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Otaku per passione: Recensione “Mary e il fiore della strega”

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Regia di Hiromasa Yonebayashi

Gruppo Ponoc

Bentornate, care fenicette, nel magico mondo degli otaku!

Quest’oggi vorrei parlarvi di un anime che ha sancito la fine e l’inizio di un’era, dal tramonto dello studio Ghibli, alla nascita dello studio Ponoc. Ma andiamo per gradi e parliamo prima della trama della storia.

Mary è una ragazzina di undici anni, allegra e intraprendente. Affidata alla zia per alcuni giorni, in attesa del ritorno dei suoi genitori impegnati nel lavoro, si gode gli ultimi giorni di vacanza prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. I suoi capelli, color del fuoco, le hanno sempre dato pensiero e continuano a farlo: mal giudicata e canzonata per essi, si tiene in disparte, facendo amicizia con difficoltà. Unico suo contatto, un ragazzo di nome Peter, che comincia a prenderla in simpatia, non mancando comunque di punzecchiarla a dovere. Mary cerca di rendersi utile a modo suo, collaborando per esempio con il giardiniere. Purtroppo, essendo molto vivace, si ritrova a combinare un mucchio di guai. La monotonia delle sue giornate viene spezzata, però, grazie a un gattino nero. La bambina, inseguendolo nel bosco, non solo trova uno strano fiore azzurro (che scoprirà, poi, chiamarsi proprio “il fiore della strega”), ma anche un’antica scopa, incastonata in un albero della foresta. L’associazione dei due artefatti donerà alla protagonista la proprietà momentanea di compiere incantesimi, conducendola a una scuola di streghe e stregoni al di là delle nuvole. A breve, però, la piccola scoprirà che non è sempre oro ciò che luccica. La preside della scuola, in effetti, si scoprirà subito essere una donna crudele e ambiziosa, che insieme a uno strano scienziato dall’aria maligna, pur di privare Mary del suo fiore miracoloso, tenterà di ricattarla, rapendo il suo amico Peter. Da quel momento in poi la storia si complicherà molto, portando la quasi streghetta a conoscere il segreto della sua famiglia, della scuola e del fiore. Così, si troverà a fare delle scelte che cambieranno definitivamente la sua vita.

Con chiare impronte del maestro Miyazaki, l’opera ripercorre la formazione che il regista Yonebayashi ha completato all’interno dello studio Ghibli. Pur non avendo i toni lirici e i significati reconditi delle sue sorelle maggiori, “Mary e il fiore della strega” costituisce, secondo me, un buon inizio per il neonato Studio Ponoc. Nella protagonista possiamo rivedere per esempio il volto di Kiki, nei nemici e nel ragazzo anche un po’ dell’influenza di un anime come “Conan, ragazzo del futuro”, i famigli riprendono anche loro storie già ripercorse, ma si vede il tentativo di metter ordine nel caos interpretativo che il buon regista ha con gli anni immagazzinato. Si cerca evidentemente di compiere un’opera lirica, alla quale forse non erano ancora pronti, sia a livello stilistico che narrativo. Non dimentichiamoci, infatti, che ciò che faceva dei prodotti dello Studio Ghibli delle autentiche opere d’arte, era la ferma decisione del maestro Miyazaki di produrre esclusivamente opere realizzate alla vecchia maniera, senza l’ausilio del computer. In questo caso, il regista Yonebayashi fa un passo avanti, diventando più coraggioso e cominciando a cimentarsi con il nuovo metodo d’animazione, pur continuando a portare avanti la qualità dello studio Ghibli. Purtroppo lui e il suo staff, composto da competenti professionisti, dovranno darsi molto da fare per trovare una nuova chiave di lettura interpretativa che appartenga esclusivamente a loro. Critiche a parte, a me personalmente è piaciuto molto. Si risente, è vero, di un’analisi della letteratura occidentale, come i romanzi di “Harry Potter” e “Le Cronache di Narnia”, ma questo dimostra soltanto che si è guardato intorno, cercando nuove fonti per le sue storie.

Tratto dal romanzo di Mary Stewart, “La piccola scopa”, Mary e il fiore della strega raccoglie una sfida mastodontica, che è quella di ereditare il nome, le prerogative e l’immagine dello Studio Ghibli, rinnovandosi e trasformandosi, ma cercando di mantenere un livello qualitativo difficilmente eguagliabile.

Comunque, secondo me, le premesse ci sono. Dovranno tener duro e, come tutti i piccoli nati, ci potranno essere cadute e momenti critici, ma alla fine il neonato studio Ponoc ci regalerà, sicuramente, momenti indimenticabili.

Coraggio Yonebayashi, Nishimura e company, ci aspettiamo grandi cose da voi!

A presto, mie Fenici!

Serena Oro

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