a ridere. «Amico, levati dalle palle. Non puoi farmi niente!»

«E perché, scusa?» 

«Perché sono le due di pomeriggio e per la legge italiana possiamo rubare quanto vogliamo.»

Mi giro verso Fanny aggrottando la fronte. «Ma è vero?»

«Purtroppo sì.»

«Ma chi ha inventato sta cagata?»

«Il parlamento.»

«Mi prendi per il culo?»

«No, è la verità. Ma a noi che ci frega della legge? Siamo supereroi e possiamo fare quello che ci pare!» così dicendo, Fanny inizia a piangere singhiozzando come una forsennata.

Poi scoppia a ridere a crepapelle buttandosi a terra.

Poi si incazza come una iena e inizia a ringhiare come un pitbull.

I ladri la osservano con aria allibita. «Ma sta male?» chiede sconvolto uno di loro.

Ed è in quel momento, che approfitto della loro distrazione per attaccare.

Sto pensando di sparargli il mio super sperma come Spiderman per appiccicarli al muro, ma mi serve quella troglodita, meglio lasciarla continuare a distrarli.

Forse potrei usare Calippo jr come martello pneumatico, magari con le vibrazioni li faccio cadere e poi gli do una calippata in testa…tanto talmente è duro potrei spaccare pure una pietra.

Ci provo. Il piano funziona e l’onda d’urto del mio martello mi da un certo brividino che senza volerlo mi spara a raffica inchiodandoli sull’asfalto rovente. Bè meglio così, non ho dovuto nemmeno calipparli. 

«Ah la vecchia?», dico a Fanny. «Mo se va dai carabinieri?».

Fanny risponde con un attacco di isteria. «Poi se continui a sparare appiccicume per la città, caro io non ho mica intenzione di pulire tutta casa da quella roba e poi i nostri figli…oh figli», mi fa gli occhi a cuoricino. Sì figli voglio vedere cosa faccio…ti spara anche a te!?!? Ma questa è scema penso fra me e me. Meglio non fargli salire la carogna.

«Abbiamo bisogno di travestirci!».

«Tipo i trans?».

«No pezzo di cretina, un travestimento». Intanto mi passa in mente mia madre che grida santo jersey. Guardo Fanny e le chiedo: «Che cazzo mi metto?».

Lei intanto che si scompiscia dalle risate mi dice: «Hai appena detto che cazzo mi metto!».

Mi prende per il culo la pazza. Perlomeno però non sta piangendo e ha smesso di parlare di figli. 

Ma la tregua non dura a lungo, e non vi azzardate a fare battute sul fatto che a quanto pare “non duro mail a lungo” neanche io, perché vi prendo a calippate sulle gengive.

Fanny inizia ad urlare dietro di me. «Santo Assorbente Interno, Calippoman! Hai ragione! Adesso che cosa mi metto?».

E detto questo mi trascina di nuovo per negozi. 

Nelle ore che seguono la vedo provare di tutto, ha fatto persino spogliare una commessa per provare il suo outfit. Ma di tutto quello che prova, non le va bene niente.

NIENTE!

E dire che sono io quello che non riesce ad entrare in un paio di pantaloni! 

Entra ed esce dai camerini bestemmiando e masticando tra i denti.

«Questi mi fanno il culone. Questi mi stringono sui fianchi e mi esce il rotolino, maledette caramelle, non ne toccherò mai più una», dice mettendosene un’altra manciata in bocca.

«Ohhhhhhh quel modello è divino! Ma il colore fa cagare…non si addice con il mio incarnato…».

Mi gira la testa, tra un delinquente e l’altro ho perso troppi sali minerali. Sto pensando di darle una calippata sulla nuca e abbandonarla svenuta.

Tre crisi di pianto e 20 centri commerciali dopo, ha comprato solo un paio di culottes rosse, un reggiseno per contenere le sue nuove tette, una maglia oversize e 20 paia di scarpe.

Non pensavo che lo avrei mai detto, ma forse è il momento di contattare un professionista. 

Le faccio un video di nascosto e lo mando ad Enzo Miccio!

Merda però Enzo Miccio fa pure il Wedding Planner non è che poi questa pensa che la voglio sposare!?!?! Bè almeno sono sicuro che un matrimonio così la Ferragni e Fedez se lo scordano.

«Ma hai visto se Fedez era in coda anche lui per L’SPMP?», chiedo alla psycho che intanto sta cercando di mettersi una scarpa diversa dall’altra perché vuol fare la strana. Vorrei rispondergli che non c’è né bisogno perché già il suo cervello è diverso dal resto del pianeta».

«Bo. Perché?».

«No così pensavo». 

Mi guarda sospettosa, devo trovare un diversivo perciò le indico un paio di Stivali al ginocchio di Gucci, con tacco dodici, vendute alla modica cifra di 3000 euro.

«Guarda che belle quelle! Ti starebbero benissimo».

Ennesima cazzata, fa gli occhi a cuoricino, crede che io voglia regalargliele le prende e va subito alla cassa e mi aspetta per pagare.

Non sono mai stato guardato con tutto quell’amore e devozione miste sguardo maniaco psicopatico. Mi fa paura giuro. Quindi decido di pagare. Al diavolo i risparmi per l’università. Posso sempre fare lo zingaro. 

Devo uscire da quel negozio quindi le propongo l’unica cosa che può distrarla dal suo shopping convulso.

«Mia madre deve essere appena rientrata da lavoro, perché non andiamo a casa mia?».

E funziona!

Appena arriviamo a casa, anziché mia madre, troviamo mia sorella Susy-la battona in soggiorno che guarda la TV. Dopo nemmeno due secondi di presentazioni, Fanny le spiffera immediatamente il nostro segreto convincendo mia sorella a farsi dare un superpotere come il nostro. 

E così io e Fanny accompagniamo Susy dal tizio in giacca a cravatta, a fare la fila per ottenere il suo nuovo dono sovrumano. Appena mia sorella esce dalla famosa porta del mistero, correndo verso di noi tutta esaltata, le pongo la fatidica domanda: «Allora? In che consiste il tuo potere?»

«Oddio, Roby, è una figata pazzesca! Ho il potere del “risucchio fatale”!»

Gesù Cristo. Non ho il coraggio di approfondire l’argomento. Ma sono suo fratello maggiore. E ho il dovere di chiederglielo. «In che consiste di preciso?» sto sudando freddo.

«Praticamente posso…» si blocca, ci pensa un attimo e poi mi fa: «…aspetta, faccio prima a dimostrartelo!»

Corre in direzione di un vigile urbano, che stava facendo una multa a un’auto in doppia fila e gli grida: «Ehi tu! Girati un attimo!» 

L’uomo baffuto non fa in tempo a voltarsi verso di lei, che Susy si inginocchia rapidissima, gli slaccia i pantaloni in un colpo solo e gli prende il membro dentro la bocca.
E poi inizia a succhiare. E tira su. Tira su. Tira su. Ogni volta sempre di più.

La pelle del vigile urbano da rosea diventa pallida, poi grigia, poi violacea. Raggrinzendosi come la carta pesta e lasciando intravedere le vene bluastre in superficie. Dopo di che, una volta divenuto una statua nera di pietra, si sbriciola in un mucchietto di cenere.

Susy si alza in piedi tutta esaltata. «Hai visto che roba!?!?»

Gesù Cristo. Un potere simile nelle mani di una diciassettenne arrapata 24 ore su 24.

È l’Apocalisse.

Fanny guarda mia sorella e poi quel che resta del vigile. 

«Non tirartela tanto… li so fare anche io».

Lei ammicca. «Ma io li faccio meglio».

«Ma almeno io non ammazzo la gente!».

Cerco di farmi notate in mezzo a queste due pazze. «Ehm…ragazze?». Loro continuano a discutere come se io neanche fossi qui. «Ragazzeee?! Quando avrete finito di fare a chi ha la bocca più grande potrete notare che abbiamo un problema…».

Mia sorella calcia i resti del povero vigile urbano. «Uno stipendio in meno per il comune».

Fanny scrolla le spalle. «Andiamo a cercare qualcun altro da salvare?».

Salvare?? Queste sono due squilibrate, altro che eroine.

Sto ancora riflettendo su quale sia il modo migliore per gestirle (messo che esista) quando uno strano torpore mi avverte che qualcosa là sotto sta cambiando.

Ormai pronto a tutto, allento l elastico della tuta e sbircio dentro.

Il mio amico è lì che mi saluta…mi saluta nel vero senso della parola perché sotto il mio sguardo sempre più incredulo e spaventato, comincia a ritirarsi.

Che sia un effetto collaterale?!

«Houston, abbiamo un problema» esordisco con voce stridula mentre i miei occhi non smettono di fissare il mio membro che non solo ha perso il suo indomito turgore, ma si è addirittura ridotto a dimensioni così minuscole da sembrare il foruncolo di Grande Puffo. O l’antenna di una lumaca.

«Quale problema?» mi chiede Fanny incuriosita, ma appena lo vede anche lei, sussulta per l’orrore «santa marianna! Sembra una verruca!»

«Oddio, è più piccolo di quello di Willy, il criceto della nonna!» mia sorella si piega in due dalle risate, mentre io avrei solo voglia di tirarle una ginocchiata in bocca, spaccandole la mascella in due. 

Perché il pisello di Willy è lungo 4 millimetri.

«Basta sfottere, il problema è serio, che si fa?»

«Dobbiamo tornare dal tizio in giacca e cravatta, subito!» proclama Fanny sconvolta «perché se ti resta così piccolo, ti mollo e me ne cerco subito un altro. Sei avvisato.»

E così corriamo tutti e tre dal responsabile della distribuzione dei superpoteri, che ci fa entrare controvoglia e mi fissa scuotendo la testa. «Brutta situazione, amico. È il rarissimo effetto collaterale della pillola azzurra, che tu hai preso persino in dose doppia.»

«Rarissimo, quanto?»

«Un caso su 579 miliardi.»

«Che culo» sono disperato. «E adesso che si fa? Come lo faccio ricrescere?»

Ci riflette a lungo e poi sembra avere l’illuminazione. «C’è una fabbrica a cinquanta chilometri da qui, che produce le pasticche blu. Potreste rubarle di nascosto.»

«Dacci l’indirizzo che lo memorizzo sul tom-tom!» Fanny saltella tutta ringalluzzita. «Andremo in quella fabbrica e la saccheggeremo, parola mia!»

Il tizio in giacca e cravatta ci da la via e rifiuta cortesemente la sveltina con cui mia sorella vuole ringraziarlo. Che non risucchi solo con la bocca? Mah, conoscendo la zoccola di certo lo scopriremo a breve, 

Per fortuna sta fabbrica non è lontana e arriviamo 20 minuti dopo. Ma in quei 20 cazzo di minuti Fanny ha cambiato umore 10 volte e altrettante volte lo ha cambiato mia sorella. 

«Senti Susy, capisco lei, perché è il suo super potere, ma spiegami perché ti ci metti anche tu?».

«Solidarietà femminile! E poi non lo sai che le amiche si allineano anche nei cicli mestruali?». 

«Ma quale amica???? La conosci da 20 minuti e poco fa la volevi strangolare perché ha detto di fare pompini migliori dei tuoi!», le urlo, ma loro mi ignorano e continuano a parlare tra loro. Vorrei vomitare al solo sentirle.

«Oddio sono orribile!», esclama Fanny specchiandosi nello specchietto retrovisore. 

«Ma che dici cara, tu sei bellissima, guarda che tette! Io sono orribile», starnazza mia sorella.

«Ma che dici ammmora mia, tu hai un culo favoloso, io invece sono grassa!».

Ok. Ora le uccido. Se prima avevo il Calippo grosso, adesso mi si sono gonfiate anche le palle! Non si sono neanche accorte che sono fermo da 20 minuti davanti all’ingresso della fabbrica. Rischio la morte ma devo interromperle.

«Risolvo io, siete cesse tutte e due! Contente? Adesso come entriamo?».

«Guardate qua, c’è scritto che la fabbrica è chiusa per ferie» brontolo arrabbiato.

«Riapre tra due settimane. Non posso restare altri 15 giorni con un neo al posto del pistolino, cado in depressione!»

«Quanto sei idiota, Roby!» sbuffa mia sorella dall’alto della sua supponenza adolescenziale. «Se dentro non c’è nessuno è ancora meglio, no? Possiamo rubare indisturbati.»

«E se ci becca qualcuno?»

«Glielo succhio, lo prosciugo e problema risolto. E poi siamo in Italia, a chi ruba non succede mai niente.» Così dicendo, si toglie una forcina dai capelli, si inginocchia davanti la porta d’ingresso e la scassina in tre secondi netti. «Ecco fatto.»

«Scusa, dove hai imparato a scassinare le serrature?»

«A scuola, quando rubo i compiti in classe dall’aula del prof di matematica.»

E ancheggiando come una vera zoccola, entra dentro prima di noi, lasciandoci spiazzati e allibiti.

Ma all’improvviso Susy si blocca e ben presto scopro il perché.

«Chi diavolo siete voi?» una giovane guardia giurata, un ragazzo che avrà suppergiù la mia stessa età, con la divisa e una vera pistola piazzata nella fondina, ci sta guardando in cagnesco.

Io e Fanny ci fissiamo sconvolti. E quando sto per supplicare l’agente di non farci del male, interviene mia sorella.

«Ma sei bellissimo!» ha le mani giunte in preghiera e gli occhi a forma di cuore. «Come ti chiami?»

«Bernabeo. Ma tu chi sei?» si gratta la testa perplesso.

«Anche se hai un nome del cazzo, sono la tua futura fidanzata!» e così dicendo, gli corre incontro gettandogli le braccia al collo e stampando le labbra sulle sue.

Nel frattempo in fila dal dispensatore di poteri un anziano signore tutto contuso, chiede a gran voce di farlo entrare! 

«Sono anziano, ho la precedenza! Ho combattuto al fianco del Duce, io, giovinotto, mi faccia passare! Si sposti!».

Si fa largo tra gli astanti con il suo bastone, creando più di un mormorio di protesta.
Infastidita dalle continue interruzioni al suo solitario al pc, la segretaria si decide ad alzare il telefono e chiamare il suo capo. «Dottor X, abbiamo un disturbatore». Poi ascolta la risposta del suo capo a bocca stretta, come se avesse mangiato un limone o si stesse facendo un selfie con Belen.

«Ok. Lo faccio passare per la porta nera», afferma. Dopodiché svogliata si alza, mette in pausa il solitario ( Dio non voglia che scorrano minuti preziosi e scatti l’aiuto non richiesto) e afferra il vecchio per il braccio come un militare delle SS. 

«Mi Segua. Per quelli come lei c’è un professionista particolare».

«Ohhhhh finalmente qualcosa che funziona in questo paese per cui ho dato il sangue e mi sono procurato l’unghia incarnita che mi tortura il piede destro! Dolorosissima!».

Nel frattempo la segretaria SS, lo spinge dentro una porta e la richiude alle sue spalle.
Il vecchio si trova davanti ad un energumeno Afroitaliano di almeno una tonnellata, ma se non lo ha intimidito l’esercito amaricano, figurati lui!

«Voglio un super potere. Mi devo vendicare».

«MMMM…. Io creo solo super cattivi», echeggia la voce tonante del muro nero davanti a lui. 

«Perfetto, io sono uno stronzo! Faccio al caso suo! Mi superpoterizzi pure!».

«Va bene… da oggi tu sarai PETOMAN!».

Dopo la pomiciata di diciassette minuti e mezzo tra mia sorella e Bernabeo, ci facciamo accompagnare direttamente da lui all’interno della fabbrica, per poi arraffare quante più scatole possibili di pillole azzurre.

«Berny, non puoi essere il mio fidanzato se non hai anche tu un superpotere!» mia sorella incrocia le braccia e batte il piede a terra con aria spocchiosa.

«E come me lo procuro?» le chiede lui un po’ perplesso.

Detto fatto, nemmeno un’ora dopo siamo tutti e tre davanti alla porta del tizio in giacca e cravatta, ad aspettare che esca Bernabeo col suo nuovo dono.

Appena si chiude la porta alle spalle, ci fissa intensamente negli occhi e poi urla: «40, 42 e 48!» indicando prima Susy, poi Fanny e poi me.

«Eeehh? Dai i numeri per caso?» domando io.

«No, è il mio nuovo superpotere. Guardo la gente negli occhi e indovino che taglia porta!»

«Stai scherzando, spero!» Susy è sconvolta.

«No, è la verità. Mi sembrava un potere originale…» risponde lui avvilito.

«Invece fa cagare, perciò torna dentro e fattelo cambiare subito!»

E lui obbedisce.

Dopo altri venti minuti, Bernabeo esce di nuovo dalla porta misteriosa. E sghignazza tutto contento.

«Allora? Stavolta è decente almeno?»

«Ragazzi, stavolta è una figata! Appena ho detto a Mister X che soffrivo di ernia iatale, mi ha regalato il potere perfetto per me!»

«E qual è?»

«Il rutto atomico! Sta a vedere!» nel mentre si gira dall’altra parte, caccia fuori un rutto che manco l’Etna nel periodo di massimo splendore, e crea un’onda magnetica che rade al suolo otto quartieri, facendo scattare tutti gli allarmi e mandando in cortocircuito ben dieci centrali elettriche.  «Visto che figata?»

Siamo tutti sconvolti.

Sconvolti e inorriditi. Almeno era meglio di quello che avevamo ricevuto noi.

«Visto che è tardi credo sia meglio finirla qui per oggi», dico disperato. Un altro minuto insieme a quei tre e sarei esploso. «Domani ci rived…».

«No! Portiamoli con noi a casa così li facciamo conoscere a mamma e papà finalmente! ».

Non potevo avere una sorella normale? No. Mi era toccato Susy la battona alias bocca larga.

«Sì! Non vedo l’ora. É tutto il giorno che gli dico che voglio conoscere i vostri genitori».

«Davvero?».

E mentre Fanny e Susy ricominciano a guardare penso che l’uomo dei poteri ci abbia appioppato gli scarti degli scarti come super poteri e che con queste tre persone intorno non combinerò mai nulla.

Non facciamo in tempo ad avviarci verso casa, che una voce gracchiante ci fa voltare verso destra.

«Voi quattro non andrete da nessuna parte!» un vecchio, la cui faccia mi sembra familiare, se ne sta in piedi sopra un cassonetto della raccolta differenziata, avvolto in una tutina nera aderentissima che evidenza tutte le ossa storte e un pistolino minuscolo e raggrinzito. 

«E tu chi diavolo sei?» chiedo io perplesso.

«Sono l’uomo che porrà fine alle vostre insulse vite, soprattutto al tua, impiccione bastardo!» così dicendo, si gira di scatto e si piega in avanti. Ed ecco che da un buco, che la tutina nera presenta a livello del sedere, esce un gorgoglio… poi un rumore ancora più forte… sempre più forte… poi ancora più assordante e infine parte un geyser. Più potente di quello dello Yellowstone in America. 

Un’onda gigantesca che ci butta tutti quanti a gambe all’aria, facendo tremare la terra e piegare gli alberi. 

«Dio mio che puzza!» è mia sorella che urla, mentre si aggrappa al braccio di Bernabeo e intanto vomita la colazione di tre settimane di fila. «Roby, fa’ qualcosa, ti prego!».

Ma io non posso fare niente, perché non ho ancora ingurgitato le mie pillole azzurre. E perché la potenza del peto sta aumentando a dismisura. Siamo spacciati, ci schianteremo contro un palo e moriremo tutti quanti.

All’improvviso però, uno scudo rotante vola a gran velocità per infilzarsi a terra davanti a noi, proteggendoci così dall’impeto della scoreggia. Perciò ci voltiamo tutti e quattro nella direzione da cui è venuto.

«Scusate il ritardo, ragazzi» è Capitan America che parla, in piedi sopra il cofano di una macchina, dopo avergli fatto scattare l’allarme «ma una vecchia m’ha tamponato al semaforo e ho perso tempo a fare il CID.»

«Oddio, Roby!» Fanny esulta tutta contenta «Guarda quant’è gnocco! Devi metterla anche tu una tutina come la sua, gli fa un pacco gigantesco!»

Mentre restiamo tutti a bocca aperta a guardare Capitan America ergersi fiero sul cofano della macchina. 

Petoman fa un peto silenzioso ma dall’odore nauseabondo e colore molto scuro, che ci toglie del tutto la visuale, e gli permette di scappare urlando un gracchiante: «Tornerò pivelli buahajajajajaj».

Le ragazze sono entrambe adoranti ai piedi del supereroe biondo ed io e Bernabeo ci guardiamo un po’ a disagio.

Probabilmente perché le nostre compagne sono mezze nude sotto a Capitan America che si sbracciano e Sboccano per ringraziarlo…

«No ma non fate caso a noi eh! Fate come se non ci fossimo!».

Sbuffo incazzato.

La odio Fanny, ma non è che può farmela proprio sotto il naso cazzo.

Per fortuna Capitan America è l’eroe più onesto di tutta la Marvel e non accetta il sesso di scambio! 

Fanny torna da me e mi abbraccia. «Non fare così amorino. Non è come sembra! Era solo un pensierino di cortesia».

«Se se ora basta! Ora andate tutti fuori dalle balle!», urlo esasperato. «Per oggi ho sopportato anche fin troppo! Tra donne schizofrenici, gente che succhia, rutta e scorreggia, come se non ci fosse un domani, manca solo un asteroide che precipita sulla terra!».

Mentre parlo passa un’auto con la radio accesa a tutto volume.

«Gente correte! Scappate! Un asteroide grande quanto la Sardegna si dirige verso l’Italia! Correte a nascondervi».

Alzo le mani al cielo esasperato. Mi sono portato sfiga da solo, ma questo genere di cose non capitano in Giappone o in America? Che giornata di merda.

E ora come possiamo fare? Come possiamo noi, con i nostri miseri, assurdi superpoteri salvare il mondo dall’asteroide?!

Io e miei strambi colleghi ci guardiamo.

«Dobbiamo fare qualcosa… Cioè… Dobbiamo?» chiede Frodo Baggins.

«Si, è necessario», sospiro. «Ma non contate su di me…a meno che io non riesca a mettere le mani su una di quelle compresse azzurre».

In quel mentre io e mia sorella riceviamo un messaggio whatsapp. In contemporanea, stranissimo. Il numero è quello di nostra madre -amori miei, abbiamo appena saputo che un asteroide è diretto verso la terra. Io e vostro padre…so che è assurdo e fatiche rete a crederci ma siamo venuti a conoscenza del fatto che c’è un uomo che può aiutarci. Distribuisce superpoteri come fossero caramelle dopate e cosi… Cosi noi abbiamo pensato di recarci da lui. Non possiamo permettere che il mondo in cui vivono i nostri figli vada a farsi fottere. Vi daremo presto notizie. Con amore, mamma e papà.”

Io e Susy ci guardiamo increduli.

«Mio Dio… passi papà, ma la mamma con un superpotere…» spalanco gli occhi inorridito al solo pensiero «altro che asteroide, è un cataclisma di proporzioni colossali!»

Afferro Susy con una mano e Fanny con l’altra e me le trascino dietro correndo. Seguito da un Bernabeo un pochino sconvolto. Appena mettiamo piede sul vialetto di casa però, la visione che ci appare è a dir poco sconcertante. Macerie, detriti e tanto fumo. E davanti a un così tetro spettacolo c’è mia madre. In piedi, Con le braccia conserte. 

«Mamma! Che diavolo è successo?»

«Hai visto che figata di potere? Si chiama “alito impestato”. Appena apro la bocca, parte una vampata micidiale che distrugge ogni forma di vita».
Ottimo, un dono del genere, addosso a una creatura che non riesce a tenere la bocca chiusa dalla mattina alla sera, è stata davvero una genialata. Se sparo in testa a Mister X, faccio solo un favore all’umanità.

«Ma non credere che sia stata colpa mia se casa nostra è ridotta così. Perché il responsabile è tuo padre» nel mentre, indica un punto dall’altra parte della strada, dove mio padre sembra fare le prove per lanciare qualcosa a distanza.

«Che sta facendo?»

«Si esercita col suo nuovo dono. Si chiama “caccola corrosiva”.»

«Oddio… e sarebbe?»

«Mister X ha sfruttato la sua rinite stagionale per far si che le sue caccole, una volta appallottolate con le dita, possano essere lanciate contro il nemico e diventare corrosive come l’acido muriatico! Fico, vero?»

Ottimo. Adesso siamo proprio nella merda fino al collo.

Non faccio in tempo a familiarizzare con l’attuale dramma, che una squillante voce femminile interrompe i miei travagliati pensieri. «Fermi tutti, che nessuno si muova!».
Mi volto di scatto e vedo Concettina, la giovane segretaria di Mister X, sbucare da dietro un vicolo, con aria minacciosa e le mani sui fianchi. 

«Cosa ci fa lei qui?»

«Indovina un po’, idiota di un pisellone! Ho convinto il mio capo a dare un superpotere anche a me, dopo di che l’ho neutralizzato definitivamente.»

«Oh no!» grida Fanny. «Perché hai ucciso Mister X?»

«Semplice. Perché non mi ha concesso le ferie a Pasqua e a Ferragosto. I bastardi come lui devono morire» sghignazza crudele «e adesso morirete anche voi, perché vi ho appena aggiornati sull’omicidio e mi devo sbarazzare di ogni testimone.»

«E come pensi di fare, sentiamo?» è Bernabeo a parlare con coraggio, mentre si massaggia la pancia per sparare un rutto a bruciapelo.

«Voi non lo sapete, ma basta fissare i miei capelli per trasformarvi in roccia. Come coi serpenti di Medusa.»

«Non è vero» proclama Susy «ti sto fissando i capelli da dieci minuti e non è successo niente!»

«No, mocciosa. Non intendo quei capelli. Intendo questi!» così dicendo, alza le ascelle di scatto, mostrando dei peli così folti e rigogliosi da sembrare la foresta Amazzonica nel periodo delle piogge torrenziali. Così lunghi da toccare per terra come le tende del soggiorno. Così arrotolati, da formare una treccia come quella di Raperonzolo. E mia madre, affascinata da uno spettacolo così obbrobrioso, si avvicina e li fissa con troppa intensità. Trasformandosi all’istante in una statua di pietra.

«Non toccatela, per carità!» urla mio padre tutto euforico «dopo trent’anni di matrimonio, è l’unica occasione che ho per farla stare zitta!»

«Bastarda!!! hai appena pietrificato mia madre! Adesso chi me la prepara la parmigiana quando ho un languorino alle cinque del pomeriggio? E a te papà??? Chi ti dirà ogni mattina, dove sono i calzini (messi nello stesso cassetto da 20 anni!). E a te Susy? Con chi parlerai di quel ” fastidioso prurito intimo”?». Singhiozzo in ginocchio in una scena madre talmente perfetta che ” il padrino” mi fa una pippa al Calippo quando è nel pieno della sua estensione! «Perchèèèèèè! Perchèèèèèèèèèè?».

Concettina per nulla turbata mi risponde mentre si osserva lo smalto delle unghia.

«Senti belin, non c’è mica bisogno di fare tutto questo chiasso…tra dieci minuti sarete tutti morti e pace all’anima vostra! Ma se così non fosse basterebbe un po’ d’acqua e tua madre tornerebbe come nuova! Peccato che morirete tutti prima! Buahhahahahahha».

«Questo lo dici tu» proclama Bernabeo con voce minacciosa «Hai appena pietrificato la mia futura suocera e, anche se dovrei farti un regalo solo per questo, ti annienterò» guarda mia sorella negli occhi e poi aggiunge «Solo per te, paperina.»

Detto questo, Bernabeo allarga le braccia con fare melodrammatico, prende un profondo e lunghissimo respiro gonfiando il torace, ingoia un litro di aria e poi la rilascia tutta d’un botto.

Sganciando il rutto più potente che madre natura abbia mai sentito in tutta la sua lunga carriera sulla terra. 

Così vigoroso da scatenare un sisma del decimo grado della scala Mercalli al centro di Tokyo.

Così energico da spazzare via diciotto satelliti artificiali nell’atmosfera terrestre. Spostando al contrario pure i satelliti di Giove, ribaltando quelli di Plutone e disintegrando quelli di Saturno.

Così intenso da farmi le meches bionde ai capelli, mentre afferro Susy e Fanny per i polsi per impedir loro di volare via sotto l’impatto del tornado.

E Concettina, che aveva provato comunque a sollevare le ascelle per pietrificare Bernabeo, si sgretola in un mucchietto di tessuti organici, cellule sparse e filamenti di DNA.

«Ti sono piaciuto, paperina?» il nostro impavido eroe fissa mia sorella con occhi innamorati. E lei gli corre incontro, gettandosi su di lui con le braccia intorno al collo. Per poi infilargli la lingua in bocca.

Ma solo per due secondi, perché Susy si stacca in fretta e furia, sputacchiando saliva per terra. «Bleah, che schifo! Berny, hai l’alito che sa di fogna!»

«Scusa piccola, è l’ernia iatale» ed ecco che Bernabeo, da eroe esaltato si trasforma in un fidanzato depresso e respinto.

«Ehi sveglia! Abbiamo ancora il problema dell’asteroide!», interviene Fanny.

Il suo potere si era attenuato abbastanza da farle usare quel poco di cervello funzionante.

«Prendi queste pillole!».

Tira fuori una manciata di pillole dalla scollatura e me le infila tutte in bocca rischiando di strozzarmi.

«Papà crea la coccola più grossa che puoi!».

«P-papà».

«Zitto e lo faccia!».

Visto che mio padre non é un cretino e riconosce subito una sindrome pre mestruale si mette a lavoro. Intanto, sopravvissuto al tentato omicidio, il mio Calippo si stava risvegliando tornando a dimensioni impossibili alla razza umana.

«Bene! Mettiti lontano dall’ albero. Mentre tuo padre lavora sulla coccola». Mentre parla tira fuori, di nuovo, dalla scollatura un paio di calze. «Useremo quel tronco e il tuo Callipo come fionda».

Non sapevo se piangere o piangete per l’idea, ma cosa sono le sue tette, la borsa di Mary Poppins?

Mentre Fanny blatera come una suocera sparando parole a raffica, all’improvviso una ragnatela lanciata a gran velocità le chiude la bocca, facendola cadere all’indietro per l’impatto violento.

«Scusate ragazzi, ma la psicopatica m’aveva scassato i coglioni!» chi sta parlando in questo momento è Spiderman, strizzato in una tutina rossa e blu, con un ragno stampato davanti.

«Ehi, amico, che diavolo ci fai tu qui?» chiedo perplesso.

«M’ha telefonato Superman, ha fatto un casino e io devo rimediare come sempre. L’asteroide che sta per colpirci è opera sua.»

«Opera sua?»

«Sì, era ubriaco e ha giocato a baseball nella Via Lattea, ma ha mancato il bersaglio e ha sparato un meteorite in direzione della terra» dopo di che mi fissa il pacco con aria sconvolta «Cristo santo, perché tieni una quercia dentro le mutande?»

«Non è una quercia!» urla Fanny che intanto si è liberata dalla ragnatela ed è incazzata come una iena «è il suo Calippo gigante. Anzi, è il mio Calippo gigante!» così dicendo, lo accarezza con fare possessivo.

Ma il Calippo è sensibile. Soprattutto dopo la tonnellata di pillole azzurre che ho ingurgitato. E per colpa del tocco di Fanny reagisce… perciò si gonfia, si irrigidisce, si tende sempre di più, inizia a pulsare come un cuore che batte, e infine spara. Sette quintali e mezzo di sperma. In faccia a Spiderman. Che viene catapultato contro il cassonetto della differenziata, mentre soffoca sotto litri di liquido seminale, lottando invano per non morire di asfissia.

«Bravo idiota!» urla mia sorella, dandomi una scoppola in testa. «Era l’unico supereroe decente che poteva aiutarci contro l’asteroide e tu l’hai appena accoppato!»

«Non preoccuparti», dice Fanny. «Abbiamo sempre il piano fionda!».

Ma Calippoman guarda il suo calippino che si è afflosciato dopo l’attacco a sorpresa contro Spiderman e dice: «Mi sa che anche quello salta».

«Ci penso io!», esclama Fanny e si tuffa sul nostro super eroe per riattivarne l’arma. Quando il calippino ritorna a dimensioni di bambino (cioè alto come un bambino), allontano Fanny per evitare un’altra esplosione, e, afferrate le calze, imbriglio l’arnese per poi posizionarsi parallelo all’albero.

«Dai Berny, prendi sta calza e legala all’albero!».

Ordina al fido Bernabeo ancora intento ad uggiolare dietro a Susy.

«Papà, la super caccola è pronta?».

Così dicendo si gira verso il padre che è intento ad impastare una caccola grande come una palla da basket. Quando tutto è pronto (e ci vuole almeno mezz’ora grazie alla SSPM di Fanny che non decide quale direzione è quella giusta), il Papà posiziona la supercaccola sulla calza come una fionda e con l’aiuto di Susy e Fanny la tende il più possibile mentre Bernabeo si posiziona dietro pronto a emettere il migliore dei suoi rutti per dare una spinta in più al super proiettile. Proprio in quel momento, riecheggia la risata diabolica di Petoman che arriva di corsa imbracciando una specie di imbuto.

«Fermi lì!».

«Cosa credi di fare?!», urla Calippoman. «Distruggervi tutti grazie al mio amplificatore di peti!».

Così dicendo si gira di spalle, si inclina a 90° e posiziona l’imbuto sul buco della sua tutina.

Che spettacolo terribile!

Appena il peto viene prodotto e poi amplificato dall’imbuto, scoppia l’Armageddon. 

L’aria si condensa in una cappa così grigia e fitta da sembrare la nebbia della pianura Padana, grosse nuvole nere si radunano sopra le nostre teste grondando piogge così acide da far essiccare tutta la vegetazione che in due secondi si trasforma in un deserto Africano. Dopo di che si scatenano di nuovo le dieci piaghe d’Egitto. Questa volta sull’Italia. Raddoppiandosi e diventando 20.  Finché in lontananza non si sentono dei nitriti di cavalli, quattro in tutto, cavalcati dai famigerati cavalieri dell’Apocalisse che la puzza del peto ha appena risvegliato dall’oltretomba. E così Morte, Guerra, Pestilenza e Carestia cavalcano con aria incazzata e con una molletta sul naso per il tanfo nauseabondo, vomitando a destra e manca i pasti degli ultimi tre mesi, mentre bestemmiano nell’antica lingua di Mordor.

«Fate qualcosa, vi prego!» urla Susy disperata. 

«Qualcuno lo deve distrarre, mentre noi riposizioniamo la fionda contro di lui!» urlo in mezzo alla nebbia, non vedendo a un palmo dal naso. Mentre do una craniata contro mio padre che si è girato nello stesso momento.

«Mi sacrifico io!» proclama Bernabeo, piazzandosi tra noi e Petoman. Ma il suo gesto gli è fatale, perché la violenza del peto gli spazza via i capelli sciogliendoli come burro fuso.
E Bernabeo diventa tragicamente pelato.

«Santa marianna, sembri il commissario Montalbano!» mia sorella sussulta un istante, poi però sembra ripensarci. «Dio mio, Berny, così sei sexy da morire, sto arrapata a bestia!»

«Metti a cuccia gli ormoni, idiota! E dacci una mano!» urlo contro di lei. Mentre cerco di deviare la super fionda gigante in direzione di Petoman, con l’aiuto di Fanny e di papà, la cui caccola ha appena fatto una reazione chimica col peto, trasformandosi in una roccia radioattiva di sette tonnellate.

Una volta posizionata la fionda siamo pronti a sparare la caccola.

«Ruttolomeo! Spostati!».

«Sarebbe Barnabeo …».

«Chi se ne frega! Levati dal Calippo!».

Non appena Barnabeo si toglie dalle palle lanciamo la coccola in direzione di Petoman.

La caccola finisce dentro l’imbuto che, a causa della sua forma, permette alla palla radioattiva di entrare dentro il Culo, allargato, di Petoman. Gli effetti di ciò sono devastanti.

A causa della radioattività Petoman inizia a gonfiarsi, perché la caccola funge da tappo, e la tutina di latex comincia a tenderai contenendo l’immane produzione di gas corporei.

«Svelti!», grida Superman (l’unico uomo che non ragiona con l’uccello ma col cervello) «Posizionatelo sulla fionda, lo useremo come proiettile prima che esploda!».

Detto fatto, i nostri uniscono le forze e riescono a far rotolare il cattivo fino alla fionda.

«Ruttolomeo preparati, servirà una spintarella».

«Bernabeo!».

«Sì come vuoi», e Bernabeo afflitto si posiziona dietro la fionda ingoiando più aria che può.

«Al mio tre», dice Calippoman. «1…2…3!».

Lasciano la fionda nel momento esatto in cui Ruttolo…ehm, Bernabeo, emette il più grande rutto mai emesso prima, la cui forza spinge il peto-proiettile verso l’asteroide. Quando arriva in collisione, la tutina, che ormai non riesce più a contenere i gas, si strappa di collo e Petomen esplode liberando una marea di gas e liquidi che impattano contro l’asteroide a mo’ di idrante, respingendolo al mittente.

«Sììììììì! Superman questo è un fuori campo!!!”».

Grida Bernabeo facendo il gesto dell’ombrello e tutti si girano a guardarlo di traverso.

«Ok, ok, non arrabbiatevi…», mormora abbassando lo sguardo e tornando ai piedi di Susy uggiolando.

Mentre i frammenti dell’asteroide pian piano si polverizzano riducendosi a una densa nube di fumo, l’aria sembra diventare ancora più irrespirabile, per colpa di una strana reazione chimica che il peto ha fatto con i pezzetti del meteorite, con le particelle acide della caccola corrosiva e con quelle ancora più tossiche del rutto di Bernabeo.

Ed ecco che gli atomi di ossigeno dell’aria si fondono a quelli dell’anidride carbonica, moltiplicano quelli di azoto, distruggono quelli di argon, si accoppiano a quelli di stronzio (i più bastardi di tutti) , accendono quelli di radio (sintonizzandolo su Radio Maria), si fondono a quelli di gallio (insieme alle galline e ai pulcini), diradano quelli di polonio e germanio (assieme a Romania e Ungheria), riproducono quelli di kripton (uccidendo Superman a distanza) e, per magia, esce fuori un composto micidiale capace di far invecchiare la pelle alla velocità della luce. 

«Cristo santo, Fanny, hai più rughe di nonna Sandra!» non riesco quasi a guardarla in faccia, è talmente vecchia che pare appena uscita dall’ospizio, con tanto di deambulatore e capelli bianchi.

«Oddio… Berny ha la dentiera, due protesi all’anca e la prostata grossa come una noce di cocco!» lo sfotte Susy, con la voce gracchiante di un’anziana di novant’anni.
Mentre Bernabeo si piscia nei pantaloni per colpa di una grave forma di incontinenza urinaria.

Per non parlare di mio padre, talmente storto per l’artrosi da sembrare un quadro cubista di Picasso. «Afeffo che fi fa?» chiede Bernabeo mentre continua a pisciarsi addosso in un lago di urina. 

«Eeehhh? Che hai detto?» Susy è sorda, ha già due protesi acustiche ma non funzionano.

«Afeffo che fi fa?» poveretto, gli è caduta la dentiera e non si capisce una cippa di quello che dice.

«Dobbiamo trovare una soluzione al problema dell’aria» affermo io tra un sibilo e un colpo di tosse, sputando catarro giallo a blocchi. Porca puttana, ho pure l’enfisema polmonare. «Altrimenti la popolazione invecchierà, morirà e non farà in tempo a trombare per ripopolare la terra!»

In quel momento si sente un lamento sommesso: tutti si guardano per capire da dove venga quel suono angoscioso.

«Berny, capisco l’incontinenza ma piagnucolare come una femminuccia!», borbotta Susy.

«Ma non fono io!». Piagnucola. «Da questa parte, svelti!». Biascica il papà. I nostri eroi si portano lentamente vicino ad una strana colonna di pietra che sembra si stia frantumando, ma un momento! Quale colonna! È la mamma che era stata pietrificata da Concettina! “Aiutiamola!” Dice Fanny e così dicendo afferra la mazza di Calippoman (l’unica cosa che abbia resistito al gas invecchiante), e comincia a colpire la pietra che si sgretola rivelando la Mamma, avvolta in una nuvola di gas, ma ancora giovane!

«Finalmente!», esclama togliendo gli ultimi residui di polvere dai capelli. «Sono due ore che urlo per attirare la vostra attenzione! Allora…», e si guarda intorno. «Che succede qui?».

Tutti la guardano sbigottiti, le spiegano gli effetti della reazione peto/caccola e le fanno notare che lei non è cambiata.

«Foffe», si intromette Bernabeo con esitazione. «È l’effetto del suo gaf, le ha fofmato una baffiefa intofno e l’ha pfotetta».

Susy lo guarda ammirata. «Sei un genio Berny», e lo aggancia con un bacio ma si stacca subito sputacchiando. «Che schifo, la dentiera!».

«Benedetti ragazzi, non vi posso lasciare mai soli! Qui urge il mio intervento, venite con me!».

«Ma dove?», chiedo terrorizzato all’idea della sua risposta e lei alzando il braccio destro a mo’ di supereroe risponde: «All’Ipermercato!». E così dicendo ci trascina tutti in quel suo macinino di macchina che neanche McGyver riuscirebbe a far partire! Ma lei, gira la chiave, assesta due bei cazzottoni sul cruscotto e la macchina dopo un paio di rantoli parte alla volta dell’Ipermercato.

«Scusi signora», azzarda l’ormai voce gracchiante di Fanny, che ancora non ha capito che discutere con mia madre è più pericoloso di qualsiasi altro cataclisma conosciuto dall’uomo. «Ma le sembra questo il momento di portarci a far spesa? Non le sembra che dovremmo trovare un modo per …».

Mia madre inchioda sul posto e si gira per rispondere alla “ancor per poco” Fanny. «Apri bene le orecchie, razza di squinternata, ho un piano formidabile per neutralizzare la vecchiaia galoppante che sterminerà la Terra, quindi chiudi quella bocca raggrinzita a culo di gallina per una volta e sta a guardare!».

E così dicendo, riparte a tutto gas.

Fanny, si volta di scatto verso di me che neanche se l’avessero pizzicata le aspidi che uccisero Cleopatra resuscitate per l’occasione. «E tu lasci che lei mi parli in questo modo?!».

«Lascia in pace mio figlio! Povero bambino mio…cosa devi sopportare!».

Ci mancava solo di finire in mezzo a una lite tra suocera e nuora!

«Figliolo, per carità, lasciale parlare e non metterti in mezzo!», biascica papà terrorizzato, reggendosi la mandibola cadente. Le loro grida raggiungono livelli di decibel allucinanti, ed ecco i primi effetti su di me…Il mio povero Calippo jr inizia a ristringersi ai livelli di un’arachide!

Appena mette piede dentro il supermercato, mia madre fa letteralmente razzia di tutti i prodotti profumati che trova nel raggio di un chilometro: deodorante per ascelle, anatra-WC per il bagno, Gled profuma-ambienti, detersivo al limone per i piatti, saponette Neutro Roberts, detergente intimo a PH acido per vagine irritabili in fase premestruale, lacca per capelli e shampoo con balsamo della Pantene. 

Dopo averli passati alla cassa, si precipita fuori e inizia a impartire ordini al branco di vecchi che si ritrova di fronte.

«Susy e Fanny, aprite tutti i prodotti e allineateli in fila indiana in base ai numeri del codice a barre.»

«Mamma non leggo nemmeno il nome sull’etichetta, figurati se posso decifrare il codice a barre!» gracchia mia sorella con voce lamentosa. Effettivamente non ci vede un cazzo, perché ha la cataratta a entrambi gli occhi e cammina sbattendo contro i pali della luce come il cieco di Sorrento. 

«Oddio, che strazio! Allora ordinateli dal più piccolo al più grande» poi si rivolge a me e a papà. «Amore, tu tieni aperta la bocca di Bernabeo, anche a costo di slogargli la mandibola. Mentre tu, Roby, gli infili l’imbuto dentro la gola mentre io ci rovescio dentro tutto quel ben di Dio.»

Così dicendo, mi passa un imbuto di 3 metri per 4.

Sebbene a rallentatore, ci diamo tutti quanti da fare. Anche se reggere un attrezzo così grosso e pesante, mentre tossisco e scatarro tre quarti di polmoni in faccia a Bernabeo, non è proprio un’impresa semplice. 

Ma obbedisce anche Berny, che si toglie la dentiera, spalanca la bocca impestandoci con un alito degno della migliore nottata di vomito, sbavicchia come un cucciolo di alano, e attende che mia madre gli rovesci in bocca tutti e trentacinque i prodotti profumati che ha appena acquistato.

Il povero Bernabeo alla fine è più gonfio di un rospo, talmente gonfio che so si sono appianate tutte le rughe.

«Ok, ora trattieni tutto per 5 minuti», fa la mamma con tono autoritario.

«Sei sicura che funzionerà?», chiede sempre più depresso per la fine di Calippo jr.

«Certo! Sono la Mamma! E la mamma si sa, ha sempre ragione!».

Ci precipitiamo fuori dal supermercato (precipitiamo…4.58m in 1h e 37…) sostenendo il povero Bernabeo.

«Allora, al mio 3, emetti il rutto più forte che puoi. E voi mettetevi le maschere e al riparo», ordina la mamma.

Tutti si nascondono come possono dietro siepi ed alberi, solo la mamma resta con Ruttol…ops, Bernabeo.

«Pronto? 1…2…3!», e Berny erutta che nemmeno l’Etna!

Contemporaneamente la mamma, col suo alito, sparge i fumi deodoranti.

Appena torniamo tutti giovani e pimpanti, parte un applauso e una standing ovation che neanche allo stadio quando l’Italia tira l’ultimo rigore ai Mondiali di calcio. 

«Berny, sei stato fantastico!» Susy salta in braccio a Bernabeo e gli infila la lingua in bocca. Accarezzandogli la testa pelata che, purtroppo, è l’unica a non poter ritornare rigogliosa e capelluta come prima. 

«Oddio, sono felice anch’io!» Fanny mi corre incontro e, mentre io sto per abbracciarla con aria commossa, lei si inginocchia a tradimento e stringe il mio Calippo in una presa micidiale, eccitandolo all’istante e facendolo allungare di nuovo come l’albero maestro di un veliero. Così rapidamente, da centrare lo stomaco di mio padre, che cade per terra a bocca avanti, subito soccorso da mia madre.

All’improvviso, però, il nostro quadretto roseo e melodrammatico viene interrotto da qualcuno.

«Non so come sia possibile, ma ce l’avete fatta…» è un nano che parla, sarà alto ottanta centimetri, è pelato, barbuto, con un cappello a punta e una zappa sulla spalla. E se ne sta in piedi sul marciapiede dietro di noi.

«E tu chi cazzo sei?» gli chiedo perplesso.

«Sono Mister X!»

«Mister X?» Fanny è sbalordita «Ti ricordavo più alto… e poi non eri morto?»

«Ebbene sì, quella stronza ingrata di Concettina mi ha ucciso accoltellandomi mentre cagavo in bagno. Sono morto sul water, che fine ignobile. Ma c’è una cosa che nemmeno lei sapeva, cioè che persino io possiedo un superpotere, quello della reincarnazione. Perciò sono ritornato tra voi sotto forma di Gongolo, il quinto nano di Biancaneve.»

«Che culo…» Susy lo prende in giro «già che c’eri, non ti potevi reincarnare in Justin Bieber? È così gnocco, con tutto rispetto per il mio Berny.»

«Fatti i cazzi tuoi, mocciosa. E comunque non sono qui soltanto per congratularmi con voi, perché ho un altro compito da portare a termine.»

«Ah sì, e qual è?» sono dubbioso.

«Togliervi i tutti i superpoteri. A ognuno di voi. Perché siete un branco di incoscienti, pazzi, squilibrati e minorati mentali. Insomma, un pericolo pubblico.»

«Ma abbiamo salvato il mondo!» protesta la mamma, già incazzata.

«Solo per culo. E dopo aver rischiato di distruggerlo per sempre.»

Così dicendo, apre una scatola nera, da cui all’improvviso esce un vortice oscuro che ci avvolge, ci tramortisce e risucchia in un attimo tutti i nostri magnifici poteri.

Da questo momento in poi, le nostre vite proseguono di nuovo nel totale anonimato di semplici e banali esseri umani. 

Anche se siamo così uniti da esser diventati tutti quanti una super, folle e grande famiglia.

– THE END-

É proprio vero: CHI HA MAMMA NUN TREMA!

E man mano che la cappa si dirada, le cellule ringiovaniscono e i nostri tornano (ahimé!) al loro aspetto normale.

AUTORI

Alessandra

Cap

Federica

Ilenia

Lida

Monica  

Roberta  

Sole

Silvia

Viviana  

CARO LETTORE,

SEI ARRIVATO ALLA FINE DI QUESTO RACCONTO SCRITTO DA PIU’ AUTORI.

GRAZIE ALLA “RACCOLTA DI RACCONTI MADE IN RFS”, SUL GRUPPO FACEBOOK RFS ROMANTICAMENTE FANTASY, ALCUNI LETTORI E ALCUNI SCRITTORI SI SONO MESSI IN GIOCO E HANNO DATO VITA AL RACCONTO CHE HAI APPENA LETTO ALTERNANDO I LORO PENSIERI E IL LORO MODO DI SCRIVERE.

SPERIAMO CHE TI SIA PIACIUTO E TI ABBIA FATTO DIVERTIRE COSI’ COME E’ SUCCESSO A NOI QUANDO LO ABBIAMO SCRITTO.

CI “RIVEDIAMO” AL PROSSIMO RACCONTO.

BUONE LETTURE!!!

Racconto made in RFS “LE AVVENTURE DI CALIPPOMAN”
5 su 2 voti

baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^
x

Check Also

VITA DI UN NEURONE COMPULSIVO: V° EPISODIO.

    L’EFFETTO-MISTER GREY. Nella scatola cranica stasera c’è più fermento del ...

error: Contenuti di proprietà di RFS