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Lo scrigno delle emozioni internazionale: THE MITZVAH (BUONA AZIONE) By Tiffany Reisz

progetto grafico Franlu

Il primo giorno era stato il più difficile. Guardando suo marito Zachary tentare di appuntarsi il pezzettino di nastro nero alla giacca con mani tremanti l’aveva quasi distrutta. Grace era andata verso di lui e gli aveva preso il nastro. Mentre glielo appuntava al bavero, Zachary aveva premuto la fronte contro la sua e aveva sussurrato: “Grazie.” Non era riuscita nemmeno a parlare. Aveva annuito e l’aveva baciato velocemente.
Prendendolo per mano, avevano lasciato la camera della sua infanzia. Sentendosi persa in mezzo alla famiglia ebrea di Zachary, Grace aveva deciso che tenere la bocca chiusa e restare vicino a suo marito sarebbe stata la sua strategia per la giornata. Il dolore di Zachary, per la morte inaspettata della madre due giorni prima, era stato così profondo e acuto che Grace a malapena era riuscita a pensare alla propria tristezza. Aveva amato Sara, la madre di Zachary, e non poteva ancora credere che la donna bellissima che aveva dato a suo marito gli occhi blu ghiaccio e i capelli neri e il suo amore per la letteratura se ne fosse andata. Sara era stata la prima della famiglia di Zachary ad accoglierla dopo il loro sospettosamente rapido matrimonio, sette anni prima. “Sei troppo giovane per lui. E non sei ebrea. Ma conosco mio figlio. Ti ha sposato per amore. Non pensare mai diversamente.”
Muta nel suo dolore, la famiglia Easton era assemblata nel soggiorno, raccolta fuori dalla casa e nelle auto. Grace diede un’occhiata verso le altre donne e analizzò il suo vestito paragonandolo ai loro. Grace era la più giovane di almeno dieci anni tra le mogli presenti e temeva che il suo semplice abito blu scuro apparisse chic e troppo corto. Ma sua cognata Dita, moglie del fratello rabbino di Zachary, indossava un abito nero fatto su misura che esibiva le ginocchia e le caviglie proporzionate. Dita beccò Grace a osservarla e le rivolse un sorriso rassicurante. Grace restituì un sorriso di gratitudine e scivolò sul sedile posteriore della macchina accanto a Zachary.
Soli nella parte posteriore dell’auto, Zachary le strinse il ginocchio.
“Come sta la mia shiksa(1)?” chiese e Grace sorrise.
“La tua shiksa sta bene. Tu come stai?” disse prima di potersi fermare. “Scusa. Domanda terribile.”
Zachary le fece un sorriso teso. “Tu sei qui. Starò bene. Penso.”
Si aggrappò alla sua mano. “Sarò sempre qui.”
Grace distolse lo sguardo e gli diede un momento di privacy per asciugarsi le lacrime dalla guancia.
Zachary, un ex professore di letteratura e attualmente direttore di fiction, era stato la scelta naturale per scrivere e dare l’elogio funebre alla matriarca della famiglia. Grace aveva creduto di non poter sopravvivere, il giorno prima, per quelle poche ore in cui Zachary si era rintanato nel suo studio per scrivere le ultime parole alla madre. Le era servita tutta la sua forza di volontà per non intromettersi, buttare le braccia attorno al marito e singhiozzare con lui tutta la notte. Il suo dolore veniva prima quindi non si era lasciata andare, gli aveva concesso il suo tempo da solo e aveva pianto silenziosamente nel loro letto.
Chiuse gli occhi e ricordò la notte precedente. All’una del mattino, Zachary era finalmente tornato a letto. Aveva sentito un rumore e si era voltata verso il suono. Guardando suo marito spogliarsi nel buio, rimproverò se stessa per avere pensieri torridi su di lui persino in quel momento. Era avanzato lentamente, attraverso le lenzuola, verso di lei e aveva attirato la sua piccola struttura contro la propria molto più grande, quasi due metri d’altezza.
“Non possiamo fare l’amore durante la Shiva(2),” le aveva sussurrato nel buio.
“Quando inizierà la Shiva?” aveva chiesto, avvolgendo le braccia attorno alle sue spalle muscolose.
“Domani. Dopo il funerale.”
“Quanto tempo dura?”
Zachary le aveva baciato le labbra. Aveva percepito lo stress nel suo corpo teso mentre faceva scorrere le mani su e giù per le sue braccia.
“Sette giorni,” aveva sospirato.
“Oh, Dio,” aveva detto, e Zachary aveva riso silenziosamente, la prima risata che gli aveva sentito fare dal giorno prima, mentre la spingeva delicatamente sulla schiena.
Le aveva fatto scivolare la mano nei pantaloni del pigiama e le aveva spinto un dito dentro. Una parte di lei aveva assaporato il piacere di riconnettersi a lui dopo così tante ore di separazione. Ma una vocina nella sua testa le aveva detto che avrebbe dovuto essere in lutto in quel momento, non ansante sotto suo marito.
“Sei sicuro?”
“Ti prego, Gracie. Ne ho bisogno,” aveva sussurrato e lei era scivolata fuori dai suoi vestiti e aveva spalancato le gambe per lui. Lui le aveva stuzzicato il clitoride con la punta delle dita e succhiato delicatamente i suoi capezzoli fino a che non si erano induriti nella sua bocca calda. Anche nella tristezza, non l’avrebbe mai presa fino a quando il suo corpo non fosse stato bagnato e pronto per lui.
Quando gli era entrato dentro, lei gli aveva avvolto le gambe attorno al fondoschiena e si era aggrappata a lui con tutta la sua forza e tutto il suo amore. Il missionario non era una delle loro posizioni preferite. Zachary la preferiva di gran lunga a pancia in giù, le mani nei suoi lunghi capelli rossi, con il petto sulla sua schiena e la bocca al suo orecchio. Ma quella sera aveva sentito il suo bisogno di fare l’amore con lei faccia a faccia, del conforto di tutto il suo corpo avvolto intorno a lui.
Mentre affondava dentro di lei, lei gli aveva accarezzato la forte schiena con le mani e la spalla con le labbra. Esausta dal dolore, lo stress e dalla preparazione dei bagagli per la settimana successiva nella casa dei suoi parenti, Grace non era riuscita a rilassarsi abbastanza per venire. Ma non aveva avuto importanza. Questa volta era per Zachary e glielo aveva sussurrato all’orecchio.
“Sei sicura?” Le aveva baciato il viso e il collo.
“Sì. Vieni quando ne senti il bisogno. Usami.” Aveva oscillato le anche in quel modo che gli faceva sempre fermare il respiro. “Voglio che tu lo faccia.”
Lui aveva annuito e aveva affondato le mani nella pelle morbida delle sue cosce, spingendo più forte.
Grace si era rilassata sotto di lui, felice di poter fare questa piccola cosa per confortarlo. Era venuto con un fremito silenzioso e aveva indugiato dentro di lei per qualche minuto prima di uscire.
“Una settimana,” aveva ripetuto lei. “Chiunque abbia inventato la Shiva deve essere un sadico.” Grace aveva fatto scorrere le dita sui bei lineamenti di suo marito. Amava soprattutto la sua fronte. O meglio il suo naso marcato. Le sue labbra scolpite le avevano lasciato più di qualche ricordo felice.
“Io penso che Dio abbia inventato la Shiva,” aveva risposto Zachary, attirandola a sé e appoggiandole la testa sulla spalla.
Grace era ruotata sul fianco e aveva premuto la schiena sul petto di Zachary. Lui l’aveva tenuta stretta a sé e lei aveva sentito una lacrima scivolarle sul viso. Non aveva saputo dire se fosse appartenuta a lei o a lui.
“Io resto della mia idea.”
Giunti alla camera mortuaria, Grace si rifiutò di lasciare la mano di Zachary. I pochi abbracci che lui diede, li concesse con un solo braccio, mentre con l’altro rimase con lei. Presero posto in prima fila mentre il fratello di Zachary, il rabbino Aaron Easton, li conduceva in preghiera. Di solito amava guardarlo nel suo yarmulke. Trovata il copricapo tradizionale piuttosto adorabile. Ma oggi appariva triste e cupo. Grace si irrigidì quando arrivò il momento per Zachary di leggere il suo elogio funebre.
Suo fratello lo chiamò in avanti e Zachary le strinse una volta la mano, la lasciò andare, e camminò verso il pulpito. Tirò fuori i suoi appunti dalla tasca della giacca e aprì la bocca. Non uscì nulla. Lo stomaco di Grace sprofondò. Zachary fece un respiro profondo e suo fratello si allungò per toccargli il braccio. Grace non sapeva cosa fare. Voleva disperarsi, afferrare Zachary e crollare sul pavimento con lui e piangere. Invece si alzò con calma e avanzò verso di lui. Avvolse il braccio intorno al suo, prese i suoi appunti, e cominciò a leggere.
“Mia madre,” iniziò Grace. Avrebbe voluto piangere, ma invece sorrise mentre leggeva ad alta voce le parole dell’elogio funebre di suo marito, “minaccerebbe di prenderci tutti a schiaffi se ci vedesse adesso. E poi ci farebbe mangiare qualcosa.”

Quella notte, Grace si distese vicino a Zachary nel suo vecchio letto, nella casa dei suoi genitori, ricordando a se stessa che era solo il primo giorno della Shiva. E dovevano passare altri sei giorni prima che lei e Zachary potessero rifare l’amore. Sapeva che avrebbe reso l’attesa molto più difficile se lo avesse toccato, ma non poteva trattenersi dall’abbassarsi e premere l’orecchio sul suo petto.
“Il tuo cuore sta ancora battendo,” disse Grace mentre Zachary distendeva il braccio sulla sua schiena.
“È confortante.”
“Lo è. Non gli è permesso smettere di battere.”
“Si è fermato una volta,” disse Zachary, tracciando la linea della sua spalla con la punta delle dita.
Grace lo guardò. “Quando?”
“Il giorno che ti ho incontrata.”
Grace non disse nulla. Si spostò appena sul suo corpo e gli diede un bacio lungo e profondo. Zachary le prese il viso fra le mani e non la lasciò andar via per cinque minuti buoni.
Con un respiro tremante, Grace si allontanò dal marito e si distese dal suo lato, lontano da lui.
“Non abbastanza bello quanto il sesso, ma farti il piedino mi aiuterà ad andare avanti,” disse, giocando a calciarlo.
“A lei non sarebbe importato, lo sai,” disse Zachary, facendole scivolare una mano sotto la maglietta e toccandole la schiena.
“Ma a te importa. Anche se non vuoi ammetterlo.”
Zachary sospirò. “Mi importa, non so perché ma mi importa. Di solito sono un ebreo terribile.”
Grace sorrise. “Beh, considerando che sono una presbiteriana di Welsh, non penso proprio di poter giudicare quanto tu sia un buon ebreo oppure no. Ma adoravi tua madre e ho il sentore che questo ti renda un ebreo piuttosto buono. E lei è morta tre giorni fa. Perciò penso che sia io che lei capiremmo se la tua mente pensasse a qualcosa di diverso che a far sesso con tua moglie.”
“È una nuova sensazione.”
“Quale?”
“Avere la mente su qualcos’altro che non sia il sesso con mia moglie,” disse Zachary, avvicinandosi a lei senza però accennare a spogliarla. “Non sono sicuro che mi piaccia.”
Il Secondo Giorno andò un po’ meglio. Un flusso costante di amici e parenti, molti dei quali non aveva mai incontrato prima, la tennero lontano dal suo tormento.
Ma il Terzo Giorno, Grace si svegliò temendo un’altra notte distesa accanto al marito, sentendosi in colpa per quanto disperatamente volesse montargli sopra, prenderlo dentro di sé e aiutarlo a dimenticare tutto il suo dolore, anche se soltanto per un’ora o due.
Al Quarto Giorno aveva fatto il pieno della casa del tormento. Si infilò le scarpe da ginnastica e uscì per una corsa mattutina prima che ricominciasse il corteo di amici e parenti.
Quando fece ritorno a casa, fradicia di sudore e tremante dal freddo, trovò sua cognata Dita in cucina.
“Tè?” offrì Dita e Grace accettò con gratitudine. “Allora, come te la stai cavando? Dev’essere strano per voi. Zachary mi ha detto che questo è il tuo primo funerale ebreo.”
Grace sorseggiò il suo tè.
“È diverso. Apprezzo i rituali: coprire gli specchi, non cucinare, non uscire. È solo… difficile. È più di un po’ frustrante.”
“Si, manca il sesso anche a me.”
Gli occhi di Grace si spalancarono. Poi si coprì la bocca per soffocare una risata ribelle.
“Dita, non ho detto…“
“Non ce n’è stato bisogno,” disse Dita, versando il latte nel suo tè nero. “È bello vedere che dopo sette anni, ancora tu e Zachary non riusciate a tenere gli occhi lontano gli uni dagli altri. Può darsi che tu lo ami tanto quanto io amo Aaron. Forse.”
“O perlomeno ci vado molto vicino. Sì. Non sono una fan di questa particolare disposizione della Shiva. Ma Zachary è veramente in lutto. Sono sicura che sia meglio così.”
Dita alzò gli occhi al cielo. “Sciocchezze. Ha bisogno di sua moglie. E ha bisogno di una distrazione. Tu puoi essere entrambe le cose.”
“Non per altri tre giorni,” disse Grace, che non contava solo i giorni, ma le ore fino a quando lei e Zachary sarebbero stati liberi dalla Shiva e avrebbero fatto di nuovo ritorno a casa, a Londra nel loro letto.
“Ti svelerò un piccolo segreto da Ebrea a Shiksa,” disse Dita, sporgendosi in avanti. “La vita viene prima della morte. Quando un corteo funebre incontra un corteo nuziale, il corteo nuziale passa per primo. La Shiva viene sospesa durante lo Shabbat(3), Grace. E lo Shabbat inizia al tramonto di questa sera. E… durante lo Shabbat, il sesso con il proprio coniuge è una Mitzvah.” E Grace sapeva che una Mitzvah era una buona azione, un comandamento divino.
“Dita, sono pronta a convertirmi.”
“Non ti azzardare. Adoro avere una Shiksa dai capelli rossi per cognata.”
Grace prese a cuore il consiglio di Dita. Non disse nulla a Zachary, quel giorno sarebbe solamente andata alla ricerca di un qualche segnale in lui che una qualsiasi avances da parte sua sarebbe stata sgradita quella sera. Ma mentre sedevano fianco a fianco salutando ancora l’ennesimo flusso di visitatori, Zachary raramente si fermò a toccarla. Le aveva appoggiato la mano sul ginocchio o sfregato leggermente la schiena. Oggi il suo dolore sembrava straziante come al solito, ma più calmo. Nel tardo pomeriggio la casa si svuotò e la famiglia Easton iniziò a prepararsi per la sinagoga.
“Sarei una moglie orribile se non venissi con te?” domandò Grace.
“Lo considererei una ragione valida per divorziare,” disse Zachary impassibile. “No, certo che non c’è bisogno che vieni. Esci. Mangia qualcosa di molto poco Kosher(4) per me. Ti prego.”
“Mangerò un panino con la pancetta in tuo onore,” disse Grace, baciandolo. “Ci vediamo dopo.”
Il cibo non era nei pensieri di Grace. Solo il suo bellissimo marito e il modo in cui gli avrebbe dato conforto quella notte. La solita roba, anche se incredibilmente fantastica per entrambi, non poteva dargli la distrazione di cui lui aveva bisogno.
Una volta rimasta sola in casa, Grace si trovò nella camera d’infanzia di Zachary a guardarsi intorno. Sorrise vedendo le sue foto in divisa da calciatore. A 38 anni, Zachary era rimasto bello come lo era stato vent’anni prima, quando furono scattate quelle foto. Più bello, anche se il tempo aveva trasformato un giovane viso dolce e piuttosto sbarazzino in uno più cesellato, uno più adulto e maschile. A volte ancora non riusciva a credere che avessero festeggiato i sette anni. Si erano sposati in circostanze orribili: l’indiscrezione di una notte tra insegnate e studente, la gravidanza, la perdita del bambino solo poche settimane dopo il loro fantomatico matrimonio. Avevano sbagliato così tanto all’inizio che stupiva come si fosse poi trasformato in una cosa tanto giusta.
La foto di lui che giocava a calcio con i suoi amici le diede un’idea deliziosa. Scavò nel suo armadio, fra i vecchi abiti che sua madre aveva conservato in perfetto stato, finché trovò la sua vecchia maglietta degli Everton. Una corsa rapida al negozio all’angolo le fornì gli altri due elementi che le occorrevano per la notte.
In tarda serata era distesa sul letto di Zachary, ansiosa del suo ritorno a casa.
Udì delle voci nell’ingresso e sentì un improvviso aumento di nervosismo. Grace non aveva mai sedotto il marito prima d’ora. Quando si trattava di Zachary, la seduzione era una questione controversa. Non riusciva a ricordare una volta in cui non era stato in vena. Sedurre Zachary non richiedeva altro che l’essere presenti. Ma non era mai stato in lutto, prima. Una piccola parte di lei temeva che la respingesse, che l’accusasse di insensibilità. Grace si era quasi convinta a rivestirsi in fretta prima che lui salisse al piano di sopra ma poi udì dei passi fuori dalla porta.
Grace era distesa sulla schiena con le gambe appoggiate al muro. La testa pendeva giù dal bordo del letto così, quando Zachary entrò e la vide, in un primo momento pensò che fosse accigliato.
“Gracie? Quella è la mia vecchia maglietta da football?”
“Perché il calcio si chiama football in America?” chiese Grace, accavallando le gambe all’altezza delle caviglie. Aveva comprato dei tipici calzini da calcio con strisce blu al negozio all’angolo. In aggiunta indossava un paio di mutandine di pizzo che aveva messo in valigia e nient’altro.
“Lo sapevo, prima di aprire la porta. Ora, improvvisamente mi sembra di aver dimenticato… tutto.”
Zachary richiuse la porta dietro di sé e si avvicinò al letto.
“Ti insegnerò qualcosa,” disse Grace mentre Zachary si sedeva accanto a lei e le passava la mano su e giù per le cosce nude. “Dita mi ha detto che durante lo Shabbat è una Mitzvah avere rapporti sessuali con il proprio coniuge. Anche durante la Shiva.”
“Stai cominciando a sembrare un’ebrea, Gracie.”
“L’Chaim.(5)”
Zachary si chinò per baciarle le labbra ma Grace rotolò via da lui all’ultimo secondo. Si mise a carponi e si gettò di peso sulla sua schiena.
“Non puoi baciarmi però,” disse. “Lo farò io. Devi solo sdraiarti e comportarti bene.”
“Posso prometterti di restare sdraiato qui fino a nuovo ordine. Fare il bravo non è più un’opzione da quando hai indossato quei vestiti.”
“Ti piace?” Grace si mise a cavalcioni sui suoi fianchi e gli sorrise. Si passò la mano verso il ventre e iniziò a sollevare la maglietta. Ma prima di scoprire il seno, la tirò giù di nuovo e gli fece un sorrisetto malizioso.
Grace cominciò sbottonandogli la camicia. Andò lentamente, un bottone alla volta e facendo cadere un bacio dal suo petto allo stomaco, mentre scopriva sempre più parti del corpo magro e muscoloso del marito. Non si fermò alla camicia. Gli sbottonò i pantaloni e liberò l’erezione.
Fece scorrere la mano su e giù per la sua lunga durezza, facendogli un gran sorriso.
“Questo mi mancava.” Grace stuzzicò la punta del pene prima di avvolgerlo interamente con la mano.
“Anche tu gli mancavi.” Zachary inspirò bruscamente.
“Ti mancava tua moglie che ti succhiava il cazzo?” disse Grace mentre faceva scivolare la sua lingua su di lui.
“Grace,” Zachary respirò, quasi ridendo. “Cosa ti prende?”
Grace gli sorrise. Parlare sporco a letto era il pezzo forte di Zachary, non il suo. Le aveva spesso sussurrato le sue intenzioni lascive durante i preliminari, mentre lei ansimava e arrossiva.
Questa poteva essere la prima volta che avesse mai detto “cazzo” nei loro sette anni di matrimonio.
“Mi hai preso tu. Vedi?”
Grace lo mise in bocca e lo succhiò con forza e in profondità.
Zachary afferrò le lenzuola mentre i suoi fianchi si sollevavano dal letto. Lo massaggiò nella sua intera lunghezza con le labbra e lo lavorò più e più volte con la lingua. I suoi respiri divennero intensi e veloci, così Grace si fermò tirandosi su.
“Non così in fretta. Non venire senza di me.”
“Una regola giusta,” disse Zachary, la voce roca e carica di bisogno.
Grace prese un profondo respiro e rotolò sulla schiena. Zachary sedette accanto a lei.
“Attendo vostri ordini,” disse.
“Il tuo ordine,” disse Grace, mentre faceva scivolare le mutandine giù per le gambe, “è di non fare altro che guardare.”
Provando a nascondere il suo nervosismo, Grace allargò le gambe e agganciò il ginocchio attorno alla schiena di Zachary. Fece scivolare la sua mano tra le gambe, aprì il suo sesso, e cominciò a giocare con il clitoride.
“Dio, Grace,” disse Zachary, scavando le dita nel suo polpaccio. Amava guardarla masturbarsi. E lei adorava che lui gradisse. Ma farlo di fronte a lui, anche dopo tanti anni insieme, ancora la mortificava. Il petto di Zachary si gonfiò e la vista di lui così eccitato la incitò a continuare. Il clitoride si ingrossò contro le sue dita e si sentì sempre più bagnata.
“Zachary,” disse Grace mentre faceva scivolare un dito dentro di sé e sorrideva mentre gli occhi di Zachary si spalancavano a quella vista. Dopo sette anni, faceva bene al cuore sapere che poteva ancora scioccarlo. “Penso di aver bisogno di fotterti. Se non ti dispiace.”
“Non mi opporrò.” Zachary iniziò a strisciare su di lei, ma lo fermò con una mano sul petto. “Sulla schiena. È il mio turno di stare sopra,” disse. Forse una volta al mese Grace poteva trovare il coraggio di cavalcarlo e prenderlo dentro di sé. Amava l’angolo di penetrazione che dava quella posizione ma si sentiva molto esposta, nuda e inginocchiata sopra di lui.
“Ho sentito parlare di donne come te,” disse Zachary, con un pizzico di divertimento nella voce. “Sei una dominatrice?”.
“Sono una moglie arrapata che vuole suo marito dentro di sé. Ti dispiace?”
“Neanche un po’.”
Zachary giacque obbediente sulla schiena e Grace fece per mettersi a cavalcioni sul suo stomaco. All’ultimo minuto cambiò idea e gli voltò le spalle. Aveva letto in qualche rivista femminile della posizione chiamata Reverse Cow-girl. Nome ridicolo, ma apparentemente gli uomini amavano la vista. Grace, rivolta verso i piedi di Zachary, lo prese di nuovo in mano. Si sollevò, posizionandolo all’ingresso umido del suo corpo e affondò su di lui.
Sospirando di beatitudine, Grace lo prese tutto dentro.
“Ti ho mai detto quanto mi piace sentire il tuo cazzo dentro di me?” chiese Grace.
“Non in così tante parole,” disse Zachary, la voce rotta mentre lei iniziava a dondolare i fianchi.
“È la sensazione più bella del mondo. Mi sento completa quando sei dentro di me, spingendo dentro di me.” Grace allungò una mano e gentilmente prese i testicoli a coppa mentre muoveva i fianchi avanti e indietro, in spirali strette. Non avevano mai fatto quella posizione prima d’ora, ma Grace decise che potevano aver bisogno di aggiungerla al loro repertorio dopo quella notte. Zachary ansimava sotto di lei. Ora capiva perché lui preferiva stare sopra durante il rapporto. Il potere che sentiva nel farlo ansimare mentre gli infliggeva piacere valeva qualsiasi imbarazzo.
Grace si sporse in avanti appoggiando tutto il suo peso sulle mani. Fece oscillare i fianchi avanti e indietro più velocemente. Zachary le afferrò i fianchi e li calò con forza su di lui.
Preoccupata per le pareti sottili, Grace venne violentemente ma senza far rumore mentre Zachary spingeva e affondava in lei.
Ancora dentro di lei, si avvicinò e le avvolse le braccia intorno, infilando le mani sotto la maglietta.
“Cosa stai facendo?” domandò Grace mentre lentamente riprendeva fiato.
“Ti tocco i capezzoli,” disse Zachary. “Non è permesso?”
“Il tuo cazzo è dentro di me e sono bagnata del tuo sperma. Qualsiasi cosa è permessa a questo punto.”
“Devo dire che questo suo linguaggio oltraggioso è piuttosto scioccante, Signora Easton.”
“Non sei tu quello che la scorsa settimana ha detto che voleva, e cito, ‘scoparmi fino a farmi scordare il mio nome, scoparmi fino a quando non sarei più riuscita a camminare, e scoparmi fino a farmi colare il suo sperma dalle gambe’?”
“Ho detto questo?”
“L’hai fatto. Mi stavi scopando in quel momento. E credo che questa possa essere l’unica volta che io abbia mai detto ‘scopare’ in vita mia.”
“Sono molto orgoglioso di te, Gracie. C’è qualcos’altro che vuoi dirmi? O farmi? O che devo fare per te?”
“Puoi baciare il mio clitoride fino a farmi venire ancora. È giusto un suggerimento.”
“Potrei prima avere il permesso di succhiarti i capezzoli e mettere due dita dentro di te?”
“No.”
“No?”
“Voglio tre dita. Perlomeno.”
Grace rise mentre Zachary crollava sulla schiena facendo finta di svenire. In momenti come quello sapeva con chiarezza cristallina il perché il loro matrimonio aveva funzionato contro ogni probabilità. Il sesso non li aveva tenuti insieme. La risata lo aveva fatto.
Grace scivolò lentamente giù da Zachary e ritornò a sdraiarsi sulla schiena.
“Perdonami, Grace, ma ho paura che potrei doverti riposizionare.”
“Fai quello che credi sia meglio.”
Grace si lasciò sfuggire una risata scioccata quando Zachary scese in ginocchio sul pavimento accanto al letto, l’afferrò e le tirò i fianchi sul bordo del materasso. Il suo letto d’infanzia era abbastanza basso perché il suo altissimo marito potesse aprirle le gambe, piegarsi sul suo corpo, sollevarle la maglietta e prendere un capezzolo in bocca.
“Mia moglie ha il seno più perfetto,” osservò e Grace sorrise.
“Tua moglie ha il seno lentigginoso.”
“Le lentiggini sono la mia parte preferita.”
Zachary continuò a torturarle sensualmente i seni con le labbra e la lingua. Baciò più in basso il suo ventre mentre pizzicava e ruotava i capezzoli fra le sue dita abili. Quando si erano sposati, Zachary era già andato a letto con almeno cinquanta donne. Mentre per lei era stato il primo. Ma non aveva mai provato molta gelosia quando pensava alle sue amanti del passato. Gli avevano insegnato bene e ora lei ne raccoglieva i benefici. La testa di Zachary premette fra le sua cosce aperte e prese il clitoride tra le labbra.
“Ti piace sentire il tuo sapore su di me?” chiese Grace mentre la lingua di Zachary spingeva dentro di lei. “Me lo sono sempre chiesto.”
“Molto,” rispose Zachary mentre tirava via la bocca da lei e vi infilava due dita dentro. “Suppongo sia un istinto possessivo da uomo delle caverne. È il mio seme e di nessun altro quello dentro di te.”
“Il suo seme, il tuo cazzo, la tua lingua, le tue dita… nessuno se non te, da sempre.”
“Potresti tatuartelo sull’interno coscia.”
“È scritto sul mio cuore,” Grace si alzò sui gomiti per incontrare i suoi occhi. “È sufficiente?”
Zachary in un primo momento non rispose. Si allungò e le prese il viso con la mano. “È perfetto,” disse.
Il cuore di Grace svolazzava.
“Ti amo, Professor Easton,” sussurrò Grace.
“Ti amo, Signora Easton,” rispose Zachary. “Ora sdraiati. Ho solo due dita dentro di te e credo che tu ne abbia chieste tre.”
“Perlomeno,” gli ricordò.
Grace si rilassò sulla schiena e fissò il soffitto mentre suo marito l’allargava. Non avevano mai utilizzato più di tre dita alla volta. Magro e dall’ossatura piccola, il corpo di Grace era naturalmente stretto; all’inizio servirono un paio di settimane, con uno Zachary molto paziente, prima che potesse avere rapporti completamente senza dolore. Ma quella notte si sentiva selvaggia e sfrenata e voleva provare tutto quello che non avevano fatto prima.
Zachary allargò le dita separandole dentro di lei e Grace mugolò con una fitta di piacere misto a dolore.
“Sai cosa potrebbe veramente aiutare, qui?” chiese Zachary. “Il lubrificante. Magari l’avessimo messo in valigia.”
Grace fece scivolare la mano sotto al cuscino.
“Ecco. Comprato stasera. Ho umiliato il povero commesso adolescente. Suppongo non potesse immaginare a cosa servissero del lubrificante e dei calzini da calcio a una vecchia donna sposata.”
“Hai 26 anni e sei stupenda. Probabilmente si masturberà ogni volta che vedrà un paio di calzini da calcio per il resto della sua vita.”
Mentre Grace rideva, Zachary applicò il lubrificante alla sua vagina. Improvvisamente, le tre dita dentro di lei si adattavano perfettamente.
“Dio, è formidabile,” gemette Grace, inarcando la schiena.
“Ti ha poi fatto male?”
“Per niente. Possiamo provare con un altro?”
“Sei insaziabile stasera, non è vero?”
“Non puoi immaginare quanto mi sei mancato dentro di me questa settimana. Io rispetto la Shiva. Lo faccio. E mi sono sentita in colpa. Sei in lutto e anche io, ma mi stendo accanto a te e penso a quanto vorrei che facessi l’amore con me.”
“Non dovresti sentirti in colpa a desiderare che faccia l’amore con te. Non mi importa se sono sul letto di morte e il mondo sta bruciando completamente. Capito?”
Grace sorrise al soffitto.
“Capito.”
Zachary l’aprì di più mentre le sue dita la esploravano. Sussultò quando le nocche toccarono il punto G, ansimò mentre, andando abbastanza in profondità, sentì la punta delle dita contro la cervice. Spinse un quarto dito dentro di lei, mentre il pollice faceva cerchi stretti sul suo clitoride. Il cuore di Grace galoppava. I suoi muscoli interni s’irrigidirono. Venne con forza intorno alla sua mano sepolta in profondità dentro di lei.
“Grace, devo scoparti,” disse Zachary. “Ti prego.”
“Scopami finché non avrò dimenticato il mio nome,” disse. “E il tuo. Chiunque tu sia.”
Ridendo Zachary si alzò e mise un ginocchio sul letto di fianco alla sua anca. Cominciò a spingere dentro di lei.
“Aspetta. Non così,” disse, fermandolo.
“Come allora? Ce la metterò tutta e ti scoperò come vorrai.”
Grace si chinò e ritrovò il lubrificante. Lo sollevò e guardò fisso negli occhi del marito senza dire una parola.
“Sei sicura, Gracie?”
Non avevano mai fatto sesso anale. Zachary sì, ovviamente, ma Grace non aveva mai trovato il coraggio di provare con lui. Sapeva che lo voleva. Non c’era molto in camera da letto che Zachary non volesse fare. Ma quella notte voleva mostrargli col suo corpo quanto lo amasse. Questo sembrava il momento giusto per provare.
“Sì.”
Zachary annuì e si tolse la camicia mentre Grace si girò sulla pancia.
Respirò lentamente ascoltando Zachary mentre finiva di spogliarsi completamente.
“Non irrigidirti,” l’avvertì Zachary, mentre infilava due dita bagnate dentro di lei. “Rilassati e dimmi se ti fa male.”
Grace annuì e chiuse gli occhi. Sentì Zachary all’ingresso stretto del suo corpo. Premeva gradualmente, spingendo con delicatezza. Le dita di Zachary afferrarono le lenzuola vicino al suo viso. Grace distese le braccia e avvolse la mano intorno al suo pollice. Gemendo dolcemente, lui intrecciò la mano con la sua e spinse un po’ più forte.
“Per favore, fermami se vuoi che lo faccia,” disse Zachary e Grace poteva sentire la fame nella sua voce, il desiderio di non fermarsi mai.
“No. Sembra strano. Ma mi piace.”
Zachary fece scivolare l’altra mano sotto la maglietta che indossava ancora e accarezzò la sua schiena mentre si muoveva dentro di lei. Le piaceva questo nuovo modo insolito in cui la riempiva. E si sentiva così strepitosa sdraiata sulla pancia, i piedi, ricoperti dai calzini, sospesi in aria. Ma la parte migliore era Zachary, il modo in cui respirava cosi violentemente, come le teneva disperatamente la mano. Affondò un paio di volte e venne dentro di lei con un rantolo gutturale.
Con prudenza uscì fuori. Lei gli gettò le mutande e lui le usò per ripulire il lubrificante. Ora, completamente nudo, Zachary si distese su di lei e la baciò sulla bocca, stuzzicò le sue labbra con la lingua e la strinse così forte a lui che poteva a malapena respirare.
Grace fece per dire qualcosa ma un debole rumore proveniente dal fondo della stanza accanto la interruppe. Un colpo seguito da un gemito. Gli occhi di Zachary si illuminarono in una risata silenziosa.
“Che cos’è?” domandò Grace.
“Aaron e Dita.” Zachary fece scivolare la mano sotto la sua maglietta prendendo il seno a coppa. “È piuttosto appassionata, non trovi?”
“Se noi possiamo sentirli, significa che loro possono sentire noi?” chiese Grace, arrossendo per l’imbarazzo.
“Dopo il tuo ultimo orgasmo? Sono assolutamente sicuro di sì.”
“Oh Dio. Tuo fratello è un rabbino,” gli ricordò.
“Non preoccuparti. Ricorda,” disse Zachary, spingendo per aprirle le gambe con le ginocchia. “È Shabbat e siamo sposati. Questa è una Mitzvah.”

(1): non ebrea
(2): sette giorni di lutto
(3): festa del riposo, che è osservata ogni sabato dal tramonto del venerdì
(4): l’idoneità di un cibo a essere consumato dal popolo ebraico
(5): salute! – Evviva!

 

traduzione a cura di Sary@

editing Vecchiastrega

Tayla

StaffRFS

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