Home / Lo scrigno delle emozioni, concorso racconti inediti autori / Lo scrigno delle emozioni : Sweetheart di Tiffany Reisz

Lo scrigno delle emozioni : Sweetheart di Tiffany Reisz

Testo della traduzione.
Il personaggio di Jesse Scott è la creazione della ridicolamente talentuosa scrittrice YA Miranda Kennelly. Jess è la star dell’ancora inedito romanzo “Best. Day. Ever”(Il più bel giorno della mia vita). Mi sono subito innamorata perdutamente di lui e ho scritto delle storie interconnesse tra il mondo di Miranda e quello di “Peccato Originale.”
Sto postando questa storia su richiesta dei lettori.
Non voglio sentire una sola parola a proposito del sesso con minorenni nella storia. Lui ha sedici anni, è in regola. Gli adolescenti fanno sesso tutto il tempo. Questo è quello che fanno. Inoltre, questo è un romanzo. Non siete obbligati a leggerlo se non lo desiderate. Siamo d’accordo? Bene. Buona lettura.

(Questa storia si svolge circa due anni e mezzo prima di “The Siren” e due anni prima de “Il metronomo”.)

Separatore-Grigio-e-Rosso

La limousine NON era stata una sua idea.
Jesse Scott guardava fuori dal finestrino della limousine mentre si avvicina alla Bridgestone Arena e al temuto red carpet.
“Jess… cosa c’è che non va?” Gli chiese Brad, il suo manager, mentre la loro limousine si univa alla carovana delle altre in attesa di far scendere il loro carico di celebrità di fronte all’Arena. “Nervoso?”
“Un po’. E lo smoking è fuori luogo. Sono un cantante country. Rivoglio indietro i miei jeans!”
“Tu sei un cantante country che non ha mai guidato un trattore o cavalcato un cavallo. Potrai riavere i tuoi jeans il giorno in cui metterai piede in una vera fattoria. Ci siamo capiti?”
“Come vuoi.” Jesse si chinò in avanti e gridò all’autista della limousine. “Deviazione! Mi porti in una fattoria, per favore.”
Brad sospirò pesantemente. Jesse sapeva che probabilmente stava rimpiangendo il giorno in cui aveva assunto il ruolo di suo manager, quattro anni prima. Al quel tempo appena dodicenne, Jess era stato un prodigio del country, la versione maschile di LeeAnn Rimes. La sua prima canzone aveva stracciato tutte le classifiche e stabilito il record del cantante più giovane a raggiungere la vetta della top-ten nella storia della musica country. Anche le classifiche pop si erano piegate ai suoi giovani piedi, quattro anni prima. All’epoca c’erano stati detrattori degli scettici. Tutti dicevano che, non appena la sua voce sarebbe cambiata, lui avrebbe perso la sua accattivante genuinità e qualche altro svariato tipo di attrattive. L’anno precedente era stato abbastanza difficile e Jess aveva quasi cominciato a credere a quegli scettici. A quindici anni, la sua voce gli si era rivoltata completamente contro e Jess aveva trascorso quasi sei mesi a non fare nient’altro che allenamento vocale con il suo insegnante di canto. Adesso, a sedici anni, Jess era sopravvissuto a quell’incubo e aveva una voce nuova di zecca a dimostrarlo. E la nuova voce che era emersa, non solo era più profonda e potente… era migliore.
Il suo secondo LP sarebbe uscito di martedì e quella sera, ai CMA awards, avrebbero debuttato sia il suo nuovo singolo sia la sua nuova voce.
“Sono i CMA awards, Jess. E tu sarai perfetto. Potrai toglierti i pantaloni dietro le quinte, se proprio devi.”
“Buona idea. Ci sarà qualche ragazza carina dietro le quinte?”
“Fai il bravo, Jess.”
“Perché? Non sono stato nominato per niente,” replicò Jess. Il suo nuovo album si sarebbe qualificato per i premi dell’anno successivo, ma non per quelli attuali.
“Lo sarai. Dopo stasera, chiederanno tutti che sia tu a vincere il premio come miglior performance, quest’anno.”.
Roteando gli occhi, Jesse si voltò verso il finestrino. Un’enorme folla di fan muniti di cartelli fiancheggiava la strada. Vide il suo nome su un bel po’ di cartelloni. Una ragazza in particolare attirò la sua attenzione. Sul suo cartello lesse. “Jesse Scott! Sei sexxy!”
Non solo carina, la ragazza era splendida e probabilmente sui diciotto o diciannove anni. E pensava che lui fosse sexy con due x.
“Jesse… ” disse Brad, notando l’oggetto del suo ossessivo fissare. “Non flirtare con le fan stasera. Devi mantenerti concentrato.”
“Non faccio altro che concentrarmi.” rispose Jesse sprofondando nel sedile di pelle. Era vero. Mentre i famosi adolescenti di Hollywood sembravano non fare altro che sesso e ubriacarsi tutto il tempo, Jesse non aveva mai bevuto una goccia d’alcol in tutta la sua vita, e non aveva fatto nulla più che baciare delle fan nel backstage di uno show. Odiava essere vergine.
Avrebbe voluto che la sua verginità fosse qualcosa di simile a un cerotto, qualcosa che potesse strappare rapidamente via solo per farla finita. Ma essendo una celebrità doveva stare spaventosamente attento. Il trapelare di una storia, o di una foto, avrebbe potuto rovinare la sua carriera. Certo, aveva avuto un paio d’occasioni per fare sesso. Solo che sembrava sempre per tirarsi indietro e andare via prima di poter andare fino in fondo con una ragazza.
La loro limousine era ora la seconda in fila per il red carpet. Jesse si sforzò di vedere chi stava davanti a loro. Chiunque fosse doveva essere veramente famoso a giudicare come la folla si mise a gridare alla sua vista.
La folla si aprì quel tanto che bastò a Jesse per riuscire a scorgere una minuta ragazza bionda in un lucido vestito d’argento e tacchi alti.
“Brad, guarda!” disse Jesse e la indicò. “È Sheridan Stratford!”
Brad non alzò nemmeno lo sguardo dal suo cellulare.
“Sì. Farà un duetto con Vince Gill, stasera. Qualche raccolta fondi per beneficenza.”
“Non sapevo che cantasse,” disse Jesse. Sheridan Stratford era la star dell’unico show televisivo che si fosse preso la briga di guardare, Empire City. Ambientato a New York, Sheridan recitava la parte dell’innocente, coccolata figlia di un crudele signore del crimine. Era uno sceneggiato cupo che opponeva il virginale personaggio di Sheridan, Angelica a Alexa, la sorella malvagia, lussuriosa e assetata di potere. Jesse non riusciva nemmeno a ricordare il nome della ragazza che recitava la parte di Alexa. Era nuda in quasi ogni episodio, mentre Sheridan faceva scalpore per non aver mai interpretato una sola scena di nudo. L’unico episodio in cui lei aveva indossato un costume da bagno era diventata notizia nazionale.
“È’ stata scoperta a Broadway, credo. Presumibilmente canta tanto bene quanto recita.”
“Dio, è bella.” disse Jesse, il volto quasi premuto contro il vetro del finestrino per ottenerne una vista migliore.
“Se lo dici tu,” rispose Brad. Jesse sapeva che Brad era gay e non gliene poteva fregare di meno. Ma non gli sarebbe dispiaciuto avere ogni tanto qualcuno con cui parlare di ragazze.
“Tocca a te.” Jesse sospirò e prese il suo cappello da cowboy. Per quella sera aveva preso un cappello da cowboy nero, per abbinarlo con il nero dello smoking. Brad era andato con lui a scegliere lo smoking. Voleva qualcosa di super moderno ed elegante per dimostrare che Jesse era New Country. Jesse aveva dissentito e aveva scelto uno smoking a tre pezzi, con un gilet gessato vecchio stile. Si accaldava facilmente e voleva poter buttar via la giacca, non appena possibile. Con sopra il gilet e senza la giacca, sembrava pensava di somigliare un po’ a Doc Holliday. Dopo tutto, Tombstone era uno dei suoi film preferiti.
Qualcuno si avvicinò e gli aprì la portiera. “Ci vediamo dietro le quinte,” disse Brad e Jesse fu lasciato a percorrere il red carpet da solo.
I fans strillarono mentre usciva dalla limousine. Salutando timidamente con la mano, si fece tutto il tappeto più in fretta che poté. La sicurezza era strettissima e lui non poteva avvicinarsi a nessuno per firmare alcun autografo. Qual’era il significato del red carpet se non poteva stringere mani o abbracciare nessuno? Quella ragazza che pensava che lui fosse sexy con due x, lei probabilmente aveva bisogno di un abbraccio…
Appena entrato nell’arena, la sua scorta lo trovò e lo condusse attraverso la folla. In quanto artista che quella sera si sarebbe esibito, gli era stato assegnato un camerino. La sua casa discografica gli aveva regalato un cesto regalo e suo zio gli aveva mandato tutti i tipi di caramelle. Caramelle? Forse zio Bob pensava che avesse ancora dodici anni? Strappò un pacchetto di M&M per aprirlo e tirò fuori quelle verdi.
“Carino,” disse Brad, entrando nel camerino. Era carino. Carino sul serio. Quasi due i, o tre i… cariiino. Sembrava quasi come un mini appartamento, con la chaise long grande abbastanza che avrebbe potuto sdraiarcisi sopra e cadere addormentato, un bagno con doccia, luci soffuse e arredamento elegante. Era decisamente non country.
“Troppo carino. Potrei non andarmene.” Scherzò Jesse. Lui e i suoi genitori stavano passando alcuni momenti difficili ultimamente. Difficili abbastanza che Jess aveva già deciso che se il suo nuovo album avesse venduto decentemente, si sarebbe preso i soldi e comprato una casa tutta sua.
“Già. Il mio primo appart…” iniziò Brad, ma fu interrotto da un insistente battere alla porta. Brad l’aprì e un uomo impacciato e dall’aspetto terrorizzato si precipitò dentro.
“Jesse, sono così felice che tu sua qui. Mac Walls,” disse come introduzione.
“Mac, felice di conoscerti, ” disse Brad scuotendo la mano dell’uomo. “Jesse, Mac gestisce lo spettacolo da queste parti.” Jesse strinse la mano di Mac mentre questo tirava fuori un fazzoletto dalla tasca e si asciugava la fronte sudata.
“Abbiamo un grosso problema, ragazzi,” disse Mac. “Spero che possiate aiutarmi.”
“Cosa c’è che non va?” chiese Jesse.
“Vince Gill è malato. Davvero malato. Un virus gastrointestinale. Non può nemmeno stare in piedi. Doveva fare un duetto con Sheridan Stratford stasera. Lei è volata fin qui da New York. Pensi di poter prendere il suo posto?” chiese Mac, guardando Jesse con occhi imploranti.
“Prendere il posto di Vince Gill?” chiese Jess con gli occhi che si spalancavano. “È un posto piuttosto grosso da prendere.” “Lo è, ma dobbiamo trovare qualcuno e tu sei l’unico che può raggiungere le note alte come lui. Visto che aprirai lo show, se accetti di fare il duetto, tu e Sheridan avreste un’ora e mezza per provare insieme. Lei e Vince sarebbero stati l’ultimo numero.”
Jesse non riusciva a credere alla sua fortuna. La sua attrice preferita, l’unica e sola celebrità per cui aveva una cotta non solo era lì, ma aveva bisogno di lui per cantare. Il. Più. Bel. Giorno. Della. Sua. Vita.
“Povera piccola Sheridan, in questo momento è un fascio di nervi,” continuò Mac, “Questa canzone sarebbe servita per raccogliere fondi per le vittime dell’inondazione di Nashville. Lo farai? Non sono sicuro di poterlo chiedere a qualcun altro.”
“Lo farò,” disse Jesse decidendo proprio in quel preciso istante che avrebbe fornito la performance della sua vita.
“Fantastico! Che Dio ti benedica,” rispose Mac “Ti porterò da Sheridan. Voi due potete parlare per qualche minuto. Ma controlla l’ora. Hai quindici minuti.”
“Vuoi che venga con te, Jess?” chiese Brad.
“No, sto bene,” rispose, seguendo Mac fuori dal camerino. Bene? Era al settimo cielo!
Mentre percorrevano il corridoio affollato, Jess non vedeva altro che stelle del country ovunque posasse lo sguardo. Ma non perse tempo a parlare con loro. Lui era in missione per conto di Dio.
Giunsero a una porta con scritto il nome di Sheridan. Mac bussò delicatamente e un uomo delle dimensioni di un pianeta li fece entrare.
Quando Jess vide Sheridan Stafford, la ragazza dei suoi sogni, camminare per lo spogliatoio nel suo vestitino argento e nei suoi alti e luccicanti sandali a cinturino, il suo respiro gli si fermò in gola.
“Miss Stratford, questo è Jesse Scott,” fece Mac. “ Ha detto che sarebbe felice di cantare la sua canzone con lei.”
Sheridan smise di camminare e si voltò verso di lui. Un sorriso dolce come la mattina di Pasqua le attraversò il viso.
“Ma è meraviglioso. Grazie Jesse,” disse e gli andò incontro. Tese la mano e strinse quella di Jesse. Le dita di lei sembravano così piccole nel suo pugno. Non poteva pesare più di quarantaquattro chili. Aveva letto da qualche parte che aveva circa ventuno o ventidue anni, ma non sembrava molto più grande di lui.
E Dio, era così bella.
I suoi lunghi capelli biondi erano in una disordinatamente sexy coda di cavallo, come una specie di dea in un film anni sessanta e i riccioli e le ciocche erano abilmente disposti intorno al suo perfetto viso di porcellana. Aveva grandi occhi azzurro cielo che irradiavano innocenza. La stampa la definiva “la fidanzata d’America” perché faceva sempre opere di beneficenza e in TV non si sarebbe spogliata mai.
Ma Jesse aveva la sensazione che la vera ragione per cui la chiamavano così era perché lei era la cosa più dolce sulla faccia della terra.
“Io non sapevo nemmeno che tu cantassi,” disse, cercando di non permettere al nervosismo di trasparire dalla sua voce. “Guardo i tuoi telefilm e lì non hai mai cantato.”
Lei gli sorrise timidamente. “Vogliono che lo faccia. Ma mi sento così sciocca. Non c’è nessun vero motivo per cantare nel telefilm. L’hanno messo in scaletta solo per dimostrare che sono in grado di farlo.”
“Motivo sufficiente,”replicò Jesse. “Allora, qual è la canzone?” chiese, cercando di sembrare un professionale uomo d’affari.
“S’intitola ‘After the rain’. L’ha scritta Vince. È davvero bella. Tutti i proventi andranno alle vittime delle inondazioni di Nashville e alla Croce Rossa.”
“È fantastico,” disse Jesse, onorato di far parte di una buona causa. Molte persone che conosceva erano state colpite dall’alluvione. Suo zio Bob aveva perso tutto nel suo scantinato ed era stato uno di quelli fortunati. “C’è niente nella canzone che dovrebbe preoccuparmi?”
Sheridan scoppiò in una risata tintinnante e morbida. Quando rideva sembrava un carillon di campane. Le campane della chiesa. Jesse si domandò se anche Sheridan, come il suo personaggio su Empire City, fosse vergine. Se lei era innocente tanto quanto lo sembravano quegli occhioni spalancati, non stentava a crederlo.
“Alcune note un po’ alte, ma niente di terribile,” rispose. “ Riesci ancora a raggiungere le tue note più alte?” chiese e poi arrossì. Anche Jesse arrossì, e non perché lei si era accidentalmente riferita alla sua piuttosto ben pubblicizzata battaglia con il suo cambiamento di voce, ma perché Sheridan Stratford che arrossiva era la cosa più bella che avesse mai visto in vita sua.
“Ci riesco. Non realmente alte come se tu mi dessi un calcio nel posto giusto al momento giusto. Cosa che sei autorizzata a fare se pensi che sia necessario.”
Sheridan rise di nuovo e si coprì il volto con le mani. Jesse non poteva crederci. Aveva fatto ridere la più bella ragazza al mondo così forte che adesso si stava coprendo il viso.
“Jesse, tra poco tocca a te.” gli ricordò Mac. “Tipo, subito.”
“Devo andare,” disse Jesse. “Ci vediamo qui subito dopo e potremo provare. Imparo in fretta, ma non sarebbe male mettere il testo sul gobbo.”
Mac annuì. “D’accordo. Pronto?”
“Pronto,” rispose e si sentì come se fosse pronto a tutto.
“Buona fortuna, Jesse,” gli disse Sheridan avvicinandosi a lui. Anche nei suoi tacchi alti era ben dieci centimetri più bassa di lui. Gli mise una mano sulla spalla e premette un piccolo bacio sulla guancia. “Andrai alla grande. Mi nasconderò dietro le tende e ti guarderò.”
“Canterò solo per te,” disse prima di riuscire a trattenersi. Lei sorrise e arrossì di nuovo e Jesse decise che aveva bisogno di essere preso a calci nelle palle, solo così poteva smettere di flirtare con questa famosa attrice che sapeva non essere interessata a lui più di quanto lo sarebbe stato Brad di lei.
Mac e Jesse tornarono di corsa al camerino e il ragazzo sopportò le solite stupidaggini su trucco e parrucco. Si diresse verso il palco e un ragazzo dello staff gli porse la sua chitarra.
Strimpellò qualche battuta e fece qualche piccola modifica per accordare lo strumento.
Uscendo sul palco, Jesse si voltò e vide Sheridan guardare dal bordo del sipario a sinistra. Si tolse il cappello davanti a lei, si posizionò di fronte al pubblico, collegò la chitarra agli amplificatori e tirò un profondo respiro mentre il sipario si sollevava.
Un boato di applausi lo accolse mentre la musica iniziava. Gettò ancora uno sguardo verso Sheridan e la vide fargli l’occhiolino. E in quel gesto lui vide qualcosa che non aveva mai visto prima. Un segreto, forse… uno scintillio un po’ oscuro. Oscuro? Sicuramente non c’era una sola cosa oscura in tutta Sheridan Stratford. Ma qualunque cosa fosse, lui si sentì privilegiato per averlo visto.
Si avvicinò al microfono, aprì la bocca e fece venir giù l’arena.
Il boato di applausi che lo aveva accolto era niente a confronto di quello che lo trascinò fuori dal palco, quando la sua canzone finì. Non era solo un applauso, questa volta. Erano grida e strepiti, con tanto di standing ovation.
Brad si asciugò una lacrima sull’angolo dell’occhio proprio mentre Jesse rientrava nelle quinte.
“Brad, sul serio,” disse Jesse, intimamente colpito dal fatto che Brad si fosse commosso fino alle lacrime sia dalla canzone sia dalla reazione del pubblico.
“Mi dispiace, Jesse. Stavo solo pensando a tutte le paia di scarpe che potrai comprarmi grazie a quest’unica performance.”
Jesse scoppiò a ridere. Brad scherzava sempre su Jesse che gli comprava sempre scarpe nuove. “Entra nello studio, Jess. Brad ha bisogno di un nuovo paio di scarpe.”
“Sì, beh, ho intenzione di comprare scarpe nuove e pure una casa dove tenerle.” Se la reazione del pubblico era un indicatore, il nuovo album di Jess stava per esordire al numero uno e rimanerci a lungo.
“Meglio andare a provare adesso,” disse Brad. “Non hai ancora finito.”
“Giusto. Devo andare a salvare la mia damigella in pericolo.”
Brad alzò gli occhi al cielo quando Jesse corse verso il camerino di Sheridan.
Bussò alla porta e questa volta fu Sheridan stessa a farlo entrare. Aveva apparentemente deciso di eliminare il suo entourage. Il camerino era ancora più bello del suo. Aveva anche quello la sedia chaise lounge, ma era abbastanza grande per due persone. Aveva anche il doppio dei fiori. Nashville aveva voluto dimostrare a questa piccola bellezza di New York che sapevano come trattare una signora.
Quando entrò nel suo camerino, Sheridan gli gettò le braccia al collo.
“Jesse, è stato incredibile. Hai suonato benissimo. Penso che sarà la mia nuova canzone preferita,” disse lei, baciandolo di nuovo sulla guancia.
“Grazie,” disse, quasi morendo dal tocco del suo corpo contro il suo. “Sei mesi fa mi sono svegliato nel mezzo della notte, l’ho scritta, mi sono riaddormentato e al mattino mi ero quasi dimenticato tutto.”
“Lo faccio anch’io”, rispose Sheridan, allontanandosi da lui. “Ho idee per i copioni e roba per lo spettacolo. E mi sveglio nel bel mezzo della notte e penso a loro e non appena mi sveglio, spariscono. Nora continua a dirmi di trascriverli non appena li faccio. Ma mi arrendo sempre e torno a dormire. Non importa, comunque. Gli scrittori non ascoltano mai le mie idee. Nora ha detto che dovrei costringerli. ”
“Chi è Nora?” chiese Jessem segretamente d’accordo con Sheridan. Non riusciva a immaginare Sheridan che costringeva qualcuno a fare qualcosa. Lei era troppo dolce. “Una tua amica?”
Sheridan arrossì di nuovo e si mise a giocare nervosamente con i capelli.
“Sì. Un’ amica. Scrive romanzi. In ogni caso, dovremmo provare?”
“Decisamente. Hai la canzone?”
Sheridan gli passò lo spartito. Jesse scorse la pagina, sentendo la canzone nella testa, mentre guardava le note e le principali modifiche. Era una canzone bellissima… classico stile Vince Gill. Malinconica, una sorta di torch song [tipica canzone che canta di amori perduti o non corrisposti ], qualcosa in cui Vince era un grande. Jesse faceva più rock n’roll stile country, ma poteva spezzare il cuore di ogni mamma con la sua versione di ‘Amazing Grace’. Non era il suo genere, ma sapeva di poter rendere giustizia alla canzone.
“Con tutta l’orchestra?” Chiese.
“Il piano era questo. Perché?”
“Questa è una canzone davvero semplice “, disse Jesse. “Potrei suonare la chitarra da solo o anche soltanto il pianoforte. In questo modo le parole risalteranno di più. Io sono dell’idea che più semplice è, meglio è.”
Sheridan annuì. “Proviamo”.
Prima provarono la canzone senza musica. Poi la provarono di nuovo, con Jesse da solo alla chitarra. Sheridan aveva una voce adorabile… una gran voce. Ora poteva credere che lei avesse radici a Broadway.
“Wow, puoi davvero cantarla a squarciagola,” disse Jesse. “Devi avere dei un gran diaframma, lì,” continuò, indicando il suo stomaco.
“Tu hai una voce molto più potente della mia,” obiettò Sheridan. “Devi avere addominali d’acciaio per mantenere quelle note così a lungo.”
“No, solo un infernale maestro di canto.”
Si misero a ridere e provarono la canzone altre due volte. Alla fine Jesse si sentì come se avesse potuto cantarla anche nel sonno.
“Hai ragione. Solo con la chitarra.” Disse Sheridan. “È perfetta. Nashville ha perso così tanto. In questo caso, la semplicità è la miglior cosa.”
Jesse annuì.
“Ancora una volta?” Sheridan scosse la testa.
“Non posso. Devo conservare la voce. Di solito non canto così tanto, quindi devo stare attenta. ”
Fece un respiro profondo e cominciò a camminare di nuovo per la stanza. Si fermò davanti a un secchiello per il ghiaccio e tirò fuori una bottiglia di champagne.
“Ne vuoi un bicchiere?” gli chiese mentre stappava la bottiglia e se ne versava un bicchiere.
Jesse si agitò un pochino.
“No, grazie. Sono minorenne,” disse con una smorfia.
“Qualcosa non va?”
Scosse la testa.
“No. I miei genitori darebbero di matto se venissero solo a sapere che ero intorno a qualcuno che stava bevendo. Anche se solo una coppa di champagne. Sono molto severi.”
“Cristiani?”
“Alla grande!” rispose Jesse.
“La mia amica Nora è cattolica. E i cattolici bevono. Gesù ha trasformato l’acqua in vino, non è così?”
Sorridendo, Jesse annuì. “È vero. I miei genitori devono aver saltato quella parte della Bibbia”.
Sheridan si diresse verso il bagno e buttò via lo champagne.
“Visto che così ti senti più a tuo agio, non berrò.”
“Non devi farlo. Io non ti giudico se bevi un bicchiere di champagne,” disse, incapace di credere che qualcuno famoso come Sheridan Stratford potesse essere così premuroso. “Ma devo dirti che non è la cosa migliore per la tua voce.”
“Che cosa mi consigli?” chiese lei, sedendosi su una sedia e accavallando le sottili, ma ben tornite, gambe nude.
“Aspetta qui. Ti porto qualcosa.”
Jesse lasciò il camerino di Sheridan e si diresse di nuovo al suo. Il lavoro di Brad in serate come questa era che Jesse nuotasse nel tè caldo col miele. Una ricetta semplice ma che aiutava a lenire la sua voce.
“Come va?” chiese Brad.
“Ottimo. Grande canzone e Sheridan sa davvero cantare. Andremo bene. Quanto tempo abbiamo?”
“Un’altra ora”, rispose Brad. “Questo potrebbe passare alla storia come i più lunghi Country Music Awards della storia.”
“Stasera,” disse Jesse, mentre lasciava il suo camerino con una tazza di tè caldo, “non mi lamenterò”
Jesse tornò nel camerino di Sheridan e le porse la tazza di tè.
“È fantastico, grazie,” gli disse, sorseggiandolo.
“Mi ha salvato la voce in molte occasioni!”
“Sono davvero onorata che tu canti insieme a me.” Disse Sheridan. “Sono una tua grande ammiratrice.”
“Una mia grande ammiratrice? Non esiste! Io sono un tuo grande ammiratore. Guardo il tuo show ogni settimana. Mai perso un episodio.”
Lei sorrise apertamente. “Vorrei che tu non lo facessi. È così stupido. Un melodramma sopra le righe.”
“È vero,” disse Jesse, incapace di dissentire. “Ma tu lo fai sembrare reale. Tu interpreti Angelica nel modo giusto. Mi piace quest’angelo con un segreto. Sei una attrice straordinaria.”
“Un angelo con un segreto… non è davvero una finzione,”disse, posando la tazza a fianco, socchiudendo per un attimo gli occhi e l’innocenza sparì momentaneamente dal suo volto.
“Io non lo credo.” Disse Jesse, scrollandosi la giacca dalle spalle. Notò che Sheridan lo guardava mentre appendeva la giacca dello smoking sullo schienale della sedia. “Sei in tutto e per tutto un angelo.”
Ridendo, Sheridan alzò gli occhi al soffitto e scosse la testa.
“Ah, Jesse, cosa non darei per essere innocente come tu pensi che sia.”
“Fidati. L’innocenza è sopravvalutata,” disse Jesse, studiando le mattonelle del pavimento. “Essere innocente è uno schifo.”
Alzò lo sguardo e scoprì che Sheridan lo stava fissando.
“Cosa?” le chiese. “Cosa c’è che non va?”
“Sei vergine, Jesse?” gli chiese con calma e sembrava molto più vecchia ora di quanto lo fosse prima.
Jesse gemette e si strofinò la fronte. Sheridan gli si avvicinò e gli mise le mani sulle spalle.
“Puoi dirmelo. Va tutto bene. Non voglio prendermi gioco di te.”
“Sì…” ammise. “Lo sono, ma non per scelta. Sono costantemente sorvegliato. Brad, i miei genitori… la stampa.”
Sheridan annuì. “Capisco. Fidati. Io mi sto vedendo con qualcuno. E mi piace molto questa persona e questa persona è davvero importante per me. Ma se la stampa scoprisse che ci stiamo vedendo, sarebbe un guaio.”
“È sposato o qualcosa del genere?”
Sheridan scosse la testa. “Molto peggio. Beh, la stampa potrebbe pensare che sia molto peggio. Perderei il titolo di Fidanzata d’America in un baleno se si scoprisse quello che abbiamo fatto insieme.”
Jesse guardò Sheridan. Gli stava stropicciando la stoffa del gilet. D’impulso allungò una mano e le sfiorò la seta lucente del vestito. Quando la mano venne a contatto con il suo fianco, Sheridan chiuse gli occhi.
“Jesse…” sussurrò, “probabilmente dovresti andartene. Se rimani potrebbe succedere qualcosa e un ragazzo dolce come te merita una prima volta davvero speciale. Non una sveltina nel mio camerino.”
“Tu vuoi che me ne vada?” chiese.
“No. Ecco perché dovresti farlo.” Sheridan staccò le mani da lui. Fece qualche passo indietro e si allontanò.
Jesse si alzò in piedi. Sentì bisogno e desiderio aggrovigliarsi nello stomaco.
“Ti stai vedendo con qualcuno?” domandò, dirigendosi verso la porta.
“Sì, ma non ha, sai, l’esclusiva.”
“Ah no?” domandò Jesse, con la mano sulla maniglia della porta.
“No. Posso vedere chiunque altro io voglia. In effetti la persona con cui mi vedo è del tipo che m’incoraggia a farlo.”
“Mi piace questa persona, “ disse Jesse girandosi per sorriderle un’ultima volta prima di andarsene.
“A me piaci tu, Jesse,” replicò Sheridan, voltandosi indietro verso di lui.
Jesse guardò la maniglia della porta. Avrebbe potuto aprirla. Poteva farlo. Ma non lo fece. Chiuse invece a chiave la porta.
Fece un passo verso Sheridan e lei alzò la mano. Lui si fermò di botto. In quell’istante il suo cuore si spaccò a metà. Una metà pregava che lei gli dicesse che doveva davvero andarsene, l’altra che lo facesse rimanere.
“Cosa vuoi che faccia Sheridan?” domandò, stringendo le mani tremanti a pugno.
Sheridan non rispose. Mise invece le mani dietro la schiena e aprì la cerniera del suo vestito. Lentamente fece scivolare le spalline dalle sue spalle e questi scivolò al pavimento come argento vivo.
“Oh mio Dio…” ansimò Jesse. Davanti a lui, Sheridan Stratford si ergeva completamente nuda. Sotto il vestito non indossava niente. Niente mutandine, niente reggiseno… niente di niente. E ora era lì, sui suoi tacchi alti, con i capelli ancora perfettamente acconciati, con una collana di diamanti al collo e gli orecchini anch’essi di diamanti che pendevano dalle sue graziose orecchie minute.
“Devi tenerti addosso i vestiti. Non chiedermi il perché. Ho proprio bisogno che sia così.”
“Giusto. Certo. Qualsiasi cosa,” rispose.
Lentamente, su piedi che sentiva a malapena, le si avvicinò. Le mise le mani sui fianchi e accosto la bocca alla sua.
Il bacio fu lento e dolce e lui non ne avrebbe mai avuto abbastanza di quelle pallide labbra rosa. Mentre si baciavano, lui le fece scorrere le mani su e giù lungo i fianchi. L’erezione era dolorosa e quando Sheridan gli premette il corpo nudo contro i fianchi, lui seppe che poteva sentire quanto la desiderasse.
“Mi dispiace,” disse. “Io sono davvero…”
“Non scusarti per questo,” rispose lei, sorridendogli. “È la ragione per cui lo stiamo facendo.”
“Tutte le ragazze di New York non indossano niente sotto i vestiti?” Non riusciva a credere che per tutto questo tempo fosse andata in giro senza nessuna biancheria intima.
“Anche i perizoma ti lasciano il segno. Non è qualcosa che si desidera mandare in televisione nazionale.”
“Ottimo suggerimento. Non indosserò mai più i boxer davanti alle telecamere.”
Sheridan rise mentre si allungava tra i loro corpi e gli slacciava i pantaloni. Lui gemette quando le sue dita lo trovarono e lo avvolsero.
“Dio.” sussurrò.
“Vieni pure,” gli disse, accarezzandolo. “Lasciamo andare il primo così possiamo prendercela comoda per la cosa vera e propria.”
“Sei sicura?” le chiese. Lui conosceva il suo corpo. Anche se fosse venuto in quel momento lo avrebbe avuto di nuovo duro in un minuto o anche meno. Soprattutto con lei.
“Sì,” rispose, allontanandosi da lui. Si sdraiò sulla chaise long e gli fece cenno di unirsi a lei.
Jesse si tenne sopra di lei mentre Sheridan lo accarezzava. Quando lui non avrebbe potuto resistere oltre, lei alzò i fianchi e lo guidò dentro di sé. Non appena sentì le pareti umide e calde circondarlo, venne con uno spasmo feroce.
“Mi dispiace,” disse. “Non ho nemmeno preso un preservativo.”
“È tutto ok,” gli rispose mentre lui usciva da lei. “Ho appena ricevuto gli esiti di tutti gli esami e sto bene. E poi ho il controllo per le nascite. E tu sei vergine. Siamo a posto.”
Ancora ansimante, Jesse mise di nuovo la bocca sulla sua. Questa volta il bacio non fu lento e dolce. Era crudo e affamato.
“Fammi tutto quello che desideri,” gli sussurrò Sheridan contro le labbra. “Qualsiasi cosa. Tutto. Non essere timido. Non trattenerti. Tutto.”
Jesse si sentiva come se nel suo corpo avessero sostituito il sangue con la benzina e gettato dentro un fiammifero. La baciò quasi forsennatamente, le baciò le labbra, il collo e poi lasciò cadere la testa sui suoi seni. Prese in bocca uno dei capezzoli e lo succhiò.
“Jesse,” sospirò lei quando con la mano trovò l’altro seno. I suoi seni erano piccoli, come quelli di una ragazzina, ma perfettamente formati. Non riusciva a smettere di toccarli e di baciarli. Le pizzicava i capezzoli, li leccava, li stuzzicava con le dita e la lingua. Sapeva di essere troppo rude, ma lei non se ne lamentava. Per una qualche ragione, più rude era e più sembrava piacerle.
Lei allargò le gambe e le appoggiò aperte su ciascun bracciolo della sedia.
“Toccami,” lo supplicò. Jesse non ebbe bisogno di chiederle dove. Si mise a sedere e le mise entrambe le mani tra le gambe.
“Tutte le ragazze di New York si depilano anche qua sotto?”
Tra le gambe lei era completamente liscia e senza peli. A lui non dispiaceva. Gli sembrò la cosa più sexy che avesse mai visto in vita sua.
“Roba da sub…”rispose lei.
“Da sub?” chiese.
Lei rise e scosse la testa. “Non importa.”
Con cautela, non volendo farle del male, Jesse aprì leggermente la fessura con la punta delle dita. Le passò su e giù e quasi gemette ad alta voce per quanto era bagnata. Bagnata di sé e bagnata da lui. Non aveva mai fatto sesso prima di quella sera, ma sapeva che ‘ bagnato’ era un buon segno. E non aveva bisogno che nessuno gli dicesse che se il suo clitoride era estremamente gonfio, anche quello era davvero un buon segno. Ci mise delicatamente il dito sopra.
“Jesse…” ansimò
“Non ho la minima idea di cosa sto facendo. Probabilmente dovresti dirmelo.”
“Infilami tre dita dentro.”
“Tre? Non voglio farti male.”
“Non me ne farai. Fidati di me.”
Lentamente spinse le dita dentro di lei. Spinse e continuò a spingere, sentendo la necessità di andare in profondità dentro il suo corpo.
“Di più, Jesse,” supplicò Sheridan e Jesse spinse ancora più in fondo.
“Adesso muovi la mano dentro di me. Diciamo dentro e fuori. Poi in cerchio.”
Jesse fece come gli era stato detto e fu ricompensato con una Sheridan che sussultava e ansimava dal piacere. Era una bellissima sensazione, toccarla dentro. Senza nemmeno chiedere se andava bene, Jesse abbassò la testa e le baciò il clitoride.
Sheridan inarcò la parte inferiore e ansimò il suo nome. Lui succhiò leggermente quel gonfio nodo di carne e decise che… niente, né champagne, fragole o nessuna cosa sulla faccia della terra sarebbe stata più gustosa del corpo di Sheridan.
“Ho bisogno di te, Jesse,” disse Sheridan. “Adesso.”
Jesse tirò fuori le dita da lei e le coprì la nudità col suo corpo.
“Sei sicura che tutto questo sia ok? Sai… hai detto che ti vedi con qualcuno,” le ricordò Jesse.
“Va tutto bene, Jesse,” gli disse Sheridan tra un sospiro affannoso e l’altro. “A lei non importa.”
Perderei il mio titolo di fidanzata d’America se la stampa scoprisse…
“Ti vedi con una ragazza?” chiese, e immagini incredibilmente piacevoli invasero la sua mente.
“Non è una ragazza. È una donna, e sì, è così.”
“È così eccitante,” disse Jesse. “Mi dispiace.” Sapeva di sembrare come il ragazzo arrapato che era.
“Non devi dispiacerti. È eccitante.”
“Che cosa devo fare?” chiese Jesse quando le mani di Sheridan lo avvolsero.
“Scopami,” disse Sheridan tranquillamente. “Più forte che puoi.”
Jesse annuì. “Posso farlo.”
Sheridan lo guidò dentro di sé. Jesse gemette quando sentì quel corpo caldo avvolgerlo di nuovo. I suoi muscoli lo stringevano come una mano. All’inizio cominciò lentamente, ma i minuti fianchi di Sheridan lo spronavano a muoversi più forte e più veloce. Si sollevò sulle mani e si spinse dentro di lei più e più volte. Sotto di lui, il piccolo corpo di Sheridan si contorceva come una gatta in calore. Gli aveva detto di farlo più forte che poteva. Con tutta la sua forza iniziò a pompare con i fianchi dentro di lei, facendoli cozzare goffamente contro quelli di lei. Lei non aveva scherzato. Più forte si spingeva in lei, più lei si contorceva e gemeva e ansimava. Sheridan fece scorrere le mani su di lui, sul gilet ricamato dello smoking, sulla sua schiena, sui suoi fianchi e lungo le cosce.
“Adoro il tuo smoking,” gemette. “È incredibilmente sexy.”
“Io adoro il tuo corpo,” rispose lui tra le spinte.
Jesse l’afferrò per i fianchi affondando le dita. Per una qualche ragione il gesto sembrò quello di cui Sheridan avesse bisogno. Lei inarcò la schiena e venne selvaggiamente. Il suo orgasmo si propagò attraverso lei in lui. I suoi muscoli interni si contrassero in spasmi tutto intorno a lui. Jesse venne con foga e collassò su di lei.
Per un minuto non fecero altro che riprendere fiato. Infine, Jesse si tirò indietro e si mise a sedere. Sheridan ruotò e si sedette pudicamente accanto a lui. Portò le gambe al petto coprendo i seni nudi.
“Jesse,” disse e lo guardò con gli occhioni spaventati. “Tu non racconterai a nessuno di questo, vero? Non dirai a nessuno che io sono così, vero?”
“Così come? Bella?”
“Io sono…” cominciò lei. “Non sono la fidanzata d’America. Non sono la fidanzata di nessuno. Io non sono come la gente pensa che io sia.”
“Io penso che tu sia un tesoro,” disse. “Puoi fare sesso e rimanere sempre dolce.”
“Ovviamente,” Sheridan si dispiegò e si mise a cavalcioni su di lui. “Deve essere vero, dal momento che anche tu hai appena fatto sesso e sei ancora dolce.”
“Dio, ho appena fatto sesso, davvero? È bello non essere più vergine.”
“È bello. Io ho perso la mia verginità a quattordici anni. Non ne sento la mancanza.”
“Quattordici?” chiese scioccato “Wow.”
“Un wow ancora più grande. Lui aveva trentasette anni. Il migliore amico di mio padre.”
“Ma è pazzesco.”
“Il sesso è stato pazzesco.” Disse Sheridan. “Le cose che mi ha fatto ti farebbero uscire di testa. E tutto quanto mi è piaciuto da morire.”
“E cosa ti avrebbe fatto?”
“Cose che non puoi nemmeno immaginare.”
“E ti è piaciuto?”
Sheridan si morse il labbro inferiore e annuì. “Da morire.”
“Devo sembrare davvero, noioso in confronto.”
Lei scosse la testa. “Prendere la verginità di un adolescente superstar del country, nel mio camerino, la notte degli CMA, pensi che sia noioso?”
“No, penso che sia perfetto.”
“E di questo cosa pensi?” chiese Sheridan, avvolgendo la mano intorno a lui e guidandolo ancora una volta dentro di lei.
“Penso che sia una buona idea.”
Sheridan cominciò a muoversi sopra di lui, sollevando e abbassando i fianchi per prenderlo dentro di sé. Jesse faceva scorrere le mani sulla sua schiena, succhiandole di nuovo i capezzoli. Non ne avrebbe mai avuto abbastanza del suo seno, della sua pelle, dei suoi fianchi, del suo corpo. Il suo terzo orgasmo era in arrivo, quando sentì un brusco bussare alla porta.
“Jesse?” sentì Brad chiamarlo. “Come va?”
“Tutto ok.” Gridò e pregò che la sua voce non tradisse quello che Sheridan e lui stavano facendo. “Abbiamo bisogno di qualche minuto. La mia parte è davvero dura.”
“Estremamente dura” convenne Sheridan e poi crollò con risatine soffocate contro il suo collo. “Saremo pronti però.”
“Avete quindi minuti prima dello show.”
“Grazie Brad,” disse Jesse mentre Sheridan continuava a muoversi su e giù su di lui.
“Possiamo fare molto in quindici minuti.” Sheridan si sollevò via da lui e scivolò sul pavimento.
“Non devi…” cominciò Jesse ma si fermò quando Sheridan lo avvolse nella sua bocca.
Si fermò e lo guardò. “Mettimi una mano sulla nuca mentre lo faccio. Migliora la sensazione.”
Jesse fece come gli fu indicato e Sheridan glielo prese tra le labbra. Le sue labbra… petali rosa incredibilmente morbidi che fluttuavano su e giù su di lui. Non sapeva se poteva venire di nuovo, andava bene lo stesso. Lei poteva farlo per sempre se lo desiderava. Involontariamente, la sua mano le strinse il retro del collo sottile e lei gemette con evidente godimento. Non capiva come afferrarle la nuca la facesse sentire meglio ma, chi era lui per discutere con una bella ragazza che gemeva sul suo grembo?
“Puoi venire nella mia bocca, Jesse,” sussurrò lei guardandolo mentre lo accarezzava con la mano. “Va bene. Mi piace.”
Lui scosse la testa. “Non credo di poterci riuscire.” Poteva. Ma non voleva. Avere lei che lo baciava in quel modo era ben oltre che mortificante.
“Potresti fare qualcos’altro per me?”
“Qualsiasi cosa,” rispose lui, sollevato quando lei si tirò su. Lei fece qualche passo verso la parte posteriore della sedia e si chinò su di essa. Allargò i piedi sui tacchi alti ben divaricandoli e inarcò la schiena. Si voltò verso di lui e gli sorrise da sopra la spalla.
“Cogli il suggerimento?” domandò.
“Eccome,” rispose Jesse camminando verso di lei. Dio, era incredibile. Poteva vedere le sue rosse labbra bagnate tra le cosce. In piedi, dietro di lei, le fece scivolare dentro le dita e fu gratificato nel sentirla rabbrividire. Poi lo prese nella mano e lo spinse da dietro dentro di lei. Le afferrò i fianchi e cominciò a pompare.
“Che cosa ti è successo?” le chiese, notando qualcosa che sembravano lividi sulla parte bassa della schiena. Li toccò delicatamente, con la punta delle dita.
“Nulla di male, te lo giuro.”
“Tu davvero non sei Angelica, è così?” chiese spingendo più duro e profondo.
“Sei deluso?”
Jesse scosse la testa. “No.” Attento ai suoi lividi, le accarezzò la schiena, mentre continuava a muoversi dentro di lei. Un altro bussare alla porta li avvertì della presenza di Brad.
“È quasi ora, voi due,” gridò Brad. “Ci vediamo al sipario.”
“Sto venendo,” fece di rimando Jesse e venne dentro Sheridan.
Sheridan si alzò e corse verso il suo vestito. Se lo infilò di nuovo e Jesse le tirò su velocemente la cerniera. Realizzato in tessuto metallico, non sembrava nemmeno un po’ stropicciato o spiegazzato.
“Corri,” gli disse. “Vai a farti ritoccare. Io vado a fare la mia sessione di trucco. Ci vediamo là.”
“D’accordo,” rispose, afferrando la giacca e uscendo di corsa dal camerino. Tornò al suo in tempo di record e si fece dare una rapida sistemata persona dalla persona addetta alle acconciature e al trucco. Si ficcò il cappello da cowboy in testa e corse al sipario.
Sheridan lo stava già aspettando, con Brad, chiacchierando amabilmente con lui del brano e di quanti soldi speravano di tirar su.
“La faranno registrare come la versione live,” disse Sheridan. “Se dai il consenso, possiamo metterlo su iTunes e dare il ricavato alla fondazione.”
“Sì. Assolutamente.” Disse Jesse, cercando di fingersi perfettamente calmo vicino alla donna con la quale aveva appena perso la propria verginità. Brad non sembrava accorgersi di quello che stava succedendo. Il tecnico del suono diede ancora una volta a Jesse la sua chitarra. Jesse si affacciò e di tutte le persone era Reba McIntyre a presentarli. Lei fece una battuta su Vince Gill che si è sentito male per la cucina di sua moglie e chiese al pubblico di non essere troppo duro con Jesse. Sheridan ridacchiò alla frase “duro con Jesse” e lui le sorrise.
Stavano per avviarsi sul palco, quando Sheridan allungò una mano e gli prese la sua. Jesse si mise la chitarra a tracolla sulla schiena e mano nella mano si avviarono verso il microfono.
Il pubblico impazzì e Jesse sapeva che era più per Sheridan che per lui. Quando ai CMA arrivavano personaggi fuori del Country, questi erano trattati come re, e Sheridan sicuramente sembrava una principessa, col suo abito d’argento e i suoi diamanti.
“Sono Sheridan Stratford,” disse al microfono.
“E io sono Vince Gill,” disse Jesse, tirando la chitarra intorno alla schiena e prendendo il suo plettro dalla tasca. “E questa canzone,” proseguì Sheridan, facendo cadere la voce in un tono basso e malinconico, “è per Nashville.”
Jesse iniziò a suonare la canzone e decise che avrebbe mandato un migliaio di dollari al suo vecchio insegnante di chitarra solo come ringraziamento per avergli insegnato come imparare velocemente una nuova canzone. Altrimenti, lui e Sheridan avrebbero dovuto passare il tempo a provare invece che gettarsi uno addosso all’altro come avevano fatto.
Sheridan cominciò a cantare e Jesse si unì a lei. Nella grande arena le loro voci sembrarono arrivare in ogni luogo, fino al soffitto, prima di cadere di nuovo giù avvolgendosi intorno al pubblico silenzioso. Solo una volta Jesse dovette guardare il gobbo per rammentare le parole.
L’ultima nota della canzone sfumò e per un solo istante un silenzio puro e perfetto risuonò per l’intera area. In quel momento, Sheridan guardò Jesse e lui si girò verso di lei.
In quel momento Jesse seppe che, dopo quella notte, non l’avrebbe rivista mai più. E sapeva che era giusto così. Lui non aveva ottenuto il privilegio di cantare un solo, perfetto duetto con Sheridan Stratford, ma addirittura due.
Il silenzio si frantumò quando il pubblico si alzò in piedi, applaudendo e gridando. Jesse prese la mano di Sheridan e insieme lasciarono il palco. Ai margini del sipario c’erano una mezza dozzina di persone che aspettavano Sheridan. Lui capì a colpo d’occhio che si trattava dei suoi manager e responsabili. E capì che l’avrebbero portata via da lui.
“È stato incredibile.” Entrambi stringevano forte l’uno la mano dell’altra. Lui sapeva che il momento dopo essersi separati, i loro manager li avrebbero tirati da parte e sarebbe stata la fine. Aveva solo bisogno di un secondo di più. Forse due.
“Tutto lo è stato,” disse lei e lo strinse tra le braccia. “Grazie Jesse, sei stato grande stasera.”
“Con la canzone?” sussurrò ridendo.
“Con tutto. Stai bene?”
“Il. Più. Bel. Giorno. Della. Mia. Vita” La strinse abbastanza forte da farla ridacchiare, prima di lasciarla andare a malincuore.
“Ciao, Jesse,” gli disse, mentre il suo manager le avvolgeva una mantella intorno alle spalle minute. “Ci vediamo in classifica.”
“Ci vedremo nei miei sogni!” le gridò e lei arrossì di nuovo e lo salutò con la mano.
“Ci vedremo nei miei sogni?” ripeté Brad, mentre gli batteva una pacca sulla schiena.
“Che c’è? È stata un’ottima collaborazione.”
“Sei un gattino innamorato, Jesse Scott.”
“Non posso farci niente,” sospirò. “È un tale tesoro.”

 

traduzione a cura di Annesa

editing Tayla

Vecchiastrega

Romanticamente Fantasy

Romanticamente Fantasy

Lascia un Commento

x

Check Also

Lo scrigno delle emozioni Natale: CHRISTMAS E-MAIL (ovvero “Babbo Natale Express – sogna e avrai”) di Fabiana Redivo

progetto grafico Mancavano pochi giorni a Natale. L’aeroporto ...