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Dentro il libro: “Endora – Uomini sottomessi ” di Fernanda Romani

 

L’uomo in nero, una volta guadagnata la posizione scelta, al centro dell’adunanza, cominciò a sbottonarsi il farsetto. Si muoveva con lentezza, impregnando l’aria di sensualità. Movimenti pigri, frutto dell’indolenza tipica delle pantere il cui retaggio si portava nel sangue. Ma ogni movenza emanava anche odore di sfida. Sapeva come esaltare il desiderio. Le grida d’incitamento delle donne accompagnavano ogni suo gesto, trasformandolo in una vittoria. Dopo il farsetto fu la volta della camicia: nera, come tutto il resto. Naydeia osservò i muscoli potenti emergere con orgoglio dal tessuto di cotone leggero. La folta peluria che gli copriva il petto era l’ornamento ideale di quella manifestazione di bellezza maschile. Rimase a torso nudo, guardandosi in giro con l’espressione trionfante di chi non ha mai avuto dubbi. La cicatrice che gli segnava la spalla era un particolare senza importanza. Una veterana dai capelli grigi gli si avvicinò per baciarlo. Fu un bacio famelico; di certo aveva lasciato uno dei due senza fiato, ma non sembrava essere lui. Subito si fecero avanti due arciere, pronte a saggiare la potenza della sua muscolatura accarezzandone ogni rilievo. Le due si ritirarono lanciando grida di apprezzamento verso le proprie compagne. Naydeia non fece in tempo a chiedersi perché lui avesse aspettato tanto a mostrarsi. Daigo si stava togliendo gli stivali. Un istante di incuriosito silenzio immobilizzò ogni femmina presente. Poi cominciò a sciogliere i lacci delle brache.

***

– Ci siamo passati tutti – si intromise Mennuo. – Naimio è ancora infuriato per gli ultimi servizi che ha dovuto fare – disse poi rivolgendo a Daigo un sorriso d’intesa. Questi capì all’istante. – Vecchie? – chiese, con tono canzonatorio. – Vecchie? – sbottò il giovane. – L’ultima che mi ha richiesto aveva le tette flosce come due bisacce vuote. Ho dovuto chiudere gli occhi per riuscire a soddisfarla. – E non le puzzava il fiato di cipolla? – ribatté lui. Sapeva che il sarcasmo  era l’unica difesa per chi faceva il loro mestiere. – Non ho mai capito il perché, ma le Dikkral quando invecchiano diventano golose di cipolla. Tutti risero. – E non puoi trattenere il fiato quando ci vai a letto – fu la conclusione. L’ilarità stemperò la tensione, migliorando in modo evidente l’umore del giovane Naimio. Daigo ordinò da bere. Non aveva intenzione di infierire. L’Età dell’Offerta era stata istituita secoli prima, per lavare l’offesa fatta alla Dea Odimara, e per insegnare ai giovani Aldair, sempre arroganti e orgogliosi, il valore dell’umiltà  e dell’obbedienza. O imparavano o finivano male; alcuni con il corpo segnato per sempre dalle frustate, altri condannati a morte per non aver saputo rispettare le leggi di Endora. Un regno dove gli uomini non contavano nulla.

***

Si abbandonò al fianco di Naydeia, sfinito e pieno di rabbia. Come poteva godere di lui e nello stesso istante avere in mente quel mezzo uomo, costretto a fare il boscaiolo e l’amante da poco prezzo? E se era il Dikkral che voleva perché non l’aveva chiamato nel proprio letto? (…) Cosa c’era fra di loro? O cosa c’erastato? La sentiva respirare accanto a sé, accaldata dall’amplesso. La notte prima non l’aveva mandato a chiamare, forse perché stanca del viaggio. Ma una sola notte gli era bastata per sentire la mancanza di quel suono ormai familiare, del corpo caldo di cui conosceva ogni cicatrice e ogni segreto, del fatto di poter dormire accanto a lei, dopo. Quasi sempre. Ascoltava il respiro di Naydeia farsi regolare e rimaneva in attesa. Di certo non le era sfuggito il fatto di averlo chiamato con il nome di un altro, ma non gli avrebbe chiesto scusa per questo. Le donne Dikkral non si scusavano mai con un uomo. Lui aspettava soltanto di poter restare nel suo letto, a lasciarsi svegliare dalla luce del mattino sapendo di averla vicino a sé, come la sposa che non sarebbe mai stata. Non per lui.(…) La voce della donna ruppe il silenzio. «Puoi andare, Daigo.» Non era la notte giusta. Lei non lo voleva vicino. Forse per poter sognare in solitudine l’uomo che in quel momento stava soddisfacendo la truppa con le sue arti di libero amante. Si alzò e si rivestì in fretta. Prese il mantello e uscì dalla tenda lasciando che la frescura delle ore tarde gli togliesse il torpore dell’appagamento.  Poco lontano qualcosa si mosse. Alla luce dei rari fuochi ancora accesi vide un uomo che stava uscendo da una delle tende adibite a dormitorio. Killiar. I lunghi capelli biondi, sciolti sulle spalle, raccoglievano riflessi dalle braci dei falò morenti. Li portava così solo per offrirsi alle donne. Fece pochi passi ed entrò in un altra tenda. Allegre voci femminili lo accolsero.(…) Mentre fissava la tenda dov’era entrato Daigo seppe con certezza cos’era successo. Quell’uomo possedeva il cuore di Naydeia. Da molto tempo.

***

Si svegliò di colpo mentre, fuori dalla tenda, voci femminili esplodevano in una sequela di imprecazioni rivolte a ogni dio del cielo e della terra. Malgrado il sonno gli annebbiasse ancora la mente, Killiar comprese in pochi istanti di cosa si trattasse: qualche recluta aveva impastoiato male i cavalli e quelli ne avevano approfittato per andarsene a spasso. Ascoltò una sottufficiale sbraitare ordini e minacciare terribili punizioni e capì che non sarebbe più riuscito a dormire. La luce che filtrava dall’esterno gli diceva che la mattina era già inoltrata. I letti dei suoi due compagni erano vuoti. Ma lui aveva lavorato tutta la notte per soddisfare le richieste ricevute e un libero amante aveva il diritto di riposare dopo aver svolto il proprio compito.(…) Si alzò e si vestì. Poi cominciò a intrecciarsi i capelli sciolti la sera prima. Le donne trovavano eccitante un uomo con i capelli sparsi sulle spalle e la capigliatura dorata era una delle maggiori attrattive che possedeva. Una volta pronto uscì e si diresse verso l’esterno del campo dove erano stati abbandonati i carri da riparare. Parecchie guerriere gli sorrisero, altre lo salutarono con nomignoli maliziosi, qualcuna lo accarezzò passandogli vicino. Rispose a tutte, cercando di essere cortese e sensuale. Di certo alla fine della giornata lo aspettava un’altra notte di lavoro. Un’altra notte in cui sarebbe stato di nuovo un uomo.

***

Lui, sempre più imbarazzato, abbassò il capo mentre le diceva: «Vi saluto, ma-dessa. Abbiate cura di voi.» Poi si diresse verso l’uscita. «No!» Le era uscito dalla gola una specie di sussurro intriso di disperazione. L’uomo la guardò con gli occhi sbarrati, immobile. Non poteva lasciarlo andare. Non più. Ogni fibra del suo corpo si ribellava. Ogni battito del cuore gridava il proprio rifiuto. Esisteva un solo modo. «Vuoi sposarmi, Killiar?» Lui parve trattenere il respiro. «Io… non capisco.»«E’ una proposta di matrimonio, Killiar.» Non bastava. Doveva offrirgli qualcosa, doveva trovare le parole giuste. «Pensaci, non dovrai più offrirti a nessuna donna per pochi soldi. E potrai tenere quelli che hai, io non li voglio. Non ti chiederò nemmeno cosa possiedi. Comunicherò alla mia famiglia che ho sposato un uomo povero. Se morirò non potranno reclamare nulla da te.» «Potrebbero ripudiarvi per questo» replicò lui, un espressione perplessa sul viso. «Correrò il rischio» affermò Naydeia, senza incertezze. Non avrebbe permesso a nessuno di toglierle la possibilità di averlo per sé.

 

Leggete qui la recensione della nostra Dama del Bosco

 

 

 

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Mistress Wellina

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