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Dentro il libro: “Due passi avanti, un passo indietro” di Manuela Chiarottino.

«Non condivido. Ho provato a fare come dici tu, ogni volta mi sono detto che bastava crederci e l’ho fatto con tutto me stesso, ogni volta non ha funzionato. Non basta far finta. L’amore vero lo riconosci, ti pianta un proiettile nel cuore e lo fa scoppiare in mille pezzi, per poi ricomporlo se chi ti ha colpito ti ricambia. Lo so, ne sono sicuro.» «È una strana immagine quella, fa quasi paura…» «L’amore può fare paura e quello vero ti stravolge la vita.»

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Lui non sapeva ancora chi era. Un figlio di papà, come l’aveva apostrofato Angelo, che senza la famiglia non sarebbe mai riuscito a cavarsela? Un uomo indipendente e realizzato, pronto a crearsi un nuovo futuro, una famiglia a sua volta? Non si riconosceva in nessuna dei due contesti. Ammettendolo almeno con se stesso, lui non sapeva chi era, né se era felice della sua vita, nonostante fosse sicuramente migliore di quella di chi aveva di fronte, senza problemi di soldi o di accettazione. Doveva ammettere anche di non avere idea di cosa fosse l’amore e che non sarebbe stato in grado di riconoscerlo.

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Quella distanza, all’apparenza incolmabile tra di loro, quello spazio infinito tra due vite opposte, due bocche sconosciute, due aliti estranei, si annientò completamente in un bacio. In quel bacio. Una sensazione mai provata esplose dentro di lui, mentre le loro lingue continuano a unirsi e i loro corpi aderivano senza che potesse passare un solo filo d’aria. Si sentiva frastornato, diviso tra un’insostenibile felicità e un imbarazzante terrore. Era come se per la prima volta assaggiasse davvero la vita, scivolato in una dimensione sconosciuta che non sapeva potesse esistere. Fece violenza su se stesso per staccarsi da lui, rimanendo incredulo.

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Non era mai riuscito a capire davvero quanto ci fosse di sentito in quello che la sua famiglia predicava. Sicuramente erano meno criticabili di chi non alzava il dito per nessuno o di chi predicava solo a parole, eppure qualcosa nel loro agire aveva sempre stonato. Forse perché ritenevano necessario pubblicizzare sempre i propri gesti, forse perché non riusciva a trovare coesione in un amore cristiano verso l’umanità che s’infrangeva contro alcune categorie che pure di quella umanità facevano parte.

 

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Angelo sembrava perso a guardare il nulla, i morbidi riccioli appena mossi dall’aria fresca della sera. Davide si mise dietro di lui, sentiva il calore del suo corpo nonostante non si toccassero. Sfiorò con la bocca i suoi capelli, respirando forte vicino al suo orecchio, poi scese lungo la guancia, facendolo rabbrividire a quel contatto morbido e rude insieme per la barba appena incolta, quindi posò le labbra sul suo collo e si fermò lì, rapito dall’odore della pelle. Angelo era fermo, stringeva forte la ringhiera e i suoi occhi, appena dilatati dall’eccitazione crescente, seguivano il lento movimento delle nuvole. Intorno ormai era la notte, i ragazzini si erano ritirati e anche quel lontano abbaiare era cessato. Non c’era nient’altro che i loro respiri, non c’erano che loro due.

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«Che tu non sia gay non ne sarei così sicuro, ma non è questo il punto. Voglio dire, gay, etero, bisessuale, puoi essere quello che vuoi, l’importante è che tu sia te stesso, quel te stesso che ti rende felice, che ti rende libero.»

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«Non ho mai provato quello che ho provato stanotte con te e non può essere solo sesso, ma devi capire che tutto questo sta sconvolgendo la mia vita. Devo prima parlare con Monica, dovevo farlo molto tempo fa in realtà, ancora prima di incontrarti. Devo capire se riuscirò mai ad accettarmi… è come se non sapessi più chi sono, è come se ora tutto fosse sotto una luce diversa. Tu lo hai sempre saputo e vai avanti fiero e sicuro. Onestamente non so come tu faccia. Io provo paura solo a immaginare cosa potrebbe dire la mia famiglia, non credo che potrei mai ammettere una cosa simile di fronte a mio padre e a tutti gli altri. Lo so, sono un uomo, ormai, non un ragazzino, ma forse sono un vigliacco. Sono più grande di te, ho una vita agiata, senza particolari problemi, ma quello più forte qui dentro sei tu.» «Non sono così forte, semplicemente sono me stesso. Cos’altro potrei essere?»

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Scopriamo l’amore quando sentiamo di appartenere a qualcuno e io ora so di appartenerti e vorrei davvero urlarlo al mondo. Anello o no, non ha importanza.

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Qui la recensione della nostra Chibi Tora.

baby.ladykira

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Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO
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