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Dentro il libro: “Un libertino dal cuore di ghiaccio” di Lisa Kleypas.

 

«Lascia che i Ravenel si estinguano» disse Devon. «Siamo una brutta razza, lo siamo sempre stati. A chi importa se si perderà il titolo di conte?»«Che vadano al diavolo. Ti dico io cosa faremo. Prima di tutto mi toglierò dai piedi la vedova e le sorelle di Theo: non mi sono di alcuna utilità.»«Poi troverò un modo per cancellare il vincolo di inalienabilità, dividerò la tenuta e la venderò a pezzi. Se questo non sarà possibile, porterò via tutti gli oggetti di valore, farò abbattere la casa e venderò la pietra…»La vedova di Theo.

***

«Devon.» West gesticolava verso la porta. Sulla soglia era comparsa una donna piccola ed esile, con un velo nero.«Devon…» disse suo fratello in tono imbarazzato. «I servi e i fittavoli non saranno felici di rimetterci il reddito e le case» osservò West in tono asciutto.Devon aggrottò le sopracciglia. Non sapeva che Kathleen fosse uscita.«È andata in visita alla fattoria dall’altra parte della collina. Ha portato un po’ di brodo e di vino di sambuco alla signora Lufton, che sta guarendo da una febbre da parto. Le ho chiesto se potevo accompagnarla, ma Kathleen non ha voluto. Aveva bisogno di stare un po’ da sola, ha detto.» Le dita di Helen si intrecciarono in un pallido groviglio. «Dovrebbe essere già tornata ormai, ma il brutto tempo avanza così in fretta che temo possa sorprenderla.»Sì, ma… le colline sono un pantano.» Sempre meglio: Kathleen che arrancava in mezzo al fango e all’argilla. Devon si sforzò di conservare un’espressione severa mentre dentro di sé era un’esplosione di allegria. Andò alla finestra. Non pioveva ancora, ma le nuvole nere si allargavano nel cielo come inchiostro versato su una pergamena. «Aspettiamo ancora un po’. Potrebbe essere di ritorno a momenti.»

***

Devon avrebbe dato qualsiasi cosa per vedere Kathleen fradicia e inzaccherata. Provò l’istinto di fregarsi le mani, in un moto di gioia perversa, ma dovette trattenersi. «Non serve mandare un domestico» disse con noncuranza. «Sono sicuro che Lady Trenear avrà il buon senso di restare alla fattoria finché la pioggia non sarà passata.» «Dov’è?» Erano seduti l’uno accanto all’altro. Nel silenzio greve, Devon osservò il volto gonfio del fratello, i lineamenti indefiniti, la pelle floscia sotto il mento. L’alcol aveva cominciato a tracciare una rete di capillari sulle sue guance. Era difficile ritrovare in quell’uomo disilluso il ragazzo allegro e vivace di un tempo. Devon si rese conto che, tutto preso a salvare la tenuta, i fittavoli, la servitù e le sorelle di Theo, aveva trascurato il fatto che anche suo fratello aveva bisogno di aiuto. West era molto sveglio e lui aveva dato per scontato che sapesse cavarsela da solo. Ma, a volte, erano proprio le persone più sveglie a mettersi nei guai peggiori.

***

 Impossibile! Devon si sarebbe dovuto trovare a Londra! Era uno scherzo della sua immaginazione, un’allucinazione. Eppure l’aria era calda e umida, impregnata di un profumo che era indiscutibilmente il suo… speziato, puro… una fragranza di pelle e sapone. In preda all’ansia, Kathleen sbirciò tra le dita socchiudendole a malapena. Sdraiato nella vasca e circondato da un fumoso manto di vapore, Devon la fissava con stupore beffardo. Goccioline d’acqua ricoprivano le curve muscolose di braccia e spalle, e luccicavano fra i peli scuri del petto. Kathleen si voltò verso la porta. I suoi pensieri schizzavano come atomi impazziti. «Che cosa ci fate qui?» riuscì a chiedere. Devon rispose in tono caustico. «Avete richiesto voi la mia presenza.» «La vostra… Vi riferite al telegramma?» Era difficile estrarre un pensiero coerente dal marasma della sua mente. «Non ho richiesto la vostra presenza.» «Io l’ho inteso così.» «Non mi aspettavo di vedervi così presto. E senz’altro non mi aspettavo di vedere così tanto!» Arrossì sentendo la sua risata cupa. Nella foga di andarsene, afferrò la maniglia che l’impresa aveva appena montato e iniziò a tirare. La porta non accennava ad aprirsi. «Madame,» disse la voce di Devon alle sue spalle «vi suggerisco di…» Lei lo ignorò in preda al panico e continuò a strattonare la maniglia con violenza finché quella, all’improvviso, si sradicò. Kathleen barcollò all’indietro e rimase a fissare atterrita l’oggetto di metallo nella sua mano. Per un attimo regnò il silenzio.

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Kathleen lo assecondò con un lieve gemito di piacere, provocandogli dei brividi lungo la schiena. Le prese il viso con entrambe le mani, inclinandolo delicatamente nella giusta direzione e inducendola ad aprire la bocca. Infine penetrò fra quelle labbra innocenti e sensibili, attingendo emozione e dolcezza… ma, al primo contatto, la lingua di Kathleen si ritrasse. Divertito e bruciante di passione, Devon le mormorò qualcosa all’orecchio. «Lascia che ti assaggi… fammi sentire quanto sei morbida dentro…» La baciò di nuovo, dolcemente ma con fermezza, finché sentì la pressione delle sue labbra e il tocco compiacente della lingua. Kathleen gli posò le mani sul petto, piegando la testa all’indietro mentre si abbandonava a lui. Fu un piacere inimmaginabile, nuovo anche per Devon. In preda all’agonia del desiderio, l’accarezzò ovunque, tirandola a sé. Percepiva i suoi movimenti sotto le vesti fruscianti, un corpo giovane e sodo avvolto in rigidi strati inamidati di stecche e merletti. Avrebbe voluto strapparle via tutto quanto. La voleva nuda e vulnerabile, voleva baciare le sue parti più intime. Ma, prendendole il volto fra le mani e sfiorandole le guance coi pollici, percepì qualcosa di umido. Una lacrima. Si bloccò e, sollevando la testa, rimase a fissarla, mentre i loro respiri ansimanti si mescolavano. Aveva gli occhi bagnati e un’espressione atterrita. Kathleen si portò le dita alle labbra, sfiorandole con esitazione come se fossero ustionate. Devon rimproverò se stesso. L’aveva spinta troppo in là, troppo presto. «Kathleen…» disse in tono aspro «non avrei dovuto…»

***

Devon si sbilanciò e barcollò all’indietro: aveva perso il controllo dei muscoli. L’acqua lo ghermì all’istante, inghiottendolo e trascinandolo via. Mentre la corrente lo trasportava, la sua mente si librò a osservare la scena dall’alto: vide un corpo – il suo – roteare lentamente nell’acqua nera come l’inchiostro. Inebetito, comprese di non potersi salvare. Nessuno ci sarebbe riuscito. Come tutti i Ravenel, stava andando incontro a una morte prematura. Aveva lasciato dietro di sé troppe cose incompiute, eppure non gliene importava un bel niente. Da qualche parte, fra le macerie dei suoi pensieri, nutriva la convinzione che West ce l’avrebbe fatta anche senza di lui. West sarebbe sopravvissuto. “Ma Kathleen…” Non avrebbe mai saputo quanto era stata importante per lui. Questo aprì una breccia nella sua coscienza ormai vacillante. Santo cielo, come aveva potuto credere di avere così tanto tempo a disposizione? Se solo avesse avuto cinque minuti per dirle… al diavolo, anche solo un minuto… ma era troppo tardi.

***

 La tensione raggiunse un picco intollerabile. Kathleen spalancò le gambe, strofinandosi contro la sua mano, poi accadde tutto con una intensità sconvolgente e lei precipitò in un orgasmo così divorante che le parve di morire. Quella sensazione continuò a schiudersi, a fiorire, fino a erompere in laceranti fremiti di godimento. Mentre gemeva e ansimava, Devon la baciò, come se avesse voluto succhiare dalle sue labbra il gusto del piacere. Una nuova ondata la investì e il suo calore si diffuse ovunque, alla testa, ai seni, allo stomaco, al ventre, mentre la bocca di Devon non smetteva di predarla. Quando gli ultimi sussulti scemarono, Kathleen si abbandonò addosso a Devon. Le girava la testa. Si rese conto a malapena di essersi voltata su un fianco e di avere appoggiato il viso sui peli soffici del suo petto.

***

 «Puoi scegliere: o qui, dove tutti possono vederci, o nella carrozza, nascosti.» Lei lo fissò sbattendo le palpebre, come atterrita. Ma non poteva celare l’eccitazione sul suo volto. «Qui fuori, allora» esclamò lui bruscamente, afferrandole la cinta dei pantaloni. Galvanizzata, Kathleen si voltò con un gridolino e montò in carrozza. Devon la seguì all’istante. L’interno della carrozza era lussuosamente rivestito di pelle e velluto, con intarsi in legno laccato, scomparti per i bicchieri di cristallo e per il vino, e tendine damascate con frange di seta. Quando gli occhi si abituarono all’oscurità, Devon riuscì a scorgere il pallido chiarore della pelle di Kathleen.

***

Kathleen non riuscì a tenere a freno la lingua. «Un regalo d’addio?» «Aprilo» rispose, accigliandosi. Lei obbedì. L’interno della scatola era foderato di velluto rosso. Sollevando lo strato di stoffa, Kathleen scoprì un piccolo orologio da tasca in oro, appeso a una lunga catena, con squisite incisioni di fiori e foglie. Una finestrella in vetro sull’apertura frontale rivelava un quadrante smaltato di bianco con lancette nere. «Apparteneva a mia madre» disse. «È l’unica cosa che mi resta di lei. Non lo usava mai.» Quindi, con voce intrisa di ironia, aggiunse: «Il tempo non contava per lei». Kathleen lo guardò atterrita. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma lui le posò delicatamente i polpastrelli sulle labbra. «Ti sto offrendo il tempo.»

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Qui la recensione completa.

baby.ladykira

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