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Racconti a più mani made in RFS GROUP

Carissime fenici, qualche tempo fa nel nostro gruppo di discussioni, abbiamo deciso assieme a tutti gli utenti di scrivere dei racconti a più mani, ovvero qualsiasi persona presente nel gruppo Facebook poteva scrivere un pezzo di storia. I vari commenti sono stati uniti ed editati e hanno formato un piccolo libro che siamo lieti di favi leggere.

QUATTRO NOTTI

RACCONTO MADE IN RFS

Questo libro è un’opera di fantasia.

I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi descritti sono frutto

dell’immaginazione delle autrici oppure sono usati in modo fittizio.

Qualsiasi somiglianza con persone, viventi o defunte, luoghi o fatti reali è puramente casuale

DEREK

Il mio nome è Derek Webb. Abito a Boston da ormai dieci anni e sono a capo di una multinazionale assieme ai miei fratelli Joshua e Mikaela.

Ho tutto ciò che un uomo può desiderare dalla vita: fama, soldi e potere.

L’unica cosa che mi manca è la libertà di essere veramente me stesso. Non soltanto un bel viso, occhi di ghiaccio e muscoli fasciati in un abito firmato da settantamila dollari; la mia vera natura, che mi porto dietro da un numero impressionante di anni, è quella di un uomo che è passato attraverso la morte prendendosi gioco di lei ed è tornato in vita come una creatura nuova: un vampiro.

Nel corso della mia esistenza dannata sono stato più volte sul punto di non ritorno: cacciavo essere umani, non solo con lo scopo di nutrirmi da loro, ma anche per diletto; la paura e l’arrendevolezza delle mie prede era la mia droga personale.

Sono sempre stato un uomo crudele dedito al male, ma da quando ho fatto una promessa all’unica persona che è stata in grado di farmi sentire veramente un essere “normale” e che adesso non c’è più, ho deciso di soffocare la mia natura di vampiro per tirare fuori la mia parte umana… dovunque essa sia.

La Limousine nella quale sono seduto sterza all’improvviso, riportandomi bruscamente alla realtà e si ferma, dopo due minuti, di fronte all’edificio da centoventidue piani in cui si trova il regno che ho costruito in questi anni trascorsi come uomo civilizzato. La portiera dell’auto si apre e il mio autista personale aspetta che mi decida a scendere. Il cielo è grigio e minaccia pioggia… un’altra bella giornata da passare rinchiuso in questa prigione di specchi.

PENELOPE

«Mr Webb! Una domanda per favore!», urlo appena vedo l’uomo del momento. Il mio capo mi ha mandata per la prima volta in ricognizione per intervistare Derek Webb, senza registrazione mi manderà direttamente in un ufficio di collocamento, e io non voglio dovermi cercare un nuovo lavoro. «Mr Webb!» grido di nuovo. Penso che non mi abbia sentita, ma vedo la sua sagoma voltarsi lentamente e i suoi occhi di ghiaccio fissare i miei, senza esitazione, tra la folla.

Come diavolo mi abbia trovata, non lo saprò mai.

Il suo autista, dopo un cenno del padrone, mi fa segno di avvicinarmi: ho la mia chance. Coraggio Penny, mi dico… vediamo di non buttare tutto nel cesso stavolta. Mi faccio coraggio e li seguo, mentre l’autista mi da istruzioni dettagliate.

«Mr Webb ha deciso che le concederà cinque minuti, Miss…?»

«Taylor, Penelope Taylor»

«Bene, Miss Taylor. Avrà cinque minuti. Veda di farli fruttare. E soprattutto, l’intervista non sarà pubblicata senza l’approvazione di Mr. Webb. Lei comprenderà che non possiamo permetterci di far uscire notizie confidenziali o fasulle. Ne va della reputazione della Webb Industries».

Annuisco, capisco perfettamente.

In quel momento Webb si volta di nuovo e io rimango di sale. Uno sguardo freddo e inespressivo percorre la mia persona, mentre in tono glaciale mi apostrofa: «Sbrighiamoci. Ho un appuntamento tra cinque minuti». Mi fa cenno di sedere su una delle poltroncine dell’atrio, e comprendo che non vedrò il suo ufficio. L’intervista si terrà qui. Tiro fuori il cellulare per la registrazione e comincio.

DEREK

Dio! ma cosa c’è in questa donna che mi fa tanto sobbalzare… un’anonima newyorkese senza curve, niente di lontanamente vicino alle solite sgualdrinelle. La guardo e un sogghigno mi increspa le labbra nel pensare che il mio plasma ha più tette di lei.
Per non parlare dei suoi capelli, un banale marrone, anche se ai raggi del sole, che riescono talvolta a filtrare attraverso il cielo nuvoloso, riflettono di rosso. Maledetto sole quanto ti ho odiato…

PENELOPE

«Bene Mr Webb, da dove è partita la sua… Mr Webb? »

Se questo stronzo non la smette di fissarmi giuro che… no Penny, giuro un cavolo.

Niente intervista, niente lavoro.

Concentrati: lavoro affitto mangiare.

Faccio un bel respiro e finalmente sparo a bruciapelo la mia domanda.

«Cosa si prova ad aver cacciato quattro famiglie dalle loro case a Beacon Hill solo per usufruire del loro terreno, per la costruzione dell’ennesimo centro commerciale di cui questa città non ha affatto bisogno?».

Il problema è che la domanda che è appena uscita dalle mie labbra con tono piuttosto velenoso non è affatto una di quelle che io e il mio capo abbiamo concordato ieri sera, quando ci siamo trattenuti ben al di là del solito orario di lavoro pur di partorire la migliore intervista che il nostro giornale abbia mai pubblicato. E l’espressione di fastidio mista a sorpresa che compare all’improvviso sul volto di Mr Webb, mi fa capire che nemmeno lui si sarebbe mai aspettato tanta sfacciataggine da parte di una semplice e innocua giornalista. 

«Può ripetere la sua domanda, per favore, Miss Taylor?»

Il suo tono è sospettoso, mentre i suoi occhi si riducono a due sottili fessure.

Oddio, cos’ho combinato? A questo punto, tanto vale perseverare nella mia follia.

«Le ho chiesto cosa si prova ad aver rovinato la vita a quattro famiglie, Mr Webb, è un quesito relativamente semplice a mio parere.»

«E io non so di cosa stia parlando, Miss Taylor. Perché della costruzione del Paradise Mall se ne sta occupando Edward McAllister, uno dei miei ingegneri più brillanti».

«Allora dovrebbe controllare meglio l’operato dei suoi subalterni, Mr Webb, altrimenti rischia di passare per un uomo crudele e senza cuore. Perché le minacce a quella povera gente sono state fatte proprio a nome suo».

Dio mio, solo adesso mi rendo conto dell’assurdità di ciò che ho appena fatto. E il modo in cui i suoi occhi mi stanno trapassando da parte a parte non lascia presagire nulla di buono. Sono un’incosciente, una pazza incosciente…

DEREK

La guardo con i miei occhi di ghiaccio e dentro di me penso: “Come si permette questa insignificante e insolente ragazzina di parlarmi in questo modo? Non lo sa chi sono io? Io sono il potente Derek Webb. Intanto lei sta lì, aspettando una risposta che non le darò. 

«Miss Taylor il suo tempo è finito».

PENELOPE

«Ma Mr Webb l’intervista è appena iniziata e sono passati solamente due minuti me ne restano ancora tre, cos’è non vuole rispondere? La verità fa male?».

Oddio, adesso mi incenerisce con il suo sguardo, ma non posso fare altrimenti, devo dimostrarmi dura anche se dentro di me sto tremando come una foglia.

DEREK

«Rischio di sembrare crudele e senza cuore dice?».

Il mezzo sorriso che si disegna sul mio viso la fa trasalire.

Posso perfettamente immaginare come appaiono ai suoi occhi i miei lineamenti distorti dalla pura malvagità.

«Sono sicuro che riuscirò a farmene una ragione. Piuttosto, signorina, credo di non aver sentito il nome del giornale per cui lavora, ma certamente lei sarà tanto gentile da ripetermelo».

PENELOPE

Ecco, l’ho fatto arrabbiare…niente intervista e addio lavoro!

No, no, no!

Fuori la grinta Penny.

«Lavoro per il Morning Express, Mr Webb e sì, l’idea che la comunità si è fatta di lei è proprio questa. Non si sente di dare una risposta a quelle famiglie?».

DEREK

Deliziosa la piccola impudente, vuole davvero mettermi alla prova, non immagina ancora con chi ha a che fare.

Le farò passare la voglia di provocarmi.

PENELOPE

«Vuole delle risposte eh? Bene signorina, allora le propongo un patto», lo sguardo affilato di quest’uomo mi dice che mi sto cacciando nei guai, lo sento, ma ormai è tardi per tirarsi indietro.

«Se vuole che risponda alla sua domanda, dovrà prima rispondere alla mia».

Occhi glaciali, postura rilassata, il suo volto bellissimo sembra scolpito nel granito, ma la sua espressione è indecifrabile.

Alzo il mento costringendomi a nascondere il panico che mi artiglia lo stomaco, perché so che da questo momento dipende il mio futuro di giornalista.

«Mi perdoni, Mr Webb, ma il mio lavoro consiste nel fare domande per ottenere risposte, non il contrario, e di certo non vorrei farle perdere altro tempo in inutili giri di parole…»

«Quindi, Miss Taylor, sono certo che a Erick Thompson non dispiacerà ricevere una telefonata, in cui sarà mia premura informarlo sulla modalità con cui si è svolta questa intervista, e sulla solerzia con cui lei svolge il suo lavoro».

DEREK

La vedo sgranare gli occhi quando sente nominare il suo capo, non solo per la sorpresa, ma anche per la paura, e nello stesso momento le pulsazioni sotto la candida pelle del suo collo si fanno potenti e visibili ai miei occhi.

Una violenta vertigine mi afferra, facendomi tornare indietro nel tempo…riesco ancora ad assaporare il piacere intenso che mi provoca la vista del terrore sul viso delle mie vittime.

Sarebbe così facile afferrarla, trascinarla in un angolo e affondare le mie zanne nella sua pelle sottile.

Chissà che sapore avrebbe.

Dolce e succose fragole…no, questa piccola licenziosa è più da cannella.

Mi ricorda tanto lei, anche se non era così impudente.

La promessa.

L’eco di quella parola mi passa per la mente, e guardandola mi chiedo perché ho fatto quello stupido errore.

No Derek, non è un errore cercare di essere più umano. Provo a ripeterlo per convincermi, anche se sento già il sapore della piccola Miss Taylor scendermi in gola.
Fanculo alla promessa…

«Quindi, Miss Taylor, stavamo dicendo che se lei risponderà alla mia domanda, allora io risponderò alla sua. Non è così?» sorrido soddisfatto notando la sua espressione ancora più spaventata. 

«Sì, è così» il fatto che risponda con astio mentre stritola la penna che tiene tra le mani, mi fa ampiamente capire che, oltre al terrore, questa giovane umana sta provando anche una certa quantità di rabbia nei miei confronti.

Terrore misto a rabbia.

Cristo che sensazione inebriante.

«Bene, la mia domanda è questa: che cosa è disposta a fare, in cambio di una nuova sistemazione per quelle famiglie di cui si preoccupa così tanto, Miss Taylor?» congiungo le mani e attendo con l’acquolina in bocca.

«In c… che s… senso?»

Sta addirittura balbettando. E il mio ego sadico stappa lo champagne.

«Non è una domanda difficile. Cosa è disposta a fare per loro, Miss Taylor?» mi piego in avanti socchiudendo gli occhi come un oscuro predatore che ha appena messo in un angolo la sua tenera e innocente preda. Una preda che deglutisce la saliva con difficoltà, mentre sgrana impercettibilmente quegli occhi così luminosi che rischiano di accecarmi. «A quali torbidi compromessi è disposta a scendere?».

PENELOPE

Torbidi compromessi? Ma chi si crede di essere… Mr. Grey?

O sono io, che ormai quando vedo un elicottero penso subito a Charlie Tango, o l’uomo che ho di fronte crede davvero in quello che dice.

«Allora, Miss Taylor… una semplice e banale proposta ha frenato la sua lingua biforcuta?» mi provoca alzando un sopracciglio.

«La nostra conversazione finisce qui Mr Webb, non me ne starò qui a subire i suoi giochetti, ma chi si crede di essere?».

«Semplicemente Mr Derek Webb!» mi risponde lui con quell’aria strafottente e da gran bastardo. Quanto vorrei cancellargli quel sorrisetto dalla faccia.

«Oh! ma con me non attacca, non sono una delle sue…» mi blocco improvvisamente rendendomi conto di essere ancora su quella stupida poltroncina nell’atrio, davanti allo sguardo di tutti i suoi collaboratori.

Cosa sto combinando diamine…

«Credo che i nostri cinque minuti siano terminati, e al diavolo chiami pure Erick, me ne farò una ragione. Il fatto che mi abbia accolto qua senza neanche farmi accomodare nel suo ufficio dice tutto di lei. Addio Mr Webb».

Alzo i tacchi e me ne vado.

«Che ne dice di altri cinque minuti questa sera?» mi urla.

Alzo il dito medio e imbocco l’ascensore al piano terra al più presto…

«Tanto non mi scappi piccola…» mormora tra sé Derek alzandosi.

DEREK

Un’ora dopo mi ritrovo a camminare avanti e indietro nel mio ufficio come un’anima in pena. E non riesco a pensare ad altro se non a quell’umana impudente che ha osato interrompere il gioco che avevo appena iniziato. Un gioco che mi stava eccitando come non mi succedeva da molto, moltissimo tempo.

Dannazione!

I miei pensieri tuttavia vengono improvvisamente interrotti da un bussare deciso alla porta.

«Avanti».

Il mio tono sembra un po’ scocciato.

Pazienza, chiunque sia se ne farà una ragione.

«Derek? Posso entrare?» Gavin Hooper, amico fidato, nonché investigatore privato all’occorrenza, fa capolino dall’uscio.

«Entra e poi da’ un giro di chiave alla porta, per favore». Vado a sedermi sulla mia poltrona dietro la scrivania e lo invito ad accomodarsi davanti a me. «Hai trovato le informazioni che ti ho chiesto?».

«Ovviamente, Derek. Lo sai che sono il migliore» sorride sornione mentre si siede davanti a me con tutto il suo metro e novanta di muscoli.

«Allora? Sputa il rospo. Cos’hai scoperto sulla signorina Penelope Taylor?»

Cristo, l’impazienza per me è un’assoluta novità.

«Da dove vuoi che cominci?»

«Dall’inizio. Perché di lei voglio sapere tutto, fino all’ultimo dettaglio succulento».

PENELOPE

Lingua biforcuta a me? Mannaggia alla mia bocca. Stupida, stupida, stupida… dovevo stare zitta!

Compromessi, niente compromessi con lui, è pericoloso, lo dice il mio istinto, la mia pelle d’oca; già una volta mi sono sbagliata e per poco non ci ho rimesso le penne.

Lui si chiamava Dennis, era bello, generoso e affascinava tutti, ma lui aveva scelto me, eravamo innamorati pazzi l’uno dell’altro. Abitavamo in un piccolo monolocale sopra una pizzeria e tante volte andavamo giù a mangiare con altri amici. Tutto andava bene quando, ad un certo punto, qualcosa è cambiato, piano piano, lentamente, talmente piano che non me ne ero nemmeno accorta.

All’inizio non ci ho fatto caso, poi è diventato più cattivo, più manesco e pazzo di gelosia nei miei confronti, era diventato geloso di tutto e tutti. Ero prigioniera in casa mia, e quando rientrava ubriaco fradicio si scatenava su di me con botte, schiaffi, pugni e altro ancora. Sono finita in ospedale non so quante volte con costole rotte, braccia rotte, occhi tumefatti e lividi dappertutto, ma mi sono presa sempre io la colpa perché l’amavo; ma l’ultima volta non ho più potuto mentire, mentre mi difendevo dai suoi attacchi maneschi lui mi ha spinto giù dalle scale facendomi rotolare fino in fondo e io ho perso il mio bambino.

Sì, il mio piccolino, il mio Thomas non era ancora nato, ma io ero pazzamente innamorata di lui. Vivevo per lui, avrei sopportato tutto per lui. Ma Thomas non c’era più per colpa sua, io lo odiavo, volevo morire. Da quel giorno tutto è cambiato, sono scappata dall’ospedale di notte, ho cambiato città, nome e aspetto; sono andata il più lontano possibile da lui e ora Derek Webb sembra un altro lui. No, no, no… non cadrò due volte nella stessa trappola. Niente compromessi!

DEREK

Guardo Gavin sorridere apertamente, un lampo di malizia attraversare il suo sguardo.

«Bene bene. Sembra che il nostro uomo di ghiaccio abbia incontrato una fiammella che rischia di farlo sciogliere».

«Smettila di dire cazzate e vieni al punto».

«Agli ordini, capo». Poi il sorriso si spegne e torna a essere lo spietato figlio di puttana di cui mi fido ciecamente. «Penelope Lisa Taylor, nata a Las Vegas ventisei anni fa. I suoi genitori, Jason e Anne Rose, sono morti in un incidente aereo appena prima che la loro figlia iniziasse il college. In quegli anni Penelope viveva con un uomo, Dennis Wintertorn, attualmente in prigione per violenza domestica e ubriachezza molesta, nonché tentato omicidio. Quando hanno rotto lei si è trasferita nello stato di New York a casa dei suoi zii, Claire e Robert Taylor, che l’hanno accolta come se fosse figlia loro. A quanto pare la tua giovane giornalista non ha avuto vita facile».

«Non si può dire che l’abbia avuta, decisamente no, ma chi ce l’ha?»

Gavin sospira e mi guarda a lungo prima di chiudere la cartellina e chiedermi:

«Che hai intenzione di fare?»

«Vuoi sapere se la cercherò?»

«Mi interessa più il ‘quando’ a dir la verità!».

Quest’uomo mi conosce troppo bene e ha capito che tutti i miei sensi sono orientati su quella ragazza.

Il suo profumo è rimasto nell’aria, ha impregnato i miei pensieri… non riesco a concentrarmi su altro che non sia lei.

Sarà stata quella pagliuzza dorata che le illumina lo sguardo?” mi chiedo pensieroso.

Ma so che non è quello il motivo.

C’è qualcosa che mi striscia sottopelle, un antico ricordo di qualcosa perso, ma sempre agognato.

No, non mi farò incantare ancora una volta da un bel viso, una storia triste e una donzella in difficoltà.

Sarò duro: tornerà lei da me!

In fondo ha bisogno di quell’intervista, no?

Posso chiamare il giornale, chiedere al suo editore di inviarla da me per una smentita pubblica… e se invece stesse dicendo la verità?

Dovrei indagare a fondo su quello che fanno i miei uomini, ma mi sono fidato di Joshua… possibile che abbia ripreso la sua vecchia vita con il gioco d’azzardo, e abbia affidato i lavori a qualcuno della comunità locale colluso con i nostri avversari?
Gli Steanton ce l’hanno giurato: da quando Mikaela ha rifiutato di sposare uno dei loro bambocci, non ci danno tregua! Ma mai permetterei che uno di quegli schifosi metta le mani su mia sorella, anche se sono stati i nostri creatori!

PENELOPE

Sto fissando la mia disordinatissima scrivania da circa un quarto d’ora nella speranza che mi venga in mente una scusa decente per giustificare la mancata intervista a Mr Webb, quando il mio capo si affaccia dal suo ufficio e mi chiama. «Penny, hai cinque minuti?»

«Certo, arrivo subito!» e mentalmente prego Dio che non mi licenzi.

«Ha chiamato Mr Webb» mi spiega lui mentre mi chiudo la porta alle spalle con l’aria di un cane bastonato. «Si è scusato per essere scappato via a causa di un problema urgente di lavoro e ci ha accordato un’altra intervista per domani sera».

«Come scusi?» strabuzzo gli occhi per la sorpresa.

«Hai appuntamento con lui domani sera al Neptune alle ore 20.30, non farlo aspettare, per favore».

«Ma il Neptune è un ristorante!» la mia voce è quasi isterica.

«Esatto, è un ristorante. Che problema c’è?»

«Domani sera ho un impegno, devo…» ma lui mi interrompe subito.

«Penny, non me ne frega un cazzo dei tuoi impegni. Tu domani sera andrai a intervistare quell’uomo. E sappi che il mio non è un consiglio. E’ un ordine».

Fantastico, Mr Webb mi ha proprio fregata. 

Grandissimo figlio di puttana.

***

Respira, respira, respira.

Non so nemmeno più da quanto tempo continuo a guardarmi allo specchio con occhio critico, cercando qualsiasi particolare che possa tradire la mia immagine professionale di perfetta giornalista. Abito al ginocchio, tutto sommato sobrio, se non fosse per il suo colore rosso porpora e lo scollo a V che lascia intravedere il solco tra i seni. E cosa potevo abbinarci se non un paio di Mary Jane tacco dodici? Certo non posso mica andare a un incontro di lavoro con Derek Webb, in uno dei ristoranti più raffinati della città, in jeans e sneakers!
Il suono improvviso del campanello mi fa sobbalzare. Non aspetto nessuno, e poi proprio adesso! 

«Chi è?»

«Miss Taylor, sono Paul. Mr Webb mi ha mandato a prenderla. La sua auto l’attende. Prego, da questa parte».

Oh mio Dio. La Limousine nera che mi attende davanti casa è più lunga di un treno merci. 

Non so se essere lusingata da tante attenzioni, oppure profondamente indignata per la scarsa fiducia che Mr Webb nutre nei miei confronti. Perché è per questo che mi ha mandato il suo autista personale, per essere sicuro che raggiungessi il ristorante senza defilarmi per vigliaccheria. 

Potrei metterci la mano sul fuoco.

Dopo aver salutato educatamente Paul, gli permetto di aprirmi lo sportello, e con tutta l’eleganza che riesco a sfoderare – poca, molto poca – mi accomodo sul sedile posteriore della Limousine.

Non faccio in tempo a ringraziarlo a dovere che, sul sedile accanto a me, noto una rosa rossa appoggiata sopra un’elegante busta color porpora su cui, con una calligrafia molto elaborata, è scritto proprio il mio nome. Perciò l’afferro con estrema curiosità, la apro e leggo le poche righe scritte nel biglietto al suo interno:
“Cosa rende una rosa differente da tutti gli altri fiori? Le spine, Miss Taylor. E le sue sono fin troppo accattivanti. Ci vediamo tra poco, non mi faccia aspettare”.
Firmato: D.W.

Guardo attentamente il biglietto per qualche secondo prima di rimetterlo nella busta. Ha detto di non farlo aspettare? Chi si crede di essere? È a causa sua se mi trovo in questa situazione. Oh! attenderà ancora per molto. Sorrido malignamente prima di bussare contro il vetro che mi separa dall’autista, che si abbassa immediatamente.

«Sì, Miss Taylor?»

«Dovrei fare ancora una cosa prima d’incontrare il tuo capo».

Paul mi guarda con una faccia inorridita, probabilmente conosce il suo capo e sa che non sarà felice di questo cambiamento di programma. Per un secondo mi sento in colpa per quello che sto per fare, ma dura pochi attimi: infondo è stato Mr Webb a sfidarmi. Vuole giocare? Bene, starò al suo gioco e gli farò vedere quanto le mie spine possono essere velenose.

Due ore dopo l’auto si ferma davanti al ristorante, dove un Paul accigliato mi apre la portiera e getta un’occhiata cupa alla sala.

«Non preoccuparti, spiegherò al tuo capo il nostro ritardo» gli dico sorridendo e facendo la mia entrata a effetto.

Sono pronta a scontrarmi con il lupo e sfodero il mio sorriso migliore che rischia di strozzarmi quando incontro i suoi occhi.

Adesso sono proprio nei guai!

Deglutisco forzatamente, e facendomi violenza, gli sorrido apertamente.

«Vedo che manca anche di puntualità Miss Taylor» mi dice alzandosi e torreggiando su di me.

«Mi perdoni, non volevo farla attendere… ho voluto controllare che dopo la nostra chiacchierata non avesse fatto radere al suolo già le case di Beacon Hill. Un semplice controllo che farebbe ogni buon giornalista».

«Ah si, lei dice?»

«Certo! Sa» dico mentre mi accomodo e lui mi tiene la sedia «il mio modello di giornalista è Lois Lane, quella del fumetto di Superman. Carina, ma strenua nell’affrontare la verità».

«E lei pensa di avere la stessa tempra, Miss Taylor?»

«Oh si, ci provo… ad esempio, mi sto chiedendo come mai mi ha invitata in un ristorante anziché nel suo ufficio»

«Volevo scusarmi, forse?»

«Oh, via, via, un uomo come lei… Propendo per il fatto che, o il suo ufficio è un posto lugubre e impresentabile, o lei non ha un vero e propri ufficio. Cosa ne dice?»

Mi guarda come se volesse incenerirmi, ma sorride rivelando una dentatura candida e leggermente appuntita.

Ho di fronte uno squalo, non un lupo, e l’ho fatto arrabbiare.

Ha fiutato il mio sangue e ora la caccia è aperta…

Chi vincerà?

Stringendo i denti mi preparo allo scontro…

DEREK

L’arrivo del cameriere interrompe la nostra schermaglia.

«Il vostro vino signore».

«Grazie Philippe. Lo faccio io»

Lei è la mia preda e appartiene a me, non lascerò niente al caso.

PENELOPE

Mr Webb mi guarda, un sorrisetto beffardo si fa strada su quella sua faccia da schiaffi, e con un gesto lento inizia a versare il vino nel mio calice. Per la prima volta mi accorgo di quanto sia pericolosamente affascinante; i suoi occhi grigio azzurro mi frugano dentro e un brivido mi corre lungo la spina dorsale. Mantieniti lucida Penny!

«Sei nervosa Penelope?» la sua voce vellutata sembra un sussurro mentre prende il suo bicchiere e mi guarda beffardo.

«P-prego?»

DEREK

Eccola la mia preda innocente, basta poco perché tremi tra le mie mani.

«Sembri agitata, Penelope. Hai forse paura di me?» mentre sorseggio il mio Bordeaux mi delizio guardandola arrossire.

Ah, cara ragazza, non puoi pensare di sfidare uno come me e farla franca.

PENELOPE

Che pallone gonfiato!

«Mr Webb…»

«Derek» mi interrompe continuando a guardarmi con un misto di rabbia e lussuria.

«Mr Webb, non le ho concesso il permesso di darmi del tu»

«Non sei nella posizione di concedere» dice sornione, alzando il suo scuro sopracciglio.

«Lei è un arrogante presuntuoso! Gli uomini belli e ricchi come lei si divertono a usare le persone per i loro infimi scopi!».

Oddio che ho detto, quest’uomo mi fa perdere il controllo!

Lui mi guarda con un’espressione indecifrabile, sembra che stia decidendo la mia sorte.

DEREK

Le sorrido compiaciuto, ha carattere e risveglia la parte selvaggia che è in me.

Sei spacciata bambina: o sarai tu la mia salvezza, o io sarò la tua rovina.

PENELOPE

«Ottimo Penelope, dal momento che hai tirato in ballo i miei infimi scopi, veniamo subito al dunque» le sue labbra invitanti si piegano in un sorrisetto sensuale, e allo stesso tempo tremendamente agghiacciante. 

«Sono d’accordo» ma il mio tono vacilla.

«Ho analizzato attentamente l’operato dell’ingegnere McAllister e mi sono reso conto che ha davvero fatto ciò che tu dici. Ha cacciato quella gente a mio nome per appropriarsi di un terreno che non gli spettava. Perciò mi sono occupato di lui immediatamente».

«Occupato in che senso?» aggrotto la fronte.

«Cosa si fa con una formica quando disobbedisce agli ordini che la regina ha imposto?» sorseggia elegantemente il suo vino, con una grazia quasi inumana. «Si schiaccia, Penelope. Si schiaccia».

«Oddio…» inizio a sudare freddo. Non dirà sul serio?

«Ma torniamo a noi. Quattro famiglie da salvare, di cui una ha per te una particolare importanza, almeno secondo le mie fonti fidate» il suo sorrisetto diventa un ghigno inquietante. «Perciò ti propongo questo: quattro notti da passare assieme a me, una per ogni famiglia a cui donerò un tetto dove abitare. Dopo di ché le nostre strade si divideranno per sempre.» Mi inchioda sul posto col suo sguardo famelico e tenebroso. «Allora? Qual è la tua risposta?»

«Lo sa che potrei usare quello che mi ha appena detto contro di lei?» dico con tono glaciale. Una proposta del genere è inaccettabile! Se ha tanta voglia di passare quattro notti con qualcuno che chiamasse una delle tante donne con cui si diletta di solito. «Sono qui per l’intervista, non per essere la sua bambolina con cui divertirsi».

Sono su una china pericolosa. Se mi rifiuto domani dovrò tornare in ufficio con una scatola vuota per sgomberare la mia scrivania…al diavolo il lavoro! Qui ci sta andando di mezzo la mia persona!

DEREK

«Quindi non accetterai neanche per il bene della tua amica Betty e della sua famiglia? Non ti facevo così egoista» la provoco, la peperina non resisterà.

PENELOPE

Il respiro mi si ferma in gola, quest’uomo è un demonio, ma ha ragione. Da quando sono arrivata in città Betty è stata sempre la mia ancora di salvezza, glielo devo. Ingoio a forza, sto capitolando e vedo cha la sua sensazione di trionfo lo fa sentire un dio.

«Avrà ciò che vuole ma niente di più!» gli dico a denti stretti, la mia rabbia cresce vedendo comparire sul suo viso quel sorriso di compiacimento.

«Tu dici?»

DEREK

«Passare quattro notti assieme… di certo potrà sembrare una proposta alquanto sconcia. Ma non è detto che sia così» spiego, un sorrisetto malevolo stampato in volto. «Le sue conclusioni sono così affrettate, Miss Penelope».

È divertente.

A dir poco divertente.

È divertente il fatto che lei arrossisca in quel modo così delizioso.

Totalmente presa in contropiede da quella mia proposta, accettata con relativa facilità, per poi essere messa all’angolo… così disorientata, confusa e con un pizzico di vergogna. 

La valenza emotiva del termine “notte”, in tempi ormai lontani, portava con sé la paura e il pericolo.

Oggi, invece, quel significato di paura e pericolo è avvolto da un qualcosa di sconcio e sensuale.

Sovrappensiero, mi accarezzo le labbra sornione.

«Certo, di sicuro trascorreremo quelle quattro notti a giocare a burraco e a preparare biscotti di pastafrolla in cucina» sbuffa lei piuttosto contrariata. «Non prendiamoci in giro, Mr. Webb».

Cristo, questa sua sfrontatezza dovrebbe indispettirmi. E invece mi stuzzica in un modo irresistibile.

«Potrei davvero stupirti Penelope. Non mi sottovalutare» nel mentre, infilo la forchetta tra le labbra, iniziando a masticare il mio boccone di carne al sangue con studiata lentezza.

Senza mai distogliere lo sguardo dal suo volto. Così semplice, eppure così dannatamente invitante.

«Quando dovremmo iniziare?» la sua voce è tremula. 

Ma la colpa non è soltanto della paura che prova. Nossignore, è anche desiderio quello che percepisco nelle sue parole. E nell’espressione combattuta del suo volto. Segno lampante che anche la mia deliziosa preda è attratta da me, almeno la metà di quanto io sono catturato da lei.

«Abbiamo già iniziato, tesoro» sorrido implacabile. «Questa sarà la prima di quattro lunghe e intense notti. Notti che non dimenticherai mai».

PENELOPE

Siamo appena arrivati al dessert con cioccolato e fragole, quando una bionda tutta curve si avvicina al nostro tavolo. Non mi degna di uno sguardo e bacia su entrambe le guance l’uomo di fronte a me, che le sorride cordialmente. 

«Mikaela, che piacere vederti. Dove sei stata per tutta la settimana? Mi aspettavo almeno una telefonata» dice lui facendola sedere sulle sue ginocchia.

Ma si può essere più sfacciati di questa donna, che afferra la fragola che Mr Webb sta per mettersi in bocca e la mangia al posto suo? E lui che si mette a fare il cascamorto mentre è a cena con un’altra donna.

“È solo lavoro, Penny. Ricorda che lo stai facendo solo per il giornale” penso, mentre i due continuano a chiacchierare amabilmente.

Dopo aver proseguito la loro conversazione privata bisbigliando direttamente l’una all’orecchio dell’altro, la maleducatissima bionda scende dalle gambe di Mr. Webb con un’eleganza a dir poco irritante. Dopo di che gli strizza l’occhio in modo provocante, gli lancia un bacio con la mano e se ne va via sculettando, come se fosse l’unica a possedere due chiappe su tutto il pianeta terra. E ignorando ovviamente la sottoscritta. 

«Forse per lei sarebbe molto più divertente invitare la sua amichetta al posto mio, Mr. Webb. Sono sicura che stanotte Miss Cafona saprebbe intrattenerla molto meglio di me» azzardo con tono acido.

«Ma davvero?» inarca un sopracciglio con aria divertita.

«Sì, davvero» Sputo veleno e non riesco nemmeno a capire il perché.

All’improvviso Mr. Webb si alza dalla sedia e, con un movimento fluido e inaspettato, si china su di me, appoggiando la mano aperta sul tavolo, senza mai sfiorarmi.

«Ti dico solo due cose Penelope, due cose e poi finalmente ce ne andiamo da qui». Il suo alito sul mio collo è rovente. Santo Dio, la mia pelle sta andando a fuoco.

«Prima cosa: la tua gelosia mi eccita da impazzire» nel frattempo sfrega la punta del naso sulla pelle sotto il mio orecchio, inspirando a lungo come se volesse imprimersi il mio odore nella mente. «Seconda cosa: ti consiglio di mostrare più rispetto, perché Miss Cafona è mia sorella».

Sono scioccata. Le parole mi escono dalle labbra senza che neanche me ne accorga.

«A-Adesso? Intende o-ora? Questa n-notte?» Oddio ma che sto facendo? Sto balbettando come una scolaretta, dove è finita tutta la spavalderia che ho esibito fino a cinque minuti fa? 

«Per essere una giornalista non sembri molto brava con le parole. Sì Penelope, intendo ora e per “ora” intendo questa notte».

La sua provocazione va a segno, e sento nuovamente montare la rabbia, chi si crede di essere? 

«Beh, MI SCUSI se non sono avvezza a certe pratiche come invece sembra essere lei. Evidentemente le capita spesso di ricattare giovani donne pur di farle entrare nel suo letto. Di certo a me non è mai capitato prima!» sputo fuori con tutto il disprezzo e supponenza di cui sono capace sperando di scalfire la sua corazza, ma il mio impeto non sembra turbarlo minimamente, anzi, sulle sue labbra sensuali appare un sorriso malizioso mentre gli occhi sembrano sondare nel profondo della mia anima. 

«Vedo con piacere che oltre la lingua hai già sciolto anche la fantasia»

Sembra un gatto che ha appena aperto la gabbia del canarino. Odio ammetterlo, ma è terribilmente attraente. 

«Prego? » 

«Mia cara Penelope, chi ha detto che saremo in un letto?»

«Perché è quello che vogliono tutti gli uomini. Un bel corpo che gli riscaldi il letto e lei

non fa certo eccezione, gli uomini ricchi sono i peggiori sotto questo punto di vista», dico cercando di smorzare quel suo fastidioso sorriso.  «Vuole farmi credere che lei è diverso? Che non ci ha pensato quando ha chiamato il mio capo per avere una nuova … », mimo con le mani le virgolette «intervista? Queste quattro notti sono solo il pretesto di un ricco viziato di avere una donna semplice, come suo giocattolino. Ho accettato, ma vorrei sapere perché vuole passare con me questo tempo».

Sento la mia rabbia salire fino a livelli pericolosi.

«Perché sei diversa e mi hai provocato. Nessuno sano di mente avrebbe osato farlo,

tesoro mio».

«Certo. E’ solo un gioco per lei vero?», sento le lacrime pizzicarmi gli occhi dalla rabbia

repressa. Piega di lato la testa e finge uno sguardo contrito per burlarsi di me.

«Non ti metterai a piangere adesso? Non penserai di usare le tue lacrime per non rispettare i patti con me mia cara? Perché non te lo permetterò».

Stringo i pugni così forte che mi dolgono i palmi.

«Lei è… lei è l’uomo più…», cerco le parole più adatte mentre lui si avvicina di più a me.

DEREK

«Affascinante? So che ti piaccio, lo capisco quando una donna mi vuole».

Le sfioro le gote arrossate, il suo sangue è in rivolta e la cosa mi eccita all’inverosimile. Ciaf! Non ci credo, questo scricciolo ha osato schiaffeggiare me!  

PENELOPE

Mi alzo dalla sedia e cerco di allontanarmi il più in fretta possibile, senza far trapelare

il tumulto che ho all’interno…il cuore mi martella nel petto.

Bum Bum Bum.

DEREK

Diamogli i suoi due minuti di vantaggio per il suo momento di gloria”, penso sorseggiando il mio calice di vino rosso pregustando il momento in cui non sarà semplice vino.

PENELOPE

Finalmente fuori, l’aria mi schiarirà le idee”, mi dico.

«Ah maledette Mary Jane e maledetto ciottolato!», impreco fra me mentre cado.

Mi vien voglia di fare uno scatto di reni, alzarmi e scappare, ma non ho neanche la forza per reagire. Resto ferma sul marciapiede mentre una donna ingioiellata che mi passa accanto, mi getta un’occhiata e anche una monetina.

«Ma brutta stronza!», le urlo dietro, facendola spaventare e allungare il passo.

«Ha deciso di rimirare il marciapiede?», mi chiede Mr. Webb dandomi un’occhiata di sufficienza. «O è solo caduta?»

«Non sono caduta, sono inciampata!… Colpa del sass… del brecciol… di questi cavolo di cosi con cui voi imprenditori da strapazzo lastricate i marciapiedi!»

Mi detesto, sto dicendo un cumulo di cavolate, ma è tanta la voglia di piangere che non oso alzare gli occhi.

Una mano mi appare davanti al viso e l’uomo si abbassa per guardarmi.

«Sta bene, Penny?» mi chiede con un sorriso che ha perso tutta la sua stronzaggine.

Per un momento sono tentata di prendere la sua mano, ma se solo penso a quello che ha detto e fatto durante la cena mi viene voglia di schiaffeggiarlo un’altra volta. Ignoro la sua mano e mi rimetto in piedi da sola, sistemandomi poi il vestito.

«Questa prima notte è stata un vero fiasco Mr Webb. Se saranno così anche le altre

dovrò portarmi qualcosa per distrarmi per tutto il tempo».

Mentre Mr. Webb borbotta tra sé per la mia risposta poco educata, la sua Limousine nera si ferma davanti a noi con un tempismo quasi sconcertante, dopo di che Paul scende dal posto del guidatore, per venire ad aprirci diligentemente lo sportello.

Mi avvio verso l’auto, zoppicando per colpa del dolore, che inizio ad avvertire alla caviglia destra per via della caduta e mi accomodo sul sedile posteriore, seguita poco dopo da un Mr. Webb ancora piuttosto indispettito.

«Ti fa molto male?». Il suo sguardo è così penetrante da accelerare i battiti del cuore.

«Cosa?» 

«La caviglia».

Così dicendo, la sua mano si appoggia sul dorso del mio piede destro per poi risalire verso l’alto, con un pigro sfiorare capace di farmi formicolare la pelle in un modo indescrivibile. Mentre i suoi occhi, che in questo momento hanno l’aspetto di due buchi neri, mi incatenano senza pietà. 

«Un po’», “sto quasi annaspando. Dio mio, cosa mi succede?”

«Allora dovresti lasciare che mi occupi di te» nel mentre, la sua mano inizia ad emettere uno strano calore, sembra donare un insolito sollievo alla mia povera articolazione maltrattata. 

In quel momento Paul si affaccia dal sedile anteriore. «Chiedo scusa, Mr. Webb. Dove siamo diretti?»

«A casa mia, Paul» la sua voce è tremendamente roca, mentre le sue pupille si dilatano terribilmente e le sue dita stringono la presa sulla mia caviglia. «A casa mia.»

***

Mi sento piccola piccola di fianco a lui, ora tutta la mia spavalderia sembra essersi sgonfiata d’un tratto. Il tragitto passa in un religioso silenzio. Non riesco ancora a capacitarmi come ho fatto a non obiettare a questa sua decisione, vorrei gridare NO con tutte le mie forze ma le parole mi si sono bloccate in gola davanti a quello sguardo quasi compassionevole. 

La macchina si blocca.

Mi sembra sia passata un ‘eternità da quando sono salita.

L’autista apre la portiera.

Eccoci alla tana del lupo…

Mr Webb è già sceso dall’altro sportello e adesso è la sua mano quella che vedo tesa davanti a me per aiutarmi a scendere. I suoi occhi di ghiaccio sono fissi sui miei ed ogni traccia di ilarità è scomparsa dal suo bel volto.

Gli afferro la mano come un automa, non ricordo neanche di aver dato il comando al cervello e le mie gambe si muovono sole verso di lui, come spinte da una forza invisibile.

Sono rapita.

Un sorriso fa capolino su quelle magnifiche labbra. 

«Cosa devo fare con te Penelope?».

DEREK

Vederla così arrendevole ha scatenato in me un insano senso di protezione e possesso, quando un vampiro sente di possedere qualcosa non è mai una cosa buona. 

La voglio proteggere e le voglio fare male.

La voglio distruggere e voglio poterla ricostruire. 

La voglio dentro casa mia, voglio il suo sangue dentro di me. Voglio sapere com’è sentire la sua essenza scorrere nelle mie vene.

PENELOPE

Appena alzo lo sguardo, mi trovo davanti il grattacielo più maestoso che io abbia mai visto, interamente coperto da vetrate che riflettono le luci di Boston, come se volessero ricreare un cielo oscuro punteggiato di stelle. 

Mr. Webb mi accompagna silenzioso all’interno, sempre mano nella mano e, dopo aver salutato il portiere con un semplice cenno della testa, schiaccia il pulsante di chiamata dell’ascensore.

Non appena le porte si aprono, mi lascia entrare per prima, per poi seguirmi e premere il bottone con su scritto: 72. 

Dio mio, così in alto, così lontano da tutto e da tutti. Da sola con lui.” 

Mentre l’ascensore inizia la sua rapida ascesa, Mr. Webb finalmente lascia la mia mano e fa un passo verso di me. «Hai mai provato l’ebbrezza del potere, Penelope?»

«Non capisco di cosa sta parlando, Mr. Webb.»

Le sue labbra maliziose si piegano in un sorrisetto compiaciuto. «Ora lo capirai.»

Detto questo, mi afferra i fianchi con entrambe le mani e mi fa voltare verso il retro dell’ascensore, rimanendo alle mie spalle. Quello che vedo mi mozza il respiro, la parete posteriore dell’ascensore è una vetrata completamente trasparente e noi due siamo sospesi nel vuoto, ad un’altezza spropositata.

Il suo alito caldo sul collo non fa altro che accentuare i brividi che già mi attraversano il corpo. «Ecco cosa si prova a dominare un’intera città.»

Il respiro mi si blocca in gola quando sento l’ascensore rallentare fino a bloccarsi del tutto.

Mi volto e torno a vedere il sorriso da quel gran bastardo che è. “Dio che occhi che ha però”.

Sto impazzendo, ma quante facce ha quest’uomo? O sono soltanto io che non capisco più niente?”

Non penso più razionalmente, il mio subconscio è andato in tilt, la mia mente mi sta giocando brutti scherzi.

«Però, si è vestita piuttosto succinta per una semplice “intervista”…», mi fa sobbalzare il suono della sua voce.

«La prego di far ripartire l’ascensore», mi allungo per premere il bottone ma la sua mano mi blocca.

«Mi sta forse minacciando?».

Sento la vena del collo pulsare e sono passati solo 2 minuti.

«Forse», mi risponde lui.

Intrappolata in un ascensore con un fottutissimo psicopatico.

Brava Penny ottimo lavoro.

DEREK

È trascorso del tempo, forse troppo, da quando ho usato i miei poteri da vampiro. Leggere nella mente degli esseri umani era il mio passatempo preferito. 

Sto cercando già da un po’ di sondare la mente della bella Miss Taylor, ma non riesco a penetrare la barriera difensiva che ha eretto, da quando l’ho toccata per la prima volta. 

«Perché siamo fermi Mr. Webb?», mi chiede visibilmente preoccupata.

«A che gioco sta giocando?».

«Cerca di rilassarti, Penelope. Sei troppo tesa. Goditi il panorama come sto facendo io», le rispondo squadrandola da capo a piedi. «Sarà un gioco interessante e ci divertiremo insieme, stanne certa».

PENELOPE

Arriccio le labbra con fare perplesso mentre un sopracciglio va a inarcarsi:

«A dirla tutta sono rinchiusa qui, in un ascensore, diretta a casa sua a causa di un errore suo», inizio schioccando nervosamente la lingua.

«Dato che era troppo impegnato, per poter seguire un suo sottoposto che ha rovinato la vita a ben quattro famiglie… ». Stringendo entrambe le braccia sotto al seno, abbasso lo sguardo verso la città sotto di noi, abbagliata da quella moltitudine di luci artificiali. 

«E secondo lei, Mr. Webb, io dovrei rilassarmi… quando ha deciso di aiutare quelle povere persone SOLAMENTE se io passerò 4 notti in sua compagnia?». Inumidisco le labbra ormai aride, continuando a percepire la possente figura di Mr.Webb alle mie spalle.  Arrivai al punto:  «Mi è difficile rilassarmi, essendo in compagnia di un uomo freddo, calcolatore ed egoista come lei». A quel punto mi giro su me stessa per fronteggiarlo faccia a faccia. «Non posso rilassarmi, perché ogni mio senso mi suggerisce di starle alla larga».

Ride lui lasciando intravedere… “no, non può essere, ma cosa diavolo?!

Scuoto la testa, devo darmi un contegno”.

DEREK

Non potrebbe essere più bella di così.

Ah piccola Penelope quanto darei per leggere i tuoi pensieri ora”.

La sua paura e la sua rabbia mi eccitano e mi lascio guidare dai suoi tremiti. Le sue labbra piene chiedono di essere morse. Mi immagino già la gocciolina di sangue colare dal suo labbro inferiore e io che succhio quel delizioso nettare.

Devo assaggiarla. Adesso!”

PENELOPE

Un bacio mi coglie di sorpresa.

Cerco di ritrarmi, ma non posso competere con la sua forza. 

La sua lingua si fa strada nella mia bocca mentre l’ascensore riprende la sua corsa.

Come potevo essere combattuta fra due sensazioni nettamente contrastanti ? Da una parte la voglia di abbandonarmi a quel bacio rovente, dall’altra la voglia di morderlo a sangue e staccargli quella lingua così prepotente.

Chiudo gli occhi per un breve secondo, prima di lasciare che la mia mano vada a schiaffeggiarlo in volto. 

«Fortuna che non dovevo leggere alcun doppio senso nella sua proposta!»

Sto urlando?

Oh si, eccome se lo sto facendo!” 

«Odio le persone arroganti come lei. Le odio. Ti odio!».

DEREK

Avrei potuto alzare una mano e bloccarle il polso, invece l’ho lasciata schiaffeggiarmi, un’altra volta, nonostante i miei sensi siano acuiti al massimo e l’ascensore sia ormai saturo del suo profumo.

Appena Joshua lo scoprirà me lo ricorderà per i prossimi 50 anni e oltre.

Un sorriso impertinente, un sopracciglio che si alza.

«Non c’è bisogno di urlare, gattina».

Sottolineo l’ultima parola mentre, con un rumore leggero, le porte dell’ascensore si aprono direttamente sul mio appartamento.

PENELOPE

Le porte dell’ascensore si aprono direttamente in uno sfarzoso ingresso. Degli specchi occupano tutte la pareti laterali della stanza e posso vedere la mia immagine scossa, come se fosse in un macabro film dell’orrore.

Mi copro il viso con entrambe le mani.

Oh mio Dio ma che sto facendo?” Non sono mai stata un tipo violento eppure ho appena schiaffeggiato una persona due volte, nello stesso giorno!

Sono una donna adulta dannazione e sapevo esattamente cosa stavo facendo quando ho accettato la sua proposta a cena. Quindi adesso è il momento di decidere Penny. O dentro o fuori. Non ho ancora preso una vera e propria decisione quando, improvvisamente, sento le sue mani afferrare le mie in una morsa d’acciaio e tirarle con forza sopra la mia testa. Le porte dell’unica via di fuga, dietro di me, si sono appena chiuse e non mi resta che alzare lo sguardo ed incontrare il mio destino ed il mio destino ha uno sguardo diabolico che punta dritto su di me.

«Fai bene ad essere spaventata gattina. Sono passati secoli dall’ultima volta in cui ho permesso a qualcuno di alzare una mano su di me e non intendo lasciare la cosa impunita».

I suoi occhi sono famelici, il suo ghigno è beffardo. Dovrei essere terrorizzata, invece sono irrimediabilmente eccitata.

«Il tuo odore ti tradisce gattina. Puoi anche sfoderare gli artigli se vuoi, ma stai attenta, se tu puoi graffiare a me è concesso mordere».

«Lasciami!», lo supplico, mentre sul suo volto riappare quel sorrisetto sghembo che lo fa sembrare tremendamente sexy e altrettanto pericoloso.

«Lasciarti?! Non ci penso proprio, ormai sei mia e ti assicuro che essere di mia proprietà sarà un’esperienza unica per te», mi dibatto per cercare di liberare le mie mani dalla sua stretta d’acciaio.

DEREK

«Non sono tua e non lo sarò mai!».

«Vuoi scommettere?», rido di lei e dei suoi patetici tentativi di sfuggirmi. «Continua pure ad agitarti se ti fa piacere, adoro che la preda si dibatta prima della resa».

PENELOPE

Non ce la faccio più, è inutile, la lotta è impari e io sono allo stremo. Smetto di opporre resistenza.

«Tu non sei umano, non hai cuore, non mi faresti questo altrimenti».

Vedo il suo volto raggelarsi. Che ci sia davvero qualcosa che scalfisca quella sua corazza?

DEREK

Cazzo! Proprio quando pensavo di avere messo a tacere la mia coscienza….No, l’ha voluto lei!

«Hai ragione piccola, sono un bastardo, so di esserlo e mi va bene così. Tu sapevi chi ero ma sei scesa a patti con me lo stesso e adesso temo che dovrai darti da fare per mantenere la tua parola».

PENELOPE

Darmi da fare? Ma per chi mi ha preso. Per una battona? Io sono una giornalista e mi guadagno il lavoro onestamente , senza scendere mai a compromessi. E intanto con la coda dell’occhio mi guardo intorno cercando una via di fuga, ma ovunque guardo non ne vedo nessuna. Sono in trappola e mi ci sono messa da sola. Ma se crede che io sia un povero agnellino si sbaglia di grosso, perché io lotterò, lotterò con tutte le mie forze.

DEREK

Le sue parole mi feriscono profondamente e per uno come me è davvero la prima volta. La prima fottutissima volta, Cristo Santo! 

Non so cosa diavolo mi sta facendo questa umana, ma qualunque cosa sia, deve finire. Adesso.

Perciò lascio una mano a intrappolare i suoi polsi e con l’altra la afferro per i capelli, strattonandole la testa all’indietro.

«Vuoi vedere il mostro, Penelope? Bene, ti accontento subito.»

E la mia bocca si getta famelica sulla sua, che tenta invano di opporre una minima resistenza, prima di cedere all’impeto delle mie labbra voraci, mentre la mia lingua invade il suo palato come se ne avesse un disperato e violento bisogno. 

Il gemito di piacere che emette la dolce Penelope accende i miei sensi come una miccia, così tanto da rendermi impossibile mantenere il controllo. Ed è per questo che i miei canini si allungano senza pietà e scalfiscono quelle morbide labbra che sembrano nate soltanto per dare piacere.

La stilla di sangue che assaggio, manda letteralmente in tilt ogni mia fottutissima terminazione nervosa.

«Dio onnipotente» boccheggio contro le sue labbra. «Cosa diavolo mi stai facendo, donna?»

«Mi hai appena morso?» anche lei sta ansimando contro la mia bocca. Ed è inebriante da morire.

«Oh, sì, tesoro. L’ho fatto» un ghigno crudele si forma sulle mie labbra . «E sappi che come ho assaggiato il tuo sangue, assaggerò anche il resto di te.»

Dopo averle sollevato la gonna del vestito fino alla vita, le afferro gli slip con la mano, per poi strapparli con un unico rapido gesto. «Adesso fa’ la brava, gattina, e apri le gambe per me.»

E mentre la blocco contro la parete sento la sua paura salirmi su per le viscere, fino ad arrivarmi in gola. Sì…..che sensazione inebriante. È passato tanto tempo, troppo tempo dall’ultima volta che mi sono sentito cosi…..l’avevo quasi dimenticato , ma ora con Penny tutto ricomincia. 

Sì, la gattina non sa ancora in che guaio si è andata a cacciare.

PENELOPE

Derek si inginocchia davanti a me, senza mollare la presa sulla mia vita, ma non serve, sono talmente spaventata e stordita allo stesso tempo da non riuscire a muovermi. Lui inizia a tracciare una scia con la lingua partendo dal ginocchio e arrivando all’attaccatura dell’inguine. Lentamente lascia scorrere i canini fino a sentire il sangue pulsare sotto di essi, prepara la pelle succhiandola leggermente, quindi affonda i canini, con delicatezza e decisione, lasciando che il mio sangue riempia la sua bocca. Trasalisco, un dolore improvviso parte dall’interno coscia, ma è solo un attimo. Al contatto con le labbra morbide di Derek, che suggono il mio sangue, il mio corpo si incendia e mi odio per questo; vorrei urlare, vorrei respingerlo, ma la passione che sento nascere dal mio io più profondo mi annebbia i sensi e mi ritrovo a gemere per avere di più.

I suoi occhi sono su di me, mi scrutano e mi catturano, è una sensazione terrificante e allo stesso tempo inebriante. So che dovrei scappare adesso, fare qualsiasi cosa per allontanarmi da lui ma più le sue labbra si avvicinano a me più io sento il bisogno di essere toccata da lui… Con una mano scende piano e mi accarezza la coscia, me la fa sollevare e la tocca per tutta la sua lunghezza, sembra combattuto come se volesse tirarsi indietro ed io dovrei esserne felice ma come una stupida anelo quelle labbra su di me… I nostri sguardi si incontrano, lui sposta la sua attenzione sulla mia bocca e improvvisamente, di nuovo, tutto cambia, tutto diventa rovente, bisognoso, infuocato e poi senza rendermene conto mi getto senza freni su di lui…

Getto la testa indietro gemendo. Dio, non sembra neanche la mia voce. Il mio bacino scatta in avanti mentre sento i suoi denti strisciare sulla pelle del mio inguine. Con una mano sull’addome mi blocca al muro e ricomincia la sua lenta esplorazione.
Sono totalmente esposta, nuda dalla vita in giù, con un uomo pericoloso e magnifico inginocchiato ai miei piedi.

Lo sento fermarsi nel punto in cui sono più calda e bagnata, girarci intorno senza fare quello che ormai il mio corpo anela come l’aria che respiro. È a un soffio da me ma non mi da quello che voglio. Il silenzio è rotto solo dal suono del mio respiro che si fa sempre più corto.

Sta giocando con me. Lo sento sorridere sulla pelle del mio pube. 

«Dillo, gattina. Voglio sentirtelo dire».

Sono atterrita, vuole una resa il bastardo. 

Un lento colpo di lingua sancisce la mia dipartita, le mie mani corrono ai suoi capelli nella foga di attirarlo a me. Si alza lentamente e siamo di nuovo occhi negli occhi.

«Dillo!».

«Hai vinto», mormoro.

E con un ringhio si avventa sulla mia bocca.

Mentre la lingua di Derek duella con la mia, in un bacio che definire selvaggio e primitivo sarebbe un eufemismo, il suo aitante proprietario mi sistema un braccio dietro le spalle e un altro sotto le ginocchia, per poi sollevarmi con agilità come se non pesassi nemmeno un grammo. E con la stessa sconcertante agilità mi conduce in fondo a un lungo e oscuro corridoio, fino ad una stanza immensa. 

«Benvenuta nel mio regno, tesoro» sembra quasi affannato. 

Dopo di che, mi deposita sulle lenzuola color porpora di un gigantesco letto a baldacchino che sembra uscito direttamente da una dimora francese del 1800. Come del resto tutti i mobili in legno che riempiono la sua camera da letto. 

Madonna santissima, sono nella sua camera da letto. Questo significa una cosa sola.

«Esatto, tesoro» il suo ghigno è sensuale e allo stesso tempo agghiacciante. «Succederà esattamente quello che pensi.»

Appoggia un ginocchio sul materasso a un lato del mio corpo, ancora inerme e disteso, poi l’altro ginocchio dall’altro lato e inizia a gattonare come un tremendo predatore, fino ad arrivare con il viso a un centimetro dal mio.

«Dimmi che lo vuoi anche tu» e quel ghigno non è mai stato così allettante.

Perciò sospiro a lungo e poi rispondo. «Sì, Derek. Lo voglio.»

Il mio corpo è stretto tra le sue ginocchia quando lui si solleva davanti a me e lentamente si scioglie il nodo alla cravatta. Il mio petto si muove su e giù, scandendo il mio respiro affannoso. Poi passa ai bottoni della sua camicia, la apre e scopre fiero i suoi pettorali.

E’ tremendamente bello e sa di esserlo.

«Ti piace quello che vedi, vero, Penelope?», riecco quel ghigno compiaciuto, odio quando vuole mettermi in difficoltà ed è così che le parole mi escono senza che possa far niente per fermarle.

«Si, è vero. Ma sei tu quello che sta facendo di tutto per avermi».

DEREK

Mi sfida ancora, non sa che era questo che aspettavo da lei, è come creta nelle mie mani.

PENELOPE

Le sue narici si allargano mentre stringe quegli occhi di ghiaccio, è un mix di lussuria e rabbia repressa.

DEREK

Mi abbasso su di lei e la sfioro lentamente, con tutto il mio corpo.

Povera gattina, non sa che il mio gioco sta per diventare spietato.

Spingo la mia erezione, ancora imprigionata nei mie calzoni, tra le sue cosce, sussulta e le sue guance traditrici si infiammano.

Mi avvicino alla sua bocca senza toccarla, sento la carezza del suo respiro sul mio viso mentre si contorce sotto di me. Ma lei non vuole scappare, non più, lo capisco da come si inarca per venirmi incontro.

«Oh sì, ti voglio, ma tra poco sarai tu a pregarmi».

Le schiaccio i polsi sul letto e inizio a sfiorarla con le labbra senza mai toccarla veramente. La guancia, la mandibola, il collo, fino ad arrivare alla curva del seno e allora la sento rabbrividire. Così inizia il tormento che ho intenzione di infliggerle. Con la punta della lingua assaporo la morbidezza della sua pelle, fino ad arrivare al capezzolo. Lo accarezzo con lenti cerchi prima di prenderlo tra le labbra e strattonarlo leggermente. I suoi gemiti si fanno sempre più forti e li sento riverberare immediatamente sul mio sesso, che ormai è diventato puro acciaio.

Dopo di che, afferro la cravatta che mi ero tolto poco fa e le uso per legarle i polsi tra loro con un nodo bello stretto, non tanto da impedire al suo sangue di circolare, ma quanto basta per non lasciarla dimenare inutilmente. Poi lo avvolgo alla sponda del letto e stringo di nuovo.

«Derek…», le si mozza il respiro. E il mio udito sensibile riesce a percepire ogni sua pulsazione accelerata, godendone come se fosse un piccolo e delizioso premio.

«Cosa, Penelope?» sorrido compiaciuto. «Cosa vuoi?»

«Che mi sleghi?» suona come un lamento.

«No tesoro, tu non vuoi questo…» mentre scuoto la testa in segno di diniego, apro il primo cassetto del comodino e afferro il pugnale antico della mia famiglia. Un’arma che finora ha solo elargito morte, sangue e terribili punizioni corporali. Un’arma che per la prima volta donerà soltanto piacere. 

Un piacere misto a terrore… e aspettativa… e desiderio.

Appoggio la punta del pugnale sul petto della mia splendida umana che nel mentre sgrana gli occhi con un’espressione quasi sconvolta. Dopo di che inizio a percorrere il suo vestito dall’alto verso il basso con la lama affilata, squarciandolo lentamente, centimetro dopo centimetro.

«Ecco cosa vuoi, tu vuoi questo.» Deglutisce e respira a fatica. E’ sorpresa e spaventata ma la cosa la intriga, glielo leggo negli occhi. «Lo senti? Paura e desiderio, un connubio letale. Ti spingerò oltre il limite Penelope e non ti permetterò di tornare indietro, sei in mio potere e io diventerò la tua droga».

PENELOPE

«No» annaspo, sono poco convincente persino a me stessa.

«Oh sì, invece».

«Sei un bastardo», mi odio sentendo la mia voce tremante.

«E tu una piccola ipocrita. Ti piaccio e ti piace il modo in cui ti tocco, ma preferiresti morire piuttosto che ammetterlo».

Ha ragione, maledettamente ragione, cosa mi sta facendo quest’uomo?

«Ma sai una cosa? Mi piace, già sto pregustando il mio trionfo, presto mi supplicherai di prenderti ancora e ancora».

DEREK

Appoggio di piatto la lama del pugnale tra i suoi seni e, a quel gelido contatto, godo nel vederla sussultare, preda della paura e dell’eccitazione.

La sua paura e la sua eccitazione. Basta questo per far esplodere la mia fame primitiva e disintegrare quel misero grammo di autocontrollo che mi sono imposto fino ad ora. Perciò lancio il pugnale a terra e mi avvento con entrambe la mani sui lembi lacerati del vestito rosso di Penelope, separandoli con un gesto convulso e denudando definitivamente quel corpo tenero e invitante.

«Ho bisogno della tua linfa vitale, ragazzina. E ne ho bisogno adesso» ringhio mentre mi getto su di lei, come un lupo che brama solo di azzannare il suo splendido e innocente agnello.

Ma quando le mie labbra arrivano a pochi millimetri dalla pelle candida del suo collo, un misero e fugace dubbio mi investe. Un dubbio che puzza di rimorso, o forse di umanità, chi lo sa? E allora mi rendo conto che Penelope Taylor non si merita un assalto animale. No, cazzo. Non se lo merita. Perciò lambisco quel suo collo fantastico con la lingua… una volta… due volte… poi ci appoggio le labbra, sfiorandole la cute su e giù, come in trance, per poi snudare i denti, graffiare lievemente quello stesso lembo di pelle e infine penetrarlo con la punta dei canini fino a percepire, con esaltante nitidezza, le pareti della sua vena giugulare. Strappando alla ragazza un eccitante gemito di piacere.

Dopo di che, con una strana forma di delicatezza che non ho mai conosciuto, trapasso le sottili pareti venose. 

Il nettare rosso che mi lambisce la gola non sembra sangue.

No, Cristo santo.

È droga.

E veleno.

E miele.

E io sono irrimediabilmente fottuto.

PENELOPE

Non posso credere a quello che sta accadendo. Vorrei urlare, chiedergli di fermarsi, vorrei maledirmi per aver fatto o detto tutto quello che mi ha portata fino a qui, ma rimango immobile e riesco solo ad ansimare. 

E lui lo sente, lo sa.

«Derek… Derek… che cosa sei?».

Lo vedo sussultare e fermarsi.

Quando alza gli occhi nei miei le pupille hanno inghiottito il ghiaccio delle iridi, le sue splendide labbra sono imbrattate del mio sangue, mentre un sorriso disarmante si disegna sul suo volto. È la cosa più erotica che abbia mai visto in vita mia.

DEREK

Mi stacco dal suo corpo solo per finire di spogliarmi. Mi guarda terrorizzata ed eccitata. Ora sono completamente nudo di fronte a lei.

Mi chino nuovamente sul letto e riprendo la mia posizione tra le sue gambe, la mia erezione punta dritto verso di lei senza più nulla a farle da barriera.

Cristo, è così bagnata che potrei entrare in un attimo. 

«Sono esattamente ciò che stai pensando, Penelope».

Sono inebriato dal suo sapore, ma se ricomincio a bere adesso rischio di non fermarmi più e ho ancora voglia di giocare.

«Spegni il cervello piccola, lasciati andare, lo vuoi», le dico mentre la profano con le mie dita. Lei inarca la schiena con un gemito.

«Permetti al demonio di farti vedere quanto è bello il peccato».

PENELOPE

E glielo permisi, chiudendo gli occhi, allargai le gambe accogliendolo dentro di me.

Non potevo fare altro, se non lasciarmi trasportare dal vortice che scaturiva dall’unione dei nostri corpi, seguendo Derek con un ritmo sempre più veloce fino a raggiungere il centro del ciclone esplodendo in mille pezzi mentre gridavo il suo nome.

Sto boccheggiando, Dio mio non ho mai provato niente del genere in vita mia. 

Lui si scosta da me scivolando fuori dal mio sesso e mi fissa con le sue pupille nere attraversate da sfumature assurdamente rosse – rosse? E da quando, Cristo santo? – prima di piegare quelle labbra fameliche, ancora macchiate dalle gocce del mio sangue, in un ghigno di trionfo. 

«Sublime.» La sua voce è tremendamente ruvida. «E ti garantisco che le prossime volte sarà ancora migliore.»

«In che senso le prossime volte?» mi manca il fiato. Perché se l’è portato via completamente l’orgasmo di poco fa.

«Te lo mostro subito, tesoro. Da adesso per tutta la notte.»

Così dicendo, mi afferra le gambe con un’energica presa sotto le ginocchia, dopo di che me le piega quasi fino al petto, per poi spalancarle in un modo indecente.

«Derek…» mi sento così inerme e vulnerabile in questa posizione.

«Ti prenderò in ogni modo, tesoro e tu non bramerai altro per tutto il resto della tua vita.» Detto questo, si afferra l’erezione di nuovo dura, tesa e pulsante con la mano e in un attimo è già dentro di me, riempiendomi fino alle profondità più oscure della mia anima.

DEREK

Urla il mio nome appagata, adesso è irrimediabilmente mia.

Esco dal suo corpo ormai esausto.

La sua espressione è pura beatitudine, sfinita dall’ incredibile sesso che abbiamo appena fatto. È bellissima distesa accanto a me. Le nostre gambe sono ancora intrecciate e suoi capelli, sparsi sul cuscino, mi accarezza il viso in cerca di un gesto tenero da parte mia.

Mi sento stranamente confuso…

È proprio il momento per una sigaretta!

PENELOPE

Mi sento come caduta in un abisso dal quale non voglio uscire, credo di essermi…innamorata?

DEREK

Accendo la sigaretta e non posso fare a meno di maledirmi.

Sei il solito stronzo Derek, adesso la farai soffrire!”, mi dice una vocina dal passato… All’inferno! Questa è la mia natura, un vampiro, una belva. È questo che sono e lei non avrebbe dovuto cedere!

Mi giro verso di lei spietato.

«Rivestiti Penelope, per stasera abbiamo finito».

PENELOPE

RIVESTITI? 

Ok, non dico che mi aspettavo le coccole in questo accordo, ma cazzo, neanche che mi rispedisse a casa subito dopo aver ottenuto ciò che voleva.

Mi alzo in piedi velocemente, come se il letto stesse prendendo fuoco e sento il bisogno di gettargli addosso tutta la mia rabbia, ma capirebbe solo che mi ha colpita, dunque decido di optare per l’indifferenza. 

«Certo, mi rivesto subito. Peccato che i miei vestiti siano stati tagliuzzati da un vampiro psicotico. Ci uscirà proprio una bell’articolo. Vedo già il titolo: “Vampiro psicotico a Boston”», mentre sono impegnata nel mio monologo, prendo la sua camicia da terra e la indosso. Non ho intenzione di andare in giro nuda.

Nello spazio di un attimo vengo sbattuta contro la porta di quella che credo essere la cabina armadio. Ed eccolo che incombe di nuovo su di me.

«Oh no gattina, tu non dirai proprio niente a nessuno e non pubblicherai nessun articolo».

«Altrimenti? Cosa farai, mi picchierai? O mi morderai a morte?».

Dannate lacrime, non riesco a smettere!

«Ringrazia che non sono più quello di un tempo, ragazzina».

«Vuoi dire che adesso sei un uomo… anzi no, un vampiro migliore?».

DEREK

«Tu non sai niente di me!», le sibilo tra i denti, mostrando i canini per metterla in guardia.

«No, infatti… ma so che non fai nulla per essere un uomo buono e questo mi basta!».

Mi manca il respiro, deve essere una maledizione la mia, anche lei come Pearl… perché le donne, che risvegliano la parte selvaggia di me vogliono per forza salvarmi?

PENELOPE

Gli eventi successivi si avvicendano in modo confuso, probabilmente per l’agitazione e l’angoscia che provo dentro di me.

Io che mi catapulto in ascensore, schiacciando ossessivamente il pulsante zero.

L’ascensore che sembra metterci un’eternità ad arrivare a piano terra.

Io che resto di sasso quando le porte si aprono e mi trovo davanti un Paul piuttosto preoccupato che mi presta la sua giacca per coprirmi dallo sguardo del portiere.

Io che entro scalza e tremante nella Limousine per sedermi sul sedile posteriore.

E infine Paul che mi accompagna fino a casa aspettando che entri e mi richiuda il portone alle spalle.

Dopo di che, mi raggomitolo sul letto senza nemmeno scostare la trapunta e inizio a piangere.

Per cosa poi? Per la rabbia. Per la frustrazione. Per l’umiliazione. Per lo shock di ciò che ho appena scoperto sul conto di Derek Webb.

Non lo so nemmeno io.

Piango e basta.

Piango fino a quando non mi addormento esausta e prosciugata.

DEREK

Cazzo! Cazzo! Cazzo! Continuo a ripetermi mentalmente mentre distruggo la stanza mobile dopo mobile. Cosa mi era saltato in mente di fare proponendo quei quattro giorni?

A cosa stavo pensando mentre la prendevo su quel letto?

Perché cazzo l’ho lasciata andare invece di tenerla lì con me?

Mentre distruggo un comodino, sento il telefono squillare. Lo prendo e dall’altra parte sento la voce di Paul che mi comunica di aver lasciato la ragazza davanti alla sua casa.

«Posso fare altro per lei Mr Webb?», chiede con il suo tono inflessibile.

Devo uscire.

Non posso passare il resto della nottata qui dentro.

«Sì, vienimi a prendere e ti dirò io dove andare».

Paul mi sta aspettando con la portiera della Limousine aperta, quando esco dall’edificio incazzato nero. Entro in macchina e mi tolgo la giacca buttandola sul sedile accanto al mio. 

«Dove la porto Mr Webb?», mi domanda Paul attraverso l’interfono. 

«Al Night Vampire di Joshua… ho bisogno di bere stanotte e dimenticarmi per un attimo che razza di animale sono».

Guardo fuori dal finestrino, scrutando la notte, anche se in realtà non sto guardando veramente. Nella mia mente scorrono le immagini della nottata. 

Ho bisogno di taaaanto alcool.

Non so se realmente mi farà dimenticare, ma almeno ho una scusa per non sentirmi così patetico.

La portiera si spalanca e Paul mi coglie di sorpresa nel dirmi che siamo arrivati.
Derek dove diavolo hai la testa è meglio che dimentichi l’umana mi dico, anche se arrivati a questo punto, non si può più tornare indietro.

Il nome di Pearl mi riecheggia nella testa come un mantra o forse è una semplice ossessione per ricordarmi cos’ero e cosa sto commettendo.

«Fammi uno scotch doppio», dico con aria sprezzante al barista. «E vedi di non lasciare mai a secco il mio bicchiere, e se dico mai, è mai».

Rimarco la parola MAI per farmi intendere, anche se solo con il mio sguardo ha capito perfettamente che stasera sono pronto a uccidere.

Abbraccio il locale con lo sguardo mentre tiro fuori il cellulare di tasca e chiamo Joshua. Sarà sicuramente in dolce compagnia. Magari ha qualche novità anche per me, il giusto rimedio per farmi passare la voglia di quella patetica str… a … ah merda, pure i canini spuntano al solo pensare a lei.

Sono fottuto!

Mio fratello mi risponde al terzo tentativo. 

«Derek, cazzo, meglio per te che sia importante».

«Buonasera fratellone, ho un problema; ti ricordi cosa successe quando conobbi Pearl?».

Adesso ho tutta la sua attenzione.

«Sì», risponde secco.

«Credo… », prendo un profondo respiro, via il dente via il dolore, Joshua è l’unico che mi può aiutare. «Credo di aver conosciuto un’altra Pearl».

Il silenzio dall’altra parte della linea è assordante.

«Dove sei?».

«Al Night Vampire».

«Arrivo».

Mi sembra sia passata un’eternità da quando ho chiuso la telefonata con Joshua. Un’eternità e tanti bicchieri di troppo. 

Una mano mi cala sulla spalla e voltandomi incontro uno sguardo identico al mio. L’unica persona che può capire il mio stato d’animo e il subbuglio emotivo che mi ha causato quella donna e che Pearl mi provoca ancora adesso.

Che sia maledetta anche tu Pearl, dovevi lasciarmi com’ero. Non poteva esserci nessun affetto per me, anzi non doveva, ma tu hai voluto a tutti i costi salvarmi e poi lasciarmi all’improvviso, strappandomi quell’ultima promessa, quando l’unica cosa che volevo era morire.

IO NON VOGLIO AMORE. 

«Credo che sia il caso di smettere di bere…», mi guarda con uno sguardo penoso Joshua «E forse sarebbe meglio andarcene nel mio ufficio sul retro, non sia mai che qualcuno veda il grande Webb ridotto così». «Forza Dek, ora ci sono io».

Non sono ubriaco. Non abbastanza almeno. Sono ancora in grado di pensare.

Mentre seguo mio fratello nel loculo che chiama ufficio, la mia mente vaga nel passato gettando sale su una ferita ancora aperta.

Pearl. La mia bellissima Pearl.

Mi ero innamorato di lei a un ballo, era meravigliosa nel suo vestito da debuttante, i riccioli che incorniciavano il viso giovane e un sorriso che illuminava la sala, più della luce delle mille candele che Mikaela aveva insistito a posizionare.

Sono morto e risorto un’altra volta nell’esatto momento in cui quel sorriso si è puntato su di me.

Con uguale chiarezza ricordo anche l’istante in cui mi è morta tra le braccia, colpita dal fuoco dei miei nemici. Voleva avvisarmi, voleva proteggermi. Il suo ultimo respiro l’ha usato per chiedermi di amare di nuovo. Di amare da uomo.

Sto pensando ancora a Pearl quando raggiungiamo l’ufficio di mio fratello e lui si richiude la porta alle spalle. Mi accomodo su un divanetto di pelle nera e resto in silenzio. 

«Allora Dek, spara!», esordisce Joshua mettendosi cavalcioni su una sedia di fronte a me. «Cosa ti sta succedendo? Non ti ho mai visto così sconvolto, se non dopo la morte di quella ragazza».

«La ragazza si chiamava Pearl», ringhio prendendo una sigaretta dalla tasca. Faccio un tiro e subito mi sento meglio… forse, non ne sono sicuro.

«Ok, dopo la morte di Pearl. Sei contento?». Sbuffo e lui continua. «Chi è questa ragazza? La conosco? Lavora qui al locale?».

«Ti pare che mi vado a scegliere una donna come Pearl qui nel tuo locale da quattro soldi?».

Joshua mi lancia un’occhiataccia. «Il mio locale è molto rinomato. Non ti permetto di insultare il mio bambino… arriviamo al dunque, cosa è successo con questa ragazza? Te la sei spassata con lei, non è vero? Sì, che te la sei spassata… e anche alla grande. Riesco a percepirlo. E bravo Dek. Da quanti anni non ti vedevi con una donna?», ridacchia il bastardo.

«Vedermi?! Io non mi vedo con le donne. Loro sono solo dei corpi in cui sfogare i miei istinti. Niente amore, niente numeri di telefono, nessuna aspettativa. Solo delle sane, vigorose scopate».

«D’accordo, da quanto non incontri una donna che non ti scopi?». Alzo un sopracciglio e non gli rispondo ma lui mi capisce al volo. «E quando ti sei accorto che era come Pearl? Prima o dopo essertela ripassata?». I miei occhi scattano su di lui e non so chi di noi due sia più sorpreso dalla mia reazione. «Non mi hai ancora detto come si chiama».

«Penelope, ed è un agnellino, una di quelle donne pronte a superare ogni limite, disposte a morire, a fronteggiare anche un diavolo come me pur di aiutare il prossimo…».

«L’unico genere di donna che ti fa sentire umano», puntualizza Joshua. «E’ la cosa migliore che ti poteva capitare fratello, la tua seconda chance, non allontanarla da te!», sorrido amaramente; Joshua non immagina quanto possa essere stronzo quando mi ci metto, mi vede sempre come il suo caro fratellino. 

«L’ho già fatto, l’ho già allontanata. L’ho trattata come l’ultima delle puttane».

Lo sguardo di Joshua continua a seguire la mia espressione disperata, restando perplesso. Lui sa quanto io possa diventare autodistruttivo ed è proprio questo che lo spaventa. Anche in passato, prima dell’incontro con Pearl, tutto ciò che facevo, tutte le efferatezze compiute erano una reazione avversa al mio stato di vampiro, di demonio uscito dagli inferi più profondi. Più ero malvagio, meno la mia coscienza poteva combattere contro la mia natura. Lo sapeva, l’aveva sempre saputo, e anche lui in quel remoto passato aveva lasciato un segno, una vendetta contro il destino avverso che era capitato a noi e alla nostra famiglia.

Ma in seguito era rinsavito, era riuscito a scendere a patti con se stesso, ritrovando un equilibrio, per quanto precario, con ciò che era. Cosa che aveva sperato accadesse a me, nel momento in cui avevo incontrato quella donna, ma la sua morte non aveva fatto altro che peggiorare la situazione. Cambiandomi nel profondo, ma rendendomi sempre più solo.
E ora, guardandomi disperato, per aver maltrattato una donna che rappresenta ciò che più mi spaventa, ma anche che desidero più di ogni altra cosa al mondo, non riesce a dispiacersi. È un ingenuo ai miei occhi, ma la speranza di un vero cambiamento che si affaccia nelle nostre vite, non gli dispiace per nulla, io invece lo considero come la peggior catastrofe che mi potesse capitare.

PENELOPE

Dopo essermi data malata al lavoro, inscenando una banalissima influenza, me ne resto calma e tranquilla a casa, ancora sdraiata sul letto per l’infinita stanchezza che provo, sia fisica che emotiva, ma solo dopo essermi fatta una doccia, fin troppo necessaria, per lavarmi via di dosso l’odore di quell’uomo e aver poi gettato nella spazzatura la sua camicia. 

Tanto, ricco com’è, potrebbe permettersene altre 1000 tutte uguali. 

Verso le 16.00, dopo aver ricevuto una telefonata inaspettata dalla mia amica Betty, scopro addirittura che, da ieri pomeriggio lei e la sua famiglia abitano in un lussuoso appartamento alla periferia di Boston. 

Dio mio, Derek gliel’ha concesso ancora prima che accettassi la sua proposta. Non ci posso credere.

Alle 19.45 all’improvviso il mio cellulare vibra per l’arrivo di un messaggio.

Ed io lo ignoro, perché ho solo voglia di essere lasciata in pace.

Poi il cellulare vibra ancora. 

E ancora.

E ancora.

E ancora.

Fino a che non arrivo a contare ben 10 messaggi nell’arco di un solo minuto, da parte di un numero che non conosco.

Afferro il telefonino tra le mani e, mossa da curiosità, leggo i 10 messaggi tutti uguali.

Perché in ognuno di essi c’è scritta una sola e unica cosa: APRI LA PORTA.

Mio Dio, il mio cuore salta un battito. 

Corro al portone di casa e lo spalanco senza nemmeno chiedere chi è. Perché lo so già, dannazione.

E così mi ritrovo davanti due iridi nere come la notte, che mi fissano con aria quasi disperata.

Con che coraggio fa gli occhi da cucciolo bastonato, dopo il modo in cui mi ha trattato ieri sera? Però che occhi Penny, c’è da perdercisi dentro.

So che è stato gentile con Betty, ma questo non cambia il modo in cui ha trattato me, e nessuna buona azione può cancellarlo.

Cerco di darmi un contegno. Incrocio le braccia sul seno e sparo a zero sul nemico.

«Salve Mr Webb. Fuori dalla bara presto questa sera?».

Sogghigna, divertito dalla mia battuta, lo stronzo. Troverà pane per i suoi canini stasera perché non ho intenzione di farmi soggiogare nuovamente da lui.

«Ciao. Non mi fai entrare?».

Mi sposto di lato e lui entra nel mio salotto.

«Sei venuto a ritirare la tua donna oggetto?».

DEREK

«Mi fa piacere trovarti battagliera».

E’ ancora arrabbiata per ieri e non posso darle torto.

«Penelope, stammi bene a sentire: Non innamorarti di me, non farlo. Te lo dico per il tuo bene».

Le faccio un cenno d’intesa con la testa per rafforzare il concetto.

Percepisco la sua frustrazione mentre mi guarda con quei suoi occhioni che promettono lacrime, fa tenerezza.

PENELOPE

«Il mio bene? Brutto bastardo! Quando mi hai usata e gettata via facendomi sentire una merda dov’era la tua coscienza?».

Ecco di nuovo le lacrime, accidenti a me!

E mi guarda anche con commiserazione adesso? Questo è davvero troppo!

«Innamorarmi di te poi… Quanto sei presuntuoso!». Punto la poltrona davanti a me e mi siedo allargando le gambe. «Avanti allora, vampiro! Do Ut Des no? Atteniamoci al patto!».

DEREK

Mi guarda fiera dalla sua poltrona. 

Dio cosa le farei! Ma forse è meglio fare un passo indietro. Dovrei uscire da quella cazzo di porta e non guardarmi indietro. 

Ma è più forte di me. Mi restano tre notti. E che io sia dannato se non ne farò buon uso.

Mi avvicino lentamente.

La sua sicurezza vacilla e richiude istintivamente le gambe. Gliele riapro con un gesto secco e mi ci infilo in mezzo, chino su di lei, il potere torna nelle mie mani.

«Do Ut Des mi è sempre piaciuto come concetto. Ci restano tre notti». La vedo deglutire, sento il sangue scorrere più veloce nelle sue vene. Sfodero i canini, un po’ perché non posso farne a meno e un po’ per ricordarle con chi ha a che fare. L’ha presa piuttosto bene, devo ricordarmi di approfondire.

DOPO.

«Ricorda Penelope. Tre notti. Nessun legame. Nessun futuro e quando sarà finita. Nessun ricordo».

Col pollice le asciugo la lacrima che le riga il viso.

«Quindi, non sprecare lacrime».

PENELOPE

Sono ipnotizzata da lui, confusa. Detesto sentirmi così. Lui s’inginocchia tra le mie gambe e inizia a carezzarmi la coscia, lentamente, proprio vicino all’orlo del vestito.

Dio mio…perché deve essere così dannatamente sexy!

DEREK

Ecco che s’illanguidisce al mio tocco. Bene. Inizio a posarle un delicato bacio sulla gamba, vicino al ginocchio.

«Allora, bambina», stavolta continuo a torturarla dolcemente, sfiorandole con le labbra la coscia e lei risponde al mio bacio, tirando indietro la testa. «Voglio farti una domanda e mi aspetto tu sia sincera con me». Le strappo un gemito con un altro bacio, proprio dove è già calda e pronta. «Ti capita spesso di incontrare quelli come me?».

PENELOPE

Oddio! E adesso?

«C-cosa vuoi dire?».

«Non mi sembri sconvolta, per essere una che ha appena scoperto di aver scopato con un vampiro». Allarmata scatto sulla poltrona per scappare dalle sue mani ma lui senza sforzo mi afferra per i fianchi attaccandomi ai suoi e in un sibilo continua. «Quindi dimmi, e non mentire. Sei una cacciatrice forse?».

Cazzo. E ora che gli dico? La verità? Perché la verità è troppo assurda persino per me.
Avevo 15 anni quando ho scoperto il diario di Pearl, un’antenata della mia famiglia per parte materna, e mi sono persa nella storia d’amore vergata in quell’elegante grafia ottocentesca. 

Stando a quanto c’era scritto in quelle pagine, Pearl era la figlia del capo del clan dei cacciatori di vampiri della città e s’innamorò proprio di un Vampiro. 

Nelle varie giornate, si narrava un amore dolcissimo, la storia di una giovane donna che portava alla luce l’uomo che si nascondeva sotto la bestia. Lo struggente desiderio di Pearl di renderlo umano era palese in quelle pagine. 

Il diario s’interrompeva bruscamente su una scoperta non ben identificata di Pearl, e spinta dall’adolescenziale curiosità, chiesi a mio nonno il resto della storia. Avevo supposto che la storia del vampiro fosse tutta una metafora, ma mio nonno fugò ogni dubbio e ogni paura. 

Ricordo ancora la conversazione che da adulta avrei archiviato come i deliri di un vecchio nonnino.

I vampiri sono esistiti bambina mia, ma la tua famiglia ha contribuito a scacciarli molto tempo fa”.

E Pearl? Che fine fece lei?”.

Pearl è morta e, per sua fortuna, morì una volta sola.” 

Di botto torno al presente e scopro i suoi occhi fissarmi intensamente.

«Va bene te lo dirò ma lasciami». I suoi occhi ora sono freddi come il ghiaccio. Non so che fare, potrebbe saltarmi al collo e uccidermi in due secondi netti! «Ti prego…».

«Lo farò solo quando mi avrai detto chi sei, principessa! ».

DEREK

Le strattono più forte i fianchi per imprimere meglio il concetto nella sua testa.

Deglutisce a forza, ha capito che non sto scherzando.

«Provengo da una famiglia di cacciatori. In casa mia i vampiri non sono una novità. Per questo non mi sono stupita più di tanto…Anche se, da quello che so, di vampiri non ne sono rimasti molti. Mio nonno mi diceva che…».

«Non mi hai ancora risposto. Sei una cacciatrice?», la interrompo bruscamente, non m’interessano le storie della sua infanzia! Devo capire…

PENELOPE

«No, io no. E comunque… », abbasso lo sguardo, mi sento sciocca a pensare alla zia Pearl.

«Cosa?».

«Sono convinta che… Almeno lo ero…».

Il mio pensiero vola a lei, l’infelice, sfortunata Pearl.

DEREK

«Dannazione Penelope! Devo tirarti fuori le parole a forza?!», le strattono ancora più forte i fianchi per riportare la sua attenzione su di me.

PENELOPE

I suoi modi cominciano davvero a stizzirmi!

«Per cambiare uno stronzo come te, ci vuole una donna che ti faccia innamorare e ti tolga dalla testa l’ossessione per il sangue e il sesso!».

Inarca il suo superbo sopracciglio, lo vedo, ricomincia a prendersi gioco di me il bastardo!

«E fammi indovinare. Quella donna magari saresti tu!».

Ci fissiamo, occhi negli occhi.

Sto ansimando di rabbia e trattenermi dal prenderlo a pugni sta diventando un’abitudine ormai!

«E sarei io il presuntuoso!», scoppia a ridermi in faccia.

DEREK

«Il fatto che io non voglia essere trattata da te come un oggetto o come una misera prostituta non significa che io provi dei sentimenti nei tuoi confronti. Quindi vedi di non montarti la testa», lo sdegno che leggo nel suo sguardo mi eccita e allo stesso tempo mi ferisce.

Perché con lei è sempre così, dannazione. Mi scatena ogni volta sensazioni diametralmente opposte. Sensazioni che non sono pronto a gestire.

Non faccio in tempo a partorire un pensiero coerente, che Penelope si alza di scatto dal divano, sottraendosi così alla mia presa, e fa un paio di passi lontano da me. 

«Non pensare di scappare, tesoro. Perché con me non ci riusciresti», le sorrido convinto.

«Non voglio scappare», mentre mi risponde con voce sprezzante, si sfila l’abito a bretelle con un unico e fluido movimento.

Dopo di che lo getta a terra, restando solo in mutandine.

Ed ecco che il mio uccello s’indurisce all’istante dentro i pantaloni, come se fosse collegato a ogni sua azione con un filo diretto. Quando poi la piccola impudente si sfila anche gli slip, con calma e con spietata freddezza, restando completamente nuda sotto il mio sguardo bruciante e disperatamente affamato, mi alzo di scatto anch’io, come in preda ad una smania selvaggia e incontrollabile.

«Forza», sbotta lei fissandomi negli occhi con espressione glaciale, mentre stringe i pugni ai lati di quel corpo tenero e seducente. «Fai quello che devi. Usami come hai fatto fino ad ora e poi tornatene da dove sei venuto».

«Non che non mi sia piaciuto lo spogliarello, ma rivestiti. Ho intenzione di fare le cose per bene per questa seconda notte».

Mi alzo in piedi e mi avvicino lentamente a lei per poi girarle intorno osservandola attentamente. 

«Indossa immediatamente qualcosa di elegante e fai in fretta. Voglio portarti in un posto di gran classe e non ho intenzione di presentarmi con una donna vestita da barbona».

«Stai scherzando, spero!» sputa fuori queste tre parole come se fossero veleno. 

«Neanche per sogno, tesoro. Questa sera voglio unire l’utile al dilettevole. Perciò mi accompagnerai a un evento importante, dopo di che banchetterò col tuo corpo come ho fatto ieri notte», intanto le arrivo di spalle e il mio alito caldo le infiamma la pelle nuda della nuca. «E come ho intenzione di fare per tutto il tempo che avrò a disposizione».

Non ho la più pallida idea del perché non abbia approfittato di questo suo improvviso e apparente atto di sottomissione, saltandole addosso e possedendola con brutalità come invece meriterebbe. Ma soprattutto non riesco a spiegare questo mio ardente desiderio di farmi accompagnare da lei, all’inaugurazione della galleria d’arte del mio amico pittore Daniel Cromberg. 

Per tutta risposta, la mia impudente gattina sembra rinfoderare all’improvviso gli artigli e, sempre con quel suo sguardo che gronda disprezzo e astio in egual misura, incrocia le braccia al petto, impedendo ai miei occhi di deliziarsi con lo spettacolo del suo seno dannatamente invitante. 

«Ai suoi ordini, padrone» le scappa una risata amara. «La sua umile serva adesso va a vestirsi a dovere, per poi svolgere al meglio il suo umiliante ruolo di accompagnatrice». Detto questo, si allontana a passo svelto verso la camera da letto. Ma poco prima di scomparire dalla mia vista, si volta un istante e mi fissa con rabbia. «Ma sappi che lo sto facendo solo per quella povera gente. Perché se dipendesse da me, mi terrei lontana anni luce da un mostro così spregevole».

E le sue parole hanno su di me lo stesso effetto di un pugno nello stomaco.

PENELOPE

Mi preparo in fretta e furia, già non vedo l’ora che finisca questa seconda notte.

Tanto è solo il sesso che interessa a quel porco!

Esco dalla mia camera nel mio bel tubino nero e lo trovo davanti alla porta. Il suo sguardo è pura lussuria. Saliamo nella Limousine, siamo seduti fianco a fianco. In auto non proferiamo parola finché lui non mi mette una mano sulla coscia. Il suo gesto urla puro possesso, detesto sentirmi una cosa! Scosto bruscamente la sua mano.

«Nell’accordo non ho detto che potevi mettermi le mani addosso a tuo piacimento!».

«Durante il tempo che passi con me, sei mia, mi appartieni e la notte è appena iniziata».

L’auto frena e Paul apre la portiera dell’auto.

Scendiamo e in silenzio raggiungiamo la Galleria d’Arte.

Sono tesa per la notte che sta arrivando, per quello che sta succedendo tra noi; qualcosa d’insano, qualcosa che farà male a entrambi. Perché sono sicura che quell’animo oscuro da predatore nasconda anche un uomo. Un uomo capace di amare ma che non ha il coraggio di affrontare le sue paure. 

«Sei stranamente silenziosa, gattina. Sei nervosa?», mi domanda mentre, dopo aver salutato diverse persone di sua conoscenza, ci incamminiamo lungo la Galleria.

Non gli rispondo e continuo a camminare; lui mi afferra per un braccio e, prendendomi il mento fra le dita, mi costringe a guardarlo.

I suoi occhi azzurri ghiaccio mi scrutano e mi bruciano dentro.

«Dì qualcosa, qualunque cosa».

«Và all’inferno», sibilo tra i denti.

«Ci sono già stato, piccola».

Mentre io e Derek proseguiamo il nostro brutale scontro di sguardi, sento qualcuno schiarirsi la voce dietro di noi. Appena mi volto noto un bell’uomo sulla quarantina, con la barba e i folti capelli rossi che gli arrivano alla nuca, in un abito gessato che gli conferisce un’aria raffinata ed elegante.

«Non sapevo che saresti venuto in dolce compagnia» le parole dell’uomo sono rivolte a Derek, ma il suo sorriso genuino è tutto per me. «Non mi presenti la tua deliziosa accompagnatrice?»

Derek toglie le dita dal mio viso, solo per appoggiarmi la mano dietro la schiena.

«Daniel, ti presento la signorina Penelope Taylor. Penelope, lui è Daniel Cromberg, i quadri di questa galleria li ha dipinti lui», gli regala un ghigno amichevole. «È un pazzo visionario, ma la sua arte è oscenamente divina. E costa pure un occhio della testa.»

«Troppo buono, Derek» gli strizza l’occhio, dopo di che la sua attenzione è tutta per me «è un vero piacere conoscere un’amica di Derek Webb.» 

Così dicendo, mi afferra la mano e ne lambisce il dorso con le labbra, con fare volutamente pigro e seducente. Ma non fa in tempo ad abbozzare un sorriso malizioso, che la mia mano viene improvvisamente strappata dalla sua.

«Non osare sfiorarla» il ringhio che emette Derek mi fa drizzare i peli sulle braccia. «Non. Osare. Cazzo.»

Per tutta risposta, Daniel Cromberg inarca un sopracciglio con aria stupita, dopo di che esplode in una grassa risata, mentre scuote la testa in segno di diniego.

«Chi l’avrebbe mai detto.»

Lo incenerisco con gli occhi, detesto che rimarchi davanti ad altri che sono di sua proprietà.

«Smettila Derek! Mi stai mettendo in imbarazzo». Sorrido amabilmente a Daniel e cerco di approfittarne per “vendicarmi” di Derek. «Mr Cromberg, adoro le sue opere. Vorrei che mi spiegasse il significato di quel quadro laggiù. Sarebbe così gentile…».

Daniel mi sorride compiaciuto della mia reazione e mi porge il braccio. «Sarà un piacere aprirla al mio mondo Penelope».

Ci allontaniamo da Derek.

Sento il suo sguardo bruciare alle mie spalle mentre ancheggio.

Muori di rabbia, stronzo!

Il quadro che ho davanti è un’esplosione di colore rosso. «Sai, Penelope, in questo colore, esprimo quel momento in cui l’eccitazione e la paura si fondono…».

«Se hai finito con la tua lezione d’arte, direi che è tempo di andare Penelope».

Derek ci interrompe. Il suo tono non ammette repliche.

«Il tuo amico è un uomo molto raffinato ed è davvero un grande artista. Mi chiedo come facciate a essere amici». Continuo a sorridere a Daniel. «Spero ci sia un’altra occasione di…».

«Avanti Penelope!», l’insofferenza di Derek mi lusinga e allo stesso tempo mi fa sentire potente, credo sia geloso!

Daniel ridacchia, la scena lo diverte. Non posso dargli torto. Il beffardo Mr Webb in preda a un raptus di gelosia! Daniel mi fa il baciamano.

«A presto, Penelope. Sono convinto che ci rivedremo».

DEREK

«Stalle lontano, Daniel! Sei mio amico, ma lei è MIA. Non la divido e non è per te!».

Afferro il braccio di quella stupida e la trascino sulla terrazza, lontano da occhi indiscreti.

«Lasciami, mi fai male!».

«Che avevi in quella testolina bacata? Eh? Volevi istigarmi per l’ennesima volta civettando con lui?».

PENELOPE

Sto per rispondergli a tono ma poi cambio tattica, meglio prendersi gioco di lui.

«Sei geloso, povero Mr Webb…», il suo sguardo ora è addirittura furente.

Bene, voglio che soffra anche lui! 

«Ti stavi cacciando in grossi guai piccola stupida. Daniel è un vampiro. E ti stava puntando!».

Deglutisco, sconvolta da quella rivelazione. «Allora…M-mi hai.. protetta?!».

DEREK

Riecco quell’espressione da gattina impaurita che…

Cazzo, allontanala da te Derek!

«Ho solo marcato il mio territorio! Protetto la mia proprietà». Mi avvicino a lei, il suo profumo mi fa impazzire. E’ confusa, glielo leggo negli occhi. Bastone e carota la tengono sulle spine. Le sciolgo i capelli raccolti dietro alla nuca e le afferro una ciocca. 

«Derek..tu…io.. Non capisco…».

«Smettila di guardarmi con quegli occhioni».

La volto tenendola per i capelli, al contatto con la mia erezione sussulta vistosamente.

«Lo hai mai fatto, dove tutti potevano vederti, Penelope?».

PENELOPE

«Fatto cosa…?», glielo chiedo con voce tremula pur sapendo benissimo a cosa allude quel pervertito.

Per tutta risposta le sue morbide labbra si allargano in un sorriso crudele e spietato.

«Questo.»

Così dicendo, mi fa arretrare fino a quando non tocco con la schiena la ringhiera della terrazza, poi appoggia un braccio sul metallo accanto a me per coprirmi alla vista degli altri e con l’altra mano s’insinua sotto l’orlo del mio tubino nero. E le sue dita iniziano a percorrere un sentiero bruciante sulla mia pelle, dalla coscia fino all’inguine. Poi raggiunge il bordo delle mie mutandine di pizzo nero e si addentra sotto il tessuto già umido, fino a lambire con i polpastrelli le mie pieghe più intime, che già pulsano per la vibrante attesa. E si gonfiano. 

«Guarda, guarda. Qua sotto qualcuno è già bagnato e pronto per me», la sua voce è roca da morire, mentre le sue pupille si dilatano e le iridi si tingono improvvisamente di rosso. «Provvediamo subito ad accontentarti.» E così, con un unico movimento deciso, infila due dita dentro di me, strappandomi un gemito davanti alle decine di persone che chiacchierano amabilmente sulla terrazza stasera.

«Shhhhh. Silenzio gattina, non vorrai mica che tutti sentano quanto ti piace essere toccata da un bastardo vampiro presuntuoso».

Mi sibila all’orecchio sbeffeggiandomi ma senza smettere di toccarmi. 

Le sue dita sono dentro di me. Sono disgustata dalla mia reazione. Non dovrei sentirmi cosi, eppure sono in suo potere. 

Sento le voci della gente intorno a noi come se fossero lontane mille miglia invece che pochi metri, il mio cuore batte al ritmo del suo tocco sempre più insistente e veloce fino a portarmi ad un passo dal piacere. Sono protetta dal suo corpo e nessuno può vedere cosa mi sta facendo, come sto per andare in mille pezzi in una sala piena di persone. Con le labbra strette per contenere i miei gemiti e il respiro corto che non provo neanche a controllare. Tutti i miei sensi sono concentrati nel punto in cui mi sta toccando. Dentro e fuori in un ritmo perfetto, poi rallenta fino a fermarsi. 

«Chiedi a questo bastardo di farti venire. Gattina».

Deglutisco un paio di volte la saliva e m’impongo di mantenere la calma.

«Ti chiederò di farmi venire, ma voglio che tu venga assieme a me.» Il mio sguardo incatena il suo, in cui noto una lieve scintilla di sorpresa.

«Assieme a te? Mentre ti fotto con le dita?» inarca un sopracciglio.

«No, mentre mi fotti con tutto te stesso» azzardo mentre il mio cuore pompa nel petto a un ritmo forsennato. 

Sembra rifletterci un istante, con espressione quasi allibita, dopo di che sfila le dita dal mio sesso con un movimento brusco.

«Come desideri, tesoro. Se è me che vuoi… è me che avrai» e la sua voce non è mai stata così graffiante.

Mi afferra per un polso e mi trascina a passo svelto all’interno del salone principale, dopo di che mi costringe ad attraversarlo quasi correndo, fino a imboccare un corridoio poco illuminato che conduce non so dove.

«Qui!» sbotta mentre spalanca una porta su cui campeggia la scritta “toilette”. «Ti prenderò qui, dannazione!» sta letteralmente ansimando. Mi spinge dentro con pochissima grazia e poi si sbatte la porta alle spalle. «Siediti su quel lavandino, gattina. E spalanca le gambe per me.» 

E il rumore della sua zip che viene aperta rimbomba nel silenzio di un bagno vuoto.

DEREK

La vedo sedersi su quel lavandino e allargare le gambe per me, solo per me. Mi avvento su di lei come un animale e la penetro con forza mentre le tappo la bocca con la mia per evitare di sentire i suoi gemiti, che di sicuro mi avrebbero fatto perdere quel poco controllo che sono riuscito a conservare, per evitare di possederla come una belva affamata.

PENELOPE

I suoi affondi mi riempiono in un modo devastante. 

Dio mio, quest’uomo è capace di cavarmi fuori l’anima a suon di spinte animali, perciò non credo di riuscire a resistere ancora. Soprattutto se mi bacia così, con quelle labbra fameliche e impetuose, con quei colpi di lingua, sempre più languidi, sempre più profondi, come se volesse reclamare la mia bocca e farla interamente sua.

«Derek…».

«Cosa, tesoro? Cosa vuoi dirmi?» ruggisce contro le mie labbra mentre martella inesorabile il suo sesso contro il mio. 

«Non resisto più» sollevo la mano e infilo le dita tra i suoi soffici capelli castani, per poi stringerli come se fossero la mia ancora di salvezza.

«E allora lasciati andare, tesoro» ansima poco prima di accelerare il ritmo delle sue stoccate, obbligandomi a superare il limite, per poi farmi precipitare nel baratro del piacere più devastante. 

E quando anche lui raggiunge l’orgasmo con un ruggito animale gridato contro la mia bocca, rallenta pian piano i suoi movimenti fino a fermarsi completamente.

Senza mai guardarmi negli occhi, si sfila dal mio sesso ancora pulsante e si riallaccia i pantaloni con aria stranamente angosciata. E sempre senza guardarmi, esce dal bagno per avviarsi nel corridoio semi buio e poi ritornare nel salone principale. Come se avesse una fretta improvvisa e inspiegabile.

«Derek, aspetta un momento, per favore» accelero il passo e lo afferro per un braccio. Lui si volta e finalmente mi fissa inespressivo.

«Parlami. Ti prego dimmi cosa ti tormenta. Ma soprattutto, dimmi chi è stato a ridurti così.»

«Niente. Vieni, ti riaccompagno a casa».

Vuole sembrare distaccato, ma con me non attacca!

«Non trattarmi così!».

«Così come?».

«Mi stai allontanando…».

«Non c’è niente tra noi. Solo un accordo di sesso. Quindi smetti di psicanalizzarmi!».

«Hai una paura fottuta!», gli rispondo, ghiacciandolo con lo sguardo. Bingo! «Hai paura di innamorarti?».

DEREK

Allontanala da te, Derek. Ricordati: sei solo un mostro che la distruggerà. Come è successo in passato. Sfodero il mio ghigno.

«L’orgasmo ti fa uno strano effetto, gattina mia».

PENELOPE

Il cuore mi martella nelle orecchie. Vuole farmi incazzare a tutti i costi, ma stavolta non gliela darò vinta! 

«Stavolta non attacca, Derek», mi avvicino a lui, gli accarezzo una guancia dolcemente. Sì, la dolcezza scioglierà quel nodo nel suo cuore. In fondo, anche zia Pearl era riuscita a far cambiare uno della sua specie con la forza del suo amore. «Se è solo sesso, se non ti importa di me, perché mi hai protetta da Daniel?».

DEREK

Piccola strega. Sta cercando di entrare nella mia testa. 

Non posso risponderle senza rischiare di darle false speranze e resto in silenzio mentre le metto una mano sulla schiena e la sospingo verso l’uscita con più delicatezza di quanto dovrei.

«Sali in macchina Penelope. È tardi».

«Disse la creatura della notte». Mi fa eco ironicamente lei, accomodandosi di malavoglia sul sedile posteriore dell’auto.

Adoro la sua impertinenza. Il fatto che non abbia paura di me e cerchi sempre di sfidarmi mi affascina. Quanto vorrei poterle leggere i pensieri, ma niente. Come con Pearl, lei per me resta un muto mistero.

«Una domanda per una domanda», mi sorprendo a chiederle.

«Spiegati meglio».

«Semplice, gattina. Io rispondo alla tua domanda se tu rispondi alla mia».

Mi osserva guardinga. So bene di aver stuzzicato la giornalista che è in lei e so che capitolerà.

«Ok. Ci sto, ma inizio prima io».

La piccola strega sa contrattare, devo ricordarmelo. Al mio cenno di assenso ripropone la domanda che mi ha rivolto alla galleria.

«Perché mi hai protetta da Daniel?».

«Ti ho protetta perché sei mia per altre due notti, dovresti sapere che i predatori non dividono il cibo volentieri».

Ok, non sono stato proprio sincero, ma è meglio che creda a questo piuttosto che scoprire che il mostro che è in me ne reclama il possesso totale e che se Daniel le si fosse avvicinato mi sarei scontrato con tutto il suo clan pur di non farle torcere un capello.

«È perché mi ricordi qualcuno», mi lascio sfuggire.

«Chi?», mi incalza lei.

«Una domanda per una domanda, Penelope. Adesso tocca a me. Parlami della tua famiglia».

PENELOPE

«Ti ho già detto della mia famiglia. Provengo da una famiglia di cacciatori di vampiri che se sapesse in che guaio mi sono messa mi disconoscerebbe, probabilmente. Soprattutto se sapessero che…».

«Che?».

«Che la storia si sta ripetendo…», mi guarda confuso. «Vorrei aiutarti».

«Aiutarmi?».

Quelle parole le ho già sentite in un lontano passato e ancora mi colpiscono. Devo ribellarmi a questa piccola Pearl. Non soffrirò più a causa dell’amore! Mai più!

«Tu…», devo farmi coraggio e dirglielo! «Tu mi stai a cuore, Derek. Anche quando sei odioso con me, percepisco che lo fai per scappare da qualcosa. O forse da te…».

«Apri bene le orecchie, piccola strega. Ti stai facendo delle illusioni sul mio conto. Sei solo una bella scopata e, come da patto, mi spettano altre due notti. Poi non sarai più affare mio!».

DEREK

I suoi occhi iniziano a brillare di lacrime; meglio così. Cerca di toccarmi, vuole accarezzarmi il viso ma la fermo, afferrandola per il polso. La guardo senza tradire la minima emozione, non deve capire che mi dispiace doverla umiliare.

«Tranquilla, tesoro, non sei la prima e non sarai l’ultima che mi dice questo. Hai solo subito il mio fascino, del resto te lo avevo detto che non avresti più potuto fare a meno di me», le sfugge un singhiozzo, le lacrime le rigano inesorabilmente il viso.

«Con te farò la fine della zia Pearl, lo sento».

A quel nome il respiro mi muore in gola. Panico. Non potrebbe essere… No…

«Che cosa hai detto?». Non mi risponde. La strattono per i polsi e le grido contro. Devo sapere! «Penelope! Perché hai fatto quel nome?».

«Cosa ti importa?».

«Rispondi alla mia domanda, maledizione!».

«La zia Pearl è la mia antenata. Nell’ottocento si era innamorata di un vampiro. Il suo amore lo aveva cambiato, ma la nostra famiglia, che cacciava i vampiri, aveva giurato di ucciderlo. Così lei…».

«Così lei, per salvarlo da un agguato, gli fece scudo col suo corpo e morì al posto suo». Finisco la sua frase come in trance. Quella sera è stampata a fuoco nella mia mente. Penelope mi guarda scioccata.

È come se il tempo si fermasse in un attimo; quelle parole si rincorrono nella mia testa:

«Così lei, per salvarlo da un agguato, gli fece scudo col suo corpo e morì al posto suo», non può essere vero…

PENELOPE

«Derek», lo guardo, in attesa di qualsiasi cosa che possa aiutarmi a capire, ma i suoi occhi sono lontani anni luce da me. «Derek… che… che significa? Ti prego…»

In un attimo volge il suo sguardo perso su di me, mi guarda come se mi pregasse di capire, senza chiedergli di ricordare, e poi, con le sue parole, mi annienta.

«No. No, Penelope, No… non potrai mai capire, e io non ti posso spiegare. Tutto questo non può accadere di nuovo. Io non posso… No!»

Sgomenta, cerco di avvicinarmi di nuovo a lui. Non può lasciarmi così, non adesso, non senza una spiegazione, ma mentre in testa provo a formulare qualsiasi pensiero che abbia un senso per farlo restare, lui mi prende il viso tra le mani e sulle mie labbra sussurra:

«Saresti dovuta essere la mia ricompensa per questa esistenza maledetta. Tu, il tuo modo di essere, quello che mi fai sentire… non posso permettermi di farlo diventare reale. È finita!».

Come se qualcuno mi avesse colpito al cuore cerco di continuare a respirare e lo afferro per le spalle, mentre si allontana da me.

«Non puoi finirla qui, abbiamo un accordo! Tu… tu non puoi lasciarmi qui, non puoi, Dek. Non Puoi… ti prego!», ma nello stesso istante, mentre sono ancora appoggiata alla sua schiena, mi dice:

«L’accordo è concluso, hai ottenuto quello che volevi prima della scadenza prevista: ogni famiglia riavrà la sua casa, tutti saranno di nuovo felici. È finita, Penny. È maledettamente finita!». Senza indugio scende dall’auto, il tempo di riprendere a respirare e sono fuori anch’io, ma lui non c’è più, se n’è andato.

«Derek… torna… torna da me», la mia voce è un sussurro inudibile, nessuno può sentirlo. Mi stringo le braccia allo stomaco; sono irrimediabilmente sola, c’è solo buio intorno, solo buio e niente più.

DEREK

Dopo aver lasciato Penelope sola davanti alla Limousine, corro il più possibile lontano da lei. 

Cristo. No. Una discendente di Pearl. È il destino che si accanisce contro di me nel suo modo fottutamente spietato. Non sono pronto a provare di nuovo quelle sensazioni devastanti. Né ora né mai.

Non è la stessa cosa. La dolce Pearl era tenera, remissiva, così buona e sensibile da suscitare in me un profondo istinto di protezione. Ma Penelope non è solo questo, nossignore. La signorina Taylor è molto di più. È tenace, battagliera, così impudente da riuscire a sfidarmi e tenermi testa. 

Cazzo no. Non posso proprio permettermi di provare qualcosa per lei, qualunque cosa sia. 

Mentre permetto alla mia mente di riempirsi di questi pensieri assurdi, cammino veloce lungo i marciapiedi di Boston. Nero come l’alone che mi circonda. Nero come l’anima che non possiedo più. Nero come l’umore che mi è piombato sotto terra.

E poi la vedo. La mia occasione per dimostrare al mondo intero che la bestia è sempre viva in me. Che il mostro scalpita sotto la superficie. Che i sentimenti che la splendida Penelope ha suscitato in me non possono nulla contro l’abisso che mi inghiotte dall’interno.

Una prostituta in abiti succinti se ne sta appoggiata a un lampione. Sola. Perfetta. Mia.
La ragazza abbassa la testa un istante per cercare qualcosa nella sua borsa e quell’istante le è fatale. Piombo su di lei aggredendola alle spalle e in pochi secondi i miei canini trafiggono la sua giugulare in modo violento e brutale. Ma il sangue che inonda la mia gola non mi dà alcun sollievo. Non mi eccita. Non mi entusiasma. Non placa la mia sete.

Che cazzo mi sta succedendo?

Il suo sangue è come veleno. La lascio andare e curo velocemente le sue ferite prima di cancellare il ricordo del mio passaggio. Le metto cento dollari in mano e riprendo la mia strada. Bel mostro sono! Ho pure pagato per la cena!

Chi voglio prendere in giro? È come se Pearl fosse tornata a finire il lavoro. 

Cammino senza meta per le strade di Boston e mi ritrovo davanti al locale di mio fratello. 

Forse Joshua riuscirà a schiarirmi le idee. E se non lo farà lui, sarà il mio caro amico Jack Daniels a farlo. Ho bisogno di bere.

PENELOPE

Sono sola davanti al portone di casa mia, paralizzata sul posto, non mi sono neanche accorta che Paul è sceso dall’auto e adesso troneggia imponente davanti a me.

«Le somigli un po’ sai?».

«Mr Webb ha un suo ritratto»

«Paul… devi aiutarmi. Io devo sentirlo… devo capire… io… devo vederlo.».

DEREK

Dopo sette bicchieri di Jack Daniels sono ancora sobrio e perfettamente lucido. Cristo, essere un vampiro è dannatamente frustrante, non puoi nemmeno sbronzarti per affogare tutti i tuoi pensieri nell’alcool fino a sconfinare nel coma etilico. Sto per versarmi il liquido ambrato per l’ottava volta, quando qualcuno mi sottrae la bottiglia di mano senza alcuna delicatezza.

«Ehi, ma che diavolo…» ma mi blocco. Perché di fronte a me c’è mio fratello Joshua con un’odiosa espressione di biasimo stampata in volto. 

«Smettila, tanto lo sai che non ti serve a niente.»

«Mi piace il sapore» faccio per afferrare la bottiglia, ma lui la allontana da me con uno scatto. «Ridammela, dannazione. Ne ho bisogno!»

Per tutta risposta mio fratello scuote la testa, contrariato. «No, non è dell’alcool che hai bisogno stasera.»

«Ah no? Tu che ne sai di cosa ho bisogno io, psicologo cazzone?»

«Hai bisogno di smettere di scappare» sbatte la bottiglia sul bancone e il rumore che fa sembra quasi assordante. O forse è il rumore delle sue parole a rimbombare nella mia testa. «Vai a prenderti ciò che ti appartiene, Derek. Se non lo fai, potresti pentirtene quando è troppo tardi.»

Mi alzo con uno scatto rabbioso e ringhio contro mio fratello. «Fanculo, Josh!»

Esco dal suo locale come una furia, chiamo un taxi e mi faccio riportare al mio grattacielo. Entro in ascensore ancora imbestialito e poi mi fiondo dentro l’attico in cui vivo. Ma appena metto piede in soggiorno, mi blocco. «Tu che diavolo ci fai qui?»

Penelope se ne sta seduta sul mio divano. 

Ed è una visione incantevole.

«Mi devi delle risposte Derek.», mi dice lei.

«Ah, adesso sono Derek. Ma cosa vuoi da me?». Inizio a urlare. «Anzi, cosa volete tutti da me?». Inizia a mancarmi la voce, mi lascio scivolare contro la parete e con un nodo in gola sussurro: «Io voglio solo essere lasciato in pace… non ho chiesto niente a nessuno… non ho bisogno di essere salvato…».

Mi prendo la testa tra le mani e calde lacrime iniziano a scorrermi lungo il viso.

Sobbalzo nel sentire il sapore delle mie lacrime per la prima volta e con uno scatto della testa la fisso con astio e le ricordo: «Fino a due giorni fa mi odiavi con tutta te stessa… cos’è cambiato ora?».

PENELOPE

Lo fisso stranita dalla sua reazione. Non ho mai visto un uomo piangere, con Dennis ero sempre io la debole e quella che finiva in singhiozzi. Devo avere una strana indole verso questi uomini, sento il desiderio di salvarli tutti. Con Dennis è andato tutto a puttane ma ora ho il diritto di avere una seconda chance e con lui non mi arrenderò.

Non so cosa rispondere alla sua domanda perché in realtà non esiste una risposta, allora mi alzo lentamente e mi avvicino.

Chinandomi gli tolgo le mani dalla faccia e gli stampo due baci sui suoi occhi umidi di lacrime. Non avrei mai pensato che mi si spezzasse il cuore, vedendolo così.

Mi viene in mente una sola cosa e arrivo a un soffio dal suo orecchio, bisbigliandoli: «Hai bisogno di rilassarti… hai bisogno di una doccia, tesoro… ne abbiamo bisogno entrambi…».

DEREK

Mi prende per mano e la seguo come in trance. 

Apre diverse porte fino ad arrivare nel grande bagno adiacente alla stanza padronale ma, invece di dirigersi verso la doccia, si appresta a riempire la grande Jacuzzi che domina la stanza.

Non capisco più niente.

Chi diamine è la donna che mi trovo davanti? 

«Cosa vuoi da me, Penelope? Se conosci la storia di Pearl, sai anche che tentare di salvarmi l’ha condotta alla morte. Amarmi l’ha messa sei piedi sotto terra! È morta per salvarmi da suo padre e per salvare suo padre da me. Si è presa un bel proiettile di legno nel cuore per evitare che i due uomini che più amava si uccidessero a vicenda!», le dico urlando. 

Lei non mi degna di uno sguardo, è totalmente assorta nella preparazione del bagno. Si affaccenda intorno alla mia vasca tra sali profumati e bagnoschiuma come se fosse a casa sua. Totalmente a suo agio. Devo riconsiderare le mie teorie sulla reincarnazione. Forse una parte di Pearl è davvero dentro di lei. 

Il modo in cui mi guarda quando finalmente si volta e viene verso di me mi toglie il fiato, mi secca le parole in gola. 

Si sveste ed entra nella vasca tendendomi la mano, in attesa. È una ninfa tentatrice. Come ammaliato dal canto di una sirena, mi svesto e la raggiungo. 

Mi fa sedere tra le sue gambe; la schiena poggiata sul suo ventre e la testa adagiata tra i suoi morbidi seni, prende a lavarmi le spalle, massaggiandole delicatamente con il bagnoschiuma.

«Sbagli a credere che io non ti conosca. Ti amo da molto tempo, Derek. Ti ho amato dalla prima riga di quel diario, e questa volta andrà diversamente».

PENELOPE

Tenerlo tra la mie gambe, pelle contro pelle, mentre l’acqua calda lambisce il mio sesso e la schiuma mi solletica il seno, mi regala una sensazione di pace, di calma, di serenità… ma allo stesso tempo mi fa sentire aperta, vulnerabile e così vicina a questa creatura tenebrosa come non lo sono mai stata.

Mi insapono la mano di nuovo e dalla spalla scendo fino al suo pettorale sinistro, indugiando in quel punto nell’illusione di sentir battere un organo che purtroppo non esiste più.

«Dov’è, Derek?» bisbiglio tra i suoi capelli.

«Di che parli?» la sua voce è roca, ma stavolta non si tratta di eccitazione. Stavolta sembra in pace anche lui.

«Del tuo cuore. Dov’è?» deglutisco la saliva a stento. « È ancora con lei? È per questo che non riesci ad accogliere nessun’altra qui dentro? Perché ami ancora Pearl?» così dicendo, arresto la mia mano sul suo torace.

Derek sospira a lungo, scatenandomi una terribile ansia. «No, tesoro. Ho amato Pearl per moltissimo tempo. Ma quel sentimento, negli anni, si è tramutato in rimpianto. In sensi di colpa. In rabbia verso il mondo intero. In odio verso me stesso».

Rilascio tutta l’aria che stavo trattenendo. «Allora direi che è giunto il momento di andare avanti, non credi? Meriti una seconda possibilità».

Gli scappa una risatina amara. «Sono le stesse parole che ha usato mio fratello».

«Allora fallo. Lasciati andare» così dicendo, con la mano insaponata continuo a scendere lungo la pelle del suo torace, giù… sempre più giù… fino a percorrere l’addome e infine arrivare all’inguine.

Per poi afferrare il suo membro già eretto, già teso, già dannatamente pronto per me.

Dopo di che inizio a massaggiarlo su e giù, strappandogli splendidi versi di piacere.

E per la prima volta, dopo moltissimo tempo, Derek Webb si lascia andare. Tra le mie mani. Con la testa appoggiata sul mio cuore.

DEREK

Questa donna è davvero una strega. Mi sono sciolto tra le sue mani come un adolescente alla sua prima esperienza, ma ancora più delle sue sapienti mani, a sciogliermi sono state le sue parole. Mi ama. Ha letto il diario di Pearl, sa di cosa sono capace e nonostante tutto mi ama.

Estasiato dal piacere appena provato, giaccio mollemente adagiato sul suo seno. Sento il suo respiro sulla mia fronte. Adesso le sue audaci manine mi accarezzano dolcemente il torace. Era da tanto tempo che non mi sentivo così in pace. E non ho più voglia di combattere. Posso essere migliore di così. Potrei avere tutto: lei, l’eternità. Potrei avere lei per l’eternità.

Un beffardo destino mi ha dato una seconda occasione. Joshua ha ragione, solo uno stupido non la coglierebbe e io non sono uno stupido. Magari in questi giorni sono stato un po’ idiota, ma di certo non sono uno stupido.

Mi torna in mente il piano di Pearl.

Lei voleva che io abbracciassi la mia natura umana per dimostrare al mondo che quelli come me potevano integrarsi.

Io volevo trasformarla in vampira e scappare con lei in un posto lontano dove non ci avrebbero mai potuto trovare.

Nel litigio che ne conseguì vinse lei e io persi tutto.

Non rifarò due volte lo stesso errore.

Ma prima ho un conto da pareggiare.

Un uomo che si rispetti non lascia mai la partita uno a zero per lui. 

Mi giro, la bacio languidamente, accarezzando le sue labbra con la lingua in una provocazione che chiarisce le mie intenzioni quanto la mia mano tra le sue cosce aperte. La accarezzo intimamente e mi faccio strada con le dita dentro di lei per prepararla alla mia invasione, mentre con i canini ben esposti le addento un capezzolo. L’eco dei suoi gemiti è musica sublime per le mie orecchie.

«Il tempo delle coccole è finito, Penelope», le sussurro all’orecchio prima di entrare lentamente dentro di lei facendole sentire tutto il mio sesso, centimetro per centimetro, dandole il tempo di assaporare ogni sensazione.

Mi perdo nel suo corpo, guidato solo dai suoi gemiti e dal battito del suo cuore, in un amplesso dolce e violento in cui le mani toccano ogni punto possibile e le bocche si fondono in umidi baci senza fine. 

Raggiungiamo il piacere insieme, ormai fusi in un’unica anima divisa in due corpi esausti ma soddisfatti.

«Ora sei mia».

«Ora sei mio».

PENELOPE

Riapro gli occhi e mi ritrovo al buio. Le vetrate, che danno sulla città ancora dormiente, illuminano quel tanto che basta la stanza dove mi trovo.

Questa è la camera di Derek. Più precisamente il suo letto.

Non ricordo di esserci arrivata. Ma come diavolo ho fatto?

Come un’ istantanea mi riappare davanti agli occhi quello che mi ha fatto in quel bagno. Dio, che corpo! Sono certa che, se controllassi, troverei dei lividi nei punti dove mi ha stretta. 

Il sesso che abbiamo fatto in quel bagno era qualcosa di diverso dalle altre volte. Era disperato, necessario, giusto. La differenza stava in quello che Derek aveva finalmente liberato: se stesso. 

Sento un fruscio leggero accanto a me. Come prima reazione mi congelo spaventata, ma, facendomi coraggio, guardo dietro di me. 

Derek è qui accanto a me, steso sulla schiena con un lenzuolo che gli copre la parte inferiore. Dorme, o almeno così mi sembra. Un diavolo travestito da angelo.

Senza fare rumore mi giro in modo da poterlo guardare.

È bellissimo! Vorrei toccarlo ma ho paura di svegliarlo. 

Gli guardo le labbra, inconsciamente. Quelle labbra mi hanno baciato ogni centimetro di pelle lasciandola gonfia e appagata. Le sue mani grandi, per quanto mi costi ammetterlo, mi strappano gemiti di piacere a ogni tocco. Purtroppo il lenzuolo copre la parte inferiore, nascondendo…

Il cuore prende a galoppare, frenetico, la pelle a scaldarsi, la gola a seccarsi. Il mio corpo vibra per Derek. Lo voglio ancora, voglio anche tutto quello che è successo nella vasca.
Sento fremere quella parte segreta di me. Chiama Derek. Lo vuole ancora!

«Non ti hanno mai detto che è maleducazione fissare le persone?» 

I suoi occhi sono puntati nei miei, rossi come fuoco, pieni di bramosia.

Mi scosto leggermente, ma lui mi prende per il polso e mi riporta a sedermi sul letto. 

«Dovrei punire questa tua brutta abitudine di fissare le persone». Si avvicina con il viso al mio collo, inspirando e lambendo con la lingua la mia pelle. A quel semplice contatto mi sento il corpo in fiamme e quando penso che mi farà di nuovo sua lui si ferma e avvicina le labbra al mio orecchio. «Alzati e vestiti. Dobbiamo parlare di alcune cose».

Nonostante lo abbia detto con tono seducente, ho un brutto presentimento.

DEREK

Mi scosto di malavoglia da lei lasciandola andare a recuperare i vestiti. L’avrei presa nel mio letto ben volentieri, ma dopo i fatti di questa notte devo far in modo che capisca. Voglio che abbracci la mia decisione di farla diventare un vampiro.

«Cosa c’è, Derek? Cosa vuoi dirmi? Lo sai che io farei di tutto per stare con te».

La guardo, fissandola negli occhi.

«Sicura di quello che dici? Faresti di tutto per stare con me?».

«Sì Derek, sono sicura».

«Proprio tutto?».

«Sì. Tutto».

«Allora ascoltami attentamente, perché non te lo dirò una seconda volta. Tu hai letto il diario di Pearl, quindi sai cosa è successo. Lei voleva che io diventassi più umano ma io sono un vampiro e a quei tempi io non potevo o non volevo diventare più simile agli umani. Ero un gran bastardo succhiasangue incallito, non avevo pietà o rimorsi per nulla. Lei ha cercato di aiutarmi, mentre io ho cercato di cambiare lei, ma come vedi non ce l’ho fatta. Ora ti chiedo una cosa sola e tu dovrai rispondermi onestamente».

«Dimmi, Derek. Cosa vuoi da me? Adesso che ho una seconda possibilità non la voglio perdere».

«Saresti disposta a vivere con me per l’eternità?».

«E me lo chiedi pure? Certo che sì».

«Sei proprio sicura? Perché dopo non si torna più indietro».

«Sì, Derek. Mille volte sì. Te l’ho già detto: mi sono innamorata di te ancor prima di conoscerti, leggendo il diario di Pearl, e qualunque cosa tu abbia in mente, falla, perché io sono tua».

La stringo a me.

«Dolce Penelope, non dubito dei tuoi sentimenti ma non penso tu abbia valutato bene la mia proposta». La guardo negli occhi. «Niente scelte avventate, rifletti bene sulla mia proposta e le sue conseguenze. Scegliere me significa anche dire addio alla tua famiglia, al tuo lavoro, perché l’immortalità preserva il tuo aspetto, e prima o poi dovremo andarcene da qui». 

Sobbalzo a quelle parole. Trasportata dalla magia del momento, non avevo pensato alle conseguenze. Così, non posso fare altro che annuire. 

«Bene, ora colazione e poi ci prepariamo», dice lui.

«Prepariamo? Per cosa».

«Per la normalità», sorride, ambiguo. «Mi piace passare il tempo con te, ma abbiamo anche una vita normale da portare avanti, e tu avrai modo di riflettere sulla tua decisione».

Non facciamo in tempo a sederci al tavolo della colazione che bussano con insistenza alla porta.

È Paul.

«Mr Webb, mi scusi l’intrusione, ma devo informarla che è stata trovata una bomba nel suo ufficio. Fortunatamente è stata rinvenuta da un operaio, ed è stata già disinnescata e messa in sicurezza, ma i suoi fratelli la vogliono incontrare. Pare che abbia il sigillo degli Adams». 

PENELOPE

Vedo Derek cambiare radicalmente espressione. 

Si gira e mi guarda con gli occhi glaciali e cattivi che stavo iniziando a dimenticare e che mettono davvero in discussione la mia affermazione avventata. Forse devo capire bene chi ho davanti.

«Penelope, hai detto a qualcuno di me?»

«No», rispondo secca. «L’unico a sapere dei nostri incontri è il mio capo».

Derek mi fissa ancora un istante.

«Resta qui, fai come se fossi a casa tua, ma evita telefonate. Tornerò appena possibile».

Poi si gira e se ne va, seguito dal fedele Paul, che chiude la porta con un cenno di saluto.

Cosa sta succedendo? Chi sono gli Adams?

Seduta al tavolino mi verso un po’ di caffè e arraffo un muffin ancora caldo, morbido, ai frutti di bosco, come quelli che faceva la nonna, e il dolce profumo mi riporta indietro alla mia infanzia, a quando passavo tutte le estati dai nonni nella casa vicino al lago, insieme a mio cugino Cristian. Cristian… da quanto tempo non pronunciavo il suo nome? Eravamo sempre insieme, anche quella volta che, a dodici anni, decidemmo di andare a scovare tesori in soffitta. E io un tesoro lo trovai davvero: il diario di Pearl. Il nonno non sapeva che lo avevo portato in camera per leggerlo, mi sembrava uno di quei romanzi d’amore della zia Jane e invece…

Mi perdo tra i ricordi del diario. 

Pearl era abilissima nel descrivere gli eventi. 

In breve, venni catapultata nel mondo antico da lei descritto.

Grazie alla sua penna, ho vissuto quasi sulla mia pelle tutte le emozioni che hanno contraddistinto quell’amore contrastato, dall’addestramento di Pearl alle arti del clan, all’incontro con il suo amato Dek in quello sfarzoso ballo. 

Aveva capito sin da subito la natura di quell’uomo e lo aveva seguito nei giardini, credendo di sorprenderlo e ucciderlo per salvare l’incosciente dama che era stata così stupida da appartarsi con lui.

Non era preparata a ciò che avrebbe visto.

Il vampiro non era andato lì per nutrirsi, ma per difendere.

Tutte le certezze di Pearl andarono in pezzi quando, nascosta nell’ombra, vide il vampiro colpire l’uomo e cancellare i ricordi della donna quasi stuprata.

Pearl rientrò al ballo piena di domande, domande che lui cercò di cancellare dalla sua memoria inchiodandola in una nicchia della sua stessa casa.

Ma Pearl era immune al suo potere e non gli restò altro da fare che parlare con lei.

Da quel momento non smisero più di cercarsi, di confrontarsi. Lui le parlò del mostro, lei gli ricordò cosa volesse dire “umanità”.

Prima che Cristian morisse, avevamo discusso molto di quelle pagine, ma, mentre io lo avevo idealizzato, lui riteneva quell’amore un abominio, e quando il nonno ci disse che era tutto vero, vendicare Pearl per lui divenne un’ossessione.

DEREK

«Come ha fatto a entrare? Dov’erano le guardie?». Sbraito davanti a Paul e Thomas Jones, capo della sicurezza. Jones si torce le mani nervoso.

«Non lo so, signore. Le guardie dicono di non essersi mosse e i filmati lo dimostrano, ma sono confuse, come se si fossero addormentate».

«Bene, voglio avere i filmati entro mezz’ora, dell’atrio, scale, ascensore, corridoi e del mio ufficio. Paul me li porterà a casa, io intanto prenderò un taxi… anzi, meglio… vado a piedi, ho bisogno di schiarirmi le idee».

Ho la sgradevole sensazione che la bomba sia legata a Penny; da quando l’ho incontrata ha significato solo guai. Esco dall’ufficio senza aggiungere altro, ho bisogno di restare solo con i miei pensieri.

PENELOPE

Aspettare Derek sta diventando snervante. Dio, chi può avercela tanto con lui? Ho un’ansia così forte che faccio fatica a respirare, faccio fatica persino a star ferma. Sembro un animale in gabbia mentre mi aggiro per il suo salone. Vorrei chiamarlo, avere novità, ma lui mi ha detto di non usate il telefono. E mentre mi chiedo che fare, ecco che la porta si apre.

«Derek!».

Gli corro incontro buttandogli le braccia al collo. Grazie a Dio è tornato! 

Abbozza un sorriso, è ancora teso, e mi mette una ciocca ribelle dietro l’orecchio.

«Stai bene?», annuisco, sorridendogli per tranquillizzarlo, e noto che sembra più preoccupato di quando è uscito.

«Che cosa hai scoperto, Dek?».

«Niente, in realtà. Ci sono sei filmati delle telecamere di sicurezza, ma non sono di molto aiuto. Al momento brancoliamo nel buio e la cosa non mi piace. Detesto non avere il controllo della situazione».

DEREK

Sto cercando di trattenermi dallo spaccare tutto e dar sfogo alla mia ira solo perché c’è lei. Mi costa ammetterlo ma ho paura. Ho paura per Penny. Sono un uomo che porta solo guai nella vita di quelle come lei. Devo proteggerla, non posso permettere che le accada qualcosa di male. Non voglio che la storia si ripeta. Mai più!

«Penny… forse è il caso che tu torni a casa tua».

«Perché?».

«Perché voglio che tu sia al sicuro. Torna a casa e non cercarmi. Almeno finché non avrò scoperto qualcosa».

«Non ricominciare a tenermi a distanza, Derek Webb! Voglio aiutarti, lascia che ti stia vicina!». Mi allontana da sé bruscamente. «Stai diventando prevedibile, Dek. Ogni volta che qualcosa ti impensierisce, mi allontani. Sei così abituato a star solo che…».

PENELOPE

«Non discutere con me! Fai quello che ti ho detto Penny, ti prego!».

Incrocio le braccia sul petto e dalle mie labbra esce un deciso:

«Scordatelo!».

«Dio, Penelope, fai mai una volta quello che ti si dice?».

DEREK

Mi guarda risoluta, ferma nella sua posizione, sto seriamente pensando di convincerla a modo mio, quando suonano alla porta.

È Paul con i filmati. Dannazione al campanello, potrei anche decidere di smontarlo! Suona sempre nei momenti meno opportuni!

Non ho tempo di litigare con lei.

«La discussione è solo rimandata, gattina. Puoi star certa che troverò il modo di insegnarti le buone maniere».

Mi guarda in tralice, soddisfatta della vittoria ottenuta. 

Faccio entrare Paul, ci dirigiamo tutti e tre nel mio studio e iniziamo a visionare i filmati.

Le immagini delle prime ore lavorative d’ufficio scorrono davanti ai nostri occhi, attenti a carpire ogni dettaglio fuori dall’ordinaria amministrazione quotidiana. Tutto sembra andare normalmente, quando vediamo un uomo fermarsi a parlare con il portiere; sembra un normale operaio, di quelli che vengono a lavare le grandi vetrate che circondano il nostro piano, ha un carrello per le pulizie, non è insolito che io non lo conosca e non sembra avere nulla di sospetto, dunque lascio scorrere il video.

«Fermo, Derek, torna indietro».

Metto in pausa il video e mi giro verso Penelope che si è chinata sullo schermo del computer per guardare meglio. Distolgo l’attenzione dal suo invitante sedere e cerco di concentrarmi per capire cosa sta guardando.

«Hai visto qualcosa in particolare?».

«Quell’uomo in maniche di camicia con il carrello».

«Penelope, non posso mica sospettare di tutti gli operai delle pulizie…».

«Non è per il carrello, è quel tatuaggio, mi ricorda qualcosa».

Zoomiamo sull’immagine fino a definire meglio il disegno che il tizio ha tatuato sull’avambraccio destro.

«Non ti ricorda uno dei quadri del tuo amico? Come si chiama… quel Cromberg…».

Guardo meglio. Cazzo, ha ragione.

Una nuova tensione s’impossessa del mio corpo…

Questa storia non mi piace per niente . Nel silenzio che segue seguiamo il filmato con la consapevolezza che dietro all’attentato non ci sia un singolo, ma qualcosa di più complesso e terrificante. 

«Oddio», sussurra Penelope.

«Che c’è ancora?», le chiedo, quasi ringhiando.

Lei si mette la mano alla gola, i suoi occhi sono puntati sullo schermo dove finalmente appare l’immagine del nostro uomo.

«Oddio, lui… lui… non può essere… lui non può essere… vivo!».

In un attimo le sto addosso, la mia faccia a due centimetri dalla sua.

«Chi ? Chi non può essere vivo?», le chiedo in un crescendo di voce. «Chi?», urlo e la scuoto.

«Derek, ti prego, mi stai facendo male», mi blocco e la lascio piano piano, lei si siede e comincia a parlare in un sussurro. «Lui è mio cugino Cristian , ma è morto all’età di quindici anni… o almeno ne ero sicura sino a cinque minuti fa».

«Sei sicura che sia lui?».

«Sì», sussurra lei, squassata dai singhiozzi. «Mi ricompongo».

«Ne sono sicura al cento per cento. Cristian ha un segno particolare, i suoi occhi. Dio, i suoi occhi. Riavvolgi il filmato. Ecco, fermo, guarda: uno azzurro e uno marrone. Cristian aveva gli occhi di due colori diversi. Anzi mi correggo, Cristian ha gli occhi di due colori diversi. È lui, Derek. Non ho dubbi. Poi, la somiglianza è sconcertante. Ma perché sta facendo questo?».

Con una mano in testa mi lascio andare sulla scrivania.

«Cazzo. Merda. Mmmm… ma perché sono così idiota…», mi maledico nella mia testa. «Era impossibile dimenticare quel ragazzo, anche se per un attimo l’ho fatto…».

Vado in bagno a sciacquarmi il viso e guardandomi allo specchio dico a me stesso: “Io l’ho trasformato!”.

***

«Meno male che siamo vampiri perché altrimenti se avessimo aspettato te, saremmo belli che morti», dice mio fratello entrando in casa mia insieme a Mikaela quando, dopo essermi ricomposto, ritorno da Penelope e Paul. «Cosa hai fatto alla mano?», aggiunge Joshua indicando il mio pugno stretto.

«Non è niente», dico guardandomi la mano insanguinata. Lo specchio distrutto nel bagno non ha calmato i miei nervi e niente potrà mai placare la mia rabbia. «Di cosa volevate parlarmi?», gli domando con ancora negli occhi l’immagine di quel ragazzino.

«Degli Adams», esclama Mikaela. «E di una bomba da loro innescata e pronta a far saltare in aria l’intero edificio di nostra proprietà. Per fortuna gli artificieri sono riusciti a disinnescarla».

I miei fratelli sono piombati dentro casa mia come un tornado, nel pieno stile della nostra famiglia.

«Penelope i miei fratelli, Mikaela, l’hai già conosciuta e l’altro è Joshua», dico con un profondo sospiro.

Mi alzo con il peso del mondo sulle spalle e mi metto letteralmente le mani nei capelli.

Tutto questo è assurdo persino per me.

«Cazzo, tuo cugino ci si è messo di impegno nell’uccidermi», dico rivolto verso Penelope

«Cugino?», esclamano Mikaela e Joshua all’unisono.

«Fatti capire Dek! Porca puttana, perché il cugino di Penelope dovrebbe volerci uccidere?», mi urla Joshua

«Già perché? Si direbbe che sei un buon partito, canini a parte. Ma lui non può saperlo no?», si accoda Mikaela con il suo solito cinico sarcasmo.

«Be veramente…», sussurra Penelope esitante e si appresta a fare un riassunto della storia che io stesso ho appena digerito.

Mikaela e Joshua la ascoltano sconvolti.

«Cioè fammi capire Derek», si intromette mia sorella. «Abbiamo aspettato 100 anni che ritrovassi la voglia di amare, per vederti fare due volte la stessa identica stronzata?».

Sto per saltarle alla giugulare ma vengo intercettato da Joshua, che blocca la lite sul nascere.

«Stiamo calmi ragazzi, abbiamo già gli Adams che vogliono farci fuori, non facilitiamogli il lavoro. Dek, dimmi com’è questo tatuaggio».

«Posso fare di meglio. Te lo mostro».

Mostro ai miei fratelli il video e zoomo sul tatuaggio.

«Questo stesso simbolo è riprodotto su un quadro presente alla mostra di Daniel Cromberg»

«Allora andiamo da Cromberg!», sbotta mia sorella. «Voglio tornare alle mie faccende».

«Come se noi ci girassimo i pollici tutto il giorno», risponde seccato Joshua.

«Fate i bravi voi due. Siamo sotto attacco e litigare fra noi non serve a nulla. Da Cromberg andrò io. Joshua fai ricerche sugli Adams. Mikaela tu invece chiudi la bocca e portati dietro le guardie del corpo e degli artificieri e controlla i vostri uffici, le case e i locali di nostra proprietà».

«Aspettate!», sbotta Penny.

«Penny…stai bene? Che idiota, no che non stai bene. Siamo degli insensibili. Presi dai nostri problemi non abbiamo pensato a tuo cugino…».

«Mi sembra tutto incomprensibile… lui è ancora vivo…».

Penny è visibilmente scioccata, e io mi sento una merda al pensiero che…

Devo dirglielo!

«Devo dirti qualcosa su tuo cugino, Penny. A questo punto non posso tenerti nascosta questa cosa… e neanche a voi».

Anche i miei fratelli ora mi guardano preoccupati.

«Penny, sono stato io a… ». Non so dove troverò il coraggio di finire la frase. Il senso di colpa mi sta distruggendo. Sapevo che sarebbe finita così, in un modo o nell’altro lei soffrirà. Noi vampiri non dovremmo mischiarci agli esseri umani! Nella stanza è calato un assordante silenzio, tutti aspettano che io concluda la storia. «Io ho trasformato tuo cugino».

Una lacrima le scende sul viso. La delusione che le leggo negli occhi non la dimenticherò mai, lo so.

«P-perché?».

«Per salvargli la vita».

Lo avevo trovato in un vicolo, mezzo morto dopo che un vampiro lo aveva attaccato. Non so neanche perché l’ho trasformato… forse perché avevo promesso di essere migliore… quel ragazzo mi stava morendo tra le braccia, sembrava così indifeso. Ho voluto dargli un’altra possibilità, restare inerme mentre moriva mi faceva sentire in colpa… non chiedetemi altro».

***

«Sei un idiota!», tuona Daniel Cromberg. «Non sei capace nemmeno di eseguire un ordine semplicissimo! Che motivo c’era di parlare con la guardia? Adesso ti avranno visto e scopriranno che gli Adams non c’entrano nulla!».

Cristian abbassa il capo incapace di dire alcunché in sua difesa. «Adesso vai, piano B, e cerca di non sbagliare», lo liquida.

Cristian esce velocemente e Daniel si guarda intorno; i suoi occhi vagano nel presente ma la sua mente torna nel passato, a quel maledetto ballo…

Era solo un ragazzo, ma la sua famiglia era sul lastrico, per questo aveva deciso di “forzare la mano” a lady Davina Hemmet. Se solo Derek non si fosse intromesso! Non solo lo aveva lasciato in fin di vita, ma aveva distrutto ogni possibilità di riabilitare il suo nome! Così era fuggito e aveva vissuto da vagabondo, cominciando a dipingere la sua verità per non impazzire. Ho trascinato la mia esistenza fino a che una sera, dormendo per strada fui aggredito, non ricordo nulla, ricordo solo che quando mi sono svegliato ero diverso. E ho capito che non potevo rimanere troppo a lungo in un posto; sono arrivato a Boston e…non dimenticherò mai la sera in cui ho rivisto il mio nemico. Quel Cristian diceva di essere un cacciatore, ma non poteva niente contro un giovane vampiro che si era addestrato da se, così ha avuto la peggio e quando stavo per finirlo Derek è arrivato di nuovo a cambiare i miei piani. Sono fuggito e mi sono nascosto. Solo la fortuna ha rimesso Cristian, trasformato e senza memoria, sul mio cammino. Di certo Derek aveva avuto pietà di lui, e io ne ho approfittato.

DEREK

I miei fratelli e Paul escono a eseguire i miei ordini ed io e Penelope restiamo nuovamente soli

La vedo confusa e triste, non so cosa fare. Non sono più abituato a consolare qualcuno.

Di solito sono la causa non la soluzione al dolore.

Ma quando calde lacrime le solcano le guance, le mie gambe si muovono da sole verso di lei e faccio una cosa che non facevo da tempo con un altro essere vivente. La abbraccio. E quando lei posa la testa sul mio petto, ogni dannata cosa passa in secondo piano. Ci siamo solo io e lei in questa stanza. Solo io e lei in questo cazzo di universo.

«Non piangere Penny. Ti prego non piangere. Io non sapevo…non pensavo…se solo avessi saputo allora quello che so oggi…».

«Non è stata colpa tua Derek».

Lei si rilassa al tocco delle mie mani sulla sua schiena, sento i muscoli del suo corpo distendersi è il suo viso alzarsi ad un soffio dal mio. Non posso resistere alla tentazione, non sono un santo per Dio! La bacio. Questa volta con tutta la dolcezza che merita.

PENELOPE

Il bacio che mi regala Derek inizia come un contatto dolcissimo, ma poi si fa sempre più languido ed esigente, fino a trasformarsi in uno scontro impetuoso di labbra che si cercano e di lingue che si dissetano l’una dall’altra.

«Aspetta, Derek» mi scosto a malincuore. Perché l’angoscia che preme sul mio petto mi impedisce di godermi appieno il desiderio che nutro per lui.

E intanto calde lacrime ricominciano a scendere dai miei occhi. «Non so se ce la farò a superare tutto questo da sola.»

Lui mi fissa in silenzio, dopo di che mi appoggia una mano sulla guancia e la accarezza teneramente.

«Tu non sei sola, Penelope» sospira a lungo «e non lo sarai mai più se accetterai di trascorrere l’eternità assieme a me.» Sto per ribattere qualcosa, ma lui mi ferma. «No, non parlare. Non voglio una risposta adesso, perché sei troppo scossa dagli ultimi eventi. Me la darai quando sarai realmente pronta.»

«Ma io…»

«Niente ma, tesoro. Questa è la nostra terza notte insieme e i giochi sono completamente cambiati» detto questo, con un movimento fluido scende dal divano, si accuccia davanti a me e, dopo avermi arrotolato il vestito in vita, mi sfila le mutandine.

«Derek non so se è il caso di…»

«Sshh, lascia fare a me. Adesso sei tu quella che ha bisogno di lasciarsi andare.»

Così dicendo, mi apre le gambe con delicatezza e con le labbra si accosta al mio sesso, iniziando a baciare e succhiare le mie pieghe più sensibili con un’attenzione quasi assurda. Venerandomi con quella sua splendida lingua come se fossi un tesoro prezioso.

E per un istante… un singolo e fugace istante… mi convinco che andrà tutto bene.

DEREK

Dopo aver lasciato Penelope, sazia e appagata, nel mio appartamento, vado nel mio ufficio. Continuo a visionare i video. Non riesco ancora a capacitarmi che in così poco tempo il passato mi sia piombato addosso come un fulmine a ciel sereno. Compongo il numero di Daniel per chiamarlo e intanto cerco di tenere un tono preoccupato e meno sospettoso possibile.

«Pronto?».

«Daniel sono Derek. Oggi hanno attentato alla mia vita e a quella dei miei fratelli. Vorrei incontrarti per sincerarmi che non abbiano puntato anche te».

Per un momento non sento nulla, ma il vampiro non si fa attendere molto.

«Certo! Vieni alla mia galleria appena puoi!».

Un luogo in cui si credeva al sicuro. «Bene. Farò il prima possibile».

Chiudo la telefonata per poi chiamare i miei fratelli e avvertirli di dove stavo andando e di prepararsi a intervenire al minimo passo falso.

PENELOPE

Mentre mi rivesto nel soggiorno di Derek, sento squillare il mio cellulare.

«Pronto?» chiedo senza leggere il nome.

«Penelope, sono Erik. Dove diavolo sei finita?» il suo tono sembra un pochino arrabbiato. E non ha tutti i torti, dannazione. Oggi non mi sono presentata al lavoro e non ho addotto una scusa plausibile come ho avuto la decenza di fare ieri.

«Oddio, Erik, sono mortificata, è solo che…» ci penso un attimo «quest’influenza mi ha davvero ridotto a uno straccio.»

«Ce la fai a raggiungermi? Devo darti del materiale importante da farti visionare, renderà l’intervista a Webb ancora più succulenta.»

Accidenti, l’intervista a Derek! Me n’ero completamente dimenticata! Dovremo inventarci qualcosa per non farmi licenziare.

«Certo, nessun problema. Ti raggiungo subito nel tuo ufficio.»

«No!» il suo tono appare stridulo. «Cioè, volevo dire “non stavolta”. È meglio se ci vediamo da me, ho fatto un salto a casa per cambiarmi, perché stamattina mi sono rovesciato il caffè addosso. Sono il solito sbadato. Quindi raggiungimi qui.

«Allora perfetto, ci vediamo da te tra poco.»

Appena chiusa la comunicazione, afferro la borsa e, dopo aver lasciato un bigliettino a

Derek per avvisarlo del cambiamento di programma, esco di corsa dal suo attico, per andare a chiamare un taxi. Mi faccio lasciare davanti la villa di Erik, alla periferia di Boston, pago il tassista e poi suono il campanello. Appena il portone si apre, metto un piede dentro casa e non trovo nessuno ad attendermi.

Tranne un ingresso buio e stranamente silenzioso.

«Erik? Ci sei? Devo salire di sopra oppure…» ma non riesco a finire la frase, perché all’improvviso sento qualcosa pungermi il collo. E poi un bruciore. Che si espande. Ancora e ancora in tutto il mio corpo.

E all’improvviso la mia mente si offusca e precipito in un abisso nero.

DEREK

Arrivo alla galleria in un attimo. Entro e vado verso lo studio di Daniel; appena prima di arrivare alla porta lo vedo: eccolo lì, il quadro di cui parlava Penny, quello con lo stemma Cromberg stilizzato uguale al tatuaggio di Cristian. Mi fermo un secondo ad osservarlo e poi dritto verso la porta. Busso.

«Avanti». Daniel sembra tranquillo e rilassato. «A cosa devo questa visita?» Sogghigna appena.

«Ho trovato un regalino nel mio ufficio», comincio «E mi chiedevo…cosa c’entra Cristian Taylor con te?».

«Chi?» sobbalza, ma si capisce che sta fingendo.

«Non prendiamoci in giro Daniel; Cristian, 1.90, occhi di due colori diversi e soprattutto un tatuaggio con lo stemma dei Cromberg».

Daniel mi fissa, indeciso sulla risposta da darmi; in quel momento il suo cellulare squilla, lui legge il nome sul display e tende le labbra in un ghigno malvagio.

«Hai ragione lo conosco, lavora per me. Sei stato bravo a fare 2+2 ma non sei stato abbastanza svelto: mentre ti racconto quanto ti odio e quanto ero disperato finché non ho incontrato Cristian capendo che potevo sfruttalo a mio favore, lui sta compiendo la mia vendetta occupandosi della cara cuginetta di cui non ha memoria e di cui si ciberà fino ad ucciderla».

Sgrano gli occhi. «Di cosa stai parlando?».

«Ho appena ricevuto un sms di Cristian, è nel mio magazzino che si gode la compagnia di Penny…».

«Ho meditato vendetta talmente a lungo Derek! Quasi non potevo credere alla mia fortuna quando ho incontrato Cristian, un cacciatore lasciato senza memoria da colui che lo ha trasformato in vampiro e per giunta discendente di Pearl! Me lo hai confezionato alla perfezione! Non sarei riuscito ad ideare di meglio io stesso! Il resto è stato semplice. Ho messo Penelope sulla tua strada, sapevo che non avresti resistito al fascino di quella donna, buon sangue non mente no? Volevo uccidere i tuoi fratelli con quella bomba, non te. Per te il piano era diverso, volevo sapessi esattamente quello che ti stavo togliendo, volevo che soffrissi come ho sofferto io. Prima di darti il colpo di grazia. Adesso la guarderai morire e anche questa volta non potrai farci niente».

Gira lo schermo del suo computer verso di me e mi mostra le immagini della telecamera di sicurezza del suo magazzino.

«Fotogenica non credi? Anche sua zia veniva bene nei quadri», mi deride il bastardo.

«Se pensi di uscirne vivo Cromberg ti sbagli di grosso», ringhio io.

«E come vorresti fermarmi Derek? Dimmi sono curioso», sto per attaccarlo ma dal nulla appaiono tre vampiri alle mie spalle e mi immobilizzano.

«Sei sempre stato un vigliacco. Avrei dovuto ucciderti quella notte».

Il ghigno scompare dal suo volto che torna ad essere una maschera di ghiaccio.

«Avresti dovuto Derek. Qualsiasi cosa sarebbe stata meglio di quello che ho vissuto dopo che hai infangato il mio nome, almeno fino a che non sono diventato un vampiro ed ho avuto l’eternità per compiere la mia vendetta. Adesso sarai tu a perdere tutto e più ti opporrai, più lei soffrirà. Fagli vedere Cris», lo sento dire al microfono.

A queste parole Cristian si avvicina a Penny, inerme e legata ad una sedia, la prende per i capelli tirandole indietro la testa, e la morde.

E il suo urlo muto dallo schermo risuona con il mio nella stanza.

PENELOPE

Cristian sembra un’ altra persona. Da quando ho ripreso conoscenza ho cercato di parlargli, ma nulla di quello che gli ho detto ha sortito effetto. Sembra non ricordarsi chi sono.

I denti che sono penetrati nella mai carne, sono stati affondati come due coltelli. Senza pietà. Ho paura. Tanta paura.

«Basta così Cris» dice la voce i Daniel proveniente dagli altoparlanti.

Smetto di urlare quando si allontana.

Le lacrime mi offuscano la vista, ma sento una porta cigolare mentre viene aperta.

Sbatto le palpebre frenetiche fino a che la vista non si schiarisce. Stanno portando Derek nella stanza di peso. Con la testa ciondolante che poggia sul petto, i piedi che strisciano, capisco che gli hanno fatto qualcosa.

«Derek!» grido per farmi sentire da lui. Ma non si muove.

«Che gli avete fatto?» grido ancora rivolta ai due che lo stanno depositando su una sedia.

«Ancora nulla, mia cara Penelope» interviene Daniel apparendo dalla stessa porta da cui è entrato Derek.

«Lascialo andare!» ordino disperata.

Daniel ride di gusto avvicinandosi a me. «Sei fortunata piccola umana. Potrai fare parte della mia vendetta» mormora al mio orecchio.

DEREK

Distratto dalle immagini di Penelope, i complici di Daniel mi assalgono fino a immobilizzarmi. Sento come una puntura d’ ape sul collo. Sicuramente mi hanno iniettato qualche droga, perché sono quasi svenuto.

Adesso sono seduto su una sedia. Sento la voce autoritaria di Penelope rivolgersi a qualcuno. Sono sorpreso dalla forza e dal coraggio che dimostra anche in questa situazione.

La droga non mi lascia vedere bene, ma sento il suo odore e quello di Daniel. Cerco in tutti i modi di risvegliarmi da quel torpore, ma invano.

Conta un’unica e sola cosa. Devo salvare Penelope. Non posso perderla come Pearl. Penelope è tutto.

Dannazione, questa schifosa droga non mi permette di ragionare con lucidità! L’unica cosa che riesco a fare è cercare di tenere gli occhi aperti e fissi sulla mia donna, ancora legata davanti a me, con il collo che gocciola sangue in un modo che mi attorciglia le budella.

«Liberate l’umana, è me che volete» la voce mi esce pastosa.

«Oh no, caro Derek, così è troppo facile» il sorrisetto di Daniel è disgustoso. «Ragazzi, ditemi… dopo Christian, di chi era il turno?» finge di pensarci un attimo «ah, sì… di Russell. Ora tocca a lui, se non erro.»

Così dicendo, mi afferra i capelli con una presa disumana e mi raddrizza la testa solo per farmi osservare bene lo spettacolo. Uno spettacolo agghiacciante.

Perché il suo uomo più grosso, una montagna obbrobriosa di muscoli, si avvicina alla mia donna, le inclina il viso da un lato nonostante le sue grida disperate, ed affonda i canini nella sua carne viva, dall’altro lato del collo rispetto allo scempio di suo cugino.

«Cristo santo, basta! Lasciatela andare, cazzo!» mi divincolo così tanto che le corde mi segano le braccia. Ma non me ne frega niente. Me le amputerei entrambe pur di salvare Penelope.

E la risata oscena di Daniel fa da eco alle grida sempre più flebili della mia donna. Della donna che amo.

Cristo, sì. La amo. E rendermene conto proprio quando sono sul punto di perderla mi distrugge ogni grammo di sanità mentale. Sto per puntare i piedi a terra e darmi lo slancio per gettarmi addosso a Daniel con la sedia ancora sotto di me, quando all’improvviso le porte del magazzino si spalancano di colpo.

E la testa mozzata dell’uomo che stava di guardia all’esterno rotola sul pavimento davanti a me.

In un attimo si scatena l’inferno. Sangue e interiora sparse in ogni dove. I miei fratelli sono come impazziti mentre colpiscono gli uomini di Daniel. La droga inizia a scemare e le energie ritrovate portano anche una gran sete di sangue. Strappo le corde infischiandomene del dolore che mi provoca e mi avvento su Daniel come una belva selvaggia e senza dargli il tempo di reagire affondo la mano nel suo petto e gli strappo il cuore per poi portare le mani sulla sua testa e strapparla insieme a gran parte della spina dorsale. Ora che Daniel è morto mi guardo intorno. Quasi tutte le guardie di Daniel sono morte. L’unico sopravvissuto, Cristian, è tenuto a terra da Joshua. Penelope è ancora legata con la testa piegata in avanti e le ferite al collo che sanguinano copiosamente. La libero subito dalle corde per poi prenderla in braccio e distenderla in parte a terra.

E’ quasi fredda e il battito del suo cuore è pericolosamente lento.

«Gattina ti prego, apri gli occhi. Joshua non risponde», grido tra le lacrime. «Non respira…amore mio ti prego apri gli occhi, parla, mandami a fanculo ma ti prego fai qualcosa», mormoro mentre cullo il suo corpo inerme.

Mikaela mi appoggia una mano sulla spalla. «Non c’è più nulla da fare Dek, lasciala al suo destino».

Mi scrollo la sua mano di dosso «Io la amo voi non capite, è lei, è sempre stata lei la mia seconda opportunità, dovevo solo incontrarla», urlo cullando sempre la sua testa.

Una risata amara interrompe il nostro ultimo momento.

«Pezzo di merda, lei era tua cugina» ringhia in faccia a Cristian Joshua alzando una mano per strappargli la testa.

«Fermo. Lascialo a me», gli dico.

Una calma glaciale è scesa sul mio corpo e con uno scatto mi avvento su Cristian tempestandolo di pugni.

«Non l’avrai mai». Un rantolo gli esce dalla bocca e con una rabbia da predatore qual sono, mi avvento sulla sua gola snudando le zanne e sgozzandolo all’istante. Rialzandomi un pensiero fugace trapassa la mia mente. «No. Non è ancora finita». Chinandomi sul suo corpo gli stampo un bacio a fior di labbra sussurrandole: «Ti amo. Torna da me» e facendole bere il mio sangue affondo le zanne uccidendola del tutto.

Sono passati solo 5 minuti ma sembrano passate ore quando con un respiro a pieni polmoni Penelope torna da me. Con una nuova vita che io sarò ben lieto di insegnarle a vivere.

«Sbaglio o mi sembra di aver capito che mi ami, Mr Webb?»

Di slancio la abbraccio! Stringerla tra le mie braccia mi conferma che il mondo si è completato nel momento stesso in cui ha aperto gli occhi. Sentire il suo calore, il respiro della vita che si infonde in lei! Anche se non credevo in Dio, lo ringraziai promettendo di proteggerla, tenerla al sicuro da qualsiasi cosa per il resto della mia esistenza.

Penelope, la mia cazzuta gattina, dagli artigli affilati, pronta a sacrificarsi per me. Lo meritavo? Meritavo lei e il suo amore?

Scostandomi leggermente la guardo negli occhi. Basta quello per farmi capire di amarla profondamente. Dalla prima volta che ho posato gli occhi su di lei, il mio cuore l’ha riconosciuta come mia e solo mia. Pearl non è stata nulla in confronto a Penny. Non è una seconda possibilità, come avevo immaginato, ma è la mia unica ragione di continuare per quel sentiero di oscurità che la condizione di non morto mi impone.

Dio, grazie!

«Mi crederesti se ti dicessi che ti ho amata dal primo momento che i miei occhi si sono posati su di te?» le dico, mentre studio il suo viso bellissimo per cercare di imprimerlo a fuoco nella mia anima.

Il sorriso aperto che mi regala incrina quel che resta della mia coscienza. «Lo so. Come io ti ho amato prima di conoscerti» risponde, mentre mi accarezza il viso.

Non resisto più. La bacio. Un bacio disperato, ma dolce per mostrarle che nonostante mi faccia impazzire con la sua risolutezza, la amo più di me stesso.

Accarezzo le sue labbra con la lingua chiedendo il permesso di poter entrare per assaggiarla. E lei me lo permette venendomi incontro fino a quando le nostre lingue non si ritrovano a ballare un lento valzer sensuale.

Penso solo a quanto l’amo, alla fortuna di averla incontrata.

Con una carezza timida Penelope passa la lingua su uno dei nei canini. Le fiamme di desiderio si accendono come uno schiocco divampando in ogni fibra del corpo.

Scordo dove ci troviamo. Scordo quello che è successo, e i cadaveri senza testa accanto a noi. Anche l’ultimo residuo della droga sparisce.

Inizio ad accarezzarle la schiena, fino a che le mani non finiscono oltre l’orlo del vestito sfiorandole le cosce lunghe e sode, risalendo su, sempre più su, mentre lei ha iniziato a leccarmi i canini allo stesso ritmo con cui muove i fianchi.

Non devo fare altro che assecondare quella sua smania di piacere data dalla nuova vita e sarà mia.

Bacerei ogni angolo del suo corpo alleviandole il dolore tra le gambe, soddisfacendo le sue voglie fino a che non sarei scivolato lentamente dentro di lei. Piano, facendole sentire ogni centimetro, ogni vibrazione che mi avrebbe provocato, facendola gemere fino a implorare di più.

La mano leggera di Penelope scivola tra di noi fino a posarsi sul mio sesso già pronto per lei. Con la stessa smania dei suoi fianchi e della lingua, anche la mano segue quel ritmo disperato.

«Ma dai, Dek. Abbiamo capito che sei felice, ma hai appartamenti in tutta Boston! Vai in una stanza, per l’amor del cielo!» interviene mia sorella, quasi disgustata.

Ricordando di dove ci troviamo mi allontano da Penelope quel che basta per guardarle il viso arrossato.

Sorride raggiante, fino a iniziare a ridere divertita e un po’ imbarazzata.

Le stampo un bacio veloce sulle labbra.

«Andiamo, meglio occuparci di te adesso» le dico.

Ci alziamo cauti per non scivolare su tutto quel sangue. Oltrepassiamo il cadavere di Daniel lasciandolo alla sua morte e relegandolo nel passato.

Adesso la donna a cui tengo la mano è il mio passato, il mio futuro, il mio presente.

EPILOGO

Sono passati cinque mesi dalla trasformazione di Penny e siamo insieme ora. La guardo, mentre con espressione soave ancora dorme. Non posso fare a meno di pensare che questa ragazza è il Paradiso. Con lei mi sento finalmente in pace, appagato. Lascio la mia parte oscura e ritorno l’uomo con un cuore che batte, animato da buoni propositi. Non so cosa ci riserverà il futuro ma voglio credere che sarò felice con lei, ho bisogno di crederlo. In fondo, anche se siamo vampiri, abbiamo scelto di reprimere la violenza che anima la nostra razza e il nostro amore in questo ci aiuta. Le sue palpebre tremano, sta per svegliarsi. Mi avvicino a lei e mi siedo su letto, al suo fianco, cosicché possa essere la prima cosa che vedrà appena sveglia.

«Buongiorno, gattina mia» Mi ricambia il sorriso mettendosi a sedere sul letto e così facendo, il lenzuolo la scopre. Il suo ventre ormai non può più nascondere la sua maternità imminente. E’ la visione più bella che potessi vedere.

Pearl aveva ragione: un vampiro che sceglie di perseguire il Bene e abbracciare l’amore, può compiere il miracolo e riprendere contatto con la sua parte umana. E io e Penny ne siamo la prova.

Le carezzo la pancia e le appoggio un bacio sulle labbra. Lei mi sorride teneramente, Dio, quanto è bella.

«Allora mammina, come ti senti?». Alza il sopracciglio con quel suo fare lezioso che adoro.

«Impaziente di vedere come ti farà stare sui carboni ardenti tuo figlio».

«Piccola impudente!». Rido, stringendola tra le braccia. «Se sarà come sua madre, sarà una piacevole tortura».

PENELOPE

«Caspita, sono un vampiro, se qualcuno me l’avesse detto cinque mesi fa, l’avrei preso per pazzo», sorrido a Derek con aria piacevolmente sorpresa.

«E non sei una vampira qualunque, gattina, perché sarai la mia bellissima compagna per l’eternità», accosta la mano al mio viso e mi sfiora il labbro inferiore col pollice, mentre l’altra mano accarezza il mio splendido pancione.

«Dimmi, amore» inarco un sopracciglio con aria di sfida. «Cosa fanno i vampiri di così interessante per tutta la loro lunghissima vita?»

Il suo ghigno preannuncia una risposta un po’ oscena.

«Semplice, tesoro. Succhiano. Succhiano. E ancora… succhiano. Ormai dovresti averlo imparato in questi mesi» nel mentre, si lecca le labbra con estrema sensualità.

«Davvero?» reggo il suo gioco con aria birichina. «Allora dovrò continuare ad esercitarmi, tu che ne pensi?»

Mentre parlo, inizio a gattonare sulle lenzuola fino ad arrivare all’altezza del suo inguine, dove una magnifica erezione svetta già tesa e pulsante.

Senza mai distogliere il mio sguardo impudente dal suo, gli afferro il membro con tutto il palmo della mano.

«Cristo santo» Derek sta ansimando. E sapere che il merito è mio è eccitante da morire. «Dico che più ti eserciti, meglio sarà per entrambi» la sua voce è già roca.

«Allora prometto che sarò una brava alunna, di quelle diligenti, sempre attente e scrupolose» così dicendo, appoggio la mia lingua alla base dell’asta e la inizio a leccare dal basso verso l’alto. E poi di nuovo nel verso opposto.

«Dio onnipotente» Derek boccheggia. «Sarai promossa a pieni voti e ti assicuro che…»

Ma il mio uomo non continua più. Perché nel mentre gli prendo il membro in bocca, facendolo gemere senza un briciolo di ritegno, succhiandolo tutto come una brava vampira.

Perché è questo che fanno i vampiri, oppure no?

E finalmente Derek Webb abbandona il suo inferno, per conoscere un pezzetto di paradiso.

AUTORI

Alessandra – Alessia –  Andreea Cristiana – Daniela – Federica – Federica R. – Federica T.Ilenia Jenny  – KatrinLidaMaria GraziaMaryMonica Silvia – Therry – Viviana

IL DIETRO LE QUINTE DEL RACCONTO…

PERCHE’ IL DELIRIO E’ CONTAGIOSO

Giada Alloraaaaa…siamo bloccati in ascensore! Che succede ora?

Viviana Giada continua tu, io li non ci entro 

Giada : Si apre la botola e esce la scritta: “SEI SU SCHERZI A PARTE”

Viviana  Appare il cartello” ti piacerebbe eh??”

Giada  E metticele du mani addosso!Una slinguazzata Ancora alla bocca siamo!!!!  Ora lui dovrebbe lasciarla lì, a bocca asciutta, e dirle di tornare a casa che è tardi. Prossimo incontro…lei lo lascia in bianco, pisello pulsante alla mano

Alessandra  Io mi lascio trasportare dall’intuizione del momento, non pianifico, sparo a casaccio! 
NB. Per le minorenni del gruppo: quando parliamo di succhiare, ci riferiamo al Calippo alla fragola, ovviamente. 
Daniela qui si inizia a succhiare… CALIPPO AL GUSTO: GLOBULI ROSSI E PIASTRINE. (è l’ultima novità della Algida)

Cap  Continuo io…Squilla il telefono. Lui risponde e la sua espressione muta.
“Vestiti, sta arrivando mia madre”. No, scherzo…mi eclisso di nuovo 
🙂 Sentiamo bussare alla porta. Dopo tanti trastullamenti finalmente lui stava per decidersi a entrare ma si solleva di nuovo dal mio corpo. “Cazzo, mio fratello!” La smetto, giuro che la smetto. Prima o poi. Sì ma…la descrizione della verga rotante la vogliamo saltare?!? Si trasforma in un razzo missile, con circuiti di mille valvole…

Monica ……………..Rivestiti Penelope, per stasera abbiamo finito”

Cap  “Rivestiti, arriva mia madre” era più carino 😉 Prima è una gatta in calore poi è incazzata che… Anita Blake, spostati che passo io….questa è in piena psicosi 🙂

Ho visto che li avete già fatti uscire dalla camera da letto ma non volevo deludervi…
Sentiamo bussare alla porta. Siamo ancora sudati e ansanti, lui è ancora dentro di me e non accenna a sfilarsi. Quando però la persona al di là della porta comincia a urlare lo vedo irrigidirsi. Strano, perché sotto invece si sta ammosciando.
Incredula lo guardo aprire la porta ma non sono preparata a ciò che accade e non faccio nemmeno in tempo a coprirmi.
Una drag queen entra come un tornado nella stanza cominciando a inveire contro entrambi

Katrin Prima le fai strappare la biancheria e squarciare il vestito con il pugnale e poi la fai rivestire?!?! E poi che cosa si è messa addosso che quello là non le ha prestato neanche un paio di mutande
 ci credo che il portiere la guardava!!! 

Alessandra  Ho seguito il post di sopra, si è messa la camicia di Webb. Io seguo la scia! 

Viviana  Ahahah colpa mia!  Va beh dai, facciamo che lui è alto alto e la camicia le sta bella lunga! 


Alessandra
 Anche se le copre la NATURA e le lascia le gambe nude che problema c’è? Tanto Paul è un bravo autista coscienzioso! Non abbiamo mai detto com’è fatto Paul! Potrebbe essere un vecchietto coi baffi bianchi, in giacca e cravatta, o magari un super gnocco palestrato e vestito di nero da macho sexy!!!!

Federica  Opto per il vecchietto… fa simpatia  Un giovane vecchio, per capirci 

Silvia  Veronica qui bisogna riflettere bene, la storia si complica, bisogna pensare a Paul, a Joshua e soprattutto agli antefatti con Pearl. Vediamo cosa tira fuori Viviana.

Cap Buttiamolo tutti dentro al letto. Drag queen compresa.

Alessandra  Per dispetto, facciamola trombare con Paul sopra il cofano della limousine!!!! 

Ilenia  Letto tutto ora! appena ho un buco libero mi inserisco

Alessandra  ATTENTA A NOMINARE UN BUCO LIBERO… in questi giorni potrebbe essere pericoloso!

Cap  “hai più nessun parente da presentarmi?! perchè tra tua madre, tuo fratello e la tua…il tuo…come devo chiamarlo? il tuo amico travestito, ne ho viste di tutti i colori!”

Glielo ha fatto sentire un secondo e mezzo attraverso la stoffa dei pantaloni e lei è già gonfia e bagnata 🙂 ora se glielo fa vedere lei comincia a gridare tipo Harry ti presento Sally 🙂

“Mentre le sue dita mi sfrucciano dentro in un modo lento e delizioso sento vibrare la sua tasca e… no, non è quello che penso, non sta vibrando come un martello pneumatico nell’attesa di unire finalmente i nostri corpi. Proprio per un cazzo (appunto). no, è il cellulare.
Visto che ignora la vibrazione, parte pure la suoneria, che attira l’attenzione su di noi più di qualunque cosa stessimo facendo due secondi fa, in piedi, in mezzo a tutte queste persone.
– scusa, piccola. Devo rispondere, potrebbe essere mia madre.”

Dalla toilette accanto sentiamo suonare un cellulare. Dopo qualche istante qualcuno bussa con discrezione alla porta – Mr. Derek, è lì dentro? – si schiarisce la voce – la prego di scusarmi ma ho sua madre in linea. Dice che non risponde alle sue chiamate.

Alessandra  Ve li ho lasciati in fase “padre confessore” adesso, a meno che lui non la azzanna o la strangola perché lei non si fa i ca**i suoi, potrebbero finalmente parlare (dopo 2500 post di bombate.) Katrin Monica Viviana Cristiana Federica Ilenia  e non mi ricordo più chi partecipava….forza!!!! Che Derek è rimasto col Calippo di fuori in bagno! 

Cap Cosi impara a tirarlo fuori ovunque.

Viviana  La squadra del calippo!

Alessandra  Da ora in poi saremo “Le Calippine Ingrifate”!!!! Siiiiii! 

Cap  Ma nei punti soft cosa ci mettiamo?! Questi due chiavano e basta :)(Scusate il francesismo). Ah, ho trovato! Finalmente Derek risponderà al telefono 🙂 siiii!!!

Lida  Lo so é piccolo T.T ma ho cercato di rientrare nei venti minuti e almeno ha affondato il calippo

Alessandra  CONTINUO IO (così rimette il Calippo nel surgelatore. Adesso il Calippo è nel surgelatore, da questo momento in poi potete farli chiacchierare, conoscere, confessare, coccolare, sbaciucchiare…insomma, quello che vi pare. Una sola domanda: lei è rimasta in macchina o l’ha riportata a casa?

Monica  Quando io ho scritto veramente erano ancora in macchina 

Cristiana  Opssssss non ci avevo dato peso scusate ho scritto di getto Ho ignorato completamente la macchina 

Federica T. Eh va beh, la avrà lasciata nel buio in macchina e lui si sarà teletrasportato altrove. Che ne sappiamo noi! 

Monica  Infatti! 

Cristiana  O magari ha comunicato con il pensiero all’autista di fermarsi ed è sceso … L’autista come si chiamava l’autista??? 

Monica  Paul! Magari è un vampiro pure lui e la limousine ha il dispositivi dell’Enterprise. Li ha scaricati per strada senza che se ne accorgessero!

Alessandra  Paul !!!!!!!!!! adesso la consola lui!

Ilenia  Gli fa vedere il VERO calippo «Le somigli un po’ sai?» mi dice lui con tono sexy da morire, sollevando un sopracciglio con fare accattivante mentre si appoggia al cofano della limousine.
«A chi?»
«Alla mia ex moglie, quella gran zoccola. Col divorzio s’è portata via tutto: la casa al mare, quella in montagna, il camper, la moto, lo skateboard, la motozappa e pure la Panda a metano» mi sorride compiaciuto. «Però era gnocca da fare schifo. E tu sei gnocca quanto lei.»
«Ah… grazie…» sono allibita. 

«Allora, visto che il mio padrone è uno stronzo patentato ed è più grezzo di un senzatetto ubriaco, che ne dici di invitarmi in casa e lasciarti consolare da me, baby?»
«Consolare? In che senso?» sono sempre più allibita.

«Asciugarti le lacrime coi fazzolettini Scottex e prepararti una camomilla mentre ti massaggio i piedi e ti canto “all you need is love”» sghignazza contento. «No, non è vero. Sto scherzando. Voglio solo scoparti a sangue per tutta la notte.»
«Oh… che vuol dire a sangue?»

«È un modo di dire, baby, tranquilla. Io non mordo come la sanguisuga per cui lavoro» fa un passo verso di me e ammicca sensuale. «Allora? Che ne dici? Ti fai sbattere da me?»
«Ehm… veramente, io…» sono sempre più allibita. Ma da quant’è che non tromba questo qui?

«Tempo scaduto, bellezza» detto questo, si china verso di me e mi carica in spalla come un sacco dell’immondizia, mi porta dentro casa aprendo da solo il portone col duplicato delle chiavi che ha fatto di sua iniziativa due giorni fa e poi mi lancia sul letto come se fossi un pallone da football.
Dopo di che, si apre la cerniera dei pantaloni e mi mostra il suo Calippo. E io urlo. Perché è talmente enorme che sembra un braccio dell’Incredibile Hulk. Ed è grazie a lui che continuo a gridare per tutta la notte

Cap Pearl si è suicidata a causa delle chiamate continue della madre di lui..

“Vorrei davvero unirmi a Derek per l’eternità ma sono molto combattuta….l’idea che anche sua madre sia “eternamente” tra noi mi preoccupa non poco.

 Perché, certo…anche mammina cara è vampira 😀

Non vi volevo svelare tutto subito ma….Paul e la madre di Derek hanno avuto una storia…Derek in realtà è suo figlio.

Viviana  È per questo che Paul suona sempre al campanello??

Cap  Si, lui glielo vuole dire ma la madre vuole impedirglielo x questo lo chiama sempre, se è occupato al telefono non può rispondere alla porta!

Alessandra : ………….«Erik? Ci sei? Devo salire di sopra oppure…» ma non riesco a finire la frase, perché all’improvviso sento qualcosa pungermi il collo. E poi un bruciore. Che si espande. Ancora e ancora su tutto il mio corpo.
E all’improvviso la mia mente si offusca e precipito in un abisso nero.

Cap “Ora ti butto nell’umido, così la smetti di star dietro a mio figlio!!!”

 “E mentre la mia mente gira in un vortice di emozioni contrastanti riesco a pensare che di solito sto davanti a Derek. Oppure sopra. O sotto. Ma dietro ancora no. Va a finire che la vecchia mi ha confuso con il suo amico travestito…”

“Quindi rinuncerai a dirglielo?” chiede Madre corrugando la fronte.
“Sai che ci ho provato ma me l’hai impedito con tutti i mezzi.”
Lei fa spallucce “era mio dovere, non potevo lasciartelo fare.
Restano in silenzio a guardare il nastro d asfalto che si snoda davanti a loro. 

“E ora cosa faremo?” chiede Paul sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“Fallo ancora e ti amputo le dita con la ghigliottina tascabile. E considerati
fortunato che io mi limiti alle dita…”
Paul inghiotte nervosamente; del resto sa che con Madre non c’è da scherzare. Per fortuna lei non ha ancora capito che è stato lui a farle sparire il cellulare x evitare che importuni di nuovo il figliolo e la sua nuova famiglia.
Vorrebbe prenderla per mano ma neanche questa gli sembra una mossa molto saggia. Cosi resta fermo, per non sbagliare.
Un vecchio furgoncino modello figli-dei-fiori di un colore a metà tra il giallo sporco e il marrone chiaro accosta di fronte a loro.
Un…uomo…è un uomo, vero? Si sporge dal finestrino e saluta con la mano. Indossa assurdi occhiali da sole con lenti gialle, arrotolato al collo ha un boa di piume rosa e sembra avere addosso un tutina piena di lustrini.
“Da che parte andate?”
“Ti sembriamo autostoppisti?!” fa Madre con aria sdegnata.
“Oh no, molto peggio…mi sembrate due disperati che non hanno idea di cosa fare.”
Madre e Paul si guardano; è l’uomo a fare un cenno d’assenso.
“Potrebbe anche essere.”
Occhialini gialli sorride “io vado a est.”
Paul guarda Madre, sa che sarà lei alla fine a decidere.
La donna sospira “perché no? ” domanda aprendo il portellone. “Un tratto di strada e poi vedremo”.

“Secondo me vi starò cosi simpatico che non vorrete più lasciarmi” dice Occhiali gialli.
“BAH, vedremo” Paul non ne è convinto ma qualsiasi cosa è meglio che stare seduti sul bordo della strada ad ascoltare Madre che minaccia di evirarlo.
“Com’è che avete deciso di partire?” chiede il loro muovo amico rimettendo in moto.
“È tempo di lasciarsi il passato alle spalle” risponde Madre e Paul la ama ancora di più per quella risposta.
“Ahhh, vale anche per me” fa Occhiali gialli. “Un uomo mi ha spezzato il cuore, alla fine ha scelto una donna.”
“Che stronzo” sospira Madre.
“Già, ma non voglio più pensarci. Abbiamo una vita sola, no? Non siamo mica immortali. Quindi tanto vale godercela finché ce n’è”
Madre guarda Paul e l’uomo si limita a sorriderle appena.
“Beh vedremo, sara quel che sara” Occhiali gialli alza il volume dell’autoradio mentre il furgoncino sfreccia lungo la strada lasciandosi dietro una nuvola di polvere

E come direbbe Derek “wattpad, succhiami il calippo!”
Noi siamo mooolto più avanti di wattpad!!!

Fine

CARO LETTORE,

SEI ARRIVATO ALLA FINE DI QUESTO RACCONTO SCRITTO DA PIU’ AUTORI.

GRAZIE ALLA “RACCOLTA DI RACCONTI MADE IN RFS”, SUL GRUPPO FACEBOOK RFS ROMANTICAMENTE FANTASY, ALCUNI LETTORI E ALCUNI SCRITTORI SI SONO MESSI IN GIOCO E HANNO DATO VITA AL RACCONTO CHE HAI APPENA LETTO ALTERNANDO I LORO PENSIERI E IL LORO MODO DI SCRIVERE.

SPERIAMO CHE TI SIA PIACIUTO E TI ABBIA FATTO DIVERTIRE COSI’ COME E’ SUCCESSO A NOI QUANDO LO ABBIAMO SCRITTO.

CI “RIVEDIAMO” AL PROSSIMO RACCONTO.

BUONE LETTURE!!!

Racconti a più mani made in RFS GROUP
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baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^
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