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Dentro Il film: “Le fate ignoranti”

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Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto: tornerò… Sempre in attesa… Posso chiamare la mia pazienza AMORE? La tua fata ignorante.

***

 Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.

***

Massimo non aveva solo un’amante… aveva il mondo intero, la sua vera famiglia era un’altra.

***

In questa notte d’autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa, dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

le tue parole cariche di te

le tue parole, madre

le tue parole, amore

le tue parole, amica.

Erano tristi, amare

erano allegre, piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole erano uomini.

***

E quella persona, è il tuo vero amore anche se poi nella vita ci accorgiamo che ci innamoriamo degli interessi comuni come quello del libro di poesie e scoprendo poi, che la vera persona da amare sarebbe stata un’altra.

***

A Massimo per i nostri sette anni insieme… per quella parte di te che mi manca e che non avrò mai… per tutte le volte che mi hai detto “non posso” ma anche per tutte quelle che mi hai detto “ritornerò”! In attesa posso chiamare la mia pazienza… “Amore”?

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“- Serra, ma perché non ti fai i cazzi tuoi?
– Perché, quando non ci vedo chiaro, divento lesbica, ed i cazzi non mi interessano più.”

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“- Lui: Cosa deve avere un uomo per piacerti?
– Lei: Sicuramente non si deve voltare a guardare gli altri uomini!”

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“- Il 22 agosto di due anni fa, sulla spiaggia di Ostia dietro un cespuglio. Poi la sera di nuovo a casa sua, più volte per tutta la notte.
– Ti ricordi addirittura la data…
– Si, perché l’ho fatto apposta. Volevo tutto di lui, anche la sua malattia. Emanuele era tutto per me. Mi prendeva e mi mollava come e quando gli piaceva. Se gli stavo troppo addosso, faceva di tutto per ferirmi e per allontanarmi. Ma se ero io ad andarmene mi riacchiappava sempre. Fino al giorno in cui non sono stato male e mi hanno ricoverato, ed è sparito.
– Non sai più dov’è? Non si è fatto più sentire?
– No, ma lui sa benissimo dove sono io. L’unico ricordo che ho di lui è questo qua.
– Ma questo posto lo conosco…
– È qui vicino. Era lì che ci davamo sempre appuntamento. Forse siamo ancora lì ma nessuno ci vede. Perché nessuno ha capito il nostro amore. O forse ci sono rimasto solo io lì…”

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Mistress Wellina

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