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Dentro il libro: “Feline” di Sarah Bianca.

 

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URIEL

Ero troppo sconvolto per ragionare, la nonna non poteva morire. In modo infantile ed egoistico avevo sempre fatto affidamento sulla sua presenza, sulla sua ombra alle mie spalle. Non avevo mai davvero preso in considerazione l’eventualità che lei potesse andarsene, che potesse morire.

 

DARA

Spesso mi trovavo a singhiozzare sola, nella casa dalle tapparelle perennemente abbassate, la porta aperta su di un buio corridoio privo di mobili e con solo il cuscino da stringere, mentre i mesi passavano e io continuavo a dirmi che il giorno dopo sarebbe andato meglio, che il giorno dopo le cose sarebbero state diverse.

 

URIEL

L’avevo osservata, nascosto tra gli alberi, nuotare silenziosa e poi lasciarsi andare, come una moderna Ofelia, sul pelo dell’acqua. Il vento era cambiato, la brezza aveva iniziato a soffiare nella mia direzione e il suo odore mi era piombato addosso come un pugno, stordendomi. Avevo boccheggiato. Gelsomino, miele e qualcosa di più scuro, di familiare, come di incenso.

 

DARA

Se voleva provare a farmi un po’ di corte non lo avrei di certo fermato. Ragazzi così belli erano praticamente impossibili da trovare, e con quegli occhi diversi e meravigliosi…. Ricomposi i miei pensieri.

 

URIEL

Tra i due, io ero quello con i muscoli più possenti, ma la rabbia più pura era in grado di provarla solo lei. Se io combattevo facendomi degli scrupoli, Stella era dinamite pura, colpiva i punti deboli e andava avanti fino alla distruzione del nemico. Alcuni la temevano persino più di quanto temessero me.

 

DARA

Mi asciugai una lacrima mentre riprendevo fiato tra una risata e l’altra. “Io sarei quella strana?”, chiesi cercando inutilmente di calmarmi. “Voi mi avete rapita perché tuo nipote ha bisogno della fidanzata e io sarei quella strana?”. Adesso quelli sconcertati erano loro, evidentemente erano abituati a prendersi molto sul serio in quella casa.

 

URIEL

“Ti ho rapita, trascinata in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l’esistenza, costretta ad accettare di non essere quella che credevi e tra non molto mia nonna ti obbligherà a diventare una di noi… hai tutto il diritto di odiarmi”.

 

DARA

Seppi che l’essere era andato via, tornato da dove era venuto, sconfitto ma non morto, quando intorno a me tutto diventò splendente e i fili che imprigionavano l’anima di Andrea scomparvero.  All’improvviso ero di nuovo nel mio corpo. Investita da tutto quel calore e quella gioia, sorrisi sfinita e mi abbandonai all’abbraccio della donna che avevo appena salvato.

 

URIEL

Tre giorni erano la norma, ma non si potevano applicare a lei, che tutto era meno che normale. Non mi avrebbe lasciato solo, me lo aveva promesso, stava solo cercando un modo per tornare. All’improvviso la lontananza mi sembrò così incolmabile da spingermi ad alzarmi per inginocchiarmi al lato del letto e posare la testa sul suo grembo. Chiusi gli occhi, ma non riuscii a impedire alle lacrime di scivolare.

 

DARA

Il mio amato ramato scuro era stato sostituito da un indefinito biondo rossiccio. Mi avevano detto che avevo la pelliccia dorata e che non avrei dovuto stupirmene, ma come facevo ad accettare di essere diventata così diversa da me stessa? “Stai ancora rimuginando sui capelli?”, la voce di Uriel era piena della risata che cercava di trattenere. “Sì, ed è solo colpa tua. Se non fossi stato il vichingo che sei, non avrei dovuto prendere parte dei tuoi colori e sarei rimasta con i miei”.

 

URIEL

Il cuore iniziò a battere più velocemente e il respiro mi si fermò in gola, era bellissima. La luna crescente le illuminava i capelli e intorno le si erano raggruppate decine di lucciole che gettavano le loro luci dorate sul suo viso.

 

DARA

Fu come se qualcuno mi avesse pugnalato al petto e allo stomaco, mi mancò il respiro e istintivamente mi strinsi le braccia attorno al corpo, per proteggermi. In quel momento capii che niente sarebbe stati più lo stesso, dentro di me qualcosa si era rotto per sempre.

 

URIEL

La rividi mentre, sommersa dalla folla, si girava dandomi le spalle e si allontanava senza voltarsi. Avevo provato a inseguirla, ma la calca me lo aveva impedito, costringendomi a guardarla andare via e a provare un inquietante e doloroso senso di perdita.

 

DARA

“Se mi importasse qualcosa di quello che pensano gli altri, a questo punto avrei così tanti complessi sul mio aspetto fisico da correre a nascondermi in casa. Solo che a me non importa, il valore di una persona non si misura nei centimetri del girovita o dai muscoli che può sfoggiare. Ci vuole cervello e ci vuole cuore per affrontare la vita, e il vostro continuo screditarmi perché sono bassa e formosa vi rende ai miei occhi solo degli stupidi meschini incapaci di guardare più in là del loro naso. Dimmi, perché dovrei sprecare anche solo un briciolo della mia energia o della mia intelligenza per salvare il culo di un branco di mutaforma stupidi e meschini?”. Avevo usato il tono di voce più dolce che avevo.

 

URIEL

Le sbirciai il profilo morbido e ancora una volta mi meravigliai della sua bellezza e della sensualità che riusciva a esprimere con la sua semplicità. In quel momento mi sembrò dolorosamente distante, come se in realtà non fosse li con me, con la sua mano stretta nella mia, ma altrove, in un luogo dove non potevo raggiungerla. Un brivido freddo mi scivolò lungo la spina dorsale facendomi sentire a disagio.

 

DARA

“Guardami, Dara. Perché non mi hai detto che l’idea di vivere qui ti rende infelice? Un futuro con me, nella Tenuta, ti sembra così orribile?”, la sua voce si incrinò. “Mi fa sentire in trappola”, confessai in un sussurro.  I suoi occhi, verde e azzurro, furono trapassati da un lampo di dolore. Ferirlo in questo modo mi faceva venire voglia di piangere.

 

URIEL

La porta si richiuse alle spalle di Dara e io sentii che il cuore mi si dilaniava in milioni di piccole acuminate schegge. Rimasi con gli occhi chiusi a respirare il suo odore che man mano diventava sempre più tenue. Le avevo detto che poteva andarsene, l’avevo appena perduta.

 

DARA

Quando lo avevo visto entrare nella stanza, prima, qualcosa dentro di me si era mosso e si era teso verso di lui. Il desiderio di baciarlo era stato così forte da farmi dimenticare ogni proposito, ogni desiderio di fuga, ogni insicurezza che avevo avuto fino a quel momento. Mi ero avvicinata a lui per lasciare che mi sfiorasse le labbra con le sue, che mi facesse capire che fino ad allora mi ero sbagliata, che era stato sempre e solo lui ad avere le risposte giuste nella nostra non relazione, ma lui si era allontanato. Mi aveva guardata e aveva fatto un passo indietro. Il mondo mi era crollato addosso per la seconda volta in un solo giorno.

 

URIEL

Dara era completamente abbandonata a me, la testa sulla mia spalla, la fronte contro il mio collo, una mano appena appoggiata sul mio petto, i suoi capelli che mi solleticavano il braccio. Avvicinai il naso alla sua pelle e ne respirai l’odore, riempiendomene i polmoni fino a sentirli bruciare, non sapevo come sarei riuscito a fare a meno di lei, non lo sapevo proprio.

 

 

 

baby.ladykira

Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO
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