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Lo scrigno delle emozioni: “Affamati d’esistenza” di Alessandra Paoloni

progetto grafico di Angelice

 

Il getto d’acqua fredda sferzò il suo viso e gli sembrò quasi che delle lame appuntite gli avessero lacerato la pelle senza alcuna pietà. Si destò e biascicò un’imprecazione. Le palpebre si sollevarono di scatto e i polmoni si riempirono di aria per poi sgonfiarsi subito. Il respiro dell’uomo sembrò l’ultimo. Invece, anziché morire, tornò vigile e con la mente attenta a quello che gli era accaduto.
Bullet Roger scrollò la testa nel tentativo vano di levarsi via l’acqua dai capelli. Il codino che li teneva legati doveva essersi sciolto, anche se lui non ricordava come e quando. Forse durante la sua rocambolesca fuga, o in seguito alla sua cattura. Qualcuno lo aveva ferito alla testa con una bottiglia rischiando di spaccargliela in due come una mela. Era la sola cosa che ricordava, poi: il buio. Gli era ancora ignoto come fosse finito in quella stanza, con le mani e i piedi legati da corde spesse quanto un pugno umano.
«Finalmente ti sei svegliato.»
Bullet Roger sollevò un poco la testa ma i capelli fradici e lunghi, appiccicati alla faccia come ventose sporche, gli impedirono di vedere chi avesse parlato.
Ma era voce di donna quella. Nonostante non ne udisse il suono da settimane non poteva sbagliarsi. Deglutì e si passò la lingua sulle labbra secche, nel tentativo vano di catturare l’acqua che ancora gli gocciolava dai capelli.
Marielle, con il secchio ancora pieno per metà stretto tra le mani, osservava quella figura maschile, divisa tra la curiosità e l’inquietudine. Bullet Roger era finito finalmente nella trappola del suo cacciatore. Quel pirata assassino ora poteva essere consegnato nelle mani di Re Giorgio I, che ne avrebbe deciso le sorti. Perdono o forca. In ogni caso il pirata Bullet Roger avrebbe smesso di saccheggiare le navi mercantili di sua maestà. L’uomo tossì e borbottò qualcosa.
«Che hai detto, sporco cane?» inveì la ragazza mentre osservava il torace ampio e le spalle larghe dell’uomo.
Suo padre, un cacciatore di pirati, le aveva sempre ripetuto che Roger era un uomo alto e forte, molto pericoloso. E se fosse tornato proprio in quel momento l’avrebbe spedita lontano, a svolgere mansioni che più si addicevano a una ragazza della sua età. Marielle si chinò per posare a terra il secchio, senza spostare gli occhi dall’uomo legato alla sedia come un animale. Roger, da dietro la cortina dei suoi capelli sporchi e bagnati, seguì i suoi movimenti pur senza riuscire a distinguere i lineamenti della donna. La testa gli doleva e pulsava come se il cervello stesse cercando un varco per uscire e schizzare via dal cranio.
«Acqua…» sussurrò.
«Che hai detto?» domandò la ragazza.
Marielle al contrario lo aveva udito benissimo. Avanzò verso di lui con le mani posate sui fianchi. Quel pirata che tanto aveva seminato terrore e morte nei mari cristallini delle Bahamas non faceva ora così tanta paura.
«Acqua…» ripeté lui.
Roger tentò inutilmente di liberare i polsi legati dietro la schiena. Se solo ci fosse riuscito, se solo si fosse liberato, avrebbe afferrato quella ragazza per il collo scaraventandola sul pavimento. Le avrebbe schiacciato molto volentieri la testa a pedate.
Marielle si arrestò a qualche passo da lui. In qualche modo, sovrastando quel rozzo pirata ricercato dai maggiori cacciatori di taglie d’Inghilterra, si sentiva onnipotente.
«Non ti è bastata quella che ti ho gettato addosso? Ne chiedi dell’altra?»
Dalla voce Roger presumette che la ragazza dovesse avere più o meno vent’anni. Era stata la sua mano a colpirlo? Impossibile. Forse lavorava per qualcuno. Forse era una semplice prostituta che si divertiva ad armeggiare con l’arnese dell’uomo che l’aveva catturato.
Marielle non riuscì a comprendere se i capelli del pirata fossero neri o castano scuri. La sporcizia annidata tra le ciocche dell’uomo le impediva di farlo. I tratti del suo volto erano ben nascosti da quel nido di ciuffi scomposti, così come anche gli occhi. Si scoprì curiosa di sapere come fosse fatto il viso del terribile Bullet Roger ma, ancor prima di commettere qualche sciocchezza e avvicinarsi di più a lui, la porta della stanza venne aperta di colpo. Marielle indietreggiò, rischiando di inciampare sui suoi stessi passi e cadere.
«Cosa ci fai tu qui?» parlò una voce maschile, profonda e imponente.
Roger si mise in allerta, irrigidendo i muscoli del corpo.
«Padre, io…»
Marielle vide suo padre farle cenno con una mano di tacere e allo stesso modo le intimò di uscire subito dalla stanza. La ragazza ubbidì, scappando come se avesse il diavolo in persona alle calcagna. Thomas Lewis si assicurò che sua figlia fosse lontana prima di avvicinarsi a Roger e sferrargli un pugno nello stomaco. Il pirata gemette sotto quel colpo inaspettato e parve piegarsi in due su se stesso. Se le corde non lo avessero tenuto saldo alla sedia il suo corpo sarebbe franato a terra.
«Ti ho preso finalmente, bastardo!» esclamò.
Lewis, uno dei cacciatori di pirati più temuti da quei ladri e assassini, sogghignò. Bullet Roger sembrava intoccabile. Nessuno era mai riuscito a metterlo nel sacco. Eppure eccolo lì, davanti a lui, legato e ferito come un maiale pronto per essere spedito a morire al macello. Lewis poteva sentire già l’oro pesargli nelle mani e nelle tasche. Re Giorgio gli avrebbe offerto una ricca ricompensa e c’era la remota possibilità che gli chiedesse di stabilirsi a corte. Finalmente sua figlia avrebbe vissuto la vita che tanto aveva desiderato per lei, e che non era riuscito a dare alla sua defunta moglie. Bullet Roger era il suo lasciapassare per una vita migliore. La vita del pirata invece sarebbe stata appesa alla corda di un patibolo.

Marielle si destò di soprassalto. Il brusco risveglio interruppe un sonno tranquillo e senza sogni. Si mise in ascolto: passi. Veloci e pesanti. Una porta che sbatteva. Un lamento. Poi ancora passi. Qualcosa, in quella notte calda, era appena successa. L’istinto di sopravvivenza, o semplicemente un pensiero folle, la convinsero a scendere giù dal letto e a nascondervisi sotto. Strisciò lungo il pavimento e la porta della sua stanza si aprì proprio quando lei riuscì a nascondersi sotto la rete. Dal nascondiglio dove si trovava vide un paio di stivali scuri. Il lume che l’intruso portava con sé illuminò un letto vuoto. Marielle pregò che se ne andasse subito, trovando la stanza vuota. Al contrario quegli stivali irruppero nella stanza, con l’evidente intenzione di dare un’occhiata più approfondita. Non era suo padre o l’avrebbe chiamata per nome, accertandosi che stesse bene. Non poteva essere neppure un membro della sua servitù poiché nessuno di loro indossava stivali di tale manifattura. Marielle si portò una mano alla bocca, impedendosi così di gridare o emettere anche solo un fiato che avrebbe potuto smascherarla. Ma non servì. Delle dita forti accalappiarono una delle sue caviglie, trascinandola sul pavimento, con l’intento di tirarla fuori dal suo misero nascondiglio. Marielle lanciò un grido talmente forte che rischiò di lacerarle le corde vocali. S’aggrappò ai piedi del letto ma nulla poté contro la forza del suo assalitore.
«Stai zitta!» gli comandò una voce maschile.
Marielle, sebbene l’avesse udita una sola volta in vita sua, la riconobbe all’istante. La sorpresa le mozzò la voce e il respiro.
«Ecco, brava.»
Bullet Roger la costrinse a rimettersi in piedi. S’allontanò da lei giusto il tempo di chiudere la porta. Marielle guardò la figura del pirata con occhi sgranati e la sua mente le suggerì di scappare, mettersi in salvo. Ma i suoi piedi non rispondevano più ai suoi comandi. Restò così impietrita, al centro della stanza. Si strinse nelle braccia e invocò dentro di sé l’aiuto di suo padre, che non arrivò.
«Ti ho cercata ovunque.» esordì Roger tornando dalla ragazza.
Dopo averla afferrata per un braccio la trascinò verso la finestra. Tirò via le tende con foga tale quasi da strapparle e la luce tenue della luna si rifletté sul viso atterrito della ragazza. Voleva guardarla meglio. Accostò il lume che portava con sé e nel notare i lineamenti delicati e perfetti di Marielle, ma distorti dalla paura, sorrise compiaciuto.
«Ho trovato un tuo ritratto al piano di sotto. Non ti rende giustizia.» commentò.
Marielle deglutì. Abbassò lo sguardo ma la mano di Roger le afferrò il mento, costringendola a guardarlo. Parve studiare con attenzione ogni centimetro di quel viso. Il cacciatore di pirati aveva una figlia davvero molto graziosa. Uno dei più piacevoli e importanti bottini di guerra mai conquistati. Bullet Roger si guardò attorno, come alla ricerca di qualcosa. Marielle non trovò il coraggio per chiedere cosa fosse successo, dove era suo padre e come aveva fatto quel pirata a liberarsi dallo scantinato nel quale era stato rinchiuso. Vide l’uomo avvicinarsi al catino della sua toletta. Prima ancora di rendersi conto di quello che stava accadendo, Roger le riversò addosso l’acqua del piccolo contenitore. Il pirata poi scoppiò a ridere e fracassò il catino di ceramica a terra, dove si spaccò a pezzi. Marielle, con il viso e parte della camicia da notte bagnata, gridò.
«Un uomo come tuo padre direbbe: giustizia è stata fatta.»
La porta della stanza si aprì di colpo e Marielle sobbalzò. Per un istante pensò di gettarsi dalla finestra e di farla finita lì, in quel preciso momento.
«La nave ci aspetta al largo, signore.» parlò una voce giovanile, chiara.
Bullet Roger annuì. Fece cenno con la testa al ragazzo di precederlo e quello scomparve così come era apparso sulla soglia della stanza. Roger tornò ad accostare il lume per guardare il corpo di Marielle, coperto solo da quella misera camicia da notte bianca. La parte superiore, quella dove vi aveva gettato addosso l’acqua, le si era appiccicata alla pelle ma la ragazza era ancora stretta nelle spalle, con le braccia incrociate sul petto come se avesse il timore che quel pirata potesse spararle un colpo dritto al cuore. Roger pensò di afferrarle un polso e scostare almeno un braccio, così da gustare la vista dei suoi piccoli seni. Ponderò l’idea di approfittarsi di quel corpo piccolo e all’apparenza ben fatto proprio lì, sul letto stesso della ragazza, sotto il tetto dell’uomo che l’aveva catturato. Una degna punizione per quel cacciatore di pirati. Ma poi la ragazza parlò:
«Mi dispiace per quello che mio padre vi ha fatto…»
Roger aggrottò la fronte.
«Non lo avete ucciso, vero?» aggiunse Marielle, più preoccupata questa volta per la sorte di suo padre che della sua.
Bullet Roger si domandò perché la ragazza non lo supplicasse di risparmiarle una violenza o delle percosse, o addirittura la vita. Non le rispose. Non ne aveva motivo. Non doveva fornire spiegazioni a nessuno. Doveva solo alzarle la veste e divertirsi con lei prima di raggiungere il suo equipaggio e lasciare quel posto per sempre. Non aveva mai violato una ragazza contro la sua volontà; gli abusi di cui l’accusavano erano solo sporche menzogne. Un uomo come lui non aveva bisogno di prendere con la forza una donna quando queste gli aprivano le gambe ignorando spesso la sua identità.
Questa volta fu Mosi a comparire sulla soglia della stanza. Il gigante nero strappò un altro grido a Marielle, che credette stavolta di perdere i sensi davvero.
«Signore. Le guardie.» disse in un inglese quasi perfetto.
Roger valutò velocemente la situazione. Non aveva poi molta scelta: o uccideva subito la ragazza tagliandole la gola da orecchio a orecchio, oppure la portava con sé rimandando la decisione e rivalutando in seguito, con calma, se rispedirla indietro da suo padre morta oppure viva.
«Mosi, prendila con te. Non farti vedere dagli altri. Nessuno deve sapere che abbiamo una donna con noi, almeno fin quando non deciderò di informare l’equipaggio.»
Il gigante nero annuì senza batter ciglio. Non spettava a lui giudicare o commentare i comandi del suo capitano. Non lo aveva mai fatto e non avrebbe iniziato proprio in quel momento. Quando il gigante nero le si avvicinò, Marielle capì che non l’avrebbero mai più lasciata andare. Con la sola forza della disperazione tentò di divincolarsi dalla presa salda del pirata, e un grido le morì in gola quando la mano grande e forte di Mosi le circondò la nuca. Gli bastò premere i punti giusti per fare in modo che la ragazza perdesse i sensi senza avere nemmeno il tempo di accorgersene. Roger lasciò che il gigante nero la prendesse tra le braccia e la portasse fuori dalla stanza. Quando scomparve dalla sua vista s’accorse dell’errore che aveva appena commesso. Portare una donna a bordo dopo aver ceduto alla pietà. Lewis gli avrebbe dato di nuovo la caccia, inseguendolo fino in capo al mondo e anche oltre. Ma forse la figlia del cacciatore di pirati poteva tornare utile in qualche modo. Più che un bottino di guerra poteva essere considerata una pedina di scambio.
Bullet Roger s’affrettò a lasciare quella casa. I suoi uomini erano riusciti a liberarlo prima di quanto si fosse immaginato e augurato.
Libertà. Era di nuovo un uomo libero, per quanto un pirata come lui potesse considerarsi tale.

Gli uomini della Lady Rose avevano gettato l’ancora al largo di Nassau. La notte senza luna era buia e profonda e l’orizzonte era svanito nella linea invisibile degli abissi del mare. Ma Bullet Roger riconobbe lo stesso la sua nave, la fiutò aspirandone l’odore di tabacco, polvere da sparo e sangue. In realtà quella era solo una sciocca leggenda: si diceva che la nave pirata fosse annunciata da quel miscuglio di odori che impregnavano l’aria prima di ogni attacco. Ma sia a Roger che al suo equipaggio quell’idea era piaciuta così tanto da avvertire davvero l’immaginario sentore ogni volta che si trovavano sulla loro stessa nave. Bullet Roger calpestò il ponte della Lady Rose e i suoi uomini, impegnati ora alle vele per raggiungere presto il mare aperto, si tolsero i berretti dalle teste e le chinarono in segno di rispetto. Il loro capitano era tornato. Di nuovo. Bullet Roger ai loro occhi aveva assunto le sembianze di un essere immortale, che la sorte avversa non avrebbe mai piegato. La Morte stessa sembrava restargli lontana.
Roger cercò con gli occhi qualcuno e quando notò Mosi al suo posto ritto accanto al timone, già pronto a eseguire gli ordini, capì che la ragazza lo attendeva nascosta nella sua cabina.
«Togliamo il disturbo prima che qualcuno si accorga della nostra presenza. Una volta lontani e sicuri che non dovrete ricorrere alle armi, Mastro Sunrise offrirà doppia razione di rum per tutti!»
L’equipaggio esultò per quelle parole e il vecchio cuoco, sentendosi chiamare in causa, agitò un pugno rugoso in aria e mostrò la bocca priva di denti. Bullet Roger sfilò davanti ai suoi uomini lasciando a loro il compito di portare in salvo la sua nave e le loro vite. Si fidava ciecamente del suo equipaggio. Sapeva che non lo avrebbero mai abbandonato nelle mani di un patetico cacciatore di pirati.
Bullet Roger scese nella sua cabina, un ambiente piccolo e poco illuminato. Per tutta la vita aveva vissuto in abitazioni spartane e rozze, e l’abitudine di arrangiarsi non gli era passata neppure a bordo della sua nave.
Marielle aveva da poco ripreso i sensi. Impiegò più del necessario a capire cosa le fosse accaduto e dove si trovasse, ma il rollio della grande imbarcazione ormeggiata non poteva ingannarla. Era distesa su un giaciglio scomodo e maleodorante. Chiamò sottovoce suo padre ma in risposta le vennero solo dei passi veloci e pesanti. La piccola porta di legno della cabina si aprì e Bullet Roger vi entrò, piegandosi sulla schiena. Quando Marielle gridò, Roger le fu subito addosso tappandole la bocca con una mano.
«Nessuno dei miei uomini sa che sei qui. Ti conviene non farti notare o non risponderò delle loro azioni.»
Marielle tremò e grosse e calde lacrime le sgorgarono dagli occhi, arrivando a bagnare le dita dell’uomo. Roger scostò la mano come se quelle lacrime lo avessero scottato, e dopo essersi assicurato che la ragazza non avrebbe gridato ancora si allontanò da lei per accendere un lume. Marielle seguì con gli occhi appannati ogni suo piccolo movimento. Era in trappola. Adesso era lei quella prigioniera. Si strinse nelle spalle come se si fosse ricordata solo in quel momento che era vestita solo della sua camicia da notte.
«Chiederete un riscatto a mio padre?» domandò «Può pagarvi bene. Vi darà qualunque somma di denaro gli chiederete. Qualunque.»
«Non ho bisogno del denaro di tuo padre.» fu la brusca risposta.
Marielle mozzò il respiro. Se non l’aveva catturata per chiedere un riscatto allora perché si trovava su quella nave? Roger recuperò una coperta e la lanciò alla ragazza che non l’afferrò al volo ma lasciò che cadesse ai suoi piedi.
«Copriti o gelerai.»
Marielle non si mosse.
«Avete fatto del male a mio padre?»
Bullet Roger roteò gli occhi al cielo: quella ragazza era stata catturata e rischiava forse la vita, e lei si preoccupava ancora per la sorte di quel cacciatore di pirati da strapazzo. Roger stappò una bottiglia di vino che teneva nascosta sotto il suo piccolo scrittorio. Si sedette sull’unico sgabello presente nell’ambiente e tracannò un lungo sorso. Nonostante la scarsa luminosità riusciva a distinguere i lineamenti perfetti della giovane. La paura sembrava renderla ancora più bella. E appetitosa.
«Tuo padre non sapeva con chi aveva a che fare. Mesi e mesi di ricerca per catturarmi e poi perdermi dopo qualche ora. Deve essere frustrante. Ma doveva immaginare che i miei uomini non mi avrebbero abbandonato. Io avrei messo almeno due guardie fuori dalla tua porta, stanotte. Mi ha sottovalutato. E adesso ne pagherà il prezzo.»
«Voi siete l’uomo più spregevole che abbia mai conosciuto!»
Marielle cercò di dominare il terrore che l’attanagliava nella sua morsa feroce. La nave intanto si stava muovendo, procurandole dei capogiri e una spiacevole sensazione di nausea.
«Uno dei più spregevoli?» le fece eco Roger «Perché, quanti uomini spregevoli hai conosciuto prima di me?»
Marielle alzò due occhi carichi di lacrime, odio e terrore su di lui. Tremò più forte, battendo quasi i denti l’uno sull’altro. Bullet Roger posò la bottiglia sullo scrittoio e si alzò dallo sgabello. Con poche falcate ricoprì la distanza che c’era tra i due. Recuperò la coperta e la gettò sulle spalle della ragazza. Marielle aprì la bocca per gridare ma Roger la rimproverò con lo sguardo, occhi quelli che non ammettevano di essere contraddetti.
«Non mi servi ammalata.»
«A cosa vi servo?»
Il viso del pirata era pericolosamente vicino al suo. Il suo alito sapeva di vino ed era freddo come fredda doveva essere la notte lì fuori, tra le onde gelide. I suoi occhi chiari s’immersero in quelli scuri della giovane. Roger ammirò il suo volto, scrutandolo come se potesse trovare lì la risposta a quella domanda. Abbassò lo sguardo per osservare ora il corpo immaturo della ragazza. Marielle allora capì ma non lo diede a vedere. Un gioco. Ecco cosa sarebbe stata per lui.
Bullet Roger sentì l’inguine pulsare. Poteva prenderla subito, in quel preciso istante. Ma non lo fece. S’allontanò da lei, obbligandosi a dominare i propri istinti. Doveva riflettere con calma sul da farsi e sul perché aveva portato sulla sua nave una ragazza. Quella ragazza. La figlia dell’uomo che doveva essersi già lanciato al suo inseguimento.
«Non gridare e non attirare l’attenzione su di te. Qui ci sono uomini che non vedono una donna da mesi. Come ti ho già detto non risponderò delle loro azioni.»
«E voi? Voi da quanto non vedete una donna?»
Bullet Roger aggrottò la fronte. Marielle sperò di scoprire in quella risposta il suo futuro. Invece Roger lasciò la cabina senza voltarsi indietro.

Ovunque i suoi occhi si voltassero lui vedeva il mare. Una lunga distesa d’acqua salmastra immobile e cristallina. Quello era il suo Eden e nel suo paradiso ora Bullet Roger aveva anche una donna, una Eva che presto o tardi lo avrebbe indotto in tentazione.
«Signore.»
Roger si voltò a guardare Mosi, il gigante nero. Uno schiavo liberato per entrare a servizio di un pirata. Un combattente valido, un amico fedele e insostituibile.
«Lewis non si darà tregua. Mi vorrà vedere impiccato questa volta e sarà lui stesso a fare il nodo al mio cappio.»
Mosi non rispose. Osservò assieme al suo comandante il ponte affollato della nave, dove gli uomini si muovevano e lavoravano come tante formiche ubbidienti. Avrebbero fatto di tutto pur di mettere in salvo il loro comandante. Ma non sapevano ancora che il cacciatore di pirati aveva un altro motivo ora per raggiungere la Lady Rose e vederla affondata negli abissi.
«Signore. Giocate subito e poi abbandonate il gioco.»
Nonostante Mosi avesse una pronuncia della lingua perfetta si esprimeva con frasi brevi, sibilline. Parole che coglievano subito il segno. Il gigante nero aveva ragione. Più tempo teneva la ragazza sulla nave e più esponeva il suo equipaggio al pericolo.
«Chiamami solo se avvistate delle vele.»
Mosi annuì con la testa calva e scura. Le labbra carnose gli si incresparono in un sorriso sornione.
Quando Bullet Roger tornò nella sua cabina trovò Marielle raggomitolata in un angolo, stretta nella coperta, con gli occhi chiusi e il viso pallido. Marielle lo sentì rientrare e sollevò le palpebre con incredibile lentezza. In quel posto la luce del sole non arrivava e, se non fosse stato per il lume ancora acceso, la ragazza sarebbe stata completamente al buio. Roger la fissò con bramosia. Nonostante apparisse come un animale in gabbia, un essere ferito e moribondo, la desiderò come l’aveva desiderata nella sua stanza poco prima di rapirla. Marielle squadrò l’uomo, dagli stivali alla testa. Il suo abbigliamento era semplice, essenziale. I capelli scuri, legati in un codino, non dovevano conoscere il sapone da diverso tempo. Nonostante tutto questo Bullet Roger era piacevole da guardare. Un uomo forte, con spalle squadrate e lo sguardo di chi sa come vanno le cose nel mondo ma non è disposto a raccontarlo.
Marielle aveva combattuto fino all’alba con la nausea e la voglia di gridare. E per tutto il tempo una parte di sé non aveva fatto altro che ripeterle di assecondare il folle piano dell’uomo, qualunque esso fosse. Forse, ottenuto ciò che voleva, l’avrebbe lasciata andare. Forse l’avrebbe rimandata da suo padre.
«Non ho conosciuto molti uomini.» parlò.
Bullet Roger si fermò a pochi passi da lei. Incrociò le braccia al petto e aspettò che la ragazza continuasse.
«Mio padre non mi ha mai permesso di frequentarne. Quando vi ha catturato ero molto curiosa di sapere che aspetto avevate. In casa non si faceva altro che parlare di voi. Mio padre era ossessionato da voi e in qualche modo lo ero anche io. Ma poi ho scoperto che siete un uomo qualunque perché avete vizi e bisogni qualunque. Quindi fate quello che dovete fare e rimandatemi indietro. Per favore.»
Marielle si alzò in piedi su gambe incerte e anchilosate. Si aggrappò alla parete di legno e lasciò che la coperta le scivolasse via dalle spalle. Molte prostitute gli si erano offerte in quel modo, eppure nessuna di loro era paragonabile a lei.
«Se non mi avete ucciso e non volete scambiarmi con la vostra immunità, allora desiderate fare con me una cosa soltanto. Non volete nemmeno che il vostro equipaggio sappia della mia esistenza, altrimenti dovreste dividermi con loro.»
Marielle tirò il nastrino della camicia da notte che si aprì in due fino all’altezza dell’ombelico, mettendo in mostra i seni piccoli e sodi. Si morse un labbro e pregò che il cuore smettesse di macellarle il petto perché le stava facendo male. Tremava ma sperò che il pirata non se ne accorgesse o non ci desse peso. Lo sguardo di Roger si piazzò sul suo petto che nonostante la scarsa luminosità poteva vedere bene. La vista di quelle due piccole vette gli provocarono una inevitabile erezione. Si passò una mano sul mento, grattandosi la barba ispida. Cosa aspettava? La ragazza gli si stava offrendo di sua spontanea volontà. Lui doveva solo giocare e poi liberarsi del gioco, come Mosi gli aveva suggerito. Una volta consumato con lei un amplesso l’avrebbe rispedita da suo padre con un chiaro messaggio: non cercare più di catturarlo, o la prossima volta non si sarebbe limitato a deflorare la ragazza ma l’avrebbe sgozzata mentre ancora si trovava a vangare tra le sue cosce.
Marielle prese a giocherellare con il nastro sciolto della camicia da notte. Immobile, coi seni esposti, si sentiva come carne cruda al mercato in attesa di essere comprata e consumata da bocche avide. Perché quell’uomo non faceva nulla? Perché non la prendeva e basta così da mettere fine a quella tortura?
«Rivestiti.» le comandò.
La sua erezione sembrò protestare.
«Co… cosa?»
Marielle non poteva credere a quanto udiva. Scattò in avanti, lasciando il petto ancora scoperto. Bullet Roger serrò i pugni e impose alla pulsazione dolorosa nei suoi pantaloni di non tradirlo.
«Perchè?» proseguì la giovane «Se non volete nemmeno approfittarvi di me, perché sono qui? Perché non mi liberate?»
Roger osservò ora quel corpo così vicino e sentì le ginocchia tremare. Nulla, nemmeno una pistola o la lama di una spada gli aveva mai procurato un tremore simile. Ripensò alle leggende che i marinai si tramandavano, storie di sirene bellissime capaci di ammaliare e annientare un equipaggio intero. E capì che potevano essere vere, che una donna poteva davvero portare un uomo all’incertezza e alla pazzia. Bullet Roger indurì lo sguardo. Non poteva permettere a quella ragazzina di dominarlo in quel modo. Le passò un braccio attorno alla vita e l’attirò a sé. Marielle badò bene a non lanciare un grido. Trattenne il respiro e lo lasciò andare solo quando sentì le dita fredde e ruvide dell’uomo avvolgerle uno dei seni e stringerlo. La paura parve scemare di colpo e Marielle si sorprese nell’avvertire un singolare calore all’interno delle sue cosce. Non provò nulla di ciò che aveva creduto di sentire. Né ripugnanza, né terrore. Si lasciò andare e rilassò i muscoli del corpo. A quell’abbraccio e a quella stretta non si sarebbe sottratta. Roger affogò lo sguardo nel suo e per un istante ciascuno si perse negli occhi dell’altro. Il rollio della nave li cullò, e sembrò accompagnare il viso dell’uomo quando si chinò sul seno della ragazza per accalappiare un capezzolo tra le labbra. Marielle gemette piano. Una sconosciuta e piacevole sensazione l’aggredì facendola sollevare sulle punte dei piedi e piegare un poco la schiena all’indietro, nell’atto di offrirsi completamente a lui. Roger giocò con il suo capezzolo, suggendolo e mordicchiandolo. Marielle serrò le labbra e fissò gli occhi al soffitto ma senza guardarlo. Nulla in quel momento avrebbe potuto catturare la sua attenzione. Le piaceva. Le piaceva il modo in cui l’uomo chiudeva o schiudeva la bocca sul suo seno. Il suo corpo fu scosso da un fremito feroce che la fece gemere ancora. Più forte. Il lamento della giovane perforò i timpani del pirata e risuonò come una scarica di cannone. E Bullet Roger fece ciò di cui non credeva essere capace: la respinse. L’erezione premeva contro le brache dei suoi pantaloni protestando affamata, ma lui la ignorò. Si allontanò dalla ragazza che priva di appigli franò sulle ginocchia, ansimante. L’uomo si passò il dorso della mano sulle labbra, come se volesse tatuarsi sulla pelle il sapore di Marielle.
Lasciò la cabina senza dire nulla. Marielle tremò ancora, scossa da brividi freddi che poco avevano a che fare con la temperatura del posto. Incredula per quanto non era avvenuto si riassettò con dita incerte la camicia da notte, riallacciando il nastrino. Si era aspettata una violenza selvaggia e dolorosa e invece il pirata, quell’assassino ricercato a lungo da suo padre, non le aveva torto un capello e si era limitato a giocherellare con il suo seno proprio come avrebbe fatto un bambino. Cosa voleva farne di lei? Gettarla in pasto ai pesce cani? Perché non la uccideva e metteva fine a quell’assurdo rapimento? Nella penombra insistente e silenziosa della cabina, Marielle pianse. Ricordò il calore di quelle labbra sulla propria pelle e s’accorse di volersene beare ancora. E fu questa consapevolezza a farla singhiozzare più forte.

«Niente vento, signore.» parlò Mosi con le mani grandi e forti strette sul timone.
Roger osservava il mare calmo. Lungo la distesa profonda e piatta non vi erano altre navi a parte la loro. Non si scorgeva una vela nemmeno lungo l’orizzonte che si erano lasciati alle spalle. Cosa aspettava Lewis a piombare addosso alla Lady Rose? Possibile che non avesse ancora sguinzagliato le migliori navi che aveva al suo servizio?
Abbassò lo sguardo a osservare il suo equipaggio. Sembrava annoiato e stanco. Senza vento poi la navigazione diventava ancora più monotona, e la placidità del mare arrivava ad infettare anche l’anima degli uomini. Per un istante gli balenò nella testa di mostrare loro la ragazza prigioniera nella sua cabina. Era pronto a scommettere che la loro attenzione si sarebbe risollevata di colpo, così come i sessi nelle loro brache. Quelli erano uomini che vivevano d’azione o di prostitute. Se mancavano entrambe le cose allora si trasformavano solo in un ammasso di bestemmiatori ubriachi e annoiati.
«Trick!»
Un ragazzo dall’aspetto gracile ma dall’aria sveglia salì veloce le scale del cassero di prua.
«Signore!»
Bullet Roger non lo degnò nemmeno di un’occhiata mentre comandava al mozzo di interpellare subito la sua squadra.
«Voglio che il ponte della nave profumi più delle tue mutande.»
Il ragazzo prese quelle parole come un complimento e si congedò per mettersi subito a lavoro.
«Se non avessi il sospetto che ci stiano inseguendo metterei tutti gli altri ai cannoni. Se oziano si ubriacano e se si ubriacano dovrò punirli.»
Mosi sembrava non ascoltare le parole del suo comandate; invece le immagazzinò e rispose quasi subito.
«Lei.»
Bullet Roger gli lanciò un’occhiata in tralice.
«Lei?»
«O la usate o ve ne liberate.»
Da quando il gigante nero osava dargli degli ordini? Se si fosse espresso in un linguaggio che andava oltre i monosillabi avrebbe detto al suo comandate che trattenere la figlia di Lewis era controproducente e rischioso. Se il suo equipaggio fosse venuto a conoscenza della presenza di una ragazza a bordo allora sarebbero serpeggiate voci, e qualcuno avrebbe osato ammutinarsi pur di vederla più da vicino. Non tutti a bordo stimavano il pirata allo stesso modo, specialmente se era più di un mese che non si attaccavano navi e non si conquistavano tesori e mercanzie. Bullet Roger era stato troppo impegnato a fuggire in quell’ultimo periodo per pensare ad accumulare monete, o portare i suoi uomini a sfogarsi in qualche tugurio di malaffare. E così come lo avevano salvato potevano reclamare la sua testa.
«Stuart e Wolf. Quando avvisteremo le navi di Lewis caleremo una scialuppa e saranno loro due a riportare la ragazza da suo padre. Quel cacciatore non oserà attaccare con sua figlia a portata di cannone. Fino ad allora fa’ issare la bandiera inglese e dì a tutti di comportarsi come fossero dei fottuti sudditi di Re Giorgio.»
Mosi assentì e pregò i suoi dei che Bullet Roger si liberasse presto della ragazza. Non si sentiva al sicuro con lei a bordo. Se avesse visto scorrere il suo sangue allora si sarebbe tranquillizzato. Aveva potere sul suo comandante e quel potere poteva renderlo debole. E un uomo ricercato come lui non poteva permettersi di esserlo se non voleva cadere in rovina assieme al suo equipaggio.

Bullet Roger trovò Marielle ancora accovacciata nell’angolo. Senza mangiare e senza bere sarebbe morta di stenti, per questo lasciò a pochi passi da lei un paio di gallette e un bicchiere d’acqua che non puzzava ancora di stantio. Marielle sollevò su di lui uno sguardo tale da trapassarlo da parte a parte. Erano odio e disprezzo quelli che avevano preso il posto della paura.
«Ho sentito di pirati che tengono sulla spalla una scimmia. Voi invece preferite tenere al guinzaglio una ragazza.»
Bullet Roger incrociò le braccia al petto.
«Non avrei la reputazione che ho se fosse il contrario.»
«Come siete finito a vivere in questo modo?»
Marielle allungò la mano verso una delle gallette ma la ritrasse subito. Lo stomaco le brontolava ma allo stesso tempo non voleva accettare nulla da quell’uomo.
La sua domanda non parve nemmeno scalfirlo.
«Quando avvisteremo le navi di tuo padre ti calerò in mare e tornerai da lui. Ma dovrete smetterla di darmi la caccia altrimenti sarò io a dare la caccia a voi.»
Marielle non abboccò. Come poteva credere a un uomo che l’aveva resa prigioniera?
«Mentite. Inoltre mio padre farà di tutto pur di vedervi pendere da una forca.»
«Lewis non si è fatto ancora vedere. Dov’è la sua flotta? Dove sono le navi di Re Giorgio? Perché non corre a liberarti?»
Marielle si sollevò sulle gambe. Non aveva intenzione di ascoltare ancora gli insulti di quel pirata dalle mani insanguinate. Afferrò il bicchiere d’acqua ma anziché portarselo alle labbra lo scagliò contro di lui. Roger alzò in tempo un braccio per pararsi da quel colpo inaspettato. Colpo che gli fece appena il solletico. Marielle sbiancò, pentendosi subito di quanto aveva fatto. Tuttavia le gambe la fecero scattare di lato e correre verso la porta della cabina, nella speranza vana di uscire e magari gettarsi in mare, alla ricerca di una improbabile salvezza. Roger l’agguantò per un gomito senza alcuna fatica, tappandole la bocca con una mano prima che lei potesse gridare e farsi udire fin sopra la coffa. Strinse a sé quel corpo giovane e ben fatto, affondando le narici nei capelli che nonostante tutto sapevano ancora di pulito.
Perse la testa. Si era trattenuto abbastanza. Afferrò la ragazza per le spalle obbligandola a guardarlo negli occhi. Marielle schiuse le labbra ma non per gridare. La presa dell’uomo era salda e considerò pazzia il desiderio di sentire quelle dita in altre parti del corpo. Quella breve prigionia le stava già facendo perdere il lume della ragione. Non poteva esserci altra spiegazione.
Roger contemplò quel volto bellissimo e poi puntò lo sguardo sulle sue labbra. Dopo qualche istante vi si avventò come avrebbe fatto con un costoso bottino. Marielle sussultò e accolse quelle labbra sulle sue, tra le sue, e quando sentì la lingua dell’uomo irrompere alla disperata ricerca della sua gli andò incontro. Chiuse gli occhi, lasciando che le labbra si stuzzicassero e le lingue danzassero. I respiri si fusero e i desideri esplosero. Bullet Roger capitolò.
Marielle lasciò che l’uomo la distendesse a terra, sul pavimento di legno. Il suo peso la schiacciò contro le assi ruvide e, nel tentativo di cercare il calore del suo corpo, gli avvinghiò le gambe attorno alla vita. E lo sentì. Avvertì quel pericoloso rigonfiamento, quell’erezione che pensò di non poter contenere dentro di sé senza morirne. Roger sollevò un lembo della camicia da notte per scoprirle una gamba e andare alla ricerca della sua pelle rovente e liscia. Le impronte che impresse con le sue dita non quietavano il fuoco di cui Marielle stava soffrendo, ma lo alimentavano. Roger scivolò con le labbra dal suo viso al suo collo, e poi più giù sul petto ansante. Doveva prenderla e farla sua all’istante. Non era solo per quell’unico motivo che l’aveva trascinata sulla sua nave? Reprimere un desiderio, sfogare il più primordiale degli istinti.
Invece ritrasse la mano e dopo di essa le labbra. Balzò in piedi, detestando quella donna, odiando se stesso perché non era in grado di portare a termine quella violenza. Marielle al contrario non si mosse. Osservò l’uomo che la dominava dall’alto e si domandò a che gioco stesse giocando. Lo sguardo le scivolò dagli occhi imperscrutabili al rigonfiamento delle sue brache, segno evidente che la voleva ma allo stesso tempo la respingeva. Comprese allora che tutte le storie e le leggende su Bullet Roger erano false: lui non doveva mai aver abusato di una donna in vita sua. Forse aveva ucciso per difendersi o per conquistare tesori da accumulare in qualche grotta segreta, ma non era capace di prendere una donna con la forza. Anche se Marielle si sarebbe offerta a quella punizione, di sua spontanea volontà. Si puntellò sui gomiti e tornò a incollare lo sguardo in quello dell’uomo. Alcune ciocche scure gli erano sfuggite al codino disordinato e gli celavano l’espressione che anche la penombra della cabina contribuiva a nascondere. Cosa stava pensando il terribile pirata Bullet Roger mentre sovrastava il corpo seminudo della ragazza? Una domanda quella che non avrebbe mai ottenuto risposta.
«Perché mi fate questo?»
Marielle cercò di contenere lo sdegno. Era furibonda e lo era con se stessa: stava davvero bramando di essere violata da quell’uomo in quel misero posto maleodorante e scarsamente illuminato? Lei, che era sempre stata così pudica e timida con l’altro sesso, non vedeva l’ora di appartenere a quel pirata che, una volta concluso l’amplesso, l’avrebbe scaricata in qualche porto lontano. Nella peggiore delle ipotesi Roger poteva darla in pasto al resto dell’equipaggio dopo essersi divertito a sufficienza con lei.
«Non dovevo portarti qui. Dovevo tagliarti la gola nella tua stanza.»
Roger strinse le mani a pugno. L’erezione gli doleva da cani.
«Potete rimediare e uccidermi qui. Adesso. In ogni caso morirò se resterò prigioniera in questo posto ancora per qualche giorno.»
«Ti ho detto che ti rimanderò da tuo padre. Io mantengo sempre la parola.»
«Voi non siete altro che un…»
Marielle bloccò a metà la frase. S’accorse di non volerlo offendere. Si sedette, riassettandosi la camicia da notte sulla gamba ancora scoperta. Qualunque cosa avesse detto non avrebbe fatto la differenza. Roger la fissò per tutto il tempo pensando che prima si sarebbe liberato di quella ragazza e prima sarebbe tornato in sé. Lo confondeva e questo non gli piaceva. Nessuna donna era riuscito mai a destabilizzarlo in quel modo. Si chinò accanto a lei, piegandosi su un ginocchio. Marielle sobbalzò ma non si sottrasse a quella vicinanza.
«Finisci la frase… sono curioso di sapere cosa pensi di me.»
Marielle fuggì il suo sguardo che puntò sul suo petto ampio. Un fremito improvviso le percorse la schiena e le infiammò il ventre. Si passò la lingua sulle labbra per inumidirle un poco e sentì su di esse ancora il sapore dell’uomo, un miscuglio che sapeva di salsedine e tabacco.
«Siete un…»
«Coraggio.»
Roger sghignazzò. La ragazza sembrava in seria difficoltà. Marielle poi alzò gli occhi nei suoi.
«Siete un uomo che non sa quello che fa. Che non sa più quello che vuole. Non avete ucciso né mio padre e né me e non ne avete nemmeno l’intenzione. State trascurando la vostra fama di assassino e da pirata. Tra qualche tempo non spaventerete nemmeno più i pesci del mare.»
La mano di Roger scattò e si serrò a morsa attorno al collo esile e nudo della ragazza. Marielle sobbalzò. La presa salda dell’uomo le impedì di gridare e per un momento pensò che volesse stringere e soffocarla. Stavano conducendo un gioco troppo pericoloso. Il volersi, il respingersi, l’incertezza. Non potevano che ferirsi a vicenda e uscire da quella situazione, in un modo o nell’altro, devastati. Marielle poteva lasciare quella cabina avvolta in una coperta insanguinata. Ne era perfettamente consapevole.
«Vuoi sapere davvero cosa voglio?»
Bullet Roger decise che era arrivato il momento di mettere da parte i dubbi e le domande. Era un pirata, un fuggiasco. Ma sopra ogni cosa era un uomo.
Marielle lesse nei suoi occhi il suo volere e una parte di lei, quella irrazionale, ne gioì. Roger tornò a distenderla sulle assi di legno e questa volta non provò pietà per il misero indumento della ragazza, che ridusse a brandelli. Marielle non emise un lamento. Tremò e avvertì il cuore batterle così forte che tutti su quella nave avrebbero potuto udirlo se si fossero messi in ascolto. Roger si sorprese nel sentire le mani piccole e veloci della ragazza vagare sotto la sua camicia, alla ricerca del suo petto che Marielle trovò scolpito e asciutto. Roger liberò la sua erezione, troppo a lungo messa a tacere.
Quando Marielle l’accolse dentro di sé capì che nessun dolore prima e nessun piacere poi avrebbe eguagliato quelle estenuanti e corroboranti sensazioni.

«Adesso potete mettermi in mare.»
Roger voltò la testa a guardare la ragazza nuda e distesa accanto a lui. Marielle gli si era offerta senza opporsi e lui l’aveva trattata con sorprendente gentilezza. Il lieve rollio della nave cullava i due amanti come se fossero all’interno di un grande ventre materno, al sicuro da ogni cosa. Roger sapeva però che non era così. Fuori da quella cabina c’era la sua vita ad attenderlo, il suo equipaggio e una fuga che doveva riprendere in maniera più serrata se non voleva finire di nuovo nelle mani di un cacciatore di pirati.
«È strano che tuo padre non ci abbia bombardando ancora con i suoi cannoni.»
«Non gli avete fatto del male, vero? Non l’avete ferito?»
Marielle con la mano cercò sul pavimento qualcosa con cui coprirsi e quando trovò la camicia del pirata se la mise addosso. Roger alzò un sopracciglio e scosse la testa. Voleva guardarla ancora. Marielle capì e tornò a denudarsi, sorridendo tra sé. Gli uomini in fondo, pensò, erano così facili da accontentare!
«Non abbiamo ucciso nessuno. I miei sono uomini che non tagliano gole, a meno che non ci sia un bottino da difendere o conquistare. Uccidono per denaro, non per il gusto di farlo.»
«Avete sempre condotto questa vita? Su una nave… alla ricerca di tesori da nascondere?»
Roger sbuffò. Tutta quella curiosità iniziava a infastidirlo. Marielle se ne accorse e si ripromise di smettere. Ma non di tacere.
«Allora adesso mi metterete in mare? Mi farete tornare da mio padre?»
Roger si alzò di scatto a sedere permettendo a Marielle di bearsi della vista della sua schiena nuda e muscolosa. La vita in mare aveva temprato il fisico dell’uomo, scolpendolo quasi alla perfezione.
«Vuoi restare qui? Nascosta sulla mia nave?»
Non era un’idea poi così malvagia quella: Roger avrebbe potuto tenere la ragazza con sé e sfogare le sue frustrazioni di tanto in tanto, considerandola alla stregua di una schiava. Ma sapeva che Marielle avrebbe preferito morire piuttosto che passare un’esistenza del genere. Non era una prostituta e nemmeno una serva.
«Potete venire con me. Costituitevi. Io parlerò in vostro favore. Re Giorgio dona la grazia ai pirati pentiti.»
Roger esplose in una risata fragorosa. Quella ragazza o lo stava prendendo in giro o era incredibilmente sciocca. Voltò un poco la testa per guardarla. I seni piccoli e sodi svettavano sul suo petto fieri e ansiosi forse di essere assaggiati ancora.
«E cosa dirai a tuo padre? Gli racconterai anche che t’ho strappato la sottana e che ti è piaciuto mentre lo facevo?»
Marielle si alzò a sedere a sua volta, contrariata al pensiero che quell’uomo avesse ragione. Sì, le era piaciuto. Doveva forse per questo considerarsi una poco di buono, una squallida meretrice da taverna?
«Siete disgustoso.»
Roger sghignazzò e tornò serio. Si mosse per avvicinare il viso a quello della ragazza.
«Non lo pensavi poco fa. Mi hai chiamato anche per nome, più di una volta. Se non fossi la figlia dell’uomo che mi dà la caccia forse diventeresti la scimmia sulla mia spalla.»
Lo schiaffo partì inaspettato per entrambi. Marielle non riuscì a tenere a bada la sua mano e Roger non ebbe il tempo di parare il colpo. Socchiuse gli occhi ma li riaprì subito. Lo sguardo della giovane era serio, fiero di quello che aveva appena fatto.
«Baratterò la tua libertà con la mia. Ti rimando da tuo padre intera e viva, ma lui deve smettere di darmi la caccia o la prossima volta gli sparerò. E ucciderò tutti quelli che si metteranno sulla mia strada per arrivare a uccidere te.»
«Non ne sarete capace.»
Bisbigliavano, l’uno di fronte all’altro, pericolosamente vicini. Le bocche cozzarono ancora prima di capire cosa stesse per accadere di nuovo. Roger tornò a distendersi su di lei e la penetrò subito, a fondo, facendole lanciare un grido che sperò non si fosse udito anche fuori da quella cabina. I due corpi si avvinghiarono, si strinsero, si sfregarono come se quella fosse l’ultima volta che l’uno si ancorava all’altro. Perché in fondo sapevano che dopo quell’amplesso non ci sarebbe stato un porto sicuro per loro, che il mare e la vita li avrebbero separati forse per sempre.
E questa volta anche Roger sussurrò il suo nome.
Quando le vele della flotta di Lewis comparvero all’orizzonte, il giorno stava cedendo il posto alla sera e i colori del tramonto chiaro sembravano fondersi con quelli più scuri del mare. Buller Roger, sebbene si augurava di non farne ricorso, ordinò agli uomini di mettersi ai cannoni. Lewis, una volta recuperata sua figlia, poteva non ascoltare cosa lei aveva da dirgli e dare lo stesso fuoco alle polveri. Contro quei tre galeoni la Lady Rose non aveva nulla da invidiare, ma se fossero stati abbastanza abili da accerchiarla si sarebbe trovata sul fondo dell’oceano ancora prima di poter tentare una virata di fortuna.
La piccola scialuppa venne calata in mare. Alcuni degli uomini della Lady Rose vicini al ponte di poppa allungarono i colli per scorgere la ragazza, ma non vi riuscirono. Marielle indossava abiti maschili e una coperta la infagottava da capo a piedi. Sapere che avevano avuto a bordo della merce di scambio non li aveva sorpresi poi molto, e il fatto che la giovane abbandonasse subito la loro nave scacciava anche il malaugurio di avere una donna tra di loro.
Bullet Roger non la degnò di attenzione. Si concentrò sulle tre navi da guerra che il tenue vento della sera contribuiva a far avvicinare più velocemente. Accanto a lui Mosi teneva le mani sul timone, pronto a cambiare rotta se qualcosa fosse andato storto. Il piano del suo comandante si basava sulla fiducia e sulle parole di una ragazza rapita. E dalla sua esperienza in fatto di femmine, il gigante nero sapeva che di loro non c’era mai da fidarsi. Sapevano meravigliare quanto essere crudeli.
Marielle non si voltò indietro quando Stuart e Wolf le ordinarono di sedersi al centro della scialuppa e di restare ferma. I due lupi di mare, dall’età avanzata ma incredibilmente forti e ancora sicuri in tutto ciò che facevano, si disposero ai remi. Marielle guardò la sfera giallastra del sole eclissarsi in parte nell’acqua salmastra e sorrise. Quello era uno spettacolo che non avrebbe rivisto tanto presto e se ne rattristò.
Non avrebbe scordato Bullet Roger e quello che avevano fatto a bordo della sua nave. Non avrebbe mai dimenticato che lui, prima di lasciarla andare, le aveva donato un ciondolo rubato chissà dove e chissà a chi, strappandole la promessa di indossarlo ogni giorno della sua vita. Roger si era infatuato di lei, forse perché sapeva che Marielle costituiva tutto ciò che lui non sarebbe stato mai, tutto quello che non avrebbe avuto mai: una vita tranquilla e lunga con una bella donna affianco.
«Scopriti il capo.» le ordinò Stuart.
Marielle ubbidì. Gli uomini a bordo della nave di Lewis notarono subito la scialuppa in avvicinamento. Attraverso la lente del binocolo, Lewis stesso s’accorse che quella che gli andava incontro era proprio sua figlia, la sua Marielle.
«Che nessuno spari un colpo!»
Bullet Roger aveva frapposto la ragazza tra lui e le navi dell’Impero Britannico, ben consapevole che nessuno avrebbe osato attaccare rischiando di uccidere per sbaglio la ragazza.
Roger e i suoi uomini intanto attendevano con il fiato sospeso. La scialuppa con a bordo la ragazza, Stuart e Wolf, sembrava un puntino insignificante accanto ai tre galeoni.
«Signore. È il momento.»
Mosi era ansioso di allontanarsi da quelle tre navi da guerra il prima possibile. Ma Bullet Roger non rispose. Afferrò il suo binocolo e osservò quella scena tanto lontana da sembrava quasi surreale. Perché non aveva tenuto la ragazza con sé? Il bottino più prezioso che era mai riuscito a conquistare in vita sua gli era appena sfuggito dalle mani.
Marielle posò i piedi scalzi sul ponte della nave e cercò, trovandolo subito, l’abbraccio commosso di suo padre che la strinse a sé così forte da levarle quasi il respiro. Nonostante avesse affondato il viso nel petto di Lewis, con la coda dell’occhio riuscì a notare che uno degli uomini dell’equipaggio stava allungando la canna del fucile oltre la balaustra per sparare contro la scialuppa.
«No! Dovete lasciarli andare!» gridò.
Si staccò da suo padre che la fissò con aria interdetta. Marielle si avventò sull’uomo che stava per fare fuoco contro i due pirati, e nel trovarsi la ragazza addosso il soldato abbandonò subito quel proposito. Stuart e Wolf si rimisero subito ai remi e vogarono più velocemente per mettere tra di loro e il galeone quanta più distanza possibile.
«Padre, devo parlarvi.» disse poi la ragazza.
Lewis fissò sua figlia come se fosse impazzita ma dopo una breve esitazione decise di ascoltare cosa aveva da dirgli.
Bullet Roger vide la scialuppa tornare e pensò che almeno i suoi due uomini erano stati risparmiati. Se avessero fatto fuoco su Stuart e Wolf sarebbe stato difficile contenere la rabbia del suo equipaggio.
«Signore.»
Mosi stava tacitamente suggerendo di dare vento alle vele ora che anche i due lupi di mare stavano facendo ritorno. Le navi di Lewis parevano immobili sulla distesa d’acqua, come immortalate in un dipinto. I cannoni dovevano essere pronti a sparare ma nessuno di essi faceva ancora fuoco. Anche sulla Lady Rose una quiete statica e palpabile sembrava serpeggiare tra le assi di legno e l’animo degli uomini. Marielle ora era tornata da suo padre. Non era più in suo possesso né l’avrebbe posseduta ancora.
«Allontaniamoci da qui.»
Bastarono quelle semplici parole per risvegliare l’equipaggio intero che si adoperò subito per mettersi al lavoro, spiegando tutte le vele e pregando che il vento della sera li aiutasse ad allontanarsi più in fretta. L’oscurità poi avrebbe fatto il resto, mimetizzando la nave e permettendo loro di lasciare quelle onde. Dei tre galeoni di Lewis nessuno li inseguì. Nessuno fece fuoco e anche quella notte Bullet Roger scappò dalla rovina e dalla morte.

Marielle aprì gli occhi e si alzò subito a sedere sul letto. Aspettò che la stanza smettesse di girarle attorno e poi lasciò le lenzuola. Scalza andò alla finestra e tirò le tende. I caldi e accecanti raggi del sole le fecero socchiudere per un breve momento le palpebre. Quel giorno era arrivato. Sospirò ricacciando indietro le lacrime e si portò una mano sul ventre gonfio. Non poteva più nasconderlo sotto i corsetti e i nastrini. Tra non molto la sua gravidanza sarebbe stata evidente a tutti. Bullet Roger le aveva lasciato molto più che il ricordo di una breve prigionia.
Suo padre entrò nella stanza senza bussare.
«Non sei ancora vestita.» commentò «Hai cambiato idea?»
Lewis guardò sua figlia senza curarsi di nascondere il suo disappunto. Da quando gli aveva confessato di portare in grembo il figlio di quell’assassino, lo stesso che gli aveva impedito di catturare mesi addietro, qualcosa si era incrinato tra di loro. Lewis non riusciva a guardarla senza pensare che Bullet Roger si era approfittato di lei e che la sua bambina ora avrebbe dato alla luce un figlio bastardo. Nessun uomo avrebbe mai voluta averla come compagna. Il suo futuro alla corte di Re Giorgio era stato irrimediabilmente compromesso.
«Mi vesto subito.» rispose Marielle scuotendo la testa.
Si diceva che Bullet Roger alla fine fosse stato catturato e impiccato. Lewis aveva smesso di dargli la caccia così come Marielle si era raccomandata di fare, e l’uomo aveva rivolto la sua attenzione a briganti di minor fama. Ma qualcuno aveva comunque trovato il modo di incastrare il pirata e ucciderlo. La notizia era subito arrivata alle orecchie di Lewis che giudicò quella una giusta conclusione per un uomo che aveva violato la purezza di sua figlia. Marielle non gli raccontò mai i dettagli di quel rapimento, né osò confessare a suo padre che lei era stata consenziente durante tutta la durata del loro rapporto fisico. Come poteva guardarlo negli occhi e dirgli che sarebbe rimasta sulla Lady Rose accanto a Roger, piuttosto che tornare alla sua vita e essere guardata come una poco di buono incapace di difendere il suo onore? La gravidanza poi non aveva fatto altro che peggiorare le cose. Era consapevole degli sguardi di commiserazione di suo padre, di quello che pensava. Per Lewis era una donna finita, senza alcun futuro. E iniziò a pensare che suo padre le avrebbe presto chiesto di sbarazzarsi del bambino una volta venuto al mondo.
Si vestì con calma, scegliendo un abito e un mantello capienti e larghi. Il pendente che le aveva regalato Roger era ben nascosto sotto il suo vestito, tra i suoi seni. Scese da basso e quando si accorse che suo padre la stava già aspettando in carrozza rinunciò a mettere sotto i denti qualcosa da mangiare, temendo che partisse senza di lei. Era il corpo di Bullet Roger che andavano a vedere. Entrambi, anche se per motivi differenti, dovevano essere testimoni di quella morte.

Mosi si confuse tra la folla e, nonostante la sua stazza non passasse inosservata, nessuno parve notarlo. Il cappuccio calato sulla testa fin sopra gli occhi gli permetteva a mala pena di vedere quanta gente fosse accorsa lì nella piazza di Nassau per vedere il cadavere di Bullet Roger, quello che era stato considerato il pirata più sanguinario di quei mari. In realtà le leggende e i racconti su di lui erano stati molto enfatizzati e con la sua morte c’era da scommettere che sarebbero accresciuti di numero e bugie. Passando tra la gente Mosi sentì qualcuno dire che Roger aveva addirittura mangiato la carne cruda di un altro pirata dopo avergli sottratto la nave con il suo bottino. Sorrise tra sé per quelle assurde menzogne, e avanzò fino al centro della piccola piazza dove era stato allestito una sorta di piccolo palchetto di legno. Lì sopra giacevano i corpi di tre uomini. Mosi si arrestò, chiuse gli occhi e pregò in silenzio i suoi dei. Recitate le sue preghiere risollevò le palpebre e fissò i tre cadaveri.
Sghignazzò.
Marielle ebbe un capogiro quando scese dalla carrozza ma suo padre non se ne accorse. La ragazza pensò che se fosse svenuta l’uomo non le avrebbe prestato comunque attenzione.
«Resta qui. Non è necessario che tu veda.» le disse dopo essersi lanciato delle occhiate attorno.
In molti erano accorsi a vedere le spoglie mortali di un uomo considerato quasi un essere demoniaco, non di quella terra. Marielle ubbidì, ma solo perché voleva avvicinarsi al palchetto da sola. Doveva vedere invece. Aspettò che suo padre si allontanasse, mischiandosi tra la gente. Quando scomparve alla sua vista si strinse nel mantello, riparandosi il ventre con le braccia poiché qualcuno nella calca avrebbe potuto darle qualche colpo accidentale. E lei non voleva perdere quel bambino, per niente al mondo. Si gettò nella mischia, avanzando cauta verso i cadaveri esposti. Sapeva che erano stati impiccati e poi gettati tra la folla perché tutti vedessero quale fosse la fine di un pirata. Marielle scivolò silenziosa tra la gente, ignorando le assurde e ripugnanti ingiurie che alcuni gridavano contro i tre morti. Il cuore batteva furibondo contro le costole, facendole quasi male. Credette ancora di perdere i sensi ma s’impose di non cedere; se fosse caduta in quel momento la folla non si sarebbe neppure accorta di lei e l’avrebbe calpestata come fosse un rifiuto umano. Ogni passo che l’avvicinava al palchetto era un passo verso una verità che non voleva conoscere.
Bullet Roger alla fine era morto e lei non era riuscita a vederlo neppure un’ultima volta. L’uomo aveva lasciato quella vita ignaro del fatto che lei portava in grembo un bambino. Le lacrime le pizzicarono gli occhi e si ritrovò a maledire il giorno in cui suo padre aveva catturato il pirata, permettendo così a Roger di entrare nella sua vita. Quando si ritrovò a pochi passi dalla costruzione di legno, Marielle si arrestò. I tre corpi giacevano l’uno di fianco all’altro. Del sangue rappreso ricopriva il volto di uno di essi. Gli abiti erano stati strappati ma niente era stato tolto loro, nemmeno le calzature. Scarpe quelle poco familiari a Marielle. Quale dei tre era Bullet Roger?
Marielle, con le braccia premute sul ventre nell’atto di proteggere la sua piccola creatura, si alzò sulle punte dei piedi. Il cuore le saltò in gola e per un momento lo schiamazzo della folla che la circondava svanì, come se Dio avesse tolto a tutti all’improvviso la parola.
Bullet Roger non era tra quei cadaveri. Quei tre disgraziati non avevano nulla che potesse farli somigliare al pirata, né i capelli scuri o le braccia forti, o la pelle abbronzata dal sole e perfetta. Che beffa era quella? La Morte aveva trasfigurato così tanto il suo pirata da cambiarne addirittura la fisionomia? Oppure…
Marielle sussultò e il cuore le fece una capriola nel petto. Due mani l’afferrano per la vita e le lacrime le si asciugarono di colpo.
«Sapevo che non ti saresti persa la mia morte per niente al mondo.»
La voce maschile che le parlò le riportò alla memoria una cabina in penombra e due corpi nudi e avvinghiati. Bullet Roger le circondò il corpo con le braccia e non appena l’uomo sentì il rigonfiamento del suo ventre, capì. Il sorriso compiaciuto gli svanì dalla faccia. Allentò subito la presa, smarrito. Marielle portava in grembo un figlio. Il suo. Non considerò neppure l’idea che la ragazza fosse stata con altri uomini dopo di lui.
«La vostra morte poteva causare la nostra.» rispose la ragazza riferendosi alla piccola vita che stava crescendo dentro di lei.
Voltò un poco il capo e lo sollevò. I suoi occhi incontrarono subito l’espressione disorientata di Roger, in parte nascosta da un cappuccio scuro.
«Allora siete vivo…»
Marielle non riuscì a controllare anche quella nuova emozione e le gambe le cedettero. Bullet Roger fu pronto a sostenerla e la trascinò lontana da quel luogo di delirio e morte.
Si, lui era vivo. Quei tre cadaveri esposti erano pirati, ma non facevano parte nemmeno del suo equipaggio.
Su uno dei tre uomini era stata trovata una pistola a pietra focaia con su inciso il nome Roger R. Nella fantasia della gente comune si alimentò subito l’idea che quella fosse la pistola del temibile pirata Bullet Roger e che di conseguenza, l’uomo catturato e impiccato, fosse proprio il pirata stesso. La voce corse di bocca in bocca generando un vespaio di notizie errate e contraddittorie che non erano sfuggite nemmeno alle orecchie di Lewis. Un errore tornato utile solo a Roger, perché mentre tutti lo credevano morto lui poteva aggirarsi indisturbato e andare alla ricerca di Marielle. Anche lei sarebbe accorsa a verificare la sua morte, lo sapeva. Quello che non si aspettava era di trovarla gravida. La sorpresa aveva annullato completamente i propositi di una possibile vendetta ai danni del padre e della ragazza stessa.
Lontani dalla folla accalcata attorno al palchetto, Roger prese il volto della giovane tra le mani e la fissò serioso.
«Il bambino…»
Marielle intuì dove l’uomo volesse andare a parare e se ne indignò.
«Certo che è vostro!» sbottò senza dargli il tempo di completare la frase «E di chi altrimenti? Non sono come una delle sgualdrine che frequentate nelle taverne o nei bordelli.»
Questa volta fu Roger a risentirsi di quelle parole. La ragazza era pallida e agitata. Non piangeva, ma forse solo perché non aveva la forza di farlo.
«Non ho dubitato nemmeno un secondo che non fosse mio. La mia domanda è un’altra: lo terrai con te o ti sbarazzerai di lui perché è un…»
Marielle lo zittì con le proprie labbra. Schiacciò la bocca contro quella dell’uomo che di rimando la strinse a sé, rincuorato da quel semplice gesto.
«Non chiamatelo bastardo o vi ci metto io su quel palchetto.»
Il tono di Marielle era tutto fuorché minaccioso. Roger sorrise.
«Portatemi via.»
La supplica della ragazza lo fece tornare serio.
«Non importa se mio padre ci darà ancora la caccia.» aggiunse.
Roger scosse la testa e le baciò la fronte.
«Questo non sarà comunque possibile. Ho lasciato la Lady Rose diverso tempo fa. Non comando più una nave.»
Questa volta fu Marielle ad assumere un’aria interrogativa. Roger le baciò i capelli scuri e la strinse a sé facendole capire che non era il posto e il momento per raccontare quella storia.
Mosi comparve alle spalle dei due come un’ombra.
«Signore. È meglio andare.»
Il gigante nero notò la ragazza ma non la degnò di uno sguardo. In cuor suo però era sollevato all’idea che Roger avesse ritrovato l’unica donna capace di fargli abbandonare una vita di ruberie e abbordaggi. Roger cercò nello sguardo di Marielle la conferma di quello che gli aveva detto poco prima. Che lo volesse o no, come poteva lasciarla di nuovo adesso che sapeva dell’esistenza di un figlio? Bullet Roger non esisteva più da mesi. Al comando della Lady Rose ora c’erano Stuart e Wolf, i due vecchi lupi di mare. Mosi, il fedele compagno di Roger, aveva preferito invece seguire il suo comandante a terra. Sarebbe stata la sua personale guardia del corpo, un amico su cui contare, un alleato prezioso per le vie incerte di quella nuova esistenza.
Marielle si voltò appena a cercare con lo sguardo suo padre, perso ancora tra la folla. Accertato che uno dei tre cadaveri non fosse quello di Roger avrebbe ripreso a dargli la caccia. E in quanto a lei l’avrebbe costretta a restare segregata fino alla nascita del bambino, neonato che le avrebbe strappato poi dalle braccia. Ne era certa. Marielle si trovò a scegliere tra una vita agiata e sicura al fianco di suo padre e un’esistenza ignota accanto a Roger e al suo bambino. Ma non esitò nemmeno un momento e la decisione arrivò fulminante, come se avesse avuto un’illuminazione. O la certezza di una speranza.
«Voi potreste mai amarmi?» domandò tornando a guardare il viso di Roger.
L’espressione dell’uomo era indecifrabile perché troppe erano le emozioni che celava.
«Io credo già di amarti, Marielle.»
Mosi storse il naso ma non osò interrompere o guastare quella scena. Roger avrebbe portato via la ragazza anche contro la sua volontà, ancora una volta. Il pirata stesso, seduto al tavolo di una taverna solo qualche sera prima, glielo aveva confessato tra un bicchiere di rum e un altro. Fuga, rapimento o gentile richiesta; in ogni caso Marielle sarebbe stata sua.
Alla ragazza bastarono quelle poche parole per spazzare via l’ultimo barlume d’incertezza. Era una follia quella, una insensata decisione che le avrebbe segnato l’esistenza fino alla fine. Magari un giorno sarebbe tornata da suo padre, stringendo la piccola mano di suo figlio, a confessargli che aveva preferito l’alba di un amore piuttosto che il tramonto di una vita prefissata. Non ci sarebbe stato per lei nessun matrimonio vantaggioso, o nessuna esistenza alla corte di Re Giorgio, come suo padre si era sempre augurato.
Lewis si accorse di essere stato ingannato e la sua delusione fu enorme quando dovette rinunciare all’idea di esultare davanti al cadavere di Bullet Roger. Stringendo i pugni per la rabbia tornò alla sua carrozza. Accortosi subito dell’assenza di sua figlia domandò al cocchiere dove Marielle fosse, ma l’uomo non seppe rispondere. Curioso di vedere il corpo del famigerato pirata si era allontanato anche lui, almeno quel poco che bastava per tenere sotto controllo la carrozza e contemporaneamente chiedere informazioni alla folla riguardo i tre impiccati.
Lewis gridò il nome di sua figlia, ma nessuno nella piazza lo udì. Neppure Marielle, che si era già allontanata assieme a Roger e al suo fedele gigante nero.
Non c’erano navi ad attenderli stavolta. Avrebbero viaggiato via terra o forse si sarebbero imbarcati per raggiungere posti più lontani. Affamati entrambi di una nuova esistenza.
Nota dell’autrice: un grazie speciale a Barbara Kira per avermi inclusa nel progetto “Lo scrigno delle emozioni” e grazie anche a Michela Piazza per le sue dritte “piratesche”.

Lo scrigno delle emozioni: “Affamati d’esistenza” di Alessandra Paoloni
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baby.ladykira

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Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^
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