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Il grande sogno di Alya V. Rose

Il Grande Giorno

Sposarmi. Oddio. Più si avvicinava il giorno del mio matrimonio, più le mie facoltà mentali venivano meno. Io che non avevo mai vacillato nella mia vita, mi ritrovavo a cambiare idea ogni cinque minuti praticamente su tutto. Stavo facendo letteralmente impazzire la povera Alice con le mie crisi, e Esme tentava invano di intervenire per calmarmi, per poi andarsene rassegnata scuotendo la testa. Ogni tanto Jasper interveniva, con quella sua particolare dote che serviva a tranquillizzarti, ma la maggior parte delle volte non c’era, perché accompagnava Edward in ogni luogo pur di restare lontano da quel manicomio.

Edward. Anche lui aveva saggiamente capito che era meglio girare al largo, lasciando me e sua sorella ad occuparsi di tutto. Tutti quanti imputavano il mio nervosismo alla contentezza per la decisione cvhe avevo preso, e per il fatto che di lì a poco avrei anche io fatto parte della famiglia. Ed era così, ero felice. Ma un pensiero continuava ad assillarmi. Dove diavolo era finito il mio testimone di nozze?

Su questo proprio non avevo voluto sentire ragioni, ero stata irremovibile, e neanche i tentativi di Edward erano serviti a convincermi: se Jake non fosse tornato in tempo, avrei rimandato le nozze. Testimone o non testimone. Lo avevo ferito in un modo che nessuno di loro poteva capire – nessuno dei presenti aveva più un cuore che battesse, quindi non sentivano come me la sensazione che ne mancasse un pezzo – e almeno questo glielo dovevo: aspettare che fosse presente anche lui per sposarmi, dirgli addio un’ultima volta. Billy mi rivolgeva a stento la parola oramai, e il branco girava parecchio al largo. Solo Sam aveva avuto il coraggio di parlarmi, un giorno, ma le sue parole mi avevano ferita. Gli avevo chiesto se sapesse dov’era Jacob, se sarebbe tornato in tempo per il mio matrimonio. Mi piantò gli occhi in viso e senza sorridere mi disse la sola cosa che non volevo sentirmi dire.

«Hai fatto la tua scelta, Bella. Adesso devi lasciare che lui faccia la sua. Tornerà quando sarà pronto, non prima. Aspettare che arrivi in tempo per il tuo matrimonio è sciocco, e soprattutto gli infliggerà solamente altra sofferenza.» E senza aggiungere altro se ne era andato. Da quel giorno non avevo avuto più contatti col branco, tranne che Seth, che ogni tanto passava da casa di Charlie per darci notizie di un certo lupo rossiccio. Una volta, guardando fuori dalla finestra, avevo avuto la sensazione di vedere due occhi nascosti tra i cespugli dietro casa, che mi fissavano con una tristezza indicibile. Due occhi di lupo, e un bagliore rossiccio nel riflesso della luna. Ma poi quando mi ero avvicinata alla finestra, quel riflesso era sparito. Eppure a volte avevo l’impressione di essere osservata, come se qualcuno vegliasse su di me da lontano. Tipico di Jake. Certo, mi aveva lasciata nelle mani di Edward, ma non mi avrebbe mai abbandonata del tutto. Non lo aveva mai fatto ad essere onesti.

Avrei voluto parlargli, salutarlo un’ultima volta, ma sapevo bene che dopo quella ce ne sarebbe stata un’altra, e un’altra ancora, e ancora. Non avrei mai avuto il coraggio di lasciarlo andare via, e questo lui lo sapeva bene quanto me. Per questo se n’era andato. Non voleva mettermi di nuovo nella condizione di soffrire. E far soffrire lui.

La mattina del mio matrimonio mi svegliai di botto, che fuori era ancora buio. I Cullen erano stati categorici: niente visite la sera precedente, perché dovevo riposare. E invece io non avevo riposato affatto, continuando a sognare lo sguardo triste e sconsolato di un enorme lupo rossiccio che gironzolava nel giardino di casa di Charlie. Mentre mi rigiravo nel letto senza alzarmi, sentii qualcuno che grattava sul vetro della finestra. Il mio cuore mancò un battito, mi catapultai alla finestra inciampando nelle coperte e finendo di faccia tra due braccia bollenti che mi sorressero. Purtroppo, non quelle che avrei voluto io.

«Seth… tu che ci fai… – poi lo guardai, paralizzata dallo stupore e dalla paura per quello che avevo capito – E’ tornato, vero? Ma non verrà.»

«Bells… ho sentito i suoi pensieri, è molto vicino – mi fece sedere sul letto, le mani nelle sue, e si sedette al mio fianco. – Ma non ha voglia di tornare. Non ancora. Non è pronto, piccola. Lasciagli un po’ di tempo, vedrai che tornerà.» Scoppiai a piangere, e mi sentii profondamente sciocca a farlo tra le braccia di Seth, ma lui parve non farci caso.

«Non piangere, Bells… andiamo, oggi dovrebbe essere il giorno più bello della tua vita…» Singhiozzavo senza ritegno, le lacrime scorrevano sulle mie guance senza che potessi fermarle.

«Gli ho fatto davvero molto male stavolta, eh Seth?» Spostò lo sguardo dai miei occhi, permettendo ai suoi di girare per la stanza guardandosi intorno. Quell’atteggiamento mi fece comprendere che stava per dirmi qualcosa che non mi sarebbe piaciuto.

«Si, Bells. Diciamo che avresti potuto ucciderlo. Sta soffrendo moltissimo, e ho letto nella sua mente che solamente restando un lupo questo dolore è sopportabile per lui. Ti ama, Bells, e non puoi pretendere che finga ancora che non sia così.»

«Non avrebbe dovuto innamorarsi di me Seth! Come vedi, tendo a fare del male e ferire tutte le persone che mi vogliono bene.» Mormorai tra i singhiozzi, mentre lui cercava di farmi smettere.

«Non si può decidere di chi innamorarsi, Bells. Non puoi costringere un uomo innamorato a non amarti. Senza poi considerare l’imp…» si fermò a metà frase, rendendosi conto di aver detto troppo. Io lo fissai un attimo più del dovuto, mi ci volle qualche secondo per metabolizzare quello che Seth si era lasciato sfuggire. Lo vidi chiaramente mordersi un labbro per non parlare. Ma non volevo lasciar perdere.

«Stavi dicendo imprinting, per caso?»

«No, io… mi sono confuso, Bells…»

«Seth…» Sbuffò sonoramente, ricordandomi con una fitta al cuore Jake.

«E va bene. Ma io non ti ho detto niente. Cosa vuoi sapere?»

«Che c’entra l’imprinting, Seth? Jacob ha mai avuto l’imprinting?»

«Jake mi ucciderà, ne sono strasicuro. Mi farà a pezzettini.»

«Non lo farà, Seth.Non glielo permetterò. Adesso sputa il rospo prima che mi senta male.»

«Bells… questa conversazione…»

«Non è mai avvenuta, Seth. Adesso vuoi deciderti a rispondermi? Jacob ha mai avuto l’imprinting?» Non mi guardava negli occhi. Il che era già una risposta.

«Si, lo ha avuto.»

«E…?»

«C’è da chiederlo, Bells?» Mi sentii morire. Stavo sprofondando in un abisso nero dal quale non sarei più risalita. Sentii le spalle piegarsi e cedere sotto il peso delle rivelazioni di Seth, le gambe diventare molli e la gola farsi secca. Ma volevo sapere tutto.

«Perché non me lo ha mai detto?»

«Lo ha scoperto solo recentemente. Il fatto che fosse già innamorato di te da prima della trasformazione ha reso più difficile capirlo, e quando ha scoperto tu eri tornata tra le braccia di Cullen. Mi ha fatto promettere di non dire niente a nessuno. Neanche a Sam.»

«Aspetta un attimo! Stai dicendo che tranne me e te nessun altro sa che io sono l’imprinting di Jake?»

«Già. Anche se sospetto che almeno qualcun altro glielo abbia letto nella mente.» Chiusi gli occhi.

«Come avete fatto col branco?»

«Jake è molto bravo a schermare i suoi pensieri. Anche io l’ho scoperto per caso, perché aveva abbassato la guardia. E mi ha insegnato come fare per evitare intrusioni nella mia testa.»

«Seth, devo farti una domanda, e vorrei che tu mi rispondessi sinceramente. – annuì, senza fiatare – quando di preciso Jake ha scoperto l’imprinting?»

«Beh, più o meno dopo che sei tornata dall’Italia, poco prima che Victoria combinasse tutto quel casino.» Di nuovo, mi sentii morire. Dunque la famosa notte nella radura Jacob sapeva di avere avuto l’imprinting. E aveva permesso a Edward di leggerlo nella sua mente. Ecco perché Edward gli aveva ringhiato contro. D’un tratto tutto fu più chiaro. Jake si era gettato nella mischia nel tentativo di levarsi di mezzo, perché era il solo modo per smettere di pensare a me. Mi salirono le lacrime agli occhi, mentre le immagini di quei momenti mi sfilavano nella mente. Seth mi strinse di nuovo, e mi sentii stranamente a mio agio tra le sue braccia.

«Bells, adesso tocca a me farti una domanda… – annuii, incapace di parlare. – Ssei proprio sicura che sposare Edward Cullen sia davvero la cosa giusta?»

«Che vuoi dire?»

«Beh, oggi ti sposi, eppure sembra che tu stia andando a un funerale… c’è qualcosa che non va, direi!»

«Beh – tirai su col naso – piango perché non avrò con me il mio testimone di nozze…» tentai di sdrammatizzare, senza successo. Seth mi guardò di sbieco.

«Non è solamente il tuo testimone di nozze, e lo sai bene quanto me. Tu lo ami, vero Bells?» Non potevo più nascondermi dietro un dito. Sospirai.

«Si, Seth. Lo amo. Ma questo…» Mi interruppe, alzandosi silenziosamente.

«La scelta è tua, Bells. Devi decidere tu cosa sia meglio per te. Io rispetterò la tua decisione, ma non puoi costringere Jake ad accettare che l’oggetto del suo imprinting sposi un altro, e resti a guardare. Io adesso devo andare, ma se hai bisogno di me chiama e arrivo di corsa. Ci vediamo al matrimonio.» mi abbracciò un’ultima volta, mi diede un bacio lieve sulla guancia e saltò dalla finestra prima che potessi riprendermi del tutto. Notai il chiarore dell’alba dalla finestra, e constatando che era ancora presto, mi infilai di nuovo sotto le coperte.

Mio padre mi stava aspettando in cima alle scale, per accompagnarmi fino alla fine dell’enorme salone dei Cullen, dove era stato allestito l’altare. Mille dubbi stavano affollando la mia mente, cose del tipo chi me l‘aveva fatto fare, perché mi trovavo lì, e roba simile. Io, Isabella Swan, da sempre notoriamente allergica al matrimonio, stavo per sposarmi. Con l’uomo della mia vita, è vero – ammesso che il termine così riduttivo di uomo potesse essere applicato ad un essere divino come Edward Cullen – ma sentivo che c’era qualcosa di strano nell’intera faccenda; una nota stonata che non riuscivo a decifrare. Mille e mille volte mi ero già posta le stesse domande, e la risposta era sempre quella. Io volevo davvero passare il resto della mia vita con Edward? Certo che si, al punto che ero disposta a rinunciare a mia madre, a Charlie, all’università, alla vita di una comune adolescente per farmi trasformare in un vampiro marmoreo e immortale per rimanere con lui per l’eternità. Lui era l’uomo della mia vita. Anzi, di più; era l’uomo della mia esistenza. E allora perché quel tarlo maledetto continuava a rodere il mio cervello, quel campanello fastidioso rimbombava come se fossero le campane di una chiesa? Quando Charlie mi prese sotto braccio lo sentii fremere, e lo guardai con occhi imploranti e dubbiosi. Ma cosa diavolo stavo facendo? Scendemmo lentamente la lunghissima scala di casa Cullen, io sempre saldamente ancorata al braccio di mio padre, che tentennavo. Evidentemente Charlie capì il mio stato d’animo, perché mi bisbigliò in un orecchio, talmente piano che solamente io udii:

«Tutto bene, Bells?»

«Insomma… andiamo papà, prima che cambi idea». Continuammo a scendere quelle maledette scale che quel giorno sembravano proprio non finire mai, e quando arrivammo davanti alla porta del salone mi fermai. Lui era lì, il volto concentrato, assorto, bello come un dio greco. E stava aspettando me. Ma allora perché tutti questi dubbi? Perché le mie gambe stavano tremando? Perché sentivo la fastidiosa vocina che continuava a ripetermi che stavo facendo la cosa sbagliata? Permisi al mio sguardo di vagare un istante per il salone, per rilassarmi. Fu allora che lo vidi. Era di fuori, in giardino, e mi osservava da una delle enormi finestre della casa, con gli occhi lucidi e talmente tristi che avrei voluto correre ad abbracciarlo. Ma quel che contava in quel momento era che lui, Jacob Black, fosse lì, fosse tornato in tempo per il mio matrimonio. Sobbalzai istintivamente quando mi fissò per un istante più lungo del normale. Istintivamente mi bloccai, le mie gambe non volevano saperne di andare avanti, di compiere quei pochi passi che mi separavano dal mio futuro. Mio padre intercettò la direzione dei miei occhi, e capì.

«Bells, sei ancora in tempo per cambiare idea, ricordalo».

«Ma che diavolo stai dicendo, papà? Io voglio sposare Edward».

«Sicura? Allora spiegami perché stai guardando Jake in quel modo. Sembra che tu voglia correre da lui». Charlie mi strinse un po’ più forte il braccio, quindi proseguì verso quella che sarebbe diventata la mia futura vita.

«Coraggio Bells, per una volta fai solo quello che ti senti di fare. Io ti prometto che sarò al tuo fianco qualunque cosa sceglierai, ma se hai anche un solo dubbio che questa non sia la cosa giusta ti prego, fermati piccola». Nel frattempo eravamo arrivati davanti al pastore e Charlie mise la mia mano in quella di Edward. Il contatto gelido mi riportò alla realtà. Lo fissai per un lunghissimo istante, poi guardai fuori dalla finestra, fissando nuovamente quegli occhi neri come la notte, che stavano piangendo. Jake poggiò una mano sul vetro, quasi volesse toccarmi, quindi mosse le labbra in un silenzioso “ti amo”. Sussultai. In quel momento, tutte le barriere che mi ero costruita intorno crollarono, facendomi vedere quello che fino a quel momento mi ero rifiutata di accettare. Stavo davvero facendo la cosa sbagliata. Ancora una volta Jacob aveva ragione. Guardai di nuovo Edward, tolsi la mano dalla sua e abbassai lo sguardo.

«Mi dispiace, Edward… io non posso, non posso proprio farlo». Mi girai velocemente raccogliendo il vestito – sarebbe stato esilarante: la sposa che fugge inciampa nel vestito finendo rovinosamente a gambe all’aria davanti a tutti gli invitati – e infilai la porta. Non feci in tempo ad aprirla che finii tra due braccia forti e calde che mi strinsero. Jacob non disse niente, mi tenne solamente stretta per qualche minuto prima che tutti gli invitati si riprendessero per correre fuori. Mi portò in giardino, sotto un albero enorme, senza lasciarmi andare. Sentii da lontano mio padre che cercava di fermare gli ospiti che volevano venire a curiosare, ma permise a qualcuno di uscire. In un baleno mi trovai davanti Edward, mentre con la coda dell’occhio vidi arrivare Seth. Una garanzia.

«Bella… tutto bene amore?»

«No Edward, non va tutto bene… Io… mi dispiace Edward, ma non posso sposarti».

«Ma che stai dicendo tesoro? E’ tutto organizzato, tutto pronto… guarda, gli invitati stanno aspettando che torniamo dentro…»

«Edward, forse non mi sono spiegata… io non tornerò dentro».

«Ma cosa… Bella, ti prego tesoro…»

«Sono stato paziente, sanguisuga… ti ha detto chiaramente che non vuole tornare, lasciala in pace».

«Chiudi il becco, randagio. Lei è mia, hai capito? Non puoi portarmela via. Bella, per favore, smettila di dar retta a questo cucciolo impertinente e torniamo dentro; coraggio».

«No, Edward. Per l’ultima volta, Io.Non.Ti.Voglio.Sposare. E’ più chiaro così?» Lo vidi irrigidirsi a quelle parole. Mi sentivo un verme per essere stata così crudele, mi faceva male, ma avevo capito che lo stavo sposando perché era esattamente quello che la gente si aspettava da me. Non era quello che volevo, non realmente. Edward rappresentava tutto quello che può attrarre un essere umano, incarnava l’ideale che la metà delle ragazze del mondo perseguivano. In quell’istante in cui avevo guardato Jake negli occhi avevo capito di essermi innamorata di un ideale. Non era lui, quello di cui avevo bisogno; non era di lui che mi ero innamorata.

«Hai vinto tu, randagio. Per ora. Ma sappi che non cederò tanto facilmente. Lei è mia, e non ti permetterò di portarmela via come se niente fosse». Jake lo guardò negli occhi per un lungo istante, io non volevo staccarmi da lui per paura della sua reazione. Lessi nei suoi occhi furore allo stato puro, ma fu il suo tono, stranamente calmo, che mi fece spaventare molto di più che se avesse urlato. Era furioso, fuori di sé.

«Stammi a sentire, succhiasangue, perché lo ripeto una volta sola; lei non è tua. Bells è libera di scegliere e stavolta ha scelto me; hai avuto la tua chance, ma l’hai buttata nel cesso il giorno che hai deciso di andartene al diavolo in Italia. Adesso devi fare i conti con le conseguenze della tua scelta. E queste conseguenze sono io, che ti piaccia o no. Bella ha scelto me, ficcatelo in quella testaccia di marmo, sanguisuga, perché se ti rivedo che le giri intorno ti stacco la testa con le mie mani. Andiamo, Bells». Mi prese per mano, quasi trascinandomi, e mi portò via, lontano dalla folla e dalla casa dei Cullen. Mi portò a casa mia, per permettermi di cambiarmi, dato che indossavo ancora il vestito da sposa. Arrossii violentemente quando fui costretta ad ammettere di aver bisogno del suo aiuto per toglierlo, visto che era pieno di chiusure complicate sul dietro. Il contatto con le sue mani sulla pelle mi fece girare la testa e mancare il respiro. Fu Jake a togliermi dall’imbarazzo con una delle sue solite battute.

«Se qualcuno mi vedesse adesso, direbbe che sono completamente rincretinito…»

«Perché?» cercai di mantenere una parvenza di controllo, la sua voce era più roca del solito e il suo profumo mi stava mandando al manicomio. Ridacchiò divertito.

«Eddai Bells… siamo soli, tu sei mezza nuda con del pizzo che farebbe girare la testa anche a un santo, e io mi sto comportando da assoluto gentiluomo e non ti salto addosso… mi sorprendo del mio autocontrollo, a volte!» Sorrideva, l’infame, ben sapendo che effetto avessero i suoi sorrisi sul mio autocontrollo… mi tremarono le ginocchia, ma Jake mi sorresse. Mi baciò dolcemente, mormorando qualcosa del tipo “non è il momento”, e finii di rivestirmi, indossando jeans e maglietta.

Quindi ci avviammo a La Push, direzione First Beach. Lui indossava ancora la camicia bianca che aveva quando era venuto al matrimonio, con i jeans neri lunghi. Era bello come il sole. Si girò verso di me, sorridendo. Mi fissò negli occhi, una scintilla divertita nello sguardo, un lampo di felicità.

«Non posso crederci Bells, lo hai fatto davvero… hai piantato in asso quel manichino… Dio, quando ti ho visto fare dietrofront e uscire quasi non mi sembrava vero!»

«Ti prego Jake, non farmaci pensare… potrei sprofondare! Ho lasciato mio padre da solo in mezzo a quei cannibali…» Ridacchiò: aveva capito che lo intendevo in senso letterale. Erano pur sempre vampiri, anche se vegetariani.

«Tranquilla, Charlie è tosto… e poi c’erano gli altri del branco. Li ho chiamati prima. Bells, adesso rispondi a una domanda… perché lo hai fatto?» Mi piantava ancora lo sguardo sincero addosso, e non riuscii a non rispondere sinceramente.

«Perché non volevo sposarlo, Jake. Non sono innamorata di lui». Sobbalzò come se lo avessi colpito.

«Che vuoi dire, Bells?» Mi avvicinai fino a farmi stringere di nuovo tra le sue braccia bollenti. Cominciavo a sentire freddo, ma non dubitavo che mi sarei scaldata in un secondo stretta a lui.

«Jake… io… ho capito che stavo sposando Edward solamente perché era esattamente quello che tutti si aspettavano che facessi. Lo avrei sposato solamente per un debito nei suoi confronti e per la mia maledetta paura di cambiare idea».

«Non ti seguo…»

«Quando ti ho visto dalla finestra, con le lacrime agli occhi a mormorare “ti amo”…» ridacchiò di nuovo.

«Non credevo che avresti capito cosa stavo dicendo…»

«Jacob, non sono proprio completamente deficiente… Tonta forse si, ma per il resto…»

«Ti ho interrotta. Stavi dicendo?»

«Che quando ti ho visto lì di fuori ho capito che dovevi esserci tu al posto di Edw…» non riuscii a finire; mi stava baciando in un modo che mise fine alla questione in un istante. Le sue mani infuocate correvano avide sul mio viso, sembrava volesse mangiarmi. Non fu un bacio come gli altri; conteneva una serie di richieste che non sarei riuscita a negargli. O meglio, non volevo negargli. Si staccò da me praticamente senza fiato, per farmi sedere sulla sabbia accanto a lui. Mi teneva stretta quasi avesse paura che sarei scappata via, che non fossi reale. Restammo così per un po’, prima che trovasse il coraggio di parlare ancora.

«Bells…»

«Mmmm?» mormorai dal suo petto dove mi ero rifugiata. Mi mise un dito sotto il mento per farmi alzare lo sguardo verso di lui.

«Ti amo».

«Me l’hai già detto, Jake».

«Lo so, ma non mi stancherei mai di ripeterlo…»

«E io di sentirtelo dire. A proposito… Ti amo anch’io, Jake». Mi baciò di nuovo, e stavolta non avevo nessuna intenzione di fermarmi lì. Mi gettò all’indietro nella sabbia, mentre con una mano accompagnava la mia caduta e con l’altra mi accarezzava il viso. Io tenevo le braccia intorno al suo collo, accarezzandogli il viso e le spalle. Sentii la sua mano scendere, fino ai miei fianchi, dove incontrò un lembo di pelle lasciata scoperta dalla maglietta. Cominciò ad accarezzarmi dolcemente, e io sussultai.

«Cos’hai intenzione di fare, Jake?»

«Farti vedere cosa ti stavi perdendo, amore». Quando lo sentii chiamarmi amore tutte le mie barriere si infransero, e al diavolo il matrimonio, al diavolo Edward, al diavolo Charlie, al diavolo tutto. C’eravamo solo noi due e i nostri sogni, i nostri desideri. Sentii le sue mani muoversi per sfilarmi la maglietta, e non obiettai. Io stavo cercando di sfilargli la camicia già da un po’, armeggiando con i bottoni. Iniziò a baciarmi la pancia, l’ombelico, i fianchi, il collo, le spalle, e io gemevo come non avevo mai fatto in vita mia, senza alcun ritegno. Le sue carezze si fecero più insistenti, fino a strapparmi dei veri e propri sospiri, finché non raggiunse il bottone dei miei jeans. Istintivamente lo fermai, non so neanche per quale motivo. Mi guardò un attimo negli occhi, quasi a chiedere spiegazioni.

«Jake, io… non ho mai…»

«Lo so, Bells. Non voglio farti male…» Si fermò. Avevamo intuito entrambi. Poi mi sorrise e mi baciò di nuovo, dolcemente, prima di continuare. «Se ti può consolare, io stavo aspettando te!» Non potevo crederci; uno come lui, bello come il sole, che non aveva mai avuto nessun tipo di esperienza?! E dove accidenti aveva imparato tutto quello che stava facendo?! Decisi che dovevo essere sincera.

«Ho paura!»

«Mi prendi in giro?! Io me la sto facendo sotto! Ma ti amo, e voglio stare con te, voglio sentirti tra le mie braccia, voglio che tu sia mia. Per sempre». Mi sentii sciogliere da quelle parole, e dalla brace nei suoi occhi. Tolsi la mano, impegnandola sulla sua schiena, attività indubbiamente più interessante. I miei pantaloni volarono lontano in un secondo, e rimasi in intimo. Si staccò per guardarmi, un lunghissimo istante in cui assaporò ogni angolo del mio corpo. Le sue mani erano ovunque, le sentivo scaldare la mia pelle che rispondeva a quel contatto con sorprendente sollecitudine. Dopo pochissimo anche il mio reggiseno finì nella sabbia, insieme al resto. I suoi pantaloni anche. Le sue carezze cominciarono a farsi più insistenti, strappandomi dei gemiti, e le sue mani correvano sulla mia pelle. I miei sospiri lo stavano mandando su di giri, i suoi baci già mi avevano spedita in orbita. Si insinuò nelle mie mutandine, facendomi sussultare quando le sue mani giunsero nel punto più sensibile. Stavo perdendo completamente il controllo di me stessa, non ero in grado di fare niente che non fosse baciarlo, farmi baciare e accarezzare. La sua voce roca e sensuale bisbigliò al mio orecchio, mandandomi in estasi.

«Calma piccola, non ho ancora cominciato… cerca di non scaldarti troppo, il bello deve ancora venire!» Stavo praticamente gemendo tra le sue braccia, e troppo tardi mi resi conto che i nostri corpi si stavano muovendo insieme, all’unisono. Le sue mani si muovevano nella mia intimità come se mi conoscessero da sempre, sapevano cosa fare e come farlo. Avrei urlato, lo sentivo. Aprii gli occhi per guardarlo, e fu un errore. Il suo sguardo era fuoco, un fiume di lava che mi aveva travolto.

«Sfilale, Jake. Sfilale, prima che me le strappi io di dosso. Sto diventando matta». La sua voce mi fece sobbalzare.

«Vediamo se riesco a farti diventare matta abbastanza da essere sfacciata». Con gesto delicato mi sfilò le mutandine, lasciandomi completamente in balia delle sue mani. Quindi lentamente, dolcemente, cominciò a baciarmi, partendo dal collo, il seno, la pancia, i fianchi. Ma non si fermò, proseguì verso il basso strappandomi gemiti e gridolini, mentre le sue mani continuavano ad accarezzarmi instancabili. La sua lingua e le sue labbra mi stavano stuzzicando in maniera indegna, ero arrivata al limite, al punto che pregavo che smettesse perché il piacere era quasi insopportabile. All’improvviso lo scostai, quasi bruscamente.

«Adesso tocca a me baciarti». Gli mormorai. Mi guardò sorpreso. Ero diventata sfacciata. Ci girammo e io finii sopra di lui, poggiata sul suo petto enorme. Cominciai a baciarlo e carezzarlo con la lingua, lentamente, finché arrivai al suo ombelico. Lì venni bloccata dai suoi boxer, che ancora indossava. Glieli sfilai lentamente, quasi impacciata. E continuai a baciarlo e accarezzarlo, poi iniziai a mordicchiargli il collo scendendo lentamente, dolcemente, fino ai suoi fianchi. Arrivai alla sua virilità, che sembrava aspettarmi. La accarezzai dolcemente, finché non lo sentii gemere e sussultare. Continuai per un po’, finché non resistette più.

«Bells… vacci piano! Se continui così potrei perdere il controllo e non mi va di farti male».

«Non me ne importa un accidenti, Jake. Fammi male, maledizione! Ti voglio, lo capisci?!» La mia voce era affannata quanto la sua, resa anche più roca dall’esaltazione del momento. Mi sollevò fino al suo viso, quindi mi ritrovai di nuovo sotto di lui. Mi stava guardando in un modo che non avrei mai dimenticato, senza parlare. In un secondo lo sentii, era con me, ma era ancora esitante. Lo sentii spingere, incoraggiato anche dai miei gemiti sempre crescenti.

«Non voglio farti male…» Male? MALE?! Dio santo, Jake, ma quale male… mi stai facendo diventare matta, altrochè! Oddio, questo è il paradiso! Mi stavo mordendo le labbra, cercavo di non sembrare ridicola mettendomi a urlare e frignare come una bambina, ma Jacob capì.

«Non ci sente nessuno, stai tranquilla… anche io ho voglia di urlare!» Il tono della sua voce era così rauco che mi fece venire i brividi, mentre gemiti incontrollati uscivano dalle mie labbra.

«Jake… ti prego… non fermarti… anche a costo di farmi male… voglio che continui». Quasi non finii la frase, perché si stava muovendo dolcemente, facendo attenzione a non schiacciarmi col suo peso, finché nessuno dei due fu più in grado di controllarsi e ci ritrovammo all’apice, estenuati e felici. Mi rannicchiai contro di lui per un po’, finché non iniziai a rabbrividire per il freddo. Mi aveva infilato la sua camicia, mentre con una mano continuava a percorrere il profilo del mio corpo. Mi stava eccitando di nuovo. Le sue mani bollenti avevano l’effetto di risvegliare i miei sensi in un secondo, provocandomi brividi di piacere ovunque. La sua voce roca mi riportò alla realtà.

«Sarà meglio che torniamo, prima che Charlie spicchi un mandato di ricerca». Sospirai, e iniziai a rivestirmi. Con molta fatica, perché ogni due secondi Jake mi baciava, impedendomi di fatto di rientrare nei miei vestiti. Tornammo a casa, dove Billy e Charlie ci stavano aspettando. Jacob entrò per primo, con una mano stesa con fare protettivo quasi volesse ripararmi dalla furia di Charlie. Ma mio padre non si arrese.

«Jake, dov’è Bells?» Jacob si scostò per lasciarmi passare, e Charlie mi venne in contro, le braccia spalancate in un abbraccio nel quale mi tuffai.

«Papà, mi dispiace…»

«Di cosa, Bells? Di esserti accorta che stavi per fare il più grosso errore della tua vita?»

«Tu non hai mai voluto che mi sposassi così presto…»

«No piccola. Io non volevo che tu sposassi Edward Cullen, è diverso. E avevo ragione, a quanto pare…»

«Papà, che stai dicendo?»

«Ti ho visto guardare Jacob mentre ti accompagnavo… e ho capito che stavi sposando la persona sbagliata». Sospirai. Aveva ragione Jake, mio padre era uno tosto. Eccome! Dovevamo decidere cosa fare nei giorni seguenti, perché indubbiamente tutti i Cullen avrebbero fatto irruzione a casa Swan per avere delle spiegazioni. Spiegazioni che per il momento io non volevo dare. Fu Billy a trovare la soluzione più logica.

«Sai Charlie, credo che sia meglio se Bells rimane qui da noi per un po’. Qui a La Push certamente sarà abbastanza al sicuro da eventuali attacchi della famiglia Cullen..»

«Perché?» troppo tardi ci ricordammo tutti che mio padre non sapeva niente della storia vampiri-contro-licantropi in cui eravamo intrappolati.

«Beh, diciamo che i Cullen non sono i benvenuti sul nostro territorio, e c’è un trattato che vieta a noi di circolare sulla loro terra e a loro di entrare qui… sai, dai tempi di mio nonno… per evitare… hem… discussioni». Charlie sembrò credere alla storia dell’amico, e anche lui convenne che effettivamente casa Swan non era certo il posto più tranquillo per me in questo momento. Cercai di protestare.

«Papà… ma tu come farai?»

«Tranquilla Bells, saprò cavarmela… e poi vorranno strangolare te, non me! – Mi sorrise bonariamente. – Facciamo in questo modo: vado io a prenderti qualche vestito di ricambio, tu intanto datti una sistemata, se a Billy non dispiace».

«Hey amico, ti sei rincretinito?! Prima dico che la ospito e poi mi dispiace se si fa una doccia?! Tranquilla Bells, sei di casa… a condizione che cucini tu!» Mi disse scherzosamente. Io scoppiai a ridere, certo non era una gran faticaccia… non lo facevo sempre per Charlie? Mi alzai per andare verso il bagno, dove mi aspettava una doccia bollente e un telo caldo a coccolarmi. Uscii dal bagno con i capelli umidi, e mi infilai nella camera di Jake per spazzolarli e asciugarli. Dopo qualche attimo si aprì la porta e per poco non mi prese un colpo. Jacob era davanti a me, con solo l’asciugamano in vita, i capelli gocciolanti e il vapore che emanava dal petto. Non dissi niente, allungai una mano per attirarlo verso di me, vicino alla sua scrivania. Quindi mi sedetti lì sopra, scostando leggermente le gambe, e lo feci accomodare nel mezzo, iniziando a baciarlo in un modo che avrebbe fatto arrossire persone meno timide di me.

«Bells… ma sei matta? C’è tuo padre di là..» Lo guardai di sbieco.

«Se è per questo anche il tuo…»

«Ma il mio non entrerebbe…»

«Allora chiudi a chiave, perché non ho nessuna intenzione di fermarmi». Non se lo fece ripetere: allungò una mano e girò la chiave nella toppa. Quindi ricominciò a baciarmi. Dopo poco scostò l’asciugamano, tirandomi più vicino a lui, e io fremetti di piacere al contatto con la sua pelle bollente. Il suo asciugamano ovviamente era finito in terra da un bel pezzo. Le sue mani cominciarono a perlustrare ogni centimetro del mio corpo, col risultato che cominciai a gemere. Era davvero troppo.

«Jake, per favore… tappami la bocca… fa’ quello che ti pare ma tappami la bocca, prima che Billy e Charlie si precipitino qui a vedere che succede». Per tutta risposta sogghignò e mi baciò in un modo che avrebbe dovuto essere dichiarato illegale… beh, almeno era riuscito a farmi tacere! Fu un attimo, e fu dentro di me, mentre le sue mani continuavano a sfiorarmi la pelle e le sue labbra tenevano impegnate le mie. Fu tutto piuttosto veloce, ma per niente scontato. Quando ci fummo rivestiti, Jake fece per uscire, ma lo bloccai per un polso.

«Aspetta un attimo… Jacob Black, saresti così gentile da spiegarmi cos’è questo?» e gli mostrai quello che avevo in mano.

«Dove… dove lo hai trovato… merda… Bells…» era pallido come un vampiro.

«Allora? Sto aspettando!»

«Mi dici dove lo hai trovato?»

«Beh, non era difficile trovarlo… l’ho visto luccicare nel cestino e volevo vedere cosa fosse».

«Ecco, io… l’ho preso tanto tempo fa, quando abbiamo iniziato a frequentarci… non so neanche io perché… non avevo intenzione di dartelo, solo… mi faceva sentire più sicuro».

«E… l’hai tenuto per tutto questo tempo, senza l’intenzione di darlo a nessuna?»

«Veramente, la sola a cui volevo darlo stava per sposare un vampiro… avevo perfino pensato di regalartelo per il tuo compleanno, ma ammetterai che non era una grande idea un braccialetto Quileute. Sai… significa…»

«So cosa significa, Jake. Abito a Forks, ricordi? Quindi non me lo avresti mai dato». Mi guardò storto.

«Tu e Edward… hai presente?»

«Già… – fissai un attimo l’oggetto che tenevo ancora in mano, poi guardai nuovamente Jake negli occhi – vorresti aiutarmi, per favore?» E gli porsi il braccialetto. I suoi occhi si illuminarono.

«Bells… non sei obbligata… se sai cosa significa…»

«Jake, so cosa significa. Punto. E’ proprio per questo che ti sto chiedendo di aiutarmi a indossarlo. Vuoi aiutarmi tu o devo fare da sola?» Non mi diede il tempo di finire, perché allacciò il braccialetto al mio polso sinistro con movimento veloce e leggero e poi mi attirò a sé per baciarmi di nuovo.

«Ti amo, signora Black».

«Anche io, signor Black».

«Andiamo, dovremo dirlo anche a loro». E fece un movimento con la testa, per indicare Charlie e Billy. Quando tornammo di là, sembrava che i nostri avessero capito già tutto, perché si scambiarono occhiate complici vedendoci uscire dalla camera di Jacob allacciati come se temessimo di separarci ancora. Mio padre mi abbracciò di slancio, senza darmi il tempo di parlare. Billy dal canto suo aveva già notato il braccialetto al mio polso sinistro, l’equivalente di un anello di fidanzamento. Stavolta non avevo timori o tentennamenti. Sentivo che stavo facendo la cosa giusta. Ero col mio sole personale, ero con Jake. Al resto potevo sopravvivere.

Racconto disponibile gratuitamente ad essere scaricato  sulla pagina dell’autrice QUI

Si ringrazia Alya V. Rose per averci concesso l’onore di pubblicare il suo scritto

Il grande sogno di Alya V. Rose
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baby.ladykira

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Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^
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