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Dentro il libro: “IL SEGRETO DEL LIBRO PROIBITO ” di KAREN M. MONING.

 

Buffo come un atto minuscolo, insignificante, ripetuto decine di volte al giorno, possa trasformarsi in una linea di demarcazione. Il sollevare un telefono. Il premere un tasto. Prima che lo facessi – per quanto ne sapevo – mia sorella Alina era ancora viva. Nel momento in cui schiacciai il tasto, la mia vita si divise in due epoche ben distinte: Prima della chiamata e Dopo la chiamata.

***

Guardai l’orologio. Le due del mattino. Ero insonnolita e irritata, e non avevo intenzione di nasconderlo. “Chi diavolo è?” “Gerico Barrons” Non avrei potuto svegliarmi del tutto più velocemente nemmeno se mia madre mi avesse colpito sulla testa con la padella di ghisa che usava per friggere.

***

“A questo mondo esistono due tipi di persone, Ms Lane: quelle che sopravvivono, a qualunque costo, e quelle che invece sono vittime predestinate.” Appoggiò le labbra sul lato del collo. Sentii la lingua seguire la vena che pulsava al ritmo irregolare del mio cuore. “Lei, Ms Lane, è una vittima, un agnello in una città di lupi. Le concedo fino alle nove di domani sera per andarsene da questo Paese e togliersi dai piedi, dai miei piedi.”

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‘Le concedo fino alle nove di domani sera per andarsene da questo Paese e togliersi dai piedi, dai miei piedi.’ Che fegato. Avevo dovuto mordermi la lingua per soffocare il giovanile impulso di replicare: ‘O cosa? Mica sei il mio capo.’, e subito dopo quello di telefonare a mia madre per frignare: ‘Qui nessuno mi vuole e nemmeno so il perché!’ E che cinismo nel valutare le persone. “Ma ficcatela su per il sedano la tua vittima predestinata” borbottai.

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“Ne ho visto un altro” spiegai. Lui veniva verso di me mentre mi muovevo. Alle mie parole si fermò con la schiena contro la spalla di una massiccia, decorata scaffalatura. “E allora? Le avevo detto che sarebbe successo. Era tanto orribile? Tutto qui? L’ha spaventata?” Trassi un profondo respiro, trattenendo le lacrime. “Sa che l’ho visto.” A Barrons cadde la mascella. Per un lungo momento mi fissò a bocca aperta. Poi si volò e sferrò contro lo scaffale un pugno talmente violento da far cadere a terra i libri che conteneva, ripiano dopo ripiano. Quando infine si voltò aveva il volto deformato dalla collera. “Dannazione”.” Esplose. “Incredibile! Lei, Ms Lane, è una minaccia per gli altri! Una catastrofe rosa che parla e cammina!” Se lo sguardo avesse potuto bruciare, il suo mi avrebbe incenerito sul posto.

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“Trovi un altro modo per giustificare la mia presenza. Ma se la sento fare commenti non richiesti su sesso orale, bocca e sedano, lei e io abbiamo chiuso.” Lui sollevò un sopracciglio. “Sedano, Ms Lane?” Mi accigliai. “Il sedere, Barrons.” Incrociò le braccia e spostò lo sguardo sulle mie lucide labbra rosse Lip Venom. “Ne devo arguire che esistono dei commenti richiesti sulla sua bocca e sul praticare sesso orale con me, Ms Lane? Mi piacerebbe molto sentirli.”

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Si avvicinò lentamente e inesorabilmente a me, e si fermò talmente vicino che riuscivo a percepire il calore del suo corpo così robusto e massiccio. A quella distanza minima, dovetti alzare la testa per guardarlo e, quando lo feci, fui presa alla sprovvista dallo scintillio dei suoi occhi scuri come la notte, dal colore dorato della pelle vellutata, dalla curva sensuale delle labbra, con il labbro inferiore così ben disegnato da lasciare intendere voluttuosi appetiti carnali e quello superiore che denotava autocontrollo e forse anche un accenno di crudeltà, costringendomi a domandarmi come sarebbe stato… baciare Gerico Barrons. “No, non così. Sta rovinando tutto. Il primo strato dovrebbe essere più leggero” gli dissi. “Non sta ricoprendo di glassa una torta. Quella è un’unghia.” Un muscolo gli si contrasse sulla mascella. “Mi spieghi di nuovo perché lo sto facendo, Ms Lane.” “Ancora non l’ha capito? Perché ho un braccio rotto.” Nel caso se ne fosse dimenticato, agitai il tutore. “Non credo che si sia sforzata molto” replicò lui. “Deve impegnarsi di più. Pieghi il tutore in questo modo,” mi mostrò come, rovesciando sulle piastrelle del pavimento parte dello smalto “e poi giri il braccio così.” Annuì soddisfatto. “Ci provi. Sono convinto che ci riuscirò.” Gli scoccai un’occhiata gelida.

***

“Ci sono altri veggenti sidhe in giro, Barrons?” domandai. “Oltre a noi due, intendo.” Lui annuì. “Bene, perché avremo bisogno di loro.” Stava per scoppiare una guerra, me lo sentivo nelle ossa. Una guerra per porre fine a tutte le guerre.

E l’Umanità nemmeno lo sapeva.

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