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Lo scrigno delle emozioni Natale: Paradise Valley: La Vigilia di Natale di Patrizia Ines Roggero

progetto grafico

Angelice

Paradise Valley, 24 dicembre 1886

Abigail aprì gli occhi e scattò giù dal letto quasi nel medesimo istante. Il pavimento freddo a contatto con i piedi nudi la fece rabbrividire, ma non vi badò, si sfilò la camicia da notte e prese a vestirsi, mentre il cielo iniziava a tingersi del roseo albeggiare. Una sciacquata al viso, una spazzolata ai capelli che raccolse in una crocchia, e scese dabbasso, in attesa dell’arrivo di Raquel e Adela.

Era la vigilia di Natale e non vedeva l’ora di sfornare manicaretti per i ragazzi del ranch… e per Jonathan, pensò, mentre la porta si apriva e le sue aiutanti facevano il loro ingresso.

«Buongiorno niña» la salutò Raquel, stretta nel cappotto di pelliccia.

«Buongiorno» rispose, mentre scambiava un abbraccio con Adela. «Ci aspetta un bel po’ di lavoro.»

«Come ogni anno.» Raquel sorrise. «I ragazzi meritano una cena di Natale coi fiocchi… e anche noi.»

L’atmosfera che si respirava era inebriante, pensò Abby poco più tardi, mentre spazzava il pavimento della sala. Nell’aria il buon profumo di cibo. Quello era il primo Natale che festeggiava insieme a Jonathan e non vedeva l’ora di dargli il suo regalo, anche se avrebbe dovuto attendere di trovarsi sola con lui. Certe volte quella loro storia clandestina pesava anche a lei.

«Sei qui con noi o tra le nuvole?» la canzonò Adela, intenta a spolverare la mensola del camino.

«Stavo pensando al calore che ci unirà tutti stasera» mentì, ma a pensarci bene, non era difficile immaginare quanto sarebbe stata diversa quella sala con l’allegria che avrebbe accompagnato la cena.

* * *

Il tintinnio dei bicchieri scandì l’ennesimo brindisi della serata. La tavola era imbandita a festa, l’atmosfera allegra e Jonathan non riusciva a staccare gli occhi da Abigail. Era così bella con le guance imporporate per aver bevuto un unico bicchiere di vino, e il sorriso radioso sul volto sereno.

Accese una sigaretta e s’impose di concentrarsi su altro, ma fu inutile. Aveva ancora sulla pelle il sapore dei baci che si erano scambiati tre giorni addietro al vecchio capanno, stesi sotto la pelle dell’orso che lui aveva ucciso l’anno prima al Paradise Ranch. Il freddo non li aveva spaventati, avevano saputo come scaldarsi, pelle contro pelle, abbracciati davanti al camino acceso.

Ripensò a quei momenti e al timido indagare di Abigail, curiosa di sapere qualcosa in più su Julia. Si era ritrovato a raccontarle di lui e di sua moglie, sorprendendosi di quanto fosse stato facile. Non ne parlava mai volentieri, preferiva conservare il ricordo di quell’amore per sé, rinchiuso nel cuore. Parlare di lei faceva riaffiorare un dolore che non voleva più provare, ma in quel capanno avvolto dalla neve e dal silenzio, stretto tra le braccia della donna che amava, era sembrato più semplice. Quel giorno, prima di andare via, aveva inciso il nome di Abby e il suo su uno dei tronchi che formavano le pareti, perché quello era il loro capanno dove tutto pareva possibile, anche l’idea di un futuro insieme, nonostante i pregiudizi per quel suo sangue misto. Sangue lakota, che pulsava nelle sue vene e nel suo spirito.

Si guardò attorno, nella stanza addobbata per il Natale e tornò a posare lo sguardo su Abigail, l’amava e si sentiva sereno come mai prima. Grazie a lei era tornato a vivere dopo mesi di tormento e sorrise nel pensare a cosa Julia avrebbe detto se fosse stata lì in quel momento: Hai visto che avevo ragione, Wambli Ska? Hai lasciato andare il mio spirito e siamo felici entrambi!” Poteva quasi immaginare il mezzo sorriso canzonatorio con il quale lo avrebbe guardato.

«Sei pensieroso?» la voce di Matt lo riportò al vociare dei commensali, nell’aria densa del profumo d’arrosto.

«… Era solo un ricordo.»

«Brindiamo ai ricordi allora, che il presente ce ne regali sempre di migliori.»

Jonathan alzò il bicchiere e i suoi occhi sorrisero a quelli di Abby. Era lì il suo presente, in quello sguardo turchese che splendeva soltanto per lui.

Quando più tardi si arrampicò su per il pergolato sul quale si affacciava la stanza di Abigail, pensò che doveva essere impazzito. Se Matt lo scopriva avrebbe passato guai seri, ma non poteva tornare a casa senza averle dato un bacio. Sbirciò attraverso il vetro ghiacciato e la vide, seduta alla toeletta con indosso solo la camicia da notte, la spazzola che passava lenta sulla chioma castana. No, si disse, nel bussare piano e osservarla voltarsi stupita, non si sarebbe accontentato solo di un bacio.

La finestra si aprì e il calore della stanza gli accarezzo il viso, mentre scavalcava il davanzale sotto lo sguardo incredulo di Abby.

«Se Matt ti trova qui passeremo dei guai…» bisbigliò lei, nel chiudere la finestra, ma intanto gli aveva allacciato le braccia al collo e gli offriva le labbra in un bacio che gridava il bisogno di essere sua.

«Correrò il rischio» rispose, già impegnato a sollevarle la camicia da notte. Le mani percorsero la linea delle cosce, impazienti, come i baci con i quali le tempestò il collo, le spalle, il seno fiorente. La pelle calda di Abby contro la sua, fredda del gelo di quella notte.

«Meglio se chiudiamo a chiave la porta» consigliò nel lasciarla andare per spogliarsi della giacca, del gilet e della camicia. Volò tutto ai suoi piedi e sorrise quando lei tornò al suo fianco, con uno sguardo malizioso a illuminarle le iridi celesti.

«Ho un regalo per te…» mormorò Abigail, nel donargli di nuovo le labbra. «E non è quello che pensi.»

«Ah no? Peccato, ci stavo sperando.» le mordicchiò il lobo, mentre lei allungava il braccio per afferrare qualcosa da sopra lo scrittoio. Per un attimo la curiosità offuscò l’eccitazione e si ritrovò a contemplare il regalo che lei mostrava, soddisfatta.

«Prendilo!»

Obbedì, sotto lo sguardo di un paio d’occhi colmi di aspettative, e si trovò a deglutire a vuoto nel posare i propri su quel dono che parlava di amore. Una coperta, morbida, calda, nuova, un abbraccio che lo avrebbe cullato nel sonno. L’accarezzò con le dita, commosso.

«L’ho cucita io, per te» la voce di Abigail suonò incerta, quasi come se temesse di aver fatto un regalo poco gradito.

«È… è bellissima» disse nell’aprirla in tutta la sua grandezza. Un colorato insieme di quadrati imbottiti cuciti tra loro, e Abby l’aveva fatta per lui, con amore, già questo sarebbe bastato a scaldarlo, nella solitudine della sua casa.

«Fa così freddo allo Spotted Horse che ho pensato ne avessi bisogno.»

Le sorrise, sentiva gli occhi luccicare d’emozione e avvolse Abigail in quella coperta che pareva abbastanza ampia per entrambi.

«Grazie» le mormorò tra i baci. «Anch’io ho qualcosa per te, nella tasca della giacca.»

Abigail lo guardò, sorpresa, non si era aspettata un regalo.

«Davvero?» domandò mentre lui si chinava per frugare nella tasca.

«Certo» Jonathan si tirò su, le mani dietro la schiena a nascondere quel regalo che, lei già lo sapeva, avrebbe amato qualunque cosa fosse. «Anch’io l’ho fatto con le mie mani, per te. Sperò ti piacerà»

Non poteva essere altrimenti. Trattenne il respiro, curiosa. Le mani di Jonathan ricomparvero alla luce danzante del camino, tra esse un pettine intagliato nel legno, impreziosito da delicati motivi floreali cesellati con precisione.

«Ti piace?» domandò lui. La finezza di quell’oggetto così in contrasto con le sue mani callose. Mani capaci di scolpire meraviglie.

«Lo adoro!» Afferrò il pettine e lo ammirò, colma di gioia. «Grazie per aver speso il tuo tempo a intagliarlo per me!»

«Ti amo, Abby, spendere il mio tempo per te è tutto ciò che voglio.» Le tolse il pettine dalle mani e lo posò sullo scrittoio, con uno sguardo divertito dipinto in volto. «E ora mi daresti l’altro regalo?»

«Davvero non hai paura di Matt?» Gli catturò la bocca, le dita che si posavano lievi sul suo torace, prima di scendere a slacciare il bottone dei calzoni. «Dovrai tenerti pronto a saltare giù dalla finestra.»

«Dici che sarà più facile senza pantaloni?» la canzonò.

Abigail si lasciò andare in un lieve risata. Sentiva il cuore gonfio della sensazione che con lui accanto tutto fosse possibile, anche amarsi senza provare vergogna.

I calzoni di Jonathan scivolarono lungo le cosce ora nude e gli stivali vennero sfilati senza fare rumore. Matt dormiva nella camera accanto, si doveva essere cauti, ma era così eccitante avere lui lì, pronto a rischiare tutto pur di amarla. La camicia da notte, ultima barriera tra loro, cadde a terra. Abby lasciò che Jonathan la prendesse in braccio e chiuse gli occhi quando sprofondò sul materasso sotto l’impeto di baci capaci di levarle il fiato, tra la stoffa della coperta cucita per lui. Nell’aria solo il crepitare dei ceppi nel camino.

Era tutto perfetto, pensò e, nello scostare una lunga ciocca bruna dal viso di Jonathan, si perse nella luce dei sui occhi scuri, mentre lo accoglieva in sé con un brivido.

«Buon Natale, amore mio» sussurrò, rapita dall’ondata di emozioni che le esplosero nel petto. Nonostante le paure per quell’inverno che sembrava più gelido del solito e i dubbi sul loro futuro insieme, si sentiva felice come non ricordava d’essere mai stata.

Jonathan le sorrise, bello come sempre, ed era suo.

«Buon Natale» le rispose, prima che la magia dell’amore rapisse entrambi dalla realtà.

Lo scrigno delle emozioni Natale: Paradise Valley: La Vigilia di Natale di Patrizia Ines Roggero
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baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^

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